Editorialedomani.it: “Ecco perché il processo a Becciu si complica”. Ad Ozieri il Card. Becciu presiede la Concelebrazione Eucaristica per la festa di Sant’Antioco

Il processo “9+1” davanti al Tribunale vaticano riprenderà il 17 novembre 2021, dopo il quasi azzeramento il 7 ottobre scorso, con la parziale restituzione all’Ufficio del Promotore di Giustizia degli atti dell’inchiesta 60SA sull’acquisto del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra da parte della Segreteria di Stato di Sua Santità e l’accusa che dovrà procedere agli interrogatori degli indagati, decidendo poi o per un nuovo rinvio a giudizio o per l’archiviazione.

Ad Ozieri il Cardinal Becciu presiede Concelebrazione Eucaristica per la festa di Sant’Antioco

Mentre rimaniamo in attesa che mercoledì prossima si torna in Aula per la quarta udienza davanti al Tribunale vaticano nel processo “9+1”, apprendiamo dalla stampa sarda, che il Cardinale Angelo Becciu è tornato “a farsi vedere in pubblico, dopo la vicenda che lo ha visto coinvolto nel processo sui fondi della Santa Sede”. L’ha fatto nella Diocesi di Ozieri, di cui è figlio.

Oggi, alle ore 10.30, Cardinale Angelo Becciu – originario di Pattada in Diocesi di Ozieri, il centro abitato più grande del Logudoro, famoso per la produzione di esclusivi coltelli a serramanico, detti resolza – ha presieduto nella Basilica di Sant’Santioco di Bisarcio [*] la Concelebrazione Eucaristica per il patrono della Sardegna e di Ozieri, insieme al Vescovo di Ozieri, Mons. Corrado Melis, al Vescovo emerito di Ales-Terralba, Mons. Giovanni Dettori – originario di Ozieri – e a tutto il clero diocesano.

Sant’Antioco di Sulcis (Mauretania, 95 – Sardegna, 13 novembre 127) fu uno dei primi martiri cristiani della Sardegna. La sua memoria liturgica ricorre il 13 dicembre e nelle Diocesi di Iglesias e di Ozieri viene festeggiato il 13 novembre. La sua figura è associata alle miniere sarde dalle quali i romani estraevano minerali e metalli pregiati: i romani condannavano spesso sia i prigionieri di guerra che i cristiani a lavorare in queste miniere. La leggenda di Antioco vuole che egli sia stato condannato a lavorare in queste miniere nell’isola, allora inospitale, che veniva chiamata Plumbaria in quanto fonte di rifornimento del piombo. Egli doveva essere un medico durante l’Impero di Adriano e operava in Cappadocia e in Galazia convertendo molte persone al Cristianesimo. Incarcerato per questo e sottoposto a tortura, fu quindi esiliato in Sardegna. Qui convertì il suo custode, il soldato Ciriaco.

Scrive Adnkronos in riferimento alla celebrazione odierna a Bisarcio: «Il cardinale, circondato dall’affetto del vescovo Melis e dei presuli sardi che non gli hanno mai fatto mancare il loro sostegno nell’ambito dell’inchiesta vaticana che lo vede tra gli imputati insieme ad altre nove persone, ha presieduto nella Basilica la celebrazione solenne in occasione del Patrono. Presenti alla cerimonia religiosa anche le autorità civili. Nell’omelia, il cardinale Becciu non ha fatto alcun riferimento a quello che sta vivendo a livello giudiziario ma, a quanto riferiscono all’Adnkronos, ha evidenziato la necessità di tenere viva la fede come “dono prezioso che anima la nostra vita”. Nel dettaglio, il cardinale ha evidenziato che “senza la fede la nostra vita è vuota, senza positiva prospettiva, e di noi si impossessa la paura e il nulla”. Il Vescovo di Ozieri, Melis, ha poi nuovamente assicurato al porporato la “costante preghiera e l’affetto immutato”. Anche il cardinale ha auspicato per tutti la protezione del santo patrono della diocesi».

