Processo Becciu + 9 quasi azzerato, ma la farsa ancora non è finita. Dopo un parziale reset prosegue l’epicedio accompagnato da danze come era da costumo greco – Seconda parte

La farsa vaticana è diventata una tragicommedia, con un nuovo giro di valzer, come era da costume greco. E colui che sta in Altissimis – che ne ha il potere legittimo e interviene pure a favore dell’accusa – non si decide di tirare il sipario e farla finita. Il vero scandalo in Vaticano è tutto lì.

Prosegue dalla Prima parte: QUI.

Alla fine l’Ufficio del Promotore di giustizia vaticano dovrà obbedire al Tribunale vaticano e consegnare tutti gli atti investigativi mancanti, incluso la “prova regina” con cui hanno portato il Cardinale Angelo Becciu alle sbarre, ma segretata. Hanno ottenuto una “proroga” fino al 3 novembre (due settimane prima della prossima udienza del 17 novembre).

Chiede Farina su Libero Quotidiano stamane: «Perché quell’interrogatorio [di Mons. Alberto Perlasca] è così importante poterlo visionare integralmente e perché tanta renitenza da parte dell’accusa? Cosa accadde in quelle ore decisive? Il fatto è che Perlasca, indagato-chiave fino al 31 agosto da quel momento risulta prosciolto. La legislazione vaticana non prevede trattamenti premiali. La logica e la pratica di mondo suggeriscono un do ut des. (…) Pignatone e i giudici a latere giudicano insostenibili le ragioni addotte dal Promotore di giustizia per non consegnare la chiavetta usb. E però, invece di sanzionare questo comportamento, prega il Promotore di provvedere entro il 3 novembre. Domanda: perché non subito? Se è una video-registrazione non ha bisogno di essere assestata, limata, sintetizzata. Ce l’hai? Consegnala».

Ma se il Promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi non obbedisce nuovamente, come il 10 agosto scorso, cosa succederà? Invece della tirata l’orecchio di martedì scorso (per non aver obbedito all’ordine del 27 luglio), il Presidente del Tribunale vaticano, Dott. Giuseppe Pignatone gli dà uno schiaffo sulle mani come il Sovrano alla donna cinese in Piazza San Pietro, oppure un deciso calcio nel sedere?

Il Tribunale vaticano martedì ha conferma gli errori madornali dell’accusa (un avvocato rotale molto attento e acuto, l’amico Mauro Visigalli ha osservato: «Mi pare fin impossibile che giuristi di lunga esperienza forense ed universitaria come quelli chiamati a far parte del Tribunale vaticano possano incappare in simili grossolani incidenti»), ma le concede tempo per produrre nuove prove. Ha in gran parte resettato, quasi azzerato il processo Becciu + 9: per 7 imputati su 10 la citazione è annullata, tutto da rifare. Ma ha deciso di andare avanti e di rifarsi per i costi sugli imputati. Nell’attesa che riparte il processo, il Cardinal Becciu resta sotto schiaffo e in salamoia. Intanto, costretto controvoglia di obbedire, l’accusa si dichiara disposta a dupplicare e rendere disponibile le oltre 300 DVD con le registrazioni delle interrogazioni, per un costo di «quasi 371mila euro».

Inaudito. Se il difensore di Becciu volesse – e non può far di meno, perché è indispensabile, anzi cruciale, per la difesa del suo assisto – il Cardinale che è tenuto coperto di pece e piume, è obbligato di pagare. Ecco, l’abbiamo scritto il 20 settembre scorso: È ufficiale: il 1° ottobre 2021 entra in vigore lo stato di follia anche nello Stato della Città del Vaticano. Mai scritto una cosa più azzeccata, mi dicono. I giudici vaticani hanno imparato dal #brancodibalordi italico: non è obbligatorio vaccinarti, ma se non hai il Green Pass non può andare oltre i muri e cancelli che circondano lo Stato della Città del Vaticano (tranne se vai pregare o se il Sovrano dichiara che l’evento a cui vorresti partecipare sprovvisto di Green Pass, è liturgico [QUI] e se sei un suo dipendente, il Sovrano non ti licenzia se non hai il Green Pass, ma non ti paga più io stipendio (bella trovata, con le casse pontificie sempre più vuote). Quindi, caro e stimato Cardinal Becciu, non ti neghiamo la “prova regina” (le video-registrazioni delle interrogazioni del “testimone schiave”, il falso pentito e collaboratore della giustizia Mons. Alberto Perlasca) con cui ti stiamo torturando, ma devi sborsare «quasi 371mila euro» per vederla… e difenderti. Moltiplicato per 10 imputati sono quasi 4milioni di Euro. Una bella somma per pagare i costi di un processo liberticida, inutile, dannoso e pericoloso (per quale situazione l’abbiamo già sentito?).

Ecco, leggiamo cosa ha scritto al riguarda questa mattina l’amico e collega Renato Farina su Libero Quotidiano (110 e lode, per tutta quello che sta facendo in riferimento a questo caso allucinante).

