Il Giudizio Finale di Francesco. Domani riprende il processo di Becciu+9 al Tribunale vaticano

«Le finezze giuridiche non occorrono perché non occorre chiarire se l’imputato sia colpevole o innocente: il concetto di colpevolezza, vecchio concetto borghese, è stato adesso sradicato’. Dunque abbiamo sentito dire al compagno Krylenko che il tribunale non è quello di una volta. Altre volte gli sentiremo dire che un tribunale non è in generale una corte: ‘Un tribunale è un organo della lotta di classe degli operai diretta contro i loro nemici’ e deve funzionare ‘dal punto di vista degli interessi della rivoluzione… tenendo conto dei risultati più auspicabile per le masse operaie e contadine» (Aleksandr Isaevič Solženicyn, Arcipelago Gulag, 1958-1968).

Dopo la prima udienza, che si è svolta il 27 luglio 2021, domani 5 ottobre 2021 riprende al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano il processo – con la condanna già scritta, ribadisce Vittorio Feltri oggi, 4 ottobre 2021 in un nuovo articolo su Libero Quotidiano – nell’ambito dello scandalo 60SA in Vaticano, che vede tra i dieci rinviati a giudizio il Cardinale Angelo Becciu, accusato di aver “rubato i soldi dei poveri”. Ma tra prove manipolate o nascoste e diritti negati, la sentenza sembra già decisa, conclude Feltri. Con la sua inchiesta su Libero Quotidiano ha svelato molte incongruenze: per esempio, che sulla scrivania di Francesco sia arrivato il numero dell’Espresso che annunciava la decisione del Papa di rimuovere Becciu prima che la decisione fosse presa.

In un altro articolo, un Editoriale pubblicato in prima pagina sul Corriere della Sera di oggi, 4 ottobre 2021 l’editorialista Ernesto Galli della Loggia, storico e accademico, spiega perché difende il Cardinal Becciu: «Potrebbe farmi velo la conoscenza personale che ho dell’imputato. Ci sono uomini di Chiesa che danno subito l’impressione di custodire nel cuore una fede». Inoltre, sottolinea che sono abbastanza evidenti i motivi della disattenzione di stampa e opinione pubblica per gli aspetti poco limpidi.

Infine, un altro peso massimo del giornalismo, questa volta la statunitense Nicole Winfield in un articolo per l’agenzia Associated Press oggi, 4 ottobre