Adnkronos ricorda, che il Tribunale vaticano, «nel corso della scorsa udienza sullo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese, ha intimato al Promotore di giustizia di depositare tutti gli atti, inclusa la “prova regina” con il video interrogatorio a mons. Alberto Perlasca, per garantire un giusto processo. Nei giorni scorsi, i difensori dei dieci imputati, compatti, hanno lamentato un deposito “parziale” degli atti [Ci risulta che la lettera congiunta fosse firmata dai difensori di 6 imputati. Poi, può essere che ci è fuggito che anche i difensori degli altri 4 imputati si siano espresso negativamente in merito agli atti incompleti degli interrogatori di Perlasca e sicuramente tutti e 10 i difensori degli imputati hanno presentato critiche in merito alle prove che costituiscono le accuse rivolte ai loro assistiti. Però, non tutti e 10 hanno firmato la lettera congiunta. V.v.B.]. Le carte non depositate, si è appreso dalla Procura, riguarderebbero aspetti non attinenti al processo in corso. Il Tribunale presieduto da Pignatone ha poi chiesto di chiarire la posizione di Perlasca, il “pentito” da cui è scaturito il processo».

Editorialedomani.it: “Ecco perché il processo a Becciu si complica”

Poi, ieri abbiamo letto su Domani.it l’articolo di Giovanna Faggionato Vaticano, processo Becciu: la lettera di Parolin sugli investimenti di Credit Suisse. Faggionato rileva, che la vicenda dell’acquisto del palazzo di Londra – che potrebbe fare perdere alle casse del Papa fino a 100 milioni di euro – è iniziato con una lettera di Crédit Suisse in cui si afferma che la Segreteria di Stato poteva sottoscrivere il fondo Athena, che è controllato dal finanziere Raffaele Mincione, oggi accusato dai Promotori di Giustizia vaticani di aver truffato la Santa Sede. Aggiunge, che in un altro documento indirizzato a Crédit Suisse è direttamente il Cardinal Segretario di Stato Pietro Parolin a dire che non c’era «nessun limite agli investimenti» della Segreteria di Stato.

Per amore del vero – ancora oggi Papa Francesco ha ringraziato i giornalisti accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede per la loro ricerca della verità, perché solo la verità ci rende liberi – va detto che quanto “rivelato” oggi da Domani – il gioco di parole non è voluto… – abbiamo già scritto 4 mese fa, il 14 luglio 2021, pubblicando anche la lettera del Cardinal Parolin e rivelato in esclusiva da Vittorio Feltri su Libero Quotidiano [Abrogazione in Vaticano dell’habeas corpus deciso dal Papa, ma lo sapeva? Una carta-bomba del Cardinal Parolin che assolve il Cardinal Becciu, “sepolta” dai Promotori di Giustizia vaticani]: «Con il contagocce continuano ad uscire pezzi dopo pezzi dal “fitto plico di carte che saranno la base del prossimo processo”, istruito dall’Ufficio del Promotore di Giustizia del Vaticano in riferimento all’inchiesta sul caso 60SA, il Palazzo al numero 60 di Sloane Avenue di Londra acquistato dalla Segreteria di Stato. Il prossimo 27 luglio andrà a processo tra gli altri anche il Cardinale Angelo Becciu, accusato di peculato e abuso d’ufficio. Sono sempre papiri che vengono fatti trapelare per “accusare” Becciu, anche se con il caso 60SA non hanno niente a che fare. Però, ogni tanto ne escono anche carte che “assolvano” il Cardinal Becciu e nel merito dello scandalo finanziario che ha travolto le alte sfere della Segreteria di Stato di Sua Santità. In questo caso – ça va sans dire, accuratamente nascoste dai Promotori di Giustizia vaticani, come oggi rivela Vittorio Feltri in esclusiva su Libero».

È verosimile (e credibile) che il Cardinal Segretario di Stato Parolin sapesse nulla di niente degli «affari opachi» dei suoi sottostanti… e di altri «in corso di identificazione»? – 10 luglio 2021

FINANZA E SANTA SEDE
Vaticano, processo Becciu: la lettera di Parolin sugli investimenti di Credit Suisse
di Giovanna Faggionato
Domani.it, 12 novembre 2021


“Nessun limite agli investimenti”. Così scrisse Parolin — Dopo l’annullamento parziale del rinvio a giudizio dell’ex cardinale Angelo Becciu e di parte degli indagati, il processo sulla gestione delle finanze Vaticane che dovrebbe riprendere il prossimo 17 novembre rischia nuove complicazioni, almeno stando a alcuni documenti inediti consultati da Domani.

