Numeri ufficiali Covid-19 del 22 ottobre 2021. Deriva autoritaria. Vergogna di Stato a Trieste, infame Green Pass e (mai) fine stato di emergenza. Gran pasticcio sui decessi

Dopo la pausa iniziata il 18 luglio scorso, “prorogata” per un altro mese dopo settembre, oggi riprendiamo l’aggiornamento di questa rubrica sullo stato di emergenza (del “fine pena mai”).
Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

Iniziamo con il testo del Comunicato diffuso ieri, 20 ottobre 2021 dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa, che ribadisce ancora una volta il carattere vessatorio, inutile e violento dell’obbligo dell’infame Green Pass, privo di una qualsiasi ragione di carattere sanitario.

Segue da Gospanews.net di oggi l’aggiornamento sulla situazione a Trieste: NO GREEN PASS: TRIESTE CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE!. Per Sicurezza annullati Cortei nel Porto Giuliano. Proteste in 90 Piazze.

Poi, riportiamo l’articolo del Direttore di Il Tempo Franco Bechis Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’ISS gran parte dei morti non li ha causati il Covid pubblicato ieri, 21 ottobre 2021, che ha fatto rumore (e provocato reazioni scomposte, di cui ne riportiamo due a titolo di esempio) più del rapporto stesso dell’Istituto Superiore di Sanità del 19 ottobre 2021 (di cui riportiamo il testo integrale, preceduto dal Comunicato Stampa). Commenta Marco Tosatti su Stilum Curiae di oggi: «L’ISS dichiara 3.783 morti di Covid su 130mila. Così hanno distrutto il Paese. Non credo che Franco Bechis, direttore de Il Tempo di Roma, sia un complottista, un no vax, o appartenente a una qualche altra categoria di quelle esecrate normalmente dai servi e lacchè di Big Pharma, Big Tech e Big Finance, sui giornali o alla televisione, o dai “politici” del Partito Trasversale degli Affari, quello che va dagli ex comunisti alla compagine – nani e ballerine – guidata dal vecchietto monomaniaco. Perciò mi ha colpito l’incipit del suo articolo di ieri. (…) Avete capito? Abbiamo avuto di tutto, dal coprifuoco al lockdown, alla strage di attività e a ogni altro disastro economico e sociale a causa di poco meno di quattromila morti; e bisognerebbe poi vedere COME sono stati curati. Perché la Tachipirina e la vigile attesa, che sono state la risposta unica fino a poco fa, di sicuro un ruolo l’hanno giocato. Fortuna che questi dati escano. Anche se c’è da chiedersi perché ora, e non prima. Le cartelle cliniche non erano disponibili nel 2020? Escono ora che il Grigio Commesso e il Furiere Siringa hanno già iniettato milioni di sieri – le case farmaceutiche ringraziano – dall’efficacia più che dubbia (vedi l’articolo di Data Base) e dalla pericolosità più che probabile. Basta, per rendersene conto andare sulla pagina FB di “Danni Collaterali”, e leggere le testimonianze. E ancora non gli basta, al Partito degli Affari, che si spende in elogi al Green Pass, che, come è noto, a tutto serve fuorché ad evitare contagi; perché un vaccinato da tempo può – ed è successo, e succede – infettarsi e con il suo bel Green Pass spargere Sars-CoV-2 nell’universo mondo. No, non gli basta, devono venderne ancora di più – pagati con i nostri soldi – e iniettare questa roba a ragazzini di dodici anni. Credo che la parola criminale non basti a definire questa gente, i politici loro complici, i giornalisti obbedienti ai voleri delle proprietà colluse con i finanzieri e la massa di utili idioti che ripete: “Solo nel vaccino c’è salvezza”. E girano all’aperto, da soli, con la mascherina».

Concludiamo con Studio dell’Università di Harvard – I Paesi con i tassi di vaccinazione più alti hanno il maggior numero di casi Covid-19 per milione di persone. I sieri non funzionano, da Databaseitalia.it di ieri, 21 ottobre 2021.

  • «Per la precisione Draghi ha affermato alla Camera che dal decreto estensione Green Pass sui luoghi di lavoro si sono avuti il 94% in meno di decessi, il 95% in meno di ricoveri e il 92% in meno di ospedalizzazioni. Ebbene, tali numeri sono ASSOLUTAMENTE INVENTATI» (Claudio Borghi A. @borghi_claudio – Twitter, 20 ottobre 2021).
  • «BOOOM!!! La UE sgancia un bomba atomica sui tamponi per Covid! Basta tamponi agli asintomatici ora tamponi solo se si hanno sintomi!! Il che fa saltare per aria anche la normativa del Green Pass. Non puoi fare tamponi per lavorare. Draghi lascerà a casa 2 milioni di lavoratori?» (Ortigia-PR @OrtigiaP – Twitter, 20 ottobre 2021).
  • «Di Covid-19 sono morti ottantenni malati, di vaccino ventenni sani. E mentre nel primo caso avete gonfiato i numeri, nel secondo caso li tenete nascosti. Prima o poi pagherete per questa folle vaccinazione di massa con vaccini imperfetti» (Paolo Becchi @pbecchi – Twitter, 21 ottobre 2021).
  • «”Ma allora noi che ci siamo vaccinati siamo tutti stupidi?!?!”. È la terza volta che una conversazione pacata con amici esplode così, all’improvviso. I dubbi espressi con educazione e rispetto mettono in crisi, perché la narrazione dominante li ha censurati da subito» (Giacomo Bertoni @ParcodiGiacomo  Twitter, 22 ottobre 2021).
  • «Essere pro o contro il Green Pass non è una questione di cultura o di intelligenza, ma una questione di sensibilità. Si tratta di possedere o non possedere il gusto per la libertà» (Martina Battaglia @Smartitina – Twitter, 22 ottobre 2021).
  • «Finalmente una novità: arriva terribile variante Delta plus. Abbiamo una nuova sceneggiatura di cui occuparci con i Pregliasco Burioni e tutta la compagnia di giro. Ricordo chi i Coronavirus mutano continuamente. Come nelle Mille e Una Notte ogni narrazione si incastra nell’altra» (Alessandro Meluzzi – Twitter, 22 ottobre 2021).

Non potrebbe mancare nell’elenco delle notizie sulla stato di follia in caduta libera, la dichiarazione di Walter Ricciardi, il Consigliere del Ministro della Salute per l’emergenza Covid-19, che “lo stato di emergenza non va eliminato nel 2022”. L’Italia è in stato d’emergenza dal 31 gennaio 2020. Il provvedimento è stato prorogato nel tempo (l’ultima volta a luglio 2021). Ma fino a quando sarebbe “legale” prorogarlo ancora? Al momento la normativa di riferimento è un decreto legislativo del 2008, il numero 1: il Codice della Protezione civile, l’unico che detta paletti sul caso. All’articolo 24, comma 3, si legge: “La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi”. I conti sono subito fatti: lo stato di emergenza non può durare più di 24 mesi. Il che significa che non potrà essere prorogato oltre il 31 gennaio 2022. Al momento, a ogni modo, la scadenza è fissata al 31 dicembre 2021. Ma il #brancodibalordi che ci “governa”, teoreticamente potrebbe trovare escamotage per prorogarlo ancora. Come nei mesi scorsi alcuni giuristi hanno osservato, la possibilità esiste proclamandone uno nuovo, facendo riferimento a una crisi “inedita”. Basterebbe, in sostanza, dire che ora ci troviamo di fronte a una nuova minaccia…

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi venerdì 22 ottobre 2021

Ricoverati con sintomi: 2.443 (-4) [Occupazione al 4%]
In terapia intensiva: 343 (-13) [con 22 nuovi ingressi del giorno] [*] [Occupazione al 4%]
Deceduti: 131.763 (+36)
Persone che hanno completato la vaccinazione (prima e seconda dose; oppure monodose): 44.236.833 (81,91% degli over 12); [Aggiornato al 22 ottobre 2021 ore 17:15] [*]

[*] Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.
[*] La vaccinazione in tempo reale: QUI.

