Se tanto non basteranno neppure i vaccini per togliere le restrizioni, che impongono a fare l’infame lasciapassare verde? Non ne usciremo. Fine pena mai

«Vi siete accorti che per andare a votare non era richiesto il Green Pass? Perché una persona per lavorare deve essere costretto al Green Pass? C’è una violazione di diritti delle persone contro la Costituzione» (Vittorio Sgarbi – Quarta Repubblica, 18 ottobre 2021).

Da tempo non è più questione di salute ma di libertà. Più che ci avviciniamo al 31 dicembre, più diventerà chiaro. Come è chiaro che l’infame Green Pass non centra con la lotta all’epidemia. «#RaiNews24 Il governo si dichiara felice per il boom di vaccini dovuto a Green Pass Obbligatorio. “Abbiamo ottenuto l’effetto sperato”. Che era un ricatto si era capito, ma lo ammettono tranquillamente come se il ricatto NON FOSSE REATO. Per voi tutto ok come sempre ovviamente, si?» (Sylvie @Sylvie26804002 – Twitter, 17 ottobre 2021).

Stasera ho deciso di iniziare con la notizia – chi ne ha sentito parlare, batta un colpo – che il giornalista freelance Maurizio Bolognetti è al 25° giorno di azione nonviolenta – lo sciopero della fame – per dire in parole chiare STOP ALL’ATTENTATO CONTRO I DIRITTI POLITICI DEL CITTADINO, DI UN POPOLO. Per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge. Scrive in un Tweet: «Non chiedete a me di smettere, chiedetelo agli interlocutori di questa azione. Fame di Democrazia, Verità, Diritti Umani, Giustizia sociale… #regime».

Come lui, non rappresento nessuno, ma sono un libero cittadino, come lui. Da libero cittadino faccio le mie scelte nella vita, come lui, informato, pensando con la propria testa, agendo col buon senso e responsabilmente. E trovo insopportabile, che per “concedere” qualcosa che ha già costituzionalmente – il diritto di parlare – a chi fa una battaglia politica sull’infame lasciapassare verde (e più in generale su tutto quello che sta succedendo nella società oggi), viene chiesto se si è vaccinato. Quindi, non solo deve avere l’infame lasciapassare verde per poter lavorare, ma pure per parlare. In Sud Africa ai tempi dell’apartheid avrebbero controllato se era nero, altrimenti che aveva da protestare?

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Spero che mi è permesso ancora di citare queste parole, visto che quelle di Primo Levi sono proibiti. Schluss! hanno decretato i proprietari del diritto di espressione. Quanto fissato in modo solenne dall’articolo 1 della più bella Costituzione del mondo è stato rottamato con disinvoltura, insieme a tutta una serie di altri articoli costituzionali. Se non oggi, ce ne accorgeremo quando sarò troppo tardi.

«Uno Stato che usa:
– estremisti per delegittimare proteste pacifiche
– ricatto economico e coercizione per imporre vaccini sperimentali
– idranti e cariche contro pacifici manifestanti
il tutto senza un governo legittimato dal voto popolare, può definirsi ancora democratico?» (Gianandrea Gaiani @GianandreaGaian – Twitter, 18 ottobre 2021).

«Forse qualcuno desidera la guerra civile, SE – Si scorta Forza Nuova alla CGIL- e, invece, si attacca violentemente una manifestazione non violenta, gandhiana, a Trieste. Il Viminale forse non ha perso l’abitudine che aveva con l’Ufficio Affari Riservati di D’Amato?» (Kattoliko Pensiero @kattolikamente – Twitter, 18 ottobre 2021).

Poi, è doveroso ricordare che è una battaglia per la libertà e per una società inclusiva senza discriminazioni, che i portuali di Trieste stanno portando avanti. Per quanto possibile, la sto seguendo da giorni via mio diario Facebook [QUI]. I portuali di Trieste hanno fatto errori? Certamente – che fa sbaglia e chi non sbaglia non fa – e sono loro i primi ad ammetterlo. Ma va tenuto presente, che si trovano al centro di una vicenda inedita, per chiunque, che va anche molto oltre loro ruolo, contro interessi giganteschi, governo, media e almeno mezza Italia. Occorre, con buon senso, essere realisti, in qualsiasi caso. Il che, ovviamente, non si può pretendere da antifascisti. Oltretutto, più che sono antifascisti, meno hanno qualcosa da dire, ha osservato Gavino Sanna, il Presidente dell’Associazione Consumatori Piemonte, in una serie di Tweet – da cui cito. «Un comodo argomento identitario per evitare di fare i conti col vuoto o le contraddizioni della propria parte. Non so se prevalga pena o ribrezzo per chi non percepisce la differenza tra l’abilitazione alla guida di autoveicoli e l’esclusione dalla vita lavorativa e sociale. Capisco che vivendo col pilota automatico inserito tutto scivola via ma dovrebbe esserci un limite». Deve esserci anche un limite alle offese da parte dei pennivendoli o a loro proposto da Pinochet. Esempio pratico, e come ragione si vede che si tratta di una giornalista: «Adesso che ci è stata data l’occasione di ascoltarli, capisco perché si dice: “Parli come uno scaricatore di porto”» (Giulia Cortese @GiuliaCortese1 – Twitter, 17 ottobre 2021). Leo Longanesi lo disse tranchant: «Un giornalista spiega benissimo quello che non sa».