La complessa vicenda dell’acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra da parte della segreteria di Stato vaticana con i fondi dell’obolo di San Pietro, destinati in teoria a opere di beneficenza, e che si è tradotta in un cattivo investimento che potrebbe fare perdere alle casse del papa fino a 100 milioni di euro, inizia con una lettera in cui si afferma, sostanzialmente, che la segreteria di Stato poteva fare quell’investimento.

È la missiva con cui il 22 maggio del 2013 Credit Suisse London Nominees Limited, tramite Credit Suisse Zurich Ag, sottoscrive il fondo di investimento Athena Capital commodities fund. Una holding controllata dal finanziere Raffaele Mincione, oggi nel mirino dei promotori di giustizia vaticani che lo accusano di aver truffato la Santa sede.

Investitore Vaticano

In quella missiva Credit Suisse, che da decenni gestisce i denari dell’ufficio oggi guidato dal segretario di Stato Pietro Parolin, fa da intermediario per un beneficiario per cui conferma lo status di «Eligible investor», cioè investitore idoneo all’investimento, e quindi professionale.

In quella prima operazione il beneficiario non viene reso noto. Le operazioni proseguiranno poi notificando il beneficiario, cioè la segreteria di Stato. Eppure, sulla professionalità dell’investitore, il promotore giudiziario che ha avviato il processo contro Becciu e Mincione ha un’altra idea: l’atto di rinvio a giudizio spiegava come l’ente vaticano fosse sguarnito delle competenze per poter affrontare simili investimenti immobiliari e finanziari.

Non si tratta di un dettaglio. Lo “status” dell’investitore è infatti quello che può decidere se un azionista o un obbligazionista è stato truffato o meno, proprio perché ne indica la capacità di comprendere l’operazione su cui sta rischiando i suoi soldi.

Quello che si sa dalle carte dei magistrati del papa è che il rapporto tra Becciu e Credit Suisse era nato grazie al finanziere Enrico Crasso, oggi a processo: è l’uomo che ha gestito i fondi della Santa sede a partire dagli anni Novanta, prima attraverso Prime consulting e poi attraverso Credit Suisse e infine attraverso una sua finanziaria personale.

Secondo i magistrati la colpa è solo sua, anche se in molti si domandano come sia possibile che nessuno dei dirigenti apicali della banca che ha gestito l’operazione con Mincione non sia stato nemmeno ascoltato in Vaticano.

Di certo, secondo i documenti agli atti, un assistente del promotore di giustizia ha incontrato i vertici della banca a Zurigo nel 2019 accompagnando Parolin in una missione che aveva l’obiettivo di verificare lo stato patrimoniale dei fondi della Santa sede.

Proprio attraverso i canali di Credit Suisse, Becciu entra in collegamento con il finanziere Raffaele Mincione. Quando nel 2013 il cardinale Becciu si trovò a rivolgersi ancora una volta a Crasso per chiedergli di valutare una operazione di investimento in Angola, «Crasso – si legge nell’atto di rinvio a giudizio di quest’estate – fu indirizzato dai suoi colleghi di lavoro alla branch londinese di Credit Suisse, ove grazie ad Andrea Negri e Alessandro Noceti, entrò in collegamento con Raffaele Mincione».

Nell’operazione Sloane Avenue è coinvolta un’altra banca: la Citco Bank Nederland Nv, usata come intermediario dalla Banca Svizzera Italiana e anche questa certifica, in almeno una lettera di sottoscrizione del fondo, la capacità del beneficiario di investire e lo classifica come persona non esposta politicamente.

«Nessuna limitazione»

Il punto rischia di essere rilevante all’interno del dibattimento che dovrebbe riprendere il 17 novembre, dopo che il tribunale ha restituito in parte gli atti al promotore di giustizia.

Così come rischia di essere rilevante il margine di manovra e di autonomia di scelta che lo stesso Vaticano ha conferito per anni ad Angelo Becciu, cardinale che oggi, su spinta di papa Francesco, ha rinunciato a diritti e prerogative della porpora.