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia
Media giornaliera dei decessi: 216 (-).

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

I fatti di Trieste e il sistema Green Pass
Dichiarazione dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla Dottrina Sociale della Chiesa
20 ottobre 2021

I fatti accaduti lunedì 18 ottobre a Trieste, unitamente a quelli capitati a Roma qualche giorno prima [QUI], vanno considerati come eventi apicali di un lungo periodo di pressione del potere politico sulla società e sui cittadini italiani. Il disagio e la sofferenza di molti è dovuta al nuovo autoritarismo sanitario, sociale e politico che interviene a bloccare la vita sociale e ad esercitare un controllo sui movimenti, sulle azioni e sulle coscienze degli individui in forme preoccupanti per la libertà e per la dignità delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, allineati dall’alto a comportamenti obbligatori anche in mancanza di veri motivi di emergenza.

Le manifestazioni di Trieste, senza scordare quelle tenutesi in moltissimi capoluoghi di provincia in questi ultimi giorni e che i media ufficiali hanno trascurato, hanno espresso questo disagio per il superpotere che lo Stato si attribuisce con la scusa di proteggerci da una pandemia ormai pressoché inesistente. Si è trattato, in genere, di manifestazioni pacifiche, tenuto anche conto che in questi casi l’infiltrazione di facinorosi è sempre possibile, il che dovrebbe essere considerato soprattutto dalle autorità di governo, che dovrebbero prudenzialmente evitare di esacerbare i cittadini proprio per evitare poi possibili strumentalizzazioni disordinate.

Il carattere sostanzialmente pacifico e di popolo delle manifestazioni denuncia l’eccesso di controllo da parte delle pubbliche istituzioni, e l’idea che criticare il Green pass sia il principale pericolo per la Repubblica. La sproporzione degli interventi delle forze dell’ordine, la demonizzazione di chi non vuole sottomettersi all’ingresso dello Stato nelle coscienze in campo sanitario ed etico, la determinazione del sistema politico a costringere, anche tramite ricatto, ad una vaccinazione dai molti aspetti problematici che solo la coscienza personale può valutare, ci dicono che i fatti di Trieste sono il fenomeno di una volontà politica di ampio respiro che va respinta.

Il nostro sostegno ai dimostranti triestini è motivato non solo dal trattamento che hanno subito, ma soprattutto dal fatto che la loro denuncia delle derive autoritarie su temi essenziali della vita civile ha fondamento reale.

Nonostante la narrazione ufficiale ci presenti un quadro del nostro Paese in ripresa proprio grazie al Green pass, è invece proprio il Green pass a dimostrare il blocco autoritario del sistema politico e forme di decomposizione della nostra vita sociale. Da quando si è deciso di non curare ma di vaccinare; da quando si è deciso di obbligare a vaccinarsi direttamente o tramite il ricatto di non poter più lavorare o di non poter più entrare a prendere il proprio bambino alla Scuola materna; da quando si è deciso di fornire dati contraffatti e allarmistici; da quando si è confezionato il format di una vulgata da distribuire alle masse a cui si sono attenuti anche giornalisti e sindacati; da quando si è voluto negare il diritto della coscienza personale a giudicare del bene da fare qui e ora, sia negando che i cosiddetti vaccini anti-covid non sono vaccini ma sieri genici, sia negando il loro carattere sperimentale e le loro reali e possibili conseguenze negative … si è capito che si era davanti ad un progetto di controllo sociale e politico di ampia portata, non contingente ma sistemico, che avrebbe prolungato artificialmente l’emergenza perché ad esso utile e funzionale.

Le dimostrazioni di dissenso sono la fase acuta del profondo disagio che molti italiani provano davanti a questo progetto di sperimentazione sociale condotto dall’alto. Non si tratta solo di difendere la democrazia nei suoi aspetti formali, ma di difendere le basi più elementari del bene comune. Se il potere politico oggi fa questo, cosa potrebbe fare domani?

In questi mesi ed anche in questi giorni siamo rimasti impressionati dalla convergenza, come se ci fosse un’unica regia, dei centri di potere su un’unica tesi, diffusa tramite un’unica narrazione, diramata tramite alcuni ripetuti slogan: la libertà non è un fatto individuale, il Green pass ci permette di essere liberi, il Green pass permette la ripresa economica … Perfino la resurrezione del Fascismo è stata utilizzata per confondere le acque. Nel frattempo sono stati vaccinati i giovani, senza alcun vero motivo sanitario e senza tener conto dei danni che ne potranno derivare a lungo termine; nel frattempo si parla di vaccinare obbligatoriamente i bambini dai 5 ai 12 anni, una vera e propria violenza gratuita, date l’assoluta inutilità e pericolosità della procedura, stante l’assenza di emergenza e stante la mancanza di dati sulle possibili conseguenze a lungo termine; nel frattempo il potere politico ha mentito in molte occasioni, ha bloccato la vita politica per mesi e ha chiamato ancora una volta al governo un uomo cooptato dallo stesso sistema; nel frattempo si è obbligato il popolo a fare i temponi tre volte la settimana non per poter andare a ballare in discoteca ma per lavorare, si sono obbligati gli studenti allo stesso trattamento per poter studiare in biblioteca, si ritiene normale far fare la fila davanti alle farmacie dalle 5 del mattino mentre i dati sul contagio, sui ricoveri e sulle morti cadono a picco e sparirebbero anche di più se fossero forniti e interpretati correttamente.

Il nostro Osservatorio ha pubblicato molti contributi critici dal marzo del 2020 ad oggi sulla questione pandemia, vaccinazione e Green pass, davanti ai fatti di Trieste sente ora il dovere di rendere nota in forma sintetica con questa Dichiarazione la propria posizione.

NO GREEN PASS: TRIESTE CHIAMA, L’ITALIA RISPONDE!. Per Sicurezza annullati Cortei nel Porto Giuliano. Proteste in 90 Piazze
Gospanews.net, 22 ottobre 2021


Alle due navi da crociera della Costa che oggi e domani avrebbero dovuto sbarcare in città migliaia di turisti è stato consigliato di cambiare itinerario. Musei e biblioteche resteranno chiusi e anche molti bar e negozi sono pronti ad abbassare le saracinesche alla prima avvisaglia di corteo. Ma poi un sospiro di sollievo in piazza Goldoni, a Trieste (Friuli-Venezia-Giulia): nessun manifestante No Green pass si è infatti presentato alle 9 per il corteo non autorizzato ma annunciato via social. I pochi attivisti che hanno trascorso la notte in piazza Unità a ridosso del palazzo della Regione, dove hanno trovato riparo dalla pioggia e dal freddo, hanno smobilitato.

Ieri gli organizzatori del Comitato 15 ottobre guidati dal portuale Stefano Puzzer e dal radiologo sospeso Dario Giacomini hanno rinunciato al corteo ed alle manifestazioni previste per oggi e domani a causa dei timori di infiltrazioni di soggetti pericolosi provenienti anche dall’Europa. Come si è visto nelle immagini, infatti, tra coloro che hanno protestato nel capoluogo friulano negli ultimi giorni ci sono padri e madri di famiglia, persone che espongono cartelli della Madonna e di San Michele Arcangelo e altri provenienti da ogni classe sociale ma intenzionati ad esprimere il loro dissenso contro il Green Pass in modo totalmente pacifico.

Anche se gli eventi nella città portuale sono stati annullati centinaia di persone si erano già messe in viaggio, ma la proteste entrerà nel vivo in decine di piazze della nazione facendo eco allo slogan “Trieste chiama, l’Italia risponde” che già caratterizzò i cortei dopo il forzoso sgombero dei manifestanti dal varco 4 del porto triestino.

