La “whistleblower” che chiede totale trasparenza degli algoritmi Facebook: “Un social più sicuro è possibile”

«Documenti interni e segreti che dimostrano che Facebook sapeva. I suoi dirigenti sapevano che la piattaforma è usata da trafficanti di esseri umani per alimentare il mercato della schiavitù sessuale. Sapevano che sul social network si incita alla violenza contro le minoranze. E sapevano che i loro sistemi eliminano meno dell’1% dei contenuti violenti. Facebook lo sapeva, ma ha scelto il profitto prima della nostra sicurezza», scrive in un messaggio il team di Avaaz, presentando “una delle campagne più importanti” che hanno intrapreso. Questo movimento globale si affida interamente alle donazioni dei suoi oltre 65 milioni di membri che vivono in ogni nazione del mondo. In questo modo il team, che vive in 18 paesi di tutti i continenti e opera in 17 lingue, riesce ad essere del tutto indipendente ed efficace nel promuovere campagne per far valere la voce dei cittadini – “Avaaz” significa “voce” in molte lingue – nelle stanze della politica di tutto il globo. Senza delle leggi efficaci, che obblighino Facebook a prendersi le sue responsabilità, sottolinea il team di Avaaz, le sue pagine continueranno a vomitare bugie, disinformazione e negazionismo su milioni di persone, ovunque. Questa è una minaccia sia per le democrazie. Le cose vanno cambiate, ORA!

Frances Haugen, l’ex data scientist di Facebook diventata whistleblower, sta portando anche in Europa la sua testimonianza sulla pericolosa mala fede della piattaforma Facebook, puntando i riflettori sul gigante americano della tecnologia. E grazie alle innovative indagini e all’ampia copertura mediatica ricevuta, Avaaz si trova al centro del dibattito con governi e deputati e sta facendo di tutto per sostenere leggi che proteggano tutti noi e la nostra privacy. Ma di fronte un esercito di avvocati e lobbisti da 100 milioni di dollari. Se raccoglie abbastanza fondi ora, Avaaz potrà contrastarli e ottenere una vera regolamentazione: finanziando ricerche di primo livello per trovare altre prove schiaccianti, portando a processo le testimonianze di coloro che sono stati danneggiati dai social media e organizzando azioni che diano grande visibilità internazionale a ogni decisione chiave.

Abbiamo visto troppe volte le conseguenze devastanti che i social media possono avere, evidenzia il team di Avaaz. Per ottenere leggi che proteggano tutti noi e le democrazie, devono essere denunciati i pericoli e obbligati i governi di regolamentare questo complicato mondo dei social. Quindi, Avaaz intende:

  • Elaborare e pubblicare nuovi rapporti investigativi sui danni che queste piattaforme possono causare alle nostre società.
  • Riunire i sopravvissuti dell’odio online in un potente movimento che combatta la disinformazione fin dentro alle stanze del potere-
  • Essere una presenza costante nel dibattito del Parlamento europeo, così come nel Congresso degli Stati Uniti e Brasile, assicurandoci che non cedano alla pressione delle grandi aziende.
  • Organizzare azioni di grande visibilità e annunci nei momenti chiave per ottenere la regolamentazione necessaria.

Il problema è enorme. I social media stanno erodendo il tessuto delle nostre società; stanno alimentando la divisione e l’odio e sabotando le più grandi battaglie dei nostri tempi. Stanno colpendo la salute mentale dei nostri figli. Non possiamo lasciarli fare! Dobbiamo affrontare insieme questo attacco alla democrazia e all’umanità. Avaaz ha svolto per anni un ruolo di primo piano in questa lotta. I rapporti, arrivati più volte in prima pagina, stanno già favorendo enormi cambiamenti. Ma non possiamo solo sperare nella buona volontà delle grandi piattaforme. Abbiamo bisogno di leggi ora! Cambiamo le cose, insieme, scrivono Anneke, Marigona, Mike, Bert, Mouhamad, Christoph, Camille e tutto il team del movimento Avaaz.

Frances Haugen testimonia davanti al Congresso USA.

Frances Haugen, che davanti ai legislatori statunitensi ha detto che “serve totale trasparenza degli algoritmi”, si rivolge direttamente anche ai legislatori europei: “Cari membri del Parlamento, la posta in gioco è molto alta. Avete l’opportunità unica di creare nuove regole per il nostro mondo online. Un social media più sicuro e divertente è possibile.” E le regole “non devono riguardare solo gli aspetti giuridici ma anche le piattaforme”. E questo perché “l’accesso ai dati è solo il punto di partenza. È ciò che consente ai ricercatori e alle autorità di regolamentazione di valutare i rischi e i danni dell’intero sistema di profilazione, targeting e classificazione basata sull’engagement”. “Se a Facebook sarà permesso di continuare a operare nell’oscurità, avremo solo un crescendo di tragedie come risultato. Mi sono fatta avanti, con grande rischio personale, perché credo che abbiamo ancora tempo per agire, ma dobbiamo agire ora”.