Tra i documenti depositati agli atti c’è, infatti, anche una dichiarazione del 21 dicembre 2016, firmata dal segretario di Stato Parolin, e indirizzata alla solita Credit Suisse in cui si legge: «Si conferma che non sussiste limitazione alcuna per quanto attiene all’utilizzo del credito summenzionato e pertanto qualunque utilizzo del credito risulta conforme alla Costituzione Apostolica e al Regolamento Generale della Curia romana nonché a ogni altra norma e/o regolamento eventualmente applicabili alla segreteria di Stato».

In quella dichiarazione Parolin conferma anche che «S.E. Monsignor Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato, può validamente stipulare, in nome e per conto della Segreteria di stato tutti i documenti riguardanti il contratto di credito, con Credit Suisse, compreso l’atto di pegno a garanzie del credito in questione, finalizzato alla conclusione delle operazioni di investimento».

Pochi anni prima Becciu, secondo la ricostruzione della procura, aveva negoziato con Credit Suisse le operazioni chiedendo anche di non datare alcuni documenti. Contattato da Domani per chiarire le vicende che l’hanno coinvolto, l’istituto bancario risponde di «non essere né oggetto dell’indagine condotta dal Vaticano né parte del processo in atto». Ora toccherà al tribunale valutare il peso di quel nulla osta di Parolin e il lascia passare iniziale di diverse istituzioni finanziarie.

[*] La basilica di Sant’Antioco di Bisarcio, ex cattedrale, ora chiesa campestre

La basilica romanica, conosciuta come Sant’Antioco di Bisarcio, nel Comune di Ozieri in Provincia di Sassari, rappresenta uno dei massimi capolavori dell’architettura medioevale in Sardegna. Sede vescovile dell’antica Diocesi di Bisarcio, l’edificio sorge isolato e con la sua imponente mole domina la pianura circostante. Il villaggio medioevale di Giusarchum, abbandonato nel corso del tempo, ha dato il nome alla chiesa che era parte di un complesso architettonico articolato comprendente il palazzo vescovile e la canonica, oggi ridotti a rudere.

La Diocesi di Bisarchium o Guisarchum nel Giudicato di Torres, Curatoria di Nughedu, è documentata dal 1065. Citata tra il 1065 ed il 1082 in alcuni atti di compravendita, la prima cattedrale venne distrutta da un incendio intorno al 1090. La sua ricostruzione, voluta dal giudice di Torres Gonnario II, si deve all’opera di maestranze toscane e francesi. La sua riconsacrazione avvenne tra il 1150 ed il 1160, come sembra testimoniare un’epigrafe presente nella zona absidale, che reca la data 1164.

Nel 1503 la Diocesi di Bisarcio, unita a quelle di Castro ed Ottana, fu trasferita ad Alghero e ripristinata con sede ad Ozieri, nel 1803.

L’edificio, per le sue caratteristiche, rappresenta un esempio unico nell’architettura romanica dell’isola. La facciata appare asimmetrica in seguito al crollo avvenuto nel XV secolo, della parte sinistra superiore, ricostruita in muratura liscia senza rifacimento della decorazione originaria. La parte inferiore presenta tre arcate a tutto sesto variamente decorate con figure di angeli e santi, scene agresti e foglie stilizzate. L’arcata sinistra è murata ed in quella di destra si apre una bifora con al centro una colonna sostenuta da un leone. Nella parte superiore, sul lato destro, sono visibili quattro arcatelle a sesto acuto. Una scalinata all’interno del portico permette l’accesso ai tre ambienti superiori, che nascondono la precedente facciata. Nel primo locale, adibito a sala capitolare, si trova una cappa di camino a forma di mitra vescovile. Il secondo vano è una piccola cappella sulla cui sinistra è visibile la scritta di consacrazione di un precedente altare (l’attuale è di restauro); nella parete di fondo si apre la bifora della prima facciata. L’ultimo ambiente mostra tracce del crollo quattrocentesco. L’interno dell’aula, con copertura lignea al centro e volte a crociera laterali, ha una classica pianta a tre navate suddivise da archi a tutto sesto, sorretti da colonne monolitiche e pilastri cruciformi. In varie parti delle murature, sono visibili le orme che i pellegrini incidevano sulla pietra; si tratta di simboli a forma di sandalo, lasciati come testimonianza del loro passaggio (Chiesecampestre.it).

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