“Vi chiedo: fidatevi di me. C’è qualcuno che sta venendo qui a Trieste, e dico centinaia e centinaia di persone, che vogliono venire qui e rovinare l’obiettivo a tutti. Noi abbiamo annullato la manifestazione di domani e quella di sabato, l’appuntamento col governo rimane, ma non venite qui perché io non voglio mettere a repentaglio la vostra incolumità” è il disperato appello del portuale Stefano Puzzer, del Coordinamento 15 ottobre.

“C’è qualcuno che non vede l’ora di approfittare di questo per poi dare la colpa al Coordinamento 15 ottobre e bloccare tutte le manifestazioni – aggiunge Puzzer – Io vi chiedo di fidarvi di me, vi siete fidati di me fino ad adesso, fidatevi ancora. Ho la preoccupazione per voi, per le vostre famiglie, per chi vuole manifestare pacificamente. Rimanete a casa vostra, verrò io nelle piazze vostre nei prossimi giorni, ma voi non venite a Trieste, perché è una trappola, è una trappola grande e grossa”.

In una nota del Coordinamento 15 ottobre si legge: “In nome del senso di responsabilità che ha contraddistinto ogni iniziativa contro il green pass e l’obbligo vaccinale attuata finora, il Coordinamento 15 ottobre ha deciso di annullare il corteo ed il raduno in programma rispettivamente per venerdì 22 e sabato 23 ottobre a Trieste. Dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte della Questura per entrambi gli eventi, il Coordinamento ha infatti ricevuto nel corso della giornata odierna ripetute, verificate e preoccupanti segnalazioni riguardanti l’arrivo in città di persone e gruppi a noi ignoti, anche da altre nazioni europee, determinati a commettere atti di violenza in un contesto che potrebbe prestarsi al riproporsi di una nuova strategia della tensione e degli opposti estremismi”.

“In un momento molto delicato per la città triestina, anche a seguito dei gravissimi fatti avvenuti lunedì 18 ottobre al Molo VII ai danni di persone inermi – prosegue la nota – il Coordinamento ritiene infatti sia indispensabile garantire la massima sicurezza ai tanti cittadini che vogliono esprimere il loro civile e pacifico dissenso al green pass e all’obbligo vaccinale. L’annullamento è stato deciso anche per far sì che non venga compromesso in alcun modo l’incontro di sabato con la delegazione governativa. Ogni cittadino italiano, associazione e movimento si senta libero di continuare a manifestare il proprio dissenso in maniera pacifica nelle proprie piazze. Stefano Puzzer vi chiede di rimanere nelle vostre città e si impegna personalmente, sin da domenica, a portare a conoscenza di tutti l’esito dell’incontro con il Governo. Sulla base di tale incontro verranno decise eventuali nuove iniziative”.

“Per quanto riguarda in particolare Trieste e le persone che ugualmente vi convergeranno spontaneamente il Coordinamento tiene a ribadire che: – ribadiamo il nostro personale impegno per far sì che tutto si svolga in modo pacifico; – ci dissociamo fin d’ora, con forza, da qualsiasi episodio violento dovesse accadere; – confidiamo nella capacità di tutte le forze dell’ordine di saper isolare gli elementi pericolosi”.

TRIESTE CHIAMA L’ITALIA RISPONDE!
QUESTA È LA LISTA A NOI GIUNTA DELLE PIAZZE CHE SI SONO ATTIVATE
dal Comitato 15 Ottobre. Nota diffusa dal gruppo Telegram Contiamoci (dirette video) sito web Contiamoci.eu


AGRIGENTO: Piazza Cavour
ALESSANDRIA: Piazza Della Libertà
ALGHERO: Via Vittorio Emanuele incrocio Via Cagliari
ANCONA: Piazza Cavour
AOSTA: Piazza Chanoux
AREZZO: Piazza S. Agostino
ASCOLI PICENO: Piazza Del Popolo
ASTI: Piazza San Secondo
AVELLINO: Piazza Libertà
BARI: Piazza Ferrarese
BARLETTA: Piazza Aldo Moro
BASSANO DEL GRAPPA: Piazza Libertà
BELLUNO: Piazza Dei Martiri
BERGAMO: Davanti La Procura
BIELLA: Piazza Martiri Della Libertà
BOLOGNA: Piazza del Nettuno
BOLZANO: Piazza Walther
BRESCIA: Piazza Della Vittoria
BRESSANONE: Piazza Duomo
BRINDISI: Piazza Della Vittoria
BRUNICO: Piazza Municipio
BUSTO ARSIZIO: Piazza San Giovanni
CAGLIARI: Piazza Garibaldi
CAMPOBASSO: Piazza Vittorio Emanuele II
CASALE MONFERRATO: Piazza Castello
CASERTA: Piazza Carlo Di Borbone
CASTELFRANCO VENETO: Piazza Giorgione
CATANIA: Fontana Dell’Elefante
CATANZARO: Piazza Matteotti
CERVIA: Piazza Garibaldi
CESENA: Piazza Del Popolo
CIVITANOVA MARCHE: Piazza XX Settembre
CIVITAVECCHIA: Piazza Della Vita
COMO: Piazza Cavour
COSENZA: Piazza Bilotti
CREMONA: Piazza Stradivari
CROTONE: Piazza Resistenza
CUNEO: Piazza Galimberti
FELTRE: Piazza Maggiore
FERRARA: Piazza Trento
FIRENZE: Piazza Della Signoria
FOGGIA: Piazza Umberto Giordano
FORLÌ: Piazza Della Vittoria
GELA: Piazza San Francesco
GENOVA: Varco Etiopia
GROSSETO: Piazza Dante
IGLESIAS: Piazza Lamarmora
IMPERIA: Piazza San Giovanni
JESI: Piazza Federico II
LA SPEZIA: Piazza Europa
LADISPOLI: Piazza Rossellini
L’AQUILA: Piazza Duomo
LATINA: Piazza Del Popolo
LECCE: Piazza Sant’Oronzo
LECCO: Piazza Cermenati
LIVORNO: Piazza Del Municipio
LODI: Piazza Della Vittoria
LUCCA: Piazza Napoleone
MANTOVA: Piazza Sordello
MASSA: Piazza Aranci
MATERA: Piazza Vittorio Veneto
MESSINA: Piazza Cairoli
MILANO: Piazza Fontana
MODENA: Piazza Grande
MONTEBELLUNA: Piazza Del Municipio
MONZA: Piazza Trento
NAPOLI: Piazza Dante
NIZZA MONFERRATO: Piazza Garibaldi
NOVARA: Piazza Puccini
NUORO: Piazza Sebastiano Satta
OLBIA: Piazza San Simplicio
ORISTANO: Piazza Roma
OSTIA: Piazza Cesario Console
PADOVA: Piazza Duomo
PALERMO: Piazza Castelnuovo (Palchetto Della Musica)
PARMA: Piazza Garibaldi
PAVIA: Piazza Della Vittoria
PERUGIA: Piazza IV Novembre
PESARO: Piazza Del Popolo
PESCARA: Piazza Della Rinascita (Piazza Salotto)
PIACENZA: Pubblico passeggio (lato Respighi )
PINEROLO: Piazza Luigi Facta
PIOMBINO: Piazza Verdi
PISA: Piazza Vittorio Emanuele II
PISTOIA: Piazza Del Duomo
PORDENONE: Piazza XX Settembre
POTENZA: Piazza Mario Pagano
PRATO: Piazza Del Duomo
RAGUSA: Piazza Libertà
RAVENNA: Piazza Del Popolo
REGGIO CALABRIA: Piazza Italia
REGGIO EMILIA: Piazza Della Vittoria
RIETI: Piazza Vittorio Emanuele II
RIMINI: Piazzale John Kennedy
ROMA: Piazza del Popolo
ROVIGO: Piazza Vittorio Emanuele
SALERNO: Piazza Portanuova
SANREMO: Piazza Colombo
SASSARI: Piazza D’Italia
SAVONA: Piazza Sisto IV
SIENA: Piazza del Campo
SIRACUSA: Piazza Santa Lucia
SONDRIO: Piazza Campello
TARANTO: Piazza Garibaldi
TERNI: Piazza Europa
TORINO: Piazza Castello
TRAPANI: Piazza Vittorio Veneto
TRENTO: Piazza Dante
TREVISO: Piazza Dei Signori
UDINE: Piazza Della Libertà
VARESE: Piazza Monte Grappa
VENEZIA: Campo San Geremia – Palazzo Della Rai
VERCELLI: Piazza Cavour
VERONA: Piazza Bra
VIAREGGIO: Piazza Mazzini
VICENZA: Campo Marzo
VIGEVANO: Piazza Ducale
VITERBO: Piazza Del Plebiscito
VOGHERA: Piazza Meardi