«C’è gente che parla per riempire il vuoto della sua intelligenza» (Alda Merini).

Mentre c’è gente che dà i numeri con così tanto impegno e furore, che non ha più tempo per leggere e comprendere numeri. Numeri. Alle ore 17.09 di oggi sono stati vaccinati 43.915.779 Italiani (di cui 1.617.693 con infezione pregressa) e 2.327.132 in attesa della seconda dose. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, la percentuale degli almeno parzialmente protetti è del 85,62% mentre l’81,31% è completamente vaccinato.

In presenza di questi numeri straordinari – non si diceva che con il 70% avremmo raggiunto l’immunità di gregge? (se vede che l’immunità non c’è e il gregge lo è sempre di più) – la struttura commissariale della campagna di vaccinazione italiana comunica che ieri, rispetto a venerdì scorso, ci sono state circa 10.000 prime dosi in più. Hanno spaccato il Paese in due per 10.000 buchi in più. Diecimila!

«Con un virus contagiosissimo che cambia inaspettatamente, la soglia di copertura vaccinale da raggiungere è il numero più vicino al 100% che si riesce a ottenere». Così, in un tweet il virologo Roberto Burioni, docente all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, interviene nel dibattito sul traguardo da centrare nella campagna di vaccinazione anti-Covid-19 per tenere sotto controllo l’epidemia [QUI]. Commenta Sanna: «Dai, finalmente un punto di arrivo, almeno su questo non può rilanciare. Parlando seriamente, invece, notare la singolare tempistica della scoperta» e la totale assenza di una base scientifica (en passant, si osserva che la parola “immunità” è stata epurata dal vocabolario virologico. «Italia unico Paese al mondo in cui il governo ha deciso si deve raggiungere 100% di vaccinati “whatever it takes”. Chi non cede è un nemico, fascista, idiota, subumano senza cervello nei cui confronti ogni azione è lecita. Non so come finirà altrove, peggio di così difficile. L’obiettivo, ormai, non è più vaccini. È una prova di forza. È il tentativo di insediare un potere assoluto sulle persone col loro consenso, anche estorto. Infine, data la crisi sociale già gravissima e destinata a peggiorare, la minoranza bersaglio da dare in pasto alla folla».

Poi, Sanna fa con due parole un limpido riassunto della strategia governativa: comunicazione e repressione. Questo è quanto sta succedendo: «Mai dimenticarsi che chi gestisce il potere parte sempre in vantaggio. Ha un apparato burocratico (che comprende comunicazione e repressione). Gode del fatto che una percentuale di sudditi non si ribella mai, per quanto vessatori o insensati siano gli ordini. Aspetta lo facciano altri». Ordnung muss sein. Befehl ist Befehl. Con i risultati che sappiamo. O se si preferisce: Credere, obbedire, combattere, uno dei precetti più bellicosi del “catechismo” fascista. Imperativo categorico teso ad esprimere un disprezzo assoluto per la democrazia rappresentativa. 

C’è un tale, che in pratica ha detto a un suo collega, che la sospensione in assenza di Green Pass gli stava bene, perché non ha voluto farsi bucare. Il giorno dopo gli ha mandato un call for papers di un convegno dal titolo “Teaching and Learning for an Inclusive and Interconnected World”. Per anni campioni di bontà e inclusività, oggi livorosi ed estatici per il lasciapassare verde che esclude una minoranza considerata come dei sorci. «Un paio di domande su come vi fate manovrare me le farei», suggerisce Sanna. «Ma certo, non dividono il mondo, il Green Pass è inclusivo (notare come posti di fronte alle contraddizioni facciano retromarcia).

