Numeri ufficiali Covid-19 del 29 ottobre 2021. Il dramma è nel farsi ancora delle domande. Dixit la Azzolina, in riferimento alle banche a rotelle che finiscono in discarica

Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi venerdì 29 ottobre 2021

Ricoverati con sintomi: 2.658 (+49) [Occupazione al 5%]
In terapia intensiva: 349 (+2) [con 18 nuovi ingressi del giorno] [*] [Occupazione al 4%]
Deceduti: 132.037 (+33)
Persone che hanno completato la vaccinazione (prima e seconda dose; oppure monodose): 44.664.925 (82,70% degli over 12) [Aggiornato al 29 ottobre 2021 ore 17:15] [**]

[*] Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.
[**] La vaccinazione in tempo reale: QUI.

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia

Media giornaliera dei decessi: 214 (-).

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

Cortile di San Damaso, Palazzo Apostolico Vaticano, 29 ottobre 2021, arrivo del corteo presidenziale di 85 macchine. Il Papa, Biden (in macchina porta la mascherina e per uscire la toglie, già visto in passato con il Papa), Monsignori di curia e Gentiluomini di Sua Santità sono immuni al Sars-CoV-2 e non prendono il Covid-19. La plebe no, non è immune se si siede al bar o in ristorante. Neanche il prete comune è immune, quando celebra la Messa e distribuisce la Comunione. La gente diventa immune ammassata nelle carrozze dei treni e della metropolitana, sui bus anche, purché sempre ammassate. Invece, i lavoratori non sono immune e per lavorare devono esibire l’infame Green Pass che non garantisce l’immunità e non impedisce al coronavirus cinese di Wuhan di diffondersi. Mascherine e distanziamento solo per autisti e scorta del corteo presidenziale di Biden. Anche per i giornalisti, ma in Sala Stampa.

«L’immunità di gregge non si raggiunge, è inutile che ci raccontiamo delle storie» (Maurizio Belpietro a “Dritto e rovescio”, 28 ottobre 2021). Da ascoltare, immenso.

Dal Belgio

Il 22 ottobre 2021 durante un briefing per la stampa, il Commissario belga per il Covid, Pedro Facon ha presentato per la prima volta i dati sullo stato di vaccinazione dei pazienti ricoverati in ospedale in Belgio. Tra gli over 65, la protezione contro le infezioni sta gradualmente diminuendo. Tutti gli ospedali in Belgio hanno raccolto lo stato di vaccinazione dei loro pazienti affetti da Covid-19 su base strutturale e giornaliera solo da due settimane. Dal 12 al 18 ottobre sono stati registrati 614 nuovi ricoveri per Covid-19. Di questi 317, o il 55%, erano completamente vaccinati. Tre quarti dei pazienti vaccinati avevano 65 anni o più, la stragrande maggioranza addirittura 75 anni o più. Ma ciò non significa che le persone vaccinate ora abbiano maggiori probabilità di finire in ospedale rispetto ai non vaccinati, al contrario, ha sottolineato Facon. Il gruppo dei vaccinati nella popolazione è infatti molto più numeroso dei non vaccinati. Con il 100% di vaccinazione, solo le persone vaccinate finiranno in ospedale, ha detto Facon. Tutto chiarissimo.

«Breve storia triste. L’Australia minaccia di non far giocare gli Open di tennis ai non vaccinati. 6 top ten non si sono vaccinati, tra cui i primi 4 della classifica. L’Australia rimuove l’obbligo del vaccino per partecipare agli Open!» (Cit.). La questione diventa sempre più ridicola. Ed è sempre più difficile di sopportare le banalità della nostra società in questa epoca.
Immagine 2021-10-29 134834 «E gli idranti?» (Marco Tosatti @MarcoTosatti – Twitter, 29 ottobre 2021). E qui neanche manganellate?

«Stupendo Freccero a Piazza Pulita umilia Formigli e Merlino. “Lo sapete che il Green Pass appartiene al Ministero delle finanze? Non lo sapete? E ma studiate un po’ allora …”. “Se mi lasciate parlare bene, se no tolgo il disturbo. Io non volevo nemmeno partecipare”. Grande» (Maria Grazia Butti @ButtiGrazia – Twitter, 29 ottobre 2021). Freccero: «Il Green Pass è un sistema di controllo che appartiene al Ministero delle finanze… Si sta affermando un sistema autoritario senza precedenti in un nessun altro sistema».