Gran pasticcio nel rapporto sui decessi. Per l’ISS gran parte dei morti non li ha causati il Covid
di Franco Bechis
Iltempo.it, 21 ottobre 2021


Secondo il nuovo rapporto (che non veniva aggiornato da luglio) dell’Istituto Superiore di Sanità sulla mortalità per Covid, il virus che ha messo in ginocchio il mondo avrebbe ucciso assai meno di una comune influenza. Sembra un’affermazione strampalata e da no vax, ma secondo il campione statistico di cartelle cliniche raccolte dall’istituto solo il 2,9% dei decessi registrati dalla fine del mese di febbraio 2020 sarebbe dovuto al Covid 19. Quindi dei 130.468 decessi registrati dalle statistiche ufficiali al momento della preparazione del nuovo rapporto solo 3.783 sarebbero dovuti alla potenza del virus in sé. Perché tutti gli altri italiani che hanno perso la vita avevano da una a cinque malattie che secondo l’ISS dunque lasciavano già loro poca speranza. Addirittura il 67,7% ne avrebbe avuto insieme più di tre malattie contemporanee, e il 18% almeno due insieme. Ora personalmente conosco tanta gente, ma nessuno che abbia la sfortuna di avere cinque malattie gravi nello stesso tempo. Vorrei fidarmi dei nostri scienziati, poi vado a leggere i malanni elencati che sarebbero ragione non secondaria della perdita di tanti italiani e qualche dubbio da profano comincio a nutrire. Secondo l’Iss il 65,8% degli italiani che non ci sono più dopo essere stati infettati dal Covid era malato di ipertensione arteriosa, e cioè aveva la pressione alta. Il 23,5% era anche demente, il 29,3% aggiungeva ai malanni un po’ di diabete, il 24,8% pure fibrillazione atriale. E non basta: il 17,4% aveva già i polmoni ammalati, il 16,3% aveva avuto un cancro negli ultimi 5 anni; il 15,7% soffriva di scompenso cardiaco, il 28% aveva una cardiopatia ischemica, il 24,8% soffriva di fibrillazione atriale, più di uno ogni dieci era anche obeso, più di uno su dieci aveva avuto un ictus, e altri ancora sia pure in percentuale più ridotta aveva problemi gravi al fegato, dialisi e malattie auto-immuni.

Sarà tutto vero, non metto in dubbio i nostri scienziati. Ma se non è il virus ad uccidere gli italiani, allora mi spiegate perché la scienza ha imposto tutto quello che abbiamo visto in questo anno e mezzo abbondante? Dalle mascherine, al distanziamento, al lockdown e così via? E come facevamo ad avere quasi 126 mila italiani ridotti in quelle condizioni con 3, 4 o 5 malattie gravi, destinati comunque ad andarsene se anche non fosse mai esistito il coronavirus in poco tempo? Quei numeri sarebbero un atto di accusa clamoroso nei confronti del sistema sanitario italiano da cui pure provengono. Uso il condizionale perché qualche dubbio ho su quel che viene scritto fin dal primo giorno in quel rapporto. Che risente come ogni comunicazione dell’Iss o del Cts delle direttive governative fornite via via durante i mesi, che sono state il vero e unico faro di quelli che continuiamo a chiamare “scienziati”.

All’inizio il governo allora in carica, quello di Giuseppe Conte, mentre l’Italia mostrava di essere il paese del mondo più impreparato e pure incapace di affrontare la pandemia, chiedeva dati per tranquillizzare gli italiani. E ricordo bene le conferenze stampa settimanali Iss e protezione civile in cui questi decessi venivano sempre minimizzati, ponendo sempre l’accento sulle molte patologie riscontrate in chi non ce l’aveva fatta. Bisognava dire che questo virus non uccideva in sé, ma accompagnato ad altri malanni in persone fragili poteva affrettare una fine che comunque era vicina. Poi in periodo di campagna vaccinazioni l’esigenza governativa è diventata quella diametralmente opposta: drammatizzare e spingere chiunque verso la salvezza delle fiale messe a disposizione. Ma si sono dimenticati di aggiornare le istruzioni sul rapporto mortalità, che ha seguito nella sua pubblicazione sempre più diradata nel tempo e mai tambureggiata, l’impostazione data all’inizio. Una gran confusione dunque, che alimenta anche paure e irrigidisce resistenze ancora di qualche milione di italiani che alla vaccinazione ha scelto di sottrarsi. Forse con un po’ meno propaganda, meno rigidità e più informazione corretta tutto questo non sarebbe così…

Rapporto ISS, solo 3mila su 130mila morti di Covid-19? Bassetti: “Offeso l’onore dei morti”. “I numeri vengono letti da ignoranti e speculatori”

La notizia data da alcuni organi di stampa sull’ultimo Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (a fronte di 130mila decessi catalogati ufficialmente per Covid-19, solo 3783 sono dovuti direttamente al Covid-19 e in tutti gli altri casi il motivo della morte andrebbe piuttosto ricollegato ad altre patologie), ha scattenato la reazione del Professor Matteo Bassetti, Responsabile DIAR Malattie Infettive della Liguria: “Questo rapporto dice che la maggior parte di quelli che sono morti di Covid-19 in Italia avevano delle patologie, fondamentalmente avevano degli altri problemi. Ma è giusto dire che uno che è obeso, che ha un po’ di diabete o che ha una fibrillazione atriale è giusto che muoia di Covid-19? Il problema è che quando questi numeri vengono letti da ignoranti e speculatori purtroppo si dà alla gente una informazione che non è corretta”. Informazione scorretta da parte degli organi di stampa che hanno riletto i dati, offendendo la memoria di chi non c’è più, secondo Bassetti: “Queste persone se non fosse arrivato il Covid-19 sarebbero ancora con noi. Questo è importante e se non diciamo questo offendiamo l’onore di tutta quella gente che è morta ed è gravissimo che ci sia qualcuno che scrive ciò in un articolo di giornale e che si discuta in trasmissioni televisive. Mi sono vergognato di vivere in un Paese in cui c’è qualcuno che guarda quel report dicendo che su 130mila morti solo 3mila sono morti di Covid-19”.