Lo scandalo in Vaticano
Il processo Becciu è tutto da rifare
Ma difendersi può costare 371 euro
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 7 ottobre 2021


Il processo Becciu (più altri nove imputati) è stato in gran parte resettato, quasi azzerato, ma va avanti.  La prossima udienza sarà il 17 novembre. Colpo di scena?  Un’iniezione di brumuro per calmare l’opinione pubblica. Una decisione salomonica? Diremmo piuttosto salamonica, se è concesso scherzare su una tragedia in corso d’opera. Il diritto è stato affettato come un salame, una fetta all’accusa e una alla difesa. Il Tribunale compra tempo per consentire all’accusa di rammendare la propria toga, ma non fa nulla per allentare simmetricamente la morsa su chi già sta pagando, come il cardinale Becciu, una pena che a questo punto risulta adottata dal Papa senza prove valide. E questo scandalizza un po’.

Alle 9 e 30 di ieri il presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, ha letto l’attesissima l’ordinanza, molto politica, assai zigzagante, che ha salvato la giustizia vaticana dal naufragio. Dinanzi al mondo che assiste curioso a questo processo vaticano quasi si trattasse di una replica della Inquisizione medievale, sarebbe stata una ferita irrimediabile all’immagine della Santa Sede qualora il Tribunale del Papa avesse accettato senza correggerli i metodi usati dalla pubblica accusa.  Pertanto le nove pagine su cui sono stilate le decisioni della Corte sono tutta una tirata d’orecchi al Promotore di giustizia, nella persona del procuratore aggiunto Alessandro Diddi.

Il giudice buono

È stato trattato malissimo dal giudice cattivo, però alla fine è stato rimesso in campo a giocare le sue carte dal giudice buono. Buono e cattivo che poi sono la stessa persona. Il tentativo lodevole di Pignatone è stato quello di tranquillizzare, con prassi squisitamente gesuitica, l’opinione pubblica internazionale smossa da Vittorio Feltri ed Ernesto Galli della Loggia e rasserenare i fedeli piuttosto esterrefatti per la scarsa considerazione (eufemismo) dei diritti della difesa e delle regole del giusto processo praticati dal rappresentante dell’accusa. Il Tribunale non lesina a questo proposito paterni scappellotti per indurla a redimersi.

In sintesi. Il Presidente Pignatone ha riconosciuto che è una violazione persino dei codici vaticani, basati su quelli italiani del 1913, aver mandato a processo trasformando degli indagati imputati senza aver dato loro modo di discolparsi in un interrogatorio. Qualcuno – probabilmente in Altissimis – abbiamo certezza ne sia rimasto sinceramente costernato, e lo stesso Diddi aveva chiesto perciò nell’udienza di martedì, con la cenere in testa, di rimediare al suo pasticcio. È stato strapazzato ma accontentato. In pratica: per sette imputati su dieci la citazione a giudizio è annullata e si torna alla fase istruttoria o per tutti i reati ascritti o per alcuni di essi.

È il caso quest’ultimo del cardinale Angelo Becciu che non è più processabile, al momento, per il presunto peculato a favore del fratello. Mica poco. È precisamente l’accusa, quella di peculato a favore del congiunto, considerata provata al punto da indurre il Papa, che aveva in mano copia dell’Espresso dove essa era spiattellata, a punire preventivamente il porporato, suo stretto collaboratore, con la spogliazione coram universo dei suoi diritti di cardinale con esiti di gogna atroci. Era allora il 24 settembre del 2020. Rinvio a giudizio nullo! Ma la pena preventiva resta?

Nonostante l’uso di quattro «deroghe» alla legge, concesse da Francesco ai suoi Procuratori con atti sovrani (i «rescripta»), costoro si sono addirittura allargati da sé gli spazi di ulteriore tracimazione dalle norme vigenti. E il Tribunale dinanzi a questa arroganza ha proposto una bella toppa al vestito lacerato dei diritti umani. E ha offerto ai pm un nuovo giro di valzer, con il danno collaterale di protrarre la tortura della crocefissione cautelare di Becciu. Bene così? Mah. Un colpo al cerchio della Procura, e uno in testa al cardinale. Non dovrebbe funzionare così.

C’è una seconda parte molto importante dell’ordinanza. Essa è in apparenza ancora più dura nei confronti del Promotore di giustizia della precedente. Impone a Diddi di depositare la registrazione audio e video dell’interrogatorio del 31 agosto 2020 di monsignor Alberto Perlasca, responsabile dell’Ufficio Amministrativo della Segreteria di Stato fino al 2019, e firmatario dei versamenti per l’acquisto dell’ormai mitologico Palazzo di Chelsea-Londra, costato 200 milioni di sterline. Il procuratore aggiunto pretendeva che le difese si accontentassero di un verbale di sintesi. Si era rifiutato perciò, accampando l’argomento della tutela della privacy, di ottemperare alla precedente ordinanza del 27 luglio che ne disponeva il deposito in nome del diritto della difesa.

Perché quell’interrogatorio è così importante poterlo visionare integralmente e perché tanta renitenza da parte dell’accusa? Cosa accadde in quelle ore decisive? Il fatto è che Perlasca, indagato-chiave fino al 31 agosto da quel momento risulta prosciolto. La legislazione vaticana non prevede trattamenti premiali. La logica e la pratica di mondo suggeriscono un do ut des.