Qualche domanda mi porrei…

«Io non ho mai visto un vaccino il cui richiamo è necessario ogni 3 mesi, che non immunizza, ma “protegge dalla malattia grave”, il cui rifiuto comporta perdita di libertà inviolabili, un vaccino che non si può offendere e di cui non si può dubitare, neppure fosse Dio» (Azzurra Barbuto @AzzurraBarbuto – Twitter, 28 ottobre 2021).

«Vorrei ricordare ai modaioli difensori della legge Zan in lutto che gli omosessuali sono PERSONE. Per-so-ne. Vanno considerati come PERSONE e non come gay. E le leggi che puniscono maltrattamenti, violenza privata e altri delitti, poste a tutela delle PERSONE, esistono già» (Azzurra Barbuto @AzzurraBarbuto – Twitter, 29 ottobre 2021).

«E meno male che i no green pass erano quelli che incitavano all’odio. Direi che basta leggere un po’ di messaggi di chi voleva l’approvazione del Ddl Zan per capire che in realtà i no pass erano delle educande» (Claudio Borghi A. @borghi_claudio – Twitter, 29 ottobre 2021).

«Chi si ritiene detentore del Progresso tende a identificare una categoria non degna della stessa considerazione: i nemici del progresso. Una volta sono quelli che non si vaccinano. Un’altra quelli che disconoscono i diritti “speciali”» (Antonio Caragliu).

L’irrazionalità normativa in tempi pandemici
di Fabrizio Giulimondia
Labparlamento.it, 29 ottobre 2021


Il diritto è una risposta al reale di cui analizza la composizione e ne disciplina i tasselli, al fine di conservare al meglio la convivenza civile tentando eventualmente di migliorarla, fornendo, se del caso, soluzioni alle controversie scaturenti potenzialmente da esso.

La norma, una delle filiazioni del diritto, è susseguente al fatto e, constatandone l’esistenza, interviene su di esso nel momento in cui interferisce con le vicende umane. Il fatto interessa l’ordinamento giuridico in quanto incidente sulla esistenza degli esseri umani in veste di cittadini di uno Stato.

Questi tempi pandemici hanno originato una nuova forma di diritto non più susseguente al fatto ma a questo antecedente, ossia un diritto che costituisce il fatto, normandolo contestualmente. Il diritto non è successivo al fatto ma lo precede creandolo e dettando le condizioni che i soggetti devono rispettare nel relazionarsi con esso.

Il diritto, pertanto, plasma esso stesso il fatto soffiandovi dentro il comportamento che occorre tenere, modellando una psicologia di massa uni direzionale grazie alla conformazione dell’irrazionalità su un piano di apparente razionalità.

Prendiamo due esempi del vivere quotidiano. Persone ammassate dentro un autobus e individui lontani anche svariati metri all’interno di un ampio ristorante: il primo gruppo non necessita dell’utilizzo del c.d. Green Pass, il secondo sì; nel primo si percepisce la normalizzazione dell’utente che è diffusamente tranquillo, mentre nel secondo ambiente chi si presenta senza certificato verde è percepito come una minaccia.

Le persone inzeppate dentro un mezzo pubblico sono maggiormente a rischio contagio da Covid-19, rischio azzerato fra i clienti seduti a distanza in un locale spazioso, eppure gli sguardi e gli atteggiamenti delle persone risultano essere opposti. Raziocinio vorrebbe un atteggiamento di accettazione dell’individuo privo del certificato in un luogo di ristorazione, invocandone invece l’introduzione sui mezzi pubblici dove, non infrequentemente, si sta pigiati l’uno all’altro.

Il raziocinio, appunto. Il raziocino muta e si depotenzia sempre quando la paura (reale o avvertita o imposta) si affaccia, cresce e si ingigantisce. La razionalità diviene inversamente proporzionale al timore, razionalità e ragionevolezza che, per giurisprudenza consolidata della Consulta, devono informare ogni tratto di penna che compone la legislazione che è stata, è e sarà.

Rodolfo Sacco coniò il concetto di formante del diritto, base giuridica su cui si sviluppa ogni sistema ordinamentale. Il formante può essere legislativo (se il sistema si sviluppa lungo la dorsale legislativa, come in Italia), giurisprudenziale (se si rifà a quanto stabilito dalle sentenze, come negli ordinamenti di common law) o dottrinale (se le fondamenta sono costruite intorno al pensiero dei giuristi e degli accademici).

Esistono anche formanti definiti “crittotipi”, ossia “quelle regole implicite,” – così qualificate dalla prof.ssa Diurni – “cui ci si conforma senza averne piena consapevolezza. Essi sono il risultato del contesto storico, culturale e sociale di un dato ordinamento giuridico e concorrono a formare la mentalità del giurista autoctono”.

La paura è stato il formante nascosto del sistema normativo prodotto a far data dal 31 gennaio 2020, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza. Il nocciolo della paura è l’irrazionalità che ne costituisce il nucleo essenziale ed ha permeato ogni atto disciplinante l’epidemia, dai DPCM (che non sono affatto una fonte di diritto ma, come ha recentemente ritenuto la decisione della Corte costituzionale 198/2021, atti amministrativi monocratici necessitati), alle ordinanze del Ministro della Salute e del Capo Dipartimento della Protezione Civile, alle circolari del Ministro dell’Interno e, infine,  alla decretazione d’urgenza, unico autentico mezzo di produzione giuridica.

L’irrazionalità è la negazione del diritto che si fonda sulla ragionevolezza e sulla attinenza alla realtà di una disposizione di legge, necessariamente congruente, coerente e proporzionale al sistema nella sua interezza.

Il diritto è pensiero razionale che “si interessa” di ciò che esiste, non di ciò che non esiste. Stiamo assistendo, viceversa, alla creazione di molteplici realtà cangianti a seconda delle norme immaginate e approvate dal Legislatore, norme parametrate su una confusione decisionale ben lontana dai criteri razionalistici invocati dai giudici costituzionali.

Come possiamo valutare la situazione che vede persone senza Green Pass in piedi lungo il bancone di un bar a pochi centimetri di distanza da persone sedute titolari del medesimo? Persone in piedi e persone sedute in presenza (o assenza) di un egual rischio di contagio, ma trattate in maniera difforme, se non opposta, in marchiana violazione dell’art. 3 Cost.

La normazione in questi mesi ha dato forma giuridica all’irrazionalità sorta dalla paura, quotidianamente insufflata in ognuno di noi, conferendole una legittimazione ed una dignità in palese contrasto con la Carta ed i suoi principi fondamentali.

L’irrazionalità riempie sì di contenuto una parte della legislazione più recente,  ma acquisita anche un peculiare aspetto estetico, laddove assistiamo ai vertici dello Stato che interloquiscono con i giornalisti senza mascherina per rimetterla una volta smesso di parlare, assumendo persino una propria  dinamica sociale, o ogniqualvolta osserviamo una dipendente del supermercato priva del “titolo” – e per tale ragione sospesa dal servizio e dalla retribuzione –  entrare (come cliente e, quindi, senza Green Pass) nel medesimo (ex) luogo di lavoro e conversare amabilmente con le colleghe e – meno amabilmente – con il responsabile della propria sospensione.

Il brocardo ossessivamente ricorrente risulta essere: “Nulla sarà come prima”.

Speriamo, invece, che qualche cosa sia come prima, come il pieno ripristino della Costituzione, ordito armonico, equilibrato e razionale di diritti, libertà e doveri, nel quale nessuno di costoro tiranneggia sull’altro e nel quale i nostri saggi Padri costituenti non hanno voluto affatto prevedere uno “stato di eccezione”, salvo in caso di dichiarazione di guerra.

Ci auguriamo si torni quanto prima ad una democrazia pienamente liberale, ove il diritto al lavoro, la libertà personale ed il principio di eguaglianza, baluardi di qualunque Stato occidentale, si espandano di nuovo, procedendo alla rimozione di tutti quegli strumenti surrettizi che li stanno limitando ed arginando in maniera sempre più visibile e stringente.

Pericolo zanzare: arriva un altro virus?
Nicolaporro.it, 28 ottobre 2021


Se chiedi a un bambino, ti dirà che “le zanzare sono delle brutte rompiscatole che ti succhiano il sangue e che ti lasciano dei bubboni pruriginosi fastidiossissimi”. In realtà possono essere pure peggio. Lo sa bene Andrea Crisanti, diventato noto grazie al “metodo Vo’” e alla pandemia, ma in realtà esperto di malaria. Un collega, in polemica con lui, lo definì uno “zanzarologo”.

Per questo oggi il Corriere gli ha chiesto conto dell’arrivo in Italia dell’Aedes koreicus, detta anche zanzara coreana, un tipo di insetto che ha il brutto vizio di sopravvivere anche al freddo. Dunque difficile da debellare, a differenza delle sue colleghe “tigre” e autoctone che normalmente scompaiono con l’inverno. Bene (o forse sarebbe meglio dire “male”). Crisanti ha confermato che queste zanzare hanno “espanso il loro areale” e che la cosa è “preoccupante”. Il motivo? “Perché è una zanzara del gruppo Aedes, ovvero è potenzialmente in grado di trasmettere virus”.

In tempo di pandemia, un altro virus non farebbe certo piacere.

Nessun allarmismo, sia chiaro. Però quella zanzara può diventare vettore di “encefaliti virali equine o encefaliti giapponesi, virus portati da animali, ma che in Italia non ci sono al momento”. In altri casi, può pure trasmettere “tenge e febbre gialla”. Va detto che “al momento” non rischiamo “nulla”, perché “in Italia un tipo di virus degli animali che possa sfruttare questa zanzara come vettore” non esiste ancora. Ma un tempo non avevamo neppure le zanzare invernali capaci di resistere alla neve, dunque “non è detto che la situazione resti invariata”. Unica nota positiva: ancora bisogna studiarle bene. E non siamo sicuri sia in grado di sopportare il caldo.

«Ormai virologi zanzarologi igienisti siete delegittimati. Figuraccia epocale con la certezza che J&J durasse solo due mesi e dunque gli incompetenti che decidono delle nostre vite hanno deciso l’inefficacia. Ma non conoscono l’inglese e la Gismondo li ha ridicolizzati» (Ortigia-PR @OrtigiaP – Twitter, 29 ottobre 2021).

Così si fa informazione (correggo, agitprop).

La vigliaccata, porcata, faziosità della Trasmissione ” Dritto e Rovescio”. Guardate che cosa mettono sotto titolo a riguardo l’Ivermectina. Farmaco per cavalli. Non dicono che è stata approvata per gli umani e che il suo scopritore Omuta ha ricevuto il Nobel» (George @Bluefidel47 – Twitter, 28 ottobre 2021). Ma a lasciar pontificare la veterinaria Ilaria Capua sulla pandemia u-m-a-n-a ovviamente non ci sono problemi.

Così lo Stato fa la “cresta” sui tamponi
di Paolo Becchi e Nicola Trevisan
Nicolaporro.it, 29 ottobre 2021

Attualmente in Italia si calcola che ci siano circa 3 milioni di lavoratori che settimanalmente fanno 2-3 tamponi rapidi per poter lavorare. In questo nostro articolo vogliamo porre l’accento su come questa misura sia di fatto diventata una ennesima tassa per alcuni cittadini, la tassa “sulla libera scelta”.

Come funziona un tampone rapido?

Con il tampone antigenico rapido, si cerca l’antigene. La presenza del virus è rilevata tramite la reazione tra antigene (la proteina Spike del virus) e anticorpo, che è presente all’interno del test. In circa 15-30 minuti, si ottiene un risultato qualitativo, positivo/negativo o non valido (in caso di campione insufficiente). Il metodo è come quello del test di gravidanza che si acquista in farmacia.

Questo tipo di monitoraggio è nato per non intasare i laboratori delle strutture ospedaliere, quindi si tratta di strumenti utili per eseguire degli screening in ampie fasce della popolazione, come i dipendenti di un’azienda, gli alunni, i pazienti degli studi dentistici, i passeggeri di un volo aereo. Per l’ottenimento del certificato verde il tampone deve essere eseguito da personale autorizzato. Il test fai da te quindi non è ammesso.

Quanto costano?

In rete, distributori autorizzati dal ministero della Salute, vendono tamponi con prezzi che oscillano dai 3,10 euro ai 3,80 euro a seconda della confezione. L’operazione di prelievo richiede pochi minuti, il risultato dell’analisi viene fatto senza intervento dell’operatore si tratta solo di “aspettare” l’azione del reagente; in quel lasso temporale quindi l’operatore può svolgere molti altri prelievi.

Come sempre in Italia chi la fa da padrone? La burocrazia. Che sicuramente risulta un peso per la farmacia: le continue telefonate, prenotazioni, inutili fotocopie da presentare ogni volta di tessere sanitarie e documenti d’identità, oltre alla fase del pagamento e rilascio green pass. Tutte cose che potrebbero essere gestite tramite portali web dall’ULSS territoriale (che alcune già fanno ma per conto proprio), per quanto riguarda la scelta del giorno, ora, luogo, invio documentazione e pagamenti on-line e poi dirottare le persone nel territorio sgravando di tutta la parte burocratica le farmacie. Tutte queste cose purtroppo costituiscono un grosso limite che alla fine si ripercuote su tutti e in particolare sul costo finale al cittadino.

E intanto, che fine hanno fatto i banchi a rotelle, sempre pagate con le nostre tasse?

Venezia, la triste fine dei banchi a rotelle Azzolina: caricati su una chiatta e buttati in discarica
di Cristina Gauri
Ilprimatonazionale.it, 29 ottobre 2021


Il triste epilogo dei banchi a rotelle tanto voluti e difesi dall’Azzolina: smaltiti in discarica dagli istituti scolastici. Con l’ex ministro dell’Istruzione che ne prende le distanze, dopo aver difeso e rivendicato per mesi la scelta di buttar via soldi pubblici per l’acquisto di un tale obbrobrio.

I banchi a rotelle finiscono in discarica

Accade in un liceo storico di Venezia, il Benedetti-Tommaseo, che ieri si è liberato dell’imbarazzante fardello dei banchi a rotelle acquistati un anno fa caricandoli sopra una «bettolina», imbarcazione da trasporto tipica della Laguna. Destinazione: la discarica. nei giorni scorsi, infatti, dato l’inutilizzo il dirigente scolastico aveva deciso di chiamare una ditta di trattamento rifiuti ingombranti, che ieri si è presentata con la bettolina. «Ecco la fine dei banchi a rotelle dell’allora ministro Azzolina. Soldi pubblici finiti al macero. Ricordiamo che il costo di ogni singolo banco è di 219,17 euro, la spesa totale è stata di 95 milioni», è la denuncia a mezzo Facebook del deputato leghista e consigliere comunale di Venezia Alex Bazzaro.

Costa meno buttarli che regalarli

Il motivo del mesto epilogo degli azzoliniani banchi a rotelle l’ha spiegato Sebastiano Marascalchi, il rappresentante legale di Rete Srl, Recuperi tecnologici, la ditta di smaltimento rifiuti. «La scuola, per la verità, ha tentato di regalare questi banchi a vari enti insieme a del gel che lasciava una patina sulle mani e non risultava adatto per gli studenti. Il gel è stato donato, i banchi non li ha voluti nessuno e non c’è stata altra scelta che la discarica. Bisogna tener conto che poi a Venezia, anche se regali qualcosa, c’è il problema del trasporto via acqua e della manodopera, che incide più del costo della merce stessa. A volte la donazione è una scelta che non conviene nemmeno».

E la Azzolina? Interpellata dai quotidiani veneti del gruppo Gedi, l’ex ministro ha cercato di scaricare il barile sull’istituto, commentato con non poca stizza: «Chieda alle scuole chi ha voluto e ha chiesto i banchi. Le domande che mi sta facendo indicano che lei è una persona profondamente disinformata. La questione è stata raccontata urbi et orbi, e io non ho più la voglia di rispondere. Non glielo devo spiegare io, deve andare nelle scuole e chiedere. È un dramma che facciate ancora a queste domande».

Donazzan: “Dichiarazioni sconcertanti”

Una risposta decisamente evasiva che ha fatto andare su tutte le furie Elena Donazzan, Assessore regionale all’Istruzione, alla Formazione e al Lavoro del Veneto, ed esponente di Fratelli d’Italia. «Ritengo francamente sconcertanti le recenti dichiarazioni agli organi di stampa dell’ex Ministro all’Istruzione Lucia Azzolina, che nelle ultime ore ha preso pubblicamente le distanze dall’acquisto dei banchi a rotelle», spiega l’assessore in una nota. «Probabilmente l’esponente del Movimento 5 Stelle dimentica, o finge di non ricordare, le pompose conferenze stampa e le sue improvvide affermazioni rese quando occupava lo scranno più alto del Dicastero della pubblica istruzione, quando annunciava l’arrivo massivo nelle scuole italiane di queste ‘sedute ludiche’ quale presidio cruciale per affrontare l’insegnamento in presenza all’insegna della sicurezza e del distanziamento sociale». Basta una ricerca su internet, aggiunge Donazzan, per reperire «lo stillicidio di dichiarazioni rilasciate nel tempo da Lucia Azzolina sul tema banchi a rotelle, alternativamente a promuovere o a rinnegare questa che si è palesemente rivelata un’iniziativa sbagliata».

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