L’attore Montesano ieri ha iniziato a leggere in collegamento con Dritto e Rovescio su Rete4 i numeri reali dei morti Covid-19 pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità e Licia Ronzulli (Forza Italia) si arrabbia moltissimo

Scrive @neXt quotidiano oggi: «L’attore mistifica la realtà, per professione. Lo fa quando deve interpretare un ruolo, un personaggio che non risponde – per caratteristiche – alla sua vita. Lo fa quando deve rendersi protagonista di una rappresentazione scenica in un mondo della finzione. Ed è quello che ha fatto giovedì sera Enrico Montesano che – da fervente no vax (e tutte le declinazioni del negazionismo sulla pandemia) – ha deciso di sciorinare alcuni dati letti sul quotidiano Il Tempo, facendo tornare in auge quel vecchio concetto (inutile) che differenzia i “morti di covid” ai “morti con covid”. E nel teatro dello studio Mediaset è andata in scena la lite con la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli». Poi @neXt quotidiano conclude: «Si tratta di numeri reali che, però, Montesano – così come fatto da Franco Bechis su Il Tempo, vengono estratti dal loro contesto. Con un solo intento: continuare ad ammiccare al pubblico no vax e no green pass e ai negazionisti della pandemia. Perché sì, solamente il 3% dei decessi totali in Italia (con gli ultimi bollettini abbiamo superato quota 130mila) non aveva patologie pregresse e la causa primaria della morte è stata l’infezione da Sars-CoV-2. Ma questo significa poco o nulla. Il 97% delle persone decedute era affetto anche da altre malattie, ma il Covid ha contribuito a provocare la loro morte. Inutile, dunque, proseguire – come invece vuole fare Montesano – con la distinzione tra i “morti di e morti con Covid”, perché si tratta di un mero esercizio di negazionismo. Senza il virus, probabilmente, quelle vittime sarebbero ancora in vita. Lo sanno tutti, lo sanno bene anche a Il Tempo. Montesano, invece, forse no».

Istituto Superiore di Sanità
Comunicato Stampa N°53/2021
Covid-19: i vaccinati deceduti sono “iperfragili”, età media più alta e più malattie pregresse
“Ridurre la circolazione del virus è il miglior modo per proteggerli”
ISS, 19 ottobre 2021


I deceduti per Covid-19 che hanno completato il ciclo vaccinale hanno un’età media più alta (85,5 vs 78,3) rispetto ai non vaccinati, e anche il numero medio di patologie osservate è significativamente più alto in questo gruppo (5,0 vs 3,9 patologie pre-esistenti). Lo afferma un approfondimento contenuto nel report periodico sui decessi dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicato oggi, basato sull’analisi di un campione di 671 cartelle cliniche relative a decessi avvenuti dal 01/02/2021 fino al 05/10/2021.
Nel periodo considerato sono 38.096 i decessi SARS-COV-2 positivi. Tra questi sono 33.620 quelli in coloro che non avevano ancora ricevuto alcuna dose di vaccinazione e 1.440 i decessi SARS-COV-2 positivi in vaccinati con ciclo vaccinale completo (3,7% di tutti i decessi SARS-COV-2 positivi avvenuti nel periodo). L’analisi delle loro caratteristiche indica che la presenza di cardiopatie (cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco), di demenza e di cancro si è dimostrata più alta nel campione di vaccinati.
“I risultati qui presentati – spiega Graziano Onder, direttore del dipartimento di Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Iss – indicano chiaramente che le persone decedute dopo il completamento del ciclo vaccinale hanno un elevato livello di complessità clinica, significativamente superiore rispetto alle persone che non hanno potuto beneficiare dell’effetto del vaccino a causa di un contagio precoce o perché non hanno neanche iniziato il ciclo vaccinale. È possibile ipotizzare che i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. Queste persone molto fragili e con una ridotta risposta immunitaria, sono quelle che possono maggiormente beneficiare di una ampia copertura vaccinale dell’intera popolazione in quanto ciò riduce ulteriormente il rischio di infezione. Ridurre la circolazione del virus è il miglior modo per proteggerli”.
Caratteristiche demografiche dei deceduti
Il report descrive le caratteristiche di 130.468 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia dall’inizio della sorveglianza al 5 ottobre 2021 riportati dalla Sorveglianza Integrata COVID-19 coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). L’età media dei pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 è 80 anni (mediana 82, range 0-109). Le donne decedute sono 56.792 (43,5%). Solo nella fascia di età maggiore di 90 anni il numero di decessi di sesso femminile è superiore a quelli di sesso maschile, dato da mettere in relazione al fatto che la popolazione in questa fascia è costituita per circa il 72% da donne. Complessivamente, le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 anni – uomini 80 anni). Al 5 ottobre 2021 sono 1.601, dei 130.468 (1,2%), i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 399 di questi avevano meno di 40 anni (245 uomini e 154 donne con età compresa tra 0 e 39 anni).

Report sulle caratteristiche dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 in Italia

Il presente report è basato sui dati aggiornati al 5 ottobre 2021

1. Caratteristiche demografiche dei deceduti

Il presente report descrive le caratteristiche di 130.468 pazienti deceduti e positivi a SARS-CoV-2 in Italia dall’inizio della sorveglianza al 5 ottobre 2021 riportati dalla Sorveglianza Integrata COVID-19 coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Figura 1. Età mediana deceduti e diagnosticati positivi a SARS-CoV-2
La figura 1 mostra che l’età mediana dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 è più alta di oltre 35 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione (pazienti deceduti: età mediana 82 anni; pazienti con infezione: età mediana 45 anni).
Figura 2. Numero di decessi per fascia di età e sesso
La figura 2 mostra il numero dei decessi per fascia di età. Solo nella fascia di età ≥90 anni il numero di decessi di sesso femminile è superiore a quelli di sesso maschile. Questo dato è da mettere in relazione al fatto che la popolazione di età ≥90 anni in Italia è costituita per circa il 72% da donne. Complessivamente, le donne decedute dopo aver contratto infezione da SARS-CoV-2 hanno un’età più alta rispetto agli uomini (età mediane: donne 85 anni – uomini 80 anni).
Al 5 ottobre 2021 sono 1.601, dei 130.468 (1,2%), i pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi di età inferiore ai 50 anni. In particolare, 399 di questi avevano meno di 40 anni (245 uomini e 154 donne con età compresa tra 0 e 39 anni).
Nota: per 2 decessi non è stato possibile valutare l’età
Figura 3. Età media dei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi per settimana di decesso
La figura 3 mostra l’andamento dell’età media dei pazienti deceduti positivi a SARS-CoV-2 per settimana di calendario, a partire dalla 3° settimana di febbraio 2020 (la data del primo decesso risale al 20 febbraio 2020). L’età media dei decessi settimanali è andata sostanzialmente aumentando fino agli 85 anni (1° settimana di luglio 2020) per poi calare leggermente; un’ulteriore riduzione dell’età media dei decessi è stata rilevata a partire dai mesi di febbraio-marzo 2021 (80 anni nella 2° settimana di febbraio 2021), fino a raggiungere i 72 anni nella 2° settimana di luglio 2021. Questa riduzione nell’età media dei decessi è verosimilmente conseguenza dell’effetto protettivo delle vaccinazioni nella popolazione più anziana cui è stata data priorità nell’ambito del “Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2”. Dalla seconda settimana di luglio 2021 l’età media dei decessi è aumentata leggermente restando comunque sotto gli 80 anni. Si segnala che i dati delle ultime settimane di osservazione devono essere consolidati e pertanto potrebbero subire variazioni.

2. Patologie preesistenti in un campione di deceduti

Tabella 1. Patologie più comuni osservate nei pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi
La tabella 1 presenta le più comuni patologie croniche preesistenti (diagnosticate prima di contrarre l’infezione) in un campione di pazienti deceduti. Questo dato è stato ottenuto da 7.910 deceduti per i quali è stato possibile analizzare le cartelle cliniche. Le cartelle cliniche sono inviate all’ISS dagli ospedali secondo tempistiche diverse, compatibilmente con le priorità delle attività svolte negli ospedali stessi. Il campione è quindi di tipo opportunistico, rappresenta solo i decessi in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero, e le Regioni sono rappresentate cercando di conservare una proporzionalità rispetto al numero di decessi. Il numero medio di patologie osservate in questa popolazione è di 3,7 (mediana 3, Deviazione Standard 2,1). Complessivamente, 230 pazienti (2,9% del campione) presentavano 0 patologie, 902 (11,4%) presentavano 1 patologia, 1.424 (18,0%) presentavano 2 patologie e 5.354 (67,7%) presentavano 3 o più patologie.