Come ha già ribadito nelle scorse settimane, davanti al Congresso USA come a Londra e a Lisbona, Haugen ha accusato l’azienda di Mark Zuckerberg di “alimentare i conflitti” tra gli utenti “per proprio profitto”, così come di favorire “l’estremismo e la polarizzazione” e “diffondere la disinformazione”. Un comportamento che “danneggia la società” e può dare vita a “violenze reali”. E ha ripetuto la sua accusa: “Quasi nessuno fuori da Facebook sa cosa succede all’interno di Facebook”. Prima al parlamento di Washington, poi al quello di Londra, quindi al Web Summit di Lisbona, con la tappa di Brussel continua il tour europeo di Haughen, che porta anche nel cuore dell’Unione europea la sua testimonianza, nell’intento di dare impulso alle proposte di regolamentazione dei giganti digitali.

Frances Haughen testimonia al Parlamento Europeo.

L’ex dipendente del colosso social americano ribattezzato Meta [*], prima dell’audizione al Parlamento Europeo, ha incontrato il Commissario europeo per il mercato interno, la francese Thierry Breton, che ha dichiarato dopo l’incontro con Frances Haughen: “Abbiamo visto l’impatto che le grandi piattaforme possono avere sulle nostre democrazie e società, in particolare sul benessere dei nostri figli”. Breton, che ha ringraziato Haughen per la sua “instancabile dedizione”, ha ribadito la determinazione dell’Unione europea per regolamentare “quello che sembra ancora un Far West digitale” e ha sottolineato che “i grandi sforzi di lobby a cui stiamo assistendo sono sprecati: non permetteremo che gli interessi aziendali interferiscano con l’interesse generale degli europei”.

Breton è strenuo difensore dell’adozione dei Regolamenti sui servizi digitali, il Digital services act (Dsa) e dei Regolamenti sui mercati digitali, il Digital markets act (Dma), già nel primo semestre del 2022, quando la Francia assumerà la Presidenza di turno dell’Unione Europea. Le proposte di regolamenti, la sicurezza online, la trasparenza degli algoritmi e la mitigazione dei rischi in relazione alla proposta di legge sui servizi e mercati digitali (Dsa e Dma), sono tra le questioni affrontate durante l’audizione.

Il Comitato per il mercato interno e la protezione dei consumatori dell’Unione Europea è attualmente impegnato nella discussione della proposta di regolamentazione dei servizi e dei mercati digitali. I progetti di legge in questione puntano a creare uno spazio digitale più sicuro in cui siano protetti i diritti degli utenti, comprese regole per contrastare i contenuti illegali online, migliorare la responsabilità e la trasparenza degli algoritmi e occuparsi della moderazione dei contenuti e della pubblicità mirata e si propone come l’occasione di plasmare l’economia digitale a livello dell’Unione Europea per diventare un punto di riferimento globale sulla regolamentazione digitale.

La proposta, presentata dalla Commissione Europea in dicembre 2020, dovrebbe essere modificata e migliorata. L’audizione di Haugen, in questo senso, andrà a confluire nei lavori della Commissione Europea sulla Dsa, in vista del voto, in data ancora da stabilire.

Maggiori informazioni

Instagram è pericoloso per la salute mentale delle ragazze. E Facebook lo sa (Il sole 24 ore).
Frances Haugen, ecco chi è la “whistleblower” di Facebook: “Così l’odio crea profitti” (La Repubblica)
Facebook: la testimonianza di Frances Haugen al Parlamento britannico (TicinOnline)
Indagine del Senato su Facebook: tollera diffusione di odio etnico in Etiopia (Focus on Africa)

[*] Metalupo… metacognizione… metaverso… Meta

«E così Facebook si chiamerà Meta. Si cambia sempre nome, quando ci si vuole rifare una verginità. Vero, Accenture? 🙂 Per chi non cogliesse il riferimento: QUI» (Paolo Attivissimo @disinformatico – Twitter, 28 ottobre 2021).

«Facebook cambia nome e diventa Meta, da metaverso. Un mondo virtuale con interazioni e ricadute sempre più strette nel mondo reale. Un semplice rebranding dopo gli scandali o un’anteprima del transumanesimo?» (Ilaria @IlariaBifarini – Twitter, 28 ottobre 2021).

Ne ho scritto l’8 ottobre 2021: Si omnia ficta…

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