A Cremona il vescovo invita ad essere santi sull’esempio di Omobono

Sabato 13 novembre a Cremona mons. Antonio Napolioni ha celebrato la messa in onore del patrono sant’Omobono, che per l’occasione ha inviato, tramite sms, alcuni messaggi di speranza per questo tempo:

“Il primo SMS è arrivato sul finire dello scorso inverno, era indirizzato ai milites, come si chiamavano nel XII secolo i nobili del centro, e credo volesse farlo giungere ai potenti, ai dotati, ai responsabili di oggi, a coloro che nella politica e nell’economia, e in altri campi della società, tanto incidono sulle sorti della gente. E quel messaggio diceva: Porgi l’orecchio al povero”.

E’ un messaggio che invita alla responsabilità: “Mentre lui vedeva Cremona spaccarsi tra fazioni e interessi, che degeneravano in violenze e carestie, mentre si costruivano mura per difendere ricchezze e paure, egli scelse di andare incontro ai più deboli, sulla via della mitezza e della solidarietà.

Anche in quel tempo molti fuggivano le responsabilità pubbliche perché troppo pericolose. E anche oggi mi sembra che città e campagne rischiano di diventare tremende fabbriche di poveri”.

Mons. Napolioni ha proposto una riflessione articolata su tre punti fondamentali, tre messaggi idealmente consegnati dal patrono cremonese alla comunità locale: “In questo caotico rumore del mondo in movimento, occorre davvero tendere l’orecchio, ricercare il silenzio, fare attenzione ai segni, e alle voci più flebili.

Riaffermando la costante urgenza dell’ascolto, di Dio e degli uomini. Omobono, assiduo alla meditazione della Parola e nutrito di preghiera profonda, poteva così non smarrire ma anzi accrescere la sua visione di fede, e di speranza.

Umile sì, ma non umiliato, in mezzo ai tanti pauperes Christi che sceglie come suoi padroni. Sottraendo a sé a ai suoi il necessario per distribuirlo ai poveri, tanto era il desiderio di laici come lui di tornare a vivere innanzitutto il Vangelo”.

Ed oggi c’è il Sinodo per questo ascolto: “Per questo abbiamo iniziato il cammino sinodale, come palestra di ascolto di tutti, anche del più piccolo e lontano, senza il quale non possiamo esser certi di seguire il Risorto. E’ il mandato del Concilio, che ci vuole popolo prima che gerarchia, fratelli nel Battesimo e nella dignità umana, cantiere del Regno, che ovunque può mostrare il suo farsi”.

Il secondo sms è un messaggio per non avere paura, ma ad avere prospettive: “Un messaggio per tanti impauriti, ma anche per troppi spensierati. Un messaggio non per minimizzare ma per liberare e ben orientare il cuore.

Era indirizzato, infatti, ai mediocres: così allora chiamavano i popolani, la povera gente, in qualche modo tutti noi. Quel ceto medio di cui è fatta gran parte dell’Italia di oggi, quella gente di provincia che sembra aver smarrito identità, riferimenti, ideali e prospettive, diventando, appunto, mediocre.

Ed assente, non solo dalle chiese ma anche dalle urne, offrendo il fianco a chi vorrebbe il potere a buon mercato”.

Osare significa orientare la vita alla santità: “Nessuno è mediocre agli occhi di Dio, anzi ognuno è un dono, una pietra viva, un candidato alla santità. La testimonianza di Omobono ci incoraggia, lui che Sicardo definiva ‘uomo semplice, molto fedele e devoto’, laico intraprendente nella carità e nell’opera di pace, in obbedienza e comunione con i Pastori della sua Chiesa. A differenza di quei preti che allora esortavano alle armi, essendosi troppo schierati coi poteri mondani.

Era ancora giovane il nostro Patrono, ma nel 1148 aveva visto a Cremona svolgersi un sinodo, addirittura presieduto dal papa Eugenio III, con l’intento di ristabilire armonia tra il ruolo dei laici e quello degli ecclesiastici nelle cose di Chiesa e nel loro impatto su città e paesi. Un filo che oggi urge riprendere, sempre più nel solco del Vangelo.

Omobono riesce ad attraversare quei contesti complessi e rischiosi da uomo libero perché credente, ben orientato ai tesori in cielo su cui tutto scommette: Dio e i poveri”.

Il terzo sms è rivolto ai giovani: “Il terzo SMS è di oggi, e direi di domani, perché rivolto ai giovani, almeno così io credo, mentre Omobono, usando il linguaggio del suo tempo, lo indirizzava ai mercatores… Il contenuto del messaggio è stupendo: Dio ama chi dona con gioia.

E’ un annuncio, una certezza, che riposa sulla libertà amante di Dio, e che motiva slanci di altrettanto amore in azione. Non può essere un comando, ma lo svelarsi di una grazia, che sa sempre trovare le vie per scaldare il cuore dei semplici”.

E’ un invito a riscoprire l’attualità del patrono: “L’onestà e la generosità di Omobono, marito paziente e padre fecondo, sono il segno di una vita rinnovata dalla fiducia in Dio e dalla pratica di un’intensa spiritualità.

Contemplando il Cristo crocifisso, chi è provato dalla vita e dalle sue pene, trova non solo l’empatia di un uomo così, ma la potenza di un Dio così: il Dio che ha posto la salvezza del mondo nella Pasqua di morte e risurrezione del Figlio eterno, e di tutti i suoi figli adottivi, creature amiche del Creatore…

Omobono pregava sempre, camminando, dicono i biografi, anche dormendo. Ed è morto pregando, chino sul Crocifisso, durante il canto del Gloria, riassunto perfetto della sua parabola esistenziale. Come un ultimo SMS di Dio, senza altra risposta che il definitivo Amen del suo amico terreno”.

(Foto: diocesi di Cremona)