3. Complicanze

L’insufficienza respiratoria è stata la complicanza più comunemente riportata nel campione di deceduti per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (93,6%), seguita da danno renale acuto (24,9%), sovrainfezione (20,1%) e danno miocardico acuto (10,2%).

4. Caratteristiche decessi per fascia di età

Tabella 2. Patologie e complicanze più comuni osservate nei pazienti deceduti SARS-COV-2 positivi per fascia di età
La tabella 2 presenta le più comuni patologie croniche preesistenti e le complicanze legate all’infezione da SARS-CoV-2 nei pazienti deceduti distinte in 4 fasce di età (16-59, 60-69, 70-79, 80+ anni). Le prevalenze di cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, demenza, aumentano con le età; diminuiscono, invece, con l’avanzare dell’età, le prevalenze di epatopatia cronica, delle patologie per cui è necessaria la dialisi, di infezione da HIV e di obesità; per diabete, BPCO e tumore si riscontra una diminuzione solo nell’ultima fascia di età in controtendenza alla generale crescita con l’età; per malattie autoimmuni, al contrario, si riscontra un aumento solo nell’ultima fascia di età in controtendenza alla diminuzione con l’età. Per quanto riguarda il numero di patologie, la prevalenza di coloro che hanno 3 o più patologie aumenta con le età, mentre diminuiscono con le età le prevalenze di coloro che hanno meno di 3 patologie. Per tutte le patologie considerate il trend è statisticamente significativo.
Per quello che riguarda le complicanze legate all’infezione da SARS-CoV-2 è possibile osservare come a eccezione delle complicanze respiratorie che sono presenti in maniera omogenea in tutte le fasce di età, le complicanze non respiratorie sono più comunemente osservate nei deceduti di età <70 anni. Questo dato indica che, se nelle persone molto anziane i decessi nei SARS-CoV-2 positivi sono legati a una maggiore vulnerabilità causata dalle patologie pre-esistenti, nella popolazione più giovane, che presenta un minor numero di patologie croniche, il decesso è spesso associato alla compresenza di complicanze respiratorie e non respiratorie dell’infezione.

5. Descrizione dei tempi legati al ricovero in un campione di deceduti

Figura 4. Tempi mediani di insorgenza sintomi, ricovero e decesso (in giorni) nei pazienti deceduti SARS-CoV2 positivi
Figura 4-bis. Tempi mediani di insorgenza sintomi, ricovero e decesso (in giorni) nei pazienti deceduti SARSCoV-2 positivi negli ultimi 6 mesi

La figura 4 mostra, nel campione di pazienti deceduti SARS-CoV-2 positivi per cui sono state analizzate le cartelle cliniche (N=7.910), i tempi mediani in giorni tra: la data dell’insorgenza dei sintomi e la data del decesso (13 giorni); la data dell’insorgenza dei sintomi e quella del ricovero in ospedale (5 giorni); la data del ricovero in ospedale e quella del decesso (8 giorni). Il tempo intercorso dal ricovero in ospedale al decesso era di 6 giorni più lungo in coloro che venivano trasferiti in rianimazione rispetto a quelli che non venivano trasferiti (13 giorni contro 7 giorni).
Se restringiamo la valutazione agli ultimi 6 mesi (figura 4-bis), notiamo come sia aumentato il tempo mediano dall’insorgenza dei sintomi al decesso, in particolare per coloro che vengono ricoverati in rianimazione; si è ridotto il tempo mediano dall’insorgenza dei sintomi al ricovero in ospedale. Questi dati sono indicativi di un miglioramento nella capacità diagnostica e nell’organizzazione delle cure ai pazienti SARSCoV-2 positivi.

6. Confronto caratteristiche decessi SARS-COV-2 positivi nei ‘non vaccinati-nessuna dose’, nei ‘vaccinati con contagio precoce’ e in quelli con ‘ciclo vaccinale completo’