La proroga

Ora il Tribunale concede una proroga. Riconosce, come scritto da Libero ieri, che non aver depositato atti fa scattare l’articolo 363 c.p.p., che commina la «nullità della richiesta di citazione a giudizio e del relativo decreto». Pignatone e i giudici a latere giudicano insostenibili le ragioni addotte dal Promotore di giustizia per non consegnare la chiavetta usb. E però, invece di sanzionare questo comportamento, prega il Promotore di provvedere entro il 3 novembre. Domanda: perché non subito? Se è una video-registrazione non ha bisogno di essere assestata, limata, sintetizzata. Ce l’hai? Consegnala.

È curioso come Massimiliano Coccia dell’Espresso abbia anticipato già martedì sera gran parte dell’ordinanza e soprattutto la concessione della dilazione. Ma non dovrebbe essere segretata la camera di consiglio? Coccia è il medesimo che ha goduto delle carte dell’accusa negate agli stessi indagati, e finite sul numero del 24 settembre. O ha buone fonti oppure, ipotesi più probabile visto l’ambiente, è un esperto in divinazione.

Ci permettiamo una ulteriore osservazione. L’ordinanza, e non consiglianza, del 27 luglio del Tribunale recava scritto: il Tribunale “ordina… (che la video registrazione sia depositata) entro e non oltre il 10 agosto”. Diddi trasgredisce. E Pignatone incassa senza un plissé, liquefà «l’oltre» nell’infinito mare dell’eterno come qui è d’uopo, forse applicando il concetto di diritto «fluido» inaugurato dall’avvocato di parte civile Paola Severino. E dire che diritto vuol dire, dice l’italiano, senza curve, senza contorsioni per salvare una parte processuale gravemente inadempiente, e alla fine sprezzante del diritto di chi intanto è sotto tortura.

P.S. Notizia tragicomica. Difendersi per gli imputati avrà dei costi sovrumani, se vorranno avvalersi pienamente dei propri diritti. Per colpa ancora una volta dell’accusa, che ammette di aver fatto una frittata con le uova degli altri. Nel corso dell’udienza di martedì, Pignatone aveva spiegato a Diddi che la difesa deve avere a disposizione tutti gli atti, non solo il video di Perlasca. Al che il pm ha confessato che si tratta di oltre 300 Dvd per un costo di duplicazione, se le difese li esigessero, di «quasi 371mila euro». Roba inutile, fuffa, ha ammesso Diddi. Colpa della bulimia investigativa: grazie infatti a rogatorie internazionali, gli inquirenti vaticani hanno sequestrato di tutto e di più, persino i computer dei figli e dei parenti degli indagati. Pignatone è rimasto di sasso ed è sbottato: e perché li avete inseriti nella citazione a giudizio, andavano espunti. «Diddi ha ammesso quello è stato un errore», ha riferito il sito ufficiale Vatican News. Va bè, uno più uno meno. 371 mila euro sul gobbo di ciascuna difesa, chi li paga? Che sarà mai?
Alla faccia della Chiesa povera per i poveri.

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Postscriptum

Certamente la farsa non finisce lì. Alla prossima puntata, quindi.
E la farsa continuerà a lungo perché l’obiettivo del Gran Dissimulatore è creare confusione, più confusione possibile. Ma nella confusione i cristiani sanno sempre trovare la strada, più che mai.
La strada è la Fede seguendo Colui che è la Via, la Verità e la Vita.

Il crollo di un processo mediatico e la reazione del Promotore di giustizia aggiunto, Alessandro Diddi?

«Resto davvero basito dal fatto che ci sono avvocati che sostengono che ci sia stata la violazione del diritto di difesa. Appena c’è stato un problema sollevato da un difensore su una questione controversa relativa alla necessità o meno di tenere gli interrogatori, come Promotore di giustizia ho richiesto io la trasmissione degli atti al mio ufficio per riprendere in mano il fascicolo e ricominciare da capo. Il Tribunale me li ha restituiti, accogliendo la mia richiesta: a chi ha dato ragione, a me o alla difesa? Credo che un tale mio gesto non si sia mai visto in Italia. Io sono innanzitutto un avvocato e proprio per questo ho avuto la sensibilità di richiedere gli atti indietro. Quindi tutti queste polemiche che vengono da miei colleghi mi lasciano davvero senza parole».

Veramente, a rimanere davvero basiti e lasciati davvero senza parole siamo noi. Dopo aver fatto la frittata con le uova degli altri, andata male, come aveva già osservato il giudice londinese Baumgartner, adesso l’accusa avrebbe pure ragione e sensibilità che non abbiamo mai notato in tutti questi anni. Dopo mesi di osservazioni e proteste per un ingiusto processo davanti ad un tribunale speciale, all’ultimo istante Diddi ammette di aver fatto un lavoro che non regge neanche 2 sedute del processo. Senza ombra di dubbio non ha ragione lui ma la difesa.

Cosa attende il Sovrano a dargli il benservito e tirare – finalmente – il sipario di questa farsa?

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