Conclusa la prima campagna di ricognizioni archeologiche ad Alessandria del Carretto (CS)

Fra il 27 settembre e il 15 ottobre 2021 si è svolta la prima campagna di ricognizioni archeologiche ad Alessandria del Carretto. Le ricerche, condotte con ritmi molto intensi, hanno permesso di ampliare notevolmente il quadro delle conoscenze sulla storia più antica di un importante territorio, collinare e montano, situato al confine fra la Calabria e la Basilicata.

Le indagini sono state condotte dal Dipartimento DICES dell’Università della Calabria e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Cosenza, con l’indispensabile sostegno della locale Amministrazione Comunale e del Parco Nazionale del Pollino.

Sfidando la pioggia e i primi freddi autunnali, gli archeologi e gli studenti, provenienti da diversi Atenei italiani e stranieri, hanno percorso in lungo e in largo le campagne e i crinali montuosi di Alessandria del Carretto, effettuando ricerche mirate in un’area complessiva di oltre 125 ettari.

“I ritrovamenti sono stati ben superiori alle nostre più rosee previsioni” ha affermato Carmelo Colelli, co-direttore del progetto insieme ad Antonio La Marca. Le presenze più antiche sono sicuramente quelle individuate in prossimità del Lago Forano, un bacino lacustre oggi prosciugato, situato ad una quota di quasi 1600 m s.l.m., dove sono stati recuperati alcune schegge e strumenti in selce.

In attesa di uno studio approfondito, è comunque possibile datare questi interessanti manufatti alla piena preistoria, probabilmente al Paleolitico. Una intensa frequentazione di età romana è stata individuata lungo le alture prospicienti il torrente Ferro, confine politico e naturale fra Sybaris/Copia e Siris/Heraclea.

Proprio su un’altura a controllo della confluenza fra i due principali affluenti che danno origine al Ferro, in un’area poi sede di una Chiesetta bizantina dedicata a Sant’Elia e documentata almeno a partire dal XII secolo, è stata rinvenuta una consistente concentrazione di materiali ceramici databili all’età romana imperiale (ca. II-IV secolo d.C.), probabilmente riferibili ad una villa.

Analisi geofisiche, previste nel prossimo novembre, permetteranno di avere maggiori informazioni sulla importante scoperta. Nelle aree circostanti è viva nella memoria collettiva degli abitanti di Alessandria il ricordo della presenza di numerose sepolture; ad una di queste sono probabilmente riferibili ossa umane (fra cui un femore) rinvenute durante le recenti ricerche.

Ulteriori testimonianze di età romana sono state ritrovate più a valle in località Sporcietto e, dall’altro lato del Ferro, in località Magliarda. In questa ultima località, inoltre, sono stati individuati i ruderi di una struttura rettangolare su due livelli, realizzata con evidenti finalità difensive e/o controllo del territorio, la cui datazione è al momento incerta.

Più a monte, le ricognizioni lungo la cd. Via Regia, nelle località limitrofe di Timpone dei Morti e Trearie (dove era già nota una presenza archeologica), hanno permesso di acquisire nuovi dati sulla frequentazione dei due siti databili rispettivamente ad età romana (I secolo a.C. -I secolo d.C.) e ad età romana e medioevale.

Sul versante opposto del territorio comunale, in un’area coperta da fitta boscaglia a controllo dell’alto corso del Torrente Saraceno, proprio ai confini fra il territorio di Alessandria e quello di Plataci, la popolazione locale ricorda un’ampia area di sepolture.

Un primo sopralluogo, effettuato nell’ambito delle ricerche appena concluse, ha permesso di individuare almeno due tombe realizzate con lastre di pietra, purtroppo già sconvolte. Non è al momento possibile attribuire ad esse una datazione: la supposta assenza di oggetti di corredo e la tecnica di realizzazione sembrerebbero far pensare all’età tardoantica o altomedioevale (V/VI- X/XI secolo).

Intense prospezioni di superficie, effettuate in varie zone del territorio comunale, hanno permesso di ricostruire tratti di antichi tratturi (le cd. Vie Regie), in prossimità dei quali sono posizionate la maggior parte delle evidenze archeologiche.

Utilizzate da tempo immemore e fino a pochi decenni fa per le transumanze e per altri spostamenti di uomini e merci, le Vie Regie sono molto spesso delimitate da robuste mura di pietra a secco, la cui realizzazione presuppone un notevole impegno economico, a testimonianza dell’importanza che queste strade hanno rivestito per generazioni nelle comunità locali.

Le ricerche sin qui condotte rappresentano l’inizio di un più ampio progetto fortemente voluto dal sindaco Domenico Vuodo, dall’Amministrazione Comunale di Alessandria del Carretto (che insieme al Parco Nazionale del Pollino ha finanziato le attività) e dalla popolazione locale. Il prosieguo delle indagini consentirà di scrivere nuove pagine della storia di un territorio variegato ed eterogeneo per far sì che gli abitanti del borgo più alto del Pollino non siano mai più ‘I dimenticati’.

(Foto: LaRocca)