Dal 01/02/2021 al 05/10/2021 sono 38.096 i decessi SARS-COV-2 positivi. Tra questi 1.440 sono i decessi SARS-COV-2 positivi in vaccinati con ‘ciclo vaccinale completo’ (3,7% di tutti i decessi SARS-COV-2 positivi nel periodo in esame).
Tabella 3. Caratteristiche cliniche osservate nei pazienti deceduti SARS-COV-2 positivi ‘non vaccinati-nessuna dose’, ‘vaccinati con contagio precoce’ e con ‘ciclo vaccinale completo’
La tabella 3 presenta le caratteristiche cliniche più comuni nei pazienti deceduti SARS-COV-2 positivi ‘non vaccinati-nessuna dose’, in quelli ‘vaccinati con contagio precoce’ e in quelli con ‘ciclo vaccinale completo’: patologie croniche preesistenti e complicanze.
In questa analisi sono classificati come ‘non vaccinati-nessuna dose’ i deceduti con tampone positivo per SARS-CoV2 documentato che non avevano ancora ricevuto alcuna dose di vaccino di qualsiasi tipo. Questi sono soggetti che hanno contratto l’infezione prima della vaccinazione.
Sono classificati come ‘vaccinati con contagio precoce’ i deceduti con tampone positivo per SARS-CoV2 documentato entro 14 giorni dopo l’inizio del ciclo vaccinale (quindi entro 14 giorni immediatamente successivi la prima dose dei vaccini Pfizer-Biontech, Moderna e AstraZeneca o nei 14 giorni immediatamente successivi l’unica dose per il vaccino Janssen/Johnson&Johnson). Questi sono soggetti che hanno contratto l’infezione prima di completare il ciclo di vaccinazione o in un periodo in cui questa non aveva ancora stimolato una risposta immunitaria specifica tale da ridurre la suscettibilità all’infezione.
Sono classificati come ‘vaccinati con ciclo completo’ tutti i decessi con una diagnosi confermata di infezione da virus SARS-CoV2 documentata dopo 14 giorni dal completamento del ciclo vaccinale (quindi 14 giorni dal completamento della seconda dose per i vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e Astra Zeneca o 14 giorni dalla somministrazione dell’unica dose per il vaccino Janssen/Johnson&Johnson). Questa definizione è in linea con quanto suggerito del Center for Disease Control and Prevention (CDC) negli Stati Uniti [QUI]. Un ciclo vaccinale completo non garantisce comunque una efficacia vaccinale del 100%. Infatti, gli studi clinici controllati hanno evidenziato una efficacia vaccinale dei vaccini in uso in Italia con valori tra l’88 e il 97% (“Epidemia COVID-19. Aggiornamento nazionale 29 settembre 2021”; [QUI]).
Questo tipo di analisi viene proposta con l’intenzione di paragonare i deceduti SARS-COV-2 positivi a ‘ciclo vaccinale completo’ con due campioni di deceduti SARS-COV-2 positivi: coloro che non avevano ricevuto alcuna dose di vaccino e coloro che, pur avendo ricevuto una dose di vaccino, non hanno potuto godere dei benefici dello stesso in quanto hanno contratto l’infezione prima di completare la vaccinazione o in un periodo in cui questa non aveva ancora stimolato una risposta immunitaria specifica tale da ridurre la suscettibilità all’infezione. Questo ultimo gruppo, definito come ‘vaccinati con contagio precoce’, è pertanto assimilabile da un punto di vista biologico alla popolazione di non vaccinati. Attraverso il paragone tra deceduti ‘vaccinati con contagio precoce’ e con ‘ciclo vaccinale completo’ viene ridotto il possibile bias legato al fatto che inizialmente sia stata data priorità vaccinale alle persone molto anziane e fragili.
Per questa analisi è stata scelta la data dello 01/02/2021 come data indice perché corrisponde alle cinque settimane necessarie per il completamento del ciclo vaccinale a partire dall’inizio della campagna vaccinale avvenuto il 27/12/2020.
Fino al 05/10/2021 sono 33.620 i decessi SARS-COV-2 positivi in coloro che non avevano ancora ricevuto alcuna dose di vaccinazione (‘non vaccinati-nessuna dose’), 2.130 i decessi SARS-COV-2 positivi in ‘vaccinati con contagio precoce’ e 1.440 i decessi SARS-COV-2 positivi in vaccinati con ‘ciclo vaccinale completo’ (3,7% di tutti i decessi SARS-COV-2 positivi avvenuti nel periodo dal 01/02/2021 al 05/10/2021). Si segnala che questo dato non può fornire informazioni circa l’efficacia della vaccinazione ma viene fornito con finalità puramente descrittive. Si segnala inoltre che al 05/10/2021 erano 42.835.902 le persone vaccinate con ciclo completo (14 giorni dal completamento della seconda dose per i vaccini Pfizer-BioNtech, Moderna e Astra Zeneca o 14 giorni dalla somministrazione dell’unica dose per il vaccino Janssen/Johnson&Johnson).
L’analisi qui presentata è basata su un campione di 671 cartelle cliniche relative ai decessi ‘non vaccinatinessuna dose’ (2,0% dei 33.620 decessi SARS-COV-2 positivi ‘non vaccinati-nessuna dose’), 239 cartelle cliniche relative ai decessi ‘vaccinati con contagio precoce’ (11,2% dei 2.130 decessi SARS-COV-2 positivi in ‘vaccinati con contagio precoce’) e di 171 cartelle cliniche dei decessi con ‘ciclo vaccinale completo’ (11,9% dei 1.440 decessi SARS-COV-2 positivi in vaccinati con ‘ciclo vaccinale completo’) avvenuti fino al 05/10/2021.
Rispetto ai deceduti ‘non vaccinati-nessuna dose’ quelli con ‘ciclo vaccinale completo’ avevano un’età media notevolmente superiore (85,5 vs 78,3). Il numero medio di patologie osservate è significativamente più alto nel gruppo di vaccinati con ‘ciclo vaccinale completo’ (5,0 vs 3,9 patologie preesistenti) ed in particolare la presenza di cardiopatie (cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco), di demenza e di cancro si è dimostrata più alta in questo campione; il contrario accade per l’obesità. Inoltre, nella popolazione di ‘vaccinati a ciclo completo’ il decesso avviene più frequentemente come conseguenza di complicanze extrarespiratorie (danno miocardico acuto) e meno frequentemente per insufficienza respiratoria.
Rispetto ai deceduti ‘vaccinati con contagio precoce’ quelli con ‘ciclo vaccinale completo’ avevano un’età media leggermente superiore (85,5 vs 83,9). Il numero medio di patologie osservate è comunque più alto nel gruppo di vaccinati con ‘ciclo vaccinale completo’ (5,0 vs 4,1 patologie pre-esistenti), ancora più presenti in questo campione la cardiopatia ischemica, lo scompenso cardiaco ed il cancro; meno presente l’obesità.
Similmente al confronto precedente, nella popolazione di ‘vaccinati a ciclo completo’ il decesso avviene più frequentemente come conseguenza di complicanze extrarespiratorie (danno miocardico acuto soprattutto) e meno frequentemente per insufficienza respiratoria.
Anche in questo caso, come per l’analisi dei decessi presentata nei paragrafi da 2 a 6, si segnala che il campione è di tipo opportunistico, rappresenta solo i decessi avvenuti in soggetti che hanno avuto necessità del ricovero in ospedale e si riferisce al campione per cui sono disponibili cartelle cliniche inviate all’ISS dagli ospedali. In questo contesto occorre segnalare che l’età media nel campione di cartelle cliniche dei decessi ‘non vaccinati-nessuna dose’ è di 78,3 contro un’età media di tutti i decessi appartenenti a questo gruppo di 77,9; l’età media dei ‘vaccinati con contagio precoce’ è di 83,9 anni contro un’età media di tutti i decessi appartenenti a questo gruppo di 82,4 anni e l’età media nel campione di cartelle cliniche dei decessi con ‘ciclo vaccinale completo’ è 85,5 anni contro un’età media di 84,0 delle persone decedute nelle stesse condizioni vaccinali nella popolazione. La proporzione di donne nel campione di cartelle cliniche analizzate nel gruppo dei decessi ‘non vaccinati-nessuna dose’ è di 42,3% contro il 42,0% nella popolazione; quella dei decessi ‘vaccinati con contagio precoce’ è 39,7% contro il 41,8% nella popolazione e quella dei decessi con ‘ciclo vaccinale completo’ è 43,3% a fronte del 44,2% nella popolazione.
I risultati qui presentati indicano chiaramente che le persone decedute dopo il completamento del ciclo vaccinale hanno un elevato livello di complessità clinica, significativamente superiore rispetto alle persone che non hanno potuto beneficiare dell’effetto del vaccino a causa di un contagio precoce o perché non hanno neanche iniziato il ciclo vaccinale. È possibile ipotizzare che i pazienti molto anziani e con numerose patologie possono avere una ridotta risposta immunitaria e pertanto essere suscettibili all’infezione da SARS-CoV-2 e alle sue complicanze pur essendo stati vaccinati. Queste persone molto fragili e con una ridotta risposta immunitaria, sono quelle che possono maggiormente beneficiare di una ampia copertura vaccinale dell’intera popolazione in quanto ciò ridurrebbe ulteriormente il rischio di infezione.
Questo report è stato prodotto dal Gruppo della Sorveglianza dei Decessi SARS-CoV-2
Membri del Gruppo della Sorveglianza dei Decessi SARS-CoV-2
Luigi Palmieri, Elvira Agazio, Pierfrancesco Barbariol, Antonino Bella, Eva Benelli, Luigi Bertinato, Matilde Bocci, Stefano Boros, Marco Bressi, Giovanni Calcagnini, Marco Canevelli, Federica Censi, Alessandra Ciervo, Elisa Colaizzo, Roberto Da Cas, Martina Del Manso, Corrado Di Benedetto, Chiara Donfrancesco, Massimo Fabiani, Francesco Facchiano, Marco Floridia, Fabio Galati, Marina Giuliano, Tiziana Grisetti, Cecilia Guastadisegni, Ilaria Lega, Cinzia Lo Noce, Pietro Maiozzi, Valerio Manno, Margherita Martini, Marco Massari, Alberto Mateo Urdiales, Eugenio Mattei, Claudia Meduri, Paola Meli, Francesca Menniti Ippolito, Giada Minelli, Lorenza Nisticò, Graziano Onder, Daniele Petrone, Patrizio Pezzotti, Flavia Pricci, Ornella Punzo, Federica Quarata, Valeria Raparelli, Flavia Riccardo, Simone Rocchetto, Chiara Sacco, Paolo Salerno, Giulia Sarti, Debora Serra, Stefania Spila Alegiani, Matteo Spuri, Marco Tallon, Manuela Tamburo De Bella, Dorina Tiple, Marco Toccaceli Blasi, Federica Trentin, Brigid Unim, Luana Vaianella, Nicola Vanacore, Maria Fenicia Vescio, Emanuele Rocco Villani, Liliana Elena< Weimer, Silvio Brusaferro.
Leggi il report completo, incluse le figure e le tabelle: QUI.