In conclusione, Gavino Sanna segue un ragionamento, che non fa una piega:
«Chiariamolo per millesima volta, perché si continua a dimenticarlo. A obbligo vaccinale (anche in versione ricattatoria Green Pass) non si contrappone divieto vaccinale (nel qual caso sarebbe minoranza ad imporre propria volontà agli altri) ma LIBERTÀ DI SCELTA. Non è difficile.
Facciamo un disegnino:
1. Dittatura maggioranza: tutti vaccinati.
2. Dittatura minoranza: nessuno vaccinato.
3. Libertà di scelta: si vaccina chi vuole.
Vaccino non funziona se non lo fanno tutti? Allora non è più scienza, è politica e si chiama dittatura maggioranza contro libertà.
Sfugge sempre la sottile differenza tra essere obbligati a fare qualcosa e chiedere di essere liberi di farlo. Senza obbligare nessuno a seguire la propria scelta».

Dopo questa lunga “introduzione”, ecco, condividiamo il (breve) articolo pubblicato da Nicola Porro, che ci offre la cartina al tornasole. O se vi piace la matematica, la prova del nove, seguito da una postilla.

“Restrizioni nonostante i vaccini”
Ecco la prova che non ne usciremo mai
Nicolaporro.it, 18 ottobre 2021


Mettetevi comodi, perché tanto non ne usciremo mai. Ricordate quando Giuseppe Conte disse che avremmo dovuto sacrificare un Natale per poi tornare a vivere come se nulla fosse successo? Ecco. Quel Natale poi è durato decisamente più a lungo. Allora per rassicurarci ci hanno detto che i vaccini ci avrebbero riportato alla normalità. E invece ci siamo ritrovati col green pass obbligatorio. E ora? Ora pare non basti neppure quello. L’epidemiologa Stefania Salmaso ha infatti emesso la sua sentenza: “Le misure di protezione servono nonostante il vaccino”. Fine pena mai.

Il Regno Unito e il Covid

Parlando con l’Adnkronos Salute, la scienziata dell’Associazione Italiana di Epidemiologia (Aie) non lascia spazio a grosse speranze: “L’Inghilterra aveva vaccinato per prima contro il Covid-19. Molto bene, con grande sforzo – spiega – E si è affidata quasi esclusivamente alla vaccinazione per contrastare la circolazione virale, interrompendo le misure di protezione individuale (come mascherine, distanziamento, igiene) in modo abbastanza precoce”. Tutto bene? Non secondo Salmaso, secondo cui sottoporsi a vaccinazione di massa non basterà a liberarci dal virus. “Serve mantenere le cautele anche individuali: servono ancora le misure di controllo, di distanziamento sociale e la riduzione delle possibilità di esposizione”.

Tradotto: non ci libereremo tanto presto di mascherine e stato di emergenza. Secondo l’epidemiologa i numeri di contagi molto alti in Inghilterra non sono dovuti solo alla grande capacità diagnostica dei sudditi di sua Maestà. Nonostante il siero, pare che ci sia stato anche “un incremento dei ricoveri in ospedale e dei decessi“. Sintomo di una “recrudescenza” che potrebbe arrivare in Italia a fine anno.

Ma i vaccini?

E qui però è necessaria una riflessione. Draghi&co. non fanno che dire che l’unica strada per liberarsi dal virus è la vaccinazione. Ed è giusto. Per sostenere questa convinzione, hanno imposto il green pass obbligatorio, calpestando il diritto al lavoro pur di favorire l’inoculazione di quanti più sieri possibile. E va bene. Perché si può anche non condividere lo strumento, come noi, ma se l’obiettivo è liberarci delle restrizioni, dei distanziamenti, delle limitazioni in stadi, cinema e via dicendo, beh: il ragionamento almeno un mezzo senso ce l’ha. Ma se, come dice Salmaso, anche vaccinandoci a gogo comunque bisognerà “mantenere le cautele individuali”, allora il quadro cambia e il green pass diventa ancor più incomprensibile. Se tanto non basteranno neppure i vaccini, che imponiamo a fare il lasciapassare?

Postilla

Marco Gervasoni il 17 settembre 2020 in un articolo pubblicato sul mensile on line Cultura Identità scrisse: «Come si è visto con la pandemia e con la nuova governamentalità dell’emergenza sanitocratica, nel futuro la tendenza a chiudere la bocca e i margini di azione alle opposizioni continuerà» e in un Tweet del 18 agosto 2020: «Segnatevi i nomi dei politici, media, giornalisti, intellettuali (dei miei stivali) che stanno appoggiando la dittatura sanitocratica. Questi sono capaci tra qualche anno, come i comunisti con il muro di Berlino, di venirvi a dire che stavano dalla parte della libertà».

“Tutto il mondo ci guarda” (Cit.). “Il punto di vista dei giornalisti che non hanno come editore lo stato italiano” (Antonio Caragliu).

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