Il papa ribadisce il valore della Dottrina Sociale della Chiesa

La costruzione di un mondo ‘più solidale, giusto ed equo’ non è una ‘faccenda politica’, ma ‘è dare corpo alla fede’ in Dio ‘amante dell’uomo’ e della vita; quindi la Dottrina Sociale è parte essenziale della Chiesa: questo è il cuore del messaggio che papa Francesco ha lanciato ai partecipanti al convegno internazionale su ‘Solidarietà, cooperazione e responsabilità, gli antidoti per combattere le ingiustizie, le disuguaglianze e le esclusioni’, organizzato dalla Fondazione ‘Centesimus Annus Pro Pontifice’.

Richiamate le parole al centro del convegno (solidarietà, la cooperazione e la responsabilità) il papa ha sottolineato che non si può rimanere indifferenti davanti all’ingiustizia: “Dinanzi a questo non possiamo restare indifferenti.

Ma la risposta alle ingiustizie e allo sfruttamento non è solo la denuncia; è soprattutto la promozione attiva del bene: denunciare il male ma promuovere il bene.

E per questo vi esprimo il mio apprezzamento: per le attività che portate avanti, specialmente nel campo educativo e formativo, in particolare per l’impegno di finanziare studi e ricerche per i giovani sui nuovi modelli di sviluppo economico-sociale ispirati alla dottrina sociale della Chiesa.

E’ importante, ne abbiamo bisogno: nel terreno inquinato dal predominio della finanza abbiamo bisogno di tanti piccoli semi che facciano germogliare un’economia equa e benefica, a misura d’uomo e degna dell’uomo. Abbiamo bisogno di possibilità che diventino realtà, di realtà che diano speranza. Questo significa tradurre in pratica la dottrina sociale della Chiesa”.

Le tre parole sono gli assi portanti della Dottrina Sociale della Chiesa, che offre una visione del mondo opposta all’individualismo: “Con questo sguardo, attento all’essere umano e sensibile alla concretezza delle dinamiche storiche, la dottrina sociale contribuisce a una visione del mondo che si oppone a quella individualista, in quanto si fonda sull’interconnessione tra le persone e ha come fine il bene comune. E nello stesso tempo si oppone alla visione collettivistica, che oggi riemerge in una nuova versione, nascosta nei progetti di omologazione tecnocratica”.

La Dottrina Sociale della Chiesa si fonda sulla Parola di Dio con un invito ad appassionarsi di essa: “Ma non si tratta di una ‘faccenda politica’: la dottrina sociale è ancorata alla Parola di Dio, per orientare processi di promozione umana a partire dalla fede nel Dio fattosi uomo.

Per questo essa va seguita, amata e sviluppata: appassioniamoci nuovamente alla dottrina sociale, facciamola conoscere: è un tesoro della tradizione ecclesiale! E’ proprio studiandola che anche voi vi siete sentiti chiamati a impegnarvi contro le disuguaglianze, che feriscono in particolare i più fragili, e a lavorare per una fraternità reale ed effettiva”.

E’ un invito ad attuare la Dottrina Sociale della Chiesa: “E a farlo in ogni espressione della vita sociale, attraverso le relazioni, il lavoro, l’impegno civile, il rapporto con il creato, la politica: in ogni ambito siamo oggi più che mai tenuti a testimoniare l’attenzione per gli altri, a uscire da noi stessi, a impegnarci con gratuità per lo sviluppo di una società più giusta ed equa, dove non prevalgano gli egoismi e gli interessi di parte. E nello stesso tempo siamo chiamati a vigilare sul rispetto della persona umana, sulla sua libertà, sulla tutela della sua inviolabile dignità”.

Ecco il compito dei cattolici: “Come cristiani siamo chiamati a un amore senza frontiere e senza limiti, segno e testimonianza che si può andare oltre i muri degli egoismi e degli interessi personali e nazionali; oltre il potere del denaro che spesso decide le cause dei popoli; oltre gli steccati delle ideologie, che dividono e amplificano gli odi; oltre ogni barriera storica e culturale e, soprattutto, oltre l’indifferenza, quella cultura dell’indifferenza che, purtroppo, è quotidiana.

Possiamo essere fratelli tutti, e dunque possiamo e dobbiamo pensare e operare come fratelli di tutti. Può sembrare un’utopia irrealizzabile. Preferiamo invece credere che sia un sogno possibile, perché è lo stesso sogno del Dio uno e trino. Con il suo aiuto è un sogno che può cominciare a realizzarsi anche in questo mondo”.

Ugualmente al Capitolo generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice il papa ha chiesto di essere ‘comunità generative’, citando p. De Lubac: “La stessa apertura allo Spirito vi permette di perseverare nell’impegno di essere comunità generative nel servizio ai giovani e ai più poveri.

Comunità missionarie, in uscita, protese ad annunciare il Vangelo alle periferie, con la passione delle prime Figlie di Maria Ausiliatrice. Ma quella passione è impressionante, quella dei primi salesiani! Ma era vero, stupiva giovani e ragazze…

Che cosa attira la vocazione? La santità, lo zelo. Cercate, vedete questa missionarietà… A proposito dei giovani voglio incoraggiarvi, perché non è facile accompagnare i ragazzi e le ragazze adolescenti. Lo sanno bene i genitori, e lo sapete pure voi.

Anche per questo ho voluto il Sinodo per i giovani e con i giovani, da cui è uscita l’Esortazione ‘Christus vivit’. So che la utilizzate; vi incoraggio a continuare a farlo: sono certo che lì potete trovare diversi spunti in sintonia con il vostro carisma e il vostro servizio educativo”.

(Foto: Santa Sede)

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