Studio dell’Università di Harvard – I Paesi con i tassi di vaccinazione più alti hanno il maggior numero di casi Covid-19 per milione di persone. I sieri non funzionano
Databaseitalia.it, 21 ottobre 2021


Le iniezioni di siero COVID-19 sono state presentate come l’unica soluzione per fermare la pandemia. La vaccinazione di massa è avvenuta su una scala senza precedenti e, a ottobre 2021, sono state somministrate 6,54 miliardi di dosi di vaccini COVID-19, pari al 47,6% della popolazione mondiale che ha ricevuto almeno una dose. [1]

Lo sforzo di iniezione di massa, tuttavia, non è riuscito a fermare la pandemia e uno studio pubblicato sull’European Journal of Epidemiology [QUI] ha rilasciato dati bomba che mostrano che gli aumenti di COVID-19 non sono correlati ai livelli di vaccinazione in 68 paesi in tutto il mondo e 2.947 contee nel USA. [2]

I dati mostrano che i sieri non funzionano come promesso

La narrativa ufficiale del COVID continua ad incolpare i non vaccinati, anche se i dati mostrano che le aree con alti tassi di vaccinazione, come Israele, continuano ad avere una significativa diffusione del COVID-19. Come notato da SV Subramanian, dell’Harvard Center for Population and Development Studies e un collega dell’European Journal of Epidemiology: [3]

  • “I vaccini attualmente sono la principale strategia di mitigazione per combattere il COVID-19 in tutto il mondo. Ad esempio, si sostiene che la narrativa relativa all’aumento in corso di nuovi casi negli Stati Uniti (USA) sia guidata da aree con bassi tassi di vaccinazione.
  • Una narrativa simile è stata osservata anche in paesi come la Germania e il Regno Unito. Allo stesso tempo, Israele, che è stato acclamato per i suoi rapidi ed alti tassi di vaccinazione, ha visto anche una sostanziale ripresa dei casi di COVID-19”.

Utilizzando i dati di Our World in Data per l’analisi transnazionale e i dati del team COVID-19 della Casa Bianca per le contee statunitensi, i ricercatori hanno studiato la relazione tra i nuovi casi di COVID-19 e la percentuale della popolazione che era stata completamente vaccinata. Sono stati inclusi sessantotto paesi, tra i quali non hanno trovato “nessuna relazione distinguibile tra la percentuale di popolazione completamente vaccinata e i nuovi casi di COVID-19 negli ultimi sette giorni”.

La vaccinazione non solo non ha ridotto il numero di nuovi casi di COVID-19, ma è stata associata a un leggero aumento di essi. Secondo lo studio, “[T] la linea di tendenza suggerisce un’associazione marginalmente positiva in modo tale che i paesi con una percentuale più elevata di popolazione completamente vaccinata abbiano casi COVID-19 più elevati per 1 milione di persone”. [4]

Se ci fosse qualche dubbio sulla necessità di mettere seriamente in discussione la campagna mondiale di iniezioni di massa, questo dovrebbe metterlo a tacere: Islanda e Portogallo, che hanno entrambi più del 75% della loro popolazione completamente vaccinata, hanno più casi COVID-19 per 1 milione di persone rispetto al Vietnam e al Sud Africa, che hanno solo il 10% circa della loro popolazione completamente vaccinata. [5]

Israele è un altro esempio. Con oltre il 60% della sua popolazione completamente vaccinata, ha avuto il più alto numero di casi COVID-19 per 1 milione di persone negli ultimi sette giorni. [6] I dati delle contee statunitensi erano simili, con nuovi casi di COVID-19 per 100.000 persone “molto simili” indipendentemente dalla percentuale della popolazione completamente vaccinata.

“Sembra anche che non vi sia alcuna segnalazione significativa di casi di COVID-19 in diminuzione con percentuali più elevate di popolazione completamente vaccinata”, hanno scritto. [7] In particolare, delle cinque contee statunitensi con i più alti tassi di vaccinazione – che vanno dall’84,3% al 99,9% completamente vaccinati – quattro di loro erano nell’elenco “alta trasmissione” dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie. Nel frattempo, il 26,3% delle 57 contee a “bassa trasmissione” ha bassi tassi di vaccinazione inferiori al 20%.

Lo studio ha anche tenuto conto di un ritardo di un mese che potrebbe verificarsi tra i completamente vaccinati, poiché si dice che occorrono due settimane dopo la dose finale affinché si verifichi la “piena immunità”. Tuttavia, non è stata osservata “nessuna associazione distinguibile tra i casi di COVID-19 e i livelli di vaccinazione completa”. [8]

Lo studio ha riassunto diversi motivi per cui “affidarsi unicamente alla vaccinazione come strategia primaria per mitigare il COVID-19” dovrebbe essere rivalutato. Per cominciare, l’efficacia del vaccino sta diminuendo. Un rapporto del Ministero della Salute israeliano ha mostrato che l’iniezione di Pfizer-BioNTech era efficace solo per il 39% nel prevenire l’infezione da COVID-19, [9] [10] che è “sostanzialmente inferiore all’efficacia dello studio del 96%”. [11]

“È stato riportato anche un sostanziale declino dell’immunità dai vaccini mRNA sei mesi dopo l’immunizzazione”, hanno osservato i ricercatori, aggiungendo che anche il ricovero grave e la morte per COVID-19, contro cui i vaccini affermano di offrire protezione, sono aumentati da 0,01 a 9 % e da 0 a 15,1%, rispettivamente, tra i completamente vaccinati da gennaio 2021 a maggio 2021. 12 Se i sieri funzionano come pubblicizzato, perché questi tassi non hanno continuato a salire invece di diminuire?

Riferimenti

1. Vaccinazioni CDC. Tracciatore di dati CDC COVID. Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. 2021. https://covid.cdc.gov/covid-data-tracker/#vaccinations.
2. Nicolas E. Germany valuta le restrizioni per i non vaccinati mentre i casi aumentano. Osservatore UE; 2021.
3. Estrin D. Israele altamente vaccinato sta assistendo a un drammatico aumento dei nuovi casi di COVID. Ecco perché. NATIONAL PUBLIC RADIO, RADIO PUBBLICA, 2021.
4. Ritchie H, Ortiz-Ospina E, Beltekian D, Mathieu E, Hasell J, Macdonald B, Giattino C, Appel C, Rodés-Guirao L, Roser M. Pandemia di coronavirus (COVID-19). 2020. Pubblicato online su OurWorldInData.org. Estratto da: QUI.
5. Squadra COVID-19 della Casa Bianca. Rapporto sul profilo della comunità COVID-19. 2020. HealthData.gov.
6. Ministero della Salute Israele. Dati sulla vaccinazione a due dosi. Governo di Israele, 2021.
7. Thomas SJ, Moreira ED, Kitchin N, Absalon J, Gurtman A, Lockhart S, Perez JL, et al. Sicurezza ed efficacia a sei mesi del vaccino BNT162b2 Mrna Covid-19. MedRxiv. 2021. Articolo PubMed PubMed Central Google Scholar
8. Gazit S, Shlezinger R, Perez G, Lotan R, Peretz A, Ben-Tov A, Cohen D, Muhsen K, Chodick G, Patalon T. Confrontando l’immunità naturale sars-cov-2 con l’immunità indotta dal vaccino: reinfezione contro infezioni rivoluzionarie. MedRxiv. 2021. Articolo Google Scholar
9. Canaday DH, Oyebanji OA, Keresztesy D, Payne M, Wilk D, Carias L, Aung H, Denis KS, Lam EC, Rowley CF, Berry SD, Cameron CM, Cameron MJ, Wilson B, Balazs AB, King CL, Gravenstein S Significativa riduzione dell’immunità umorale tra gli operatori sanitari e i residenti nelle case di cura 6 mesi DOPO la vaccinazione contro l’mRNA COVID-19 BNT162b2. MedRxiv. 2021. Articolo PubMed PubMed Central Google Scholar
10. McMorrow M. (rip.). Migliorare le comunicazioni sull’innovazione e l’efficacia dei vaccini. 2021. Estratto da QUI.

89.31.72.207