Il Papa: il dialogo con la Chiesa Ortodossa non si basa sul “minimalismo teologico”

C’è chi dice che l’ecumenismo si fa anche a tavola, e la cosa deve piacere a Papa Francesco che oggi, dopo l’udienza di rito, ha invitato a pranzo la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, giunta come da tradizione a Roma in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Ioannis (Zizioulas), Metropolita di Pergamo, co-presidente della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, il Vescovo di Sinope Athenagoras (Peckstadt), assistente del Metropolita di Belgio, e l’Archimandrita Padre Prodromos Xenakis, vice segretario del Santo Sinodo Eparchiale della Chiesa di Creta avevano incontrato il Papa per lo scambio dei discorsi. “Di Sua Santità Bartolomeo I – ha detto il Papa- ricordo con fraterno affetto anche il gesto di squisita attenzione nei miei confronti, quando ha voluto onorarmi con la sua presenza nella Celebrazione di inizio del mio ministero di Vescovo di Roma.”

Un impegno quello per l’unità che non è un lusso ma un imperativo hanno ricordato il Papa e il Metropolita: “Nel nostro mondo affamato ed assetato di verità, di amore, di speranza, di pace e di unità, è importante per la nostra stessa testimonianza, poter finalmente annunciare ad una sola voce la lieta notizia del Vangelo e celebrare insieme i Divini Misteri della nuova vita in Cristo!” Il Papa ha ricordato il lavoro della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico che “ora studia il delicato tema della relazione teologica ed ecclesiologica tra primato e sinodalità nella vita della Chiesa.” Non si tratta di un esercizio teorico ma di conoscenza reciproca in particolare sulla diversa concezione di sinodalità tra Oriente ed Occidente. “Mi è di conforto- ha detto il Papa – sapere che cattolici ed ortodossi condividono la stessa concezione di dialogo che non cerca un minimalismo teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull’approfondimento dell’unica verità che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che non cessiamo mai di comprendere meglio mossi dallo Spirito Santo. Per questo, non dobbiamo avere paura dell’incontro e del vero dialogo. Esso non ci allontana dalla verità; piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci conduce, sotto la guida dello Spirito della verità, a tutta la verità.”

Il Papa ha concluso il suo saluto con un pensiero ai cristiani perseguitati: “Invochiamo fiduciosi la loro intercessione e quella del santo apostolo Andrea, fratello di Pietro, per i nostri fedeli e per le necessità del mondo intero, soprattutto dei poveri, dei sofferenti e di quanti sono ingiustamente perseguitati a motivo della loro fede. Vi chiedo infine di pregare per me e di far pregare per me, ne ho tanto bisogno, perché il Signore mi assista nel mio ministero di Vescovo di Roma e di Successore di Pietro.”

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