Mons. Trasarti (Fano): la Chiesa è una casa aperta

Anche nella diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola è stato aperto il Sinodo con la celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Armando Trasarti, che nell’omelia ha sottolineato il valore del cammino sinodale:

“Il Sinodo è una convocazione che vuole provocare il rischio del sogno per costruire una nuova fraternità “aperta a tutti gli uomini e le donne, giovani e meno giovani, credenti e non credenti, battezzati e uomini di buona volontà, aperta soprattutto agli scartati”.

Ha ricordato il significato della comunione nella diversità dei ‘compiti’: “Ricordiamolo bene: essere parte della Chiesa vuol dire essere uniti a Cristo e ricevere da Lui la vita divina che ci fa vivere come cristiani, vuol dire rimanere uniti al papa e ai vescovi che sono strumenti di unità e di comunione, e vuol dire anche imparare a superare personalismi e divisioni, a comprendersi maggiormente, ad armonizzare le varietà e le ricchezze di ciascuno; in una parola a voler più bene a Dio e alle persone che ci sono accanto, in famiglia, in parrocchia, nelle associazioni. Corpo e membra per vivere devono essere uniti! L’unità è superiore ai conflitti, sempre!”

La sfida della Chiesa è lo sviluppo di uno stile sinodale: “Papa Francesco chiede una chiesa in uscita, curiosa del mondo, forte del Vangelo, mai forestiera tra i poveri, compromessa con i cercatori di senso, aperta e inclusiva per chiunque cerchi giustizia e pace.

Sinodo: un singolare con-spirare tra fedeli e pastori, muoversi insieme, sotto l’azione dello Spirito, che è immagine del conspirare trinitario. L’esistenza dell’autorità è per servire, non per essere servita, come una piramide rovesciata con il vertice che sta sotto”.

Ma, affinché la Chiesa sia sinodale, occorre partire dalla missione: “E’ necessario ripartire in un’azione pastorale missionaria convinta; chiamati a riaccendersi di passione missionaria.

Torniamo a gettare la rete della predicazione del Vangelo, della esperienza spirituale e liturgica, della solidarietà con chi ha più bisogno. Solo la fede, dono dello Spirito Santo, ci assicura che la parola di Gesù è più sicura e affidabile di ogni calcolo di buon senso umano”.

Però la Chiesa deve riscoprire il desiderio di ascoltare: “Dobbiamo riuscire ad andare dentro la vita delle persone, incontrandole dove sono per condividere la loro esperienza di fede. Cammino comune, con strumenti e luoghi di discernimento comunitario, e soprattutto, nelle capacità di mettersi costantemente in ascolto dell’Altro e degli altri.

Il primo passo: imparare ad ascoltarsi reciprocamente, in uno spazio nel quale ‘siamo tutti uguali’; imparare ad accogliersi e lasciarsi interrogare dall’altro. Per vivere la sinodalità occorre grande conversione”.

E per accompagnare questo cammino sinodale mons. Trasarti ha invitato a riscoprire la fraternità nella lettera pastorale ‘La Chiesa è la casa, la nostra casa’:

“La fraternità è il calore dell’affetto, la bellezza della generosità, il sollievo di essere ascoltati e riconosciuti per quello che siamo davvero, il sostegno dell’amicizia, la meraviglia della gratitudine, il balsamo del perdono e tanto altro. Ci sono persone che vivono tutto questo e diventano stelle in mezzo all’oscurità”.

Attraverso la fraternità la Chiesa è una casa aperta a tutti: “La Chiesa è la madre dal cuore aperto che sa accogliere, ricevere, specialmente chi è bisognoso di maggiore cura, chi è in maggiore difficoltà. La Chiesa è la casa dell’ospitalità, capace di mettersi a disposizione di tutti… Ecco allora l’obiettivo delle nostre chiese: essere sempre più spazi di accoglienza!

Una accoglienza che allievi il male della solitudine e che dilati lo spazio della fraternità. Come infatti la solitudine è una radice che causa tanti danni, che distrugge silenziosamente tante vite, separa dagli altri, da Dio, dalla comunità, la fraternità accogliente al contrario è risorsa di salvezza, la migliore testimonianza che Dio è con noi”.

Riprendendo il titolo di un libro di fratel Carlo Carretto mons. Trasarti ha invitato a riscoprire la casa come luogo di accoglienza: “Accudire è un atto profondamente umano e rimane sempre una risorsa preziosa e unica: è premura, attenzione, impegno concreto e spazio dell’anima, è il compito e il compimento di ciascuna famiglia…

La famiglia, luogo di umanità, si prende cura di coloro che sono vittime della ‘logica dello scarto’: anziani, malati… offrendo uno spazio vitale, capace di trasformare lo spirito e lo sguardo. Si tratta di un processo circolare d’amore dato e ricevuto.

Non possiamo nasconderci le difficoltà, le rinunce, le fatiche, ma è un processo che genera amore e vita. E la famiglia ‘accogliente’ è disposta a creare una rete di prossimità con altre famiglie, vivendo una pratica arricchente dentro e fuori le mura di casa”.

E’ la casa che crea la città: “La casa è anche l’elemento che costituisce la città: è l’insieme delle nostre case che dà vita al Paese in cui viviamo. A casa impariamo a partecipare della vita di altri e a diventare responsabili.

La casa crea rapporti tra interno ed esterno, tra privato e pubblico, tra individuo e società, tra famiglia e contesto sociale…

A casa, si impara che le mura non sono per estraniarsi da quanto succede fuori, ma per edificare la città stessa, per poter dare il proprio contributo alla vita dell’intera comunità, in un orizzonte più ampio”.

La lettera pastorale, che guida la diocesi fino al Sinodo del 2023, è un invito a ‘recuperare la gentilezza’: “La persona che possiede questa qualità aiuta gli altri affinché la loro esistenza sia più sopportabile.

Pronunzia parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano”.

E’ un invito a sperare con audacia: “Sperare significa discernere ciò che avviene e ciò che può avvenire nel presente: una comunione possibile, una fraternità possibile tra uomini separati e divisi da tutto.

Sperare significa camminare e avanzare attraversando il presente incompiuto, affrontare le differenze, la pesantezza e l’insicurezza”.

(Foto: Diocesi di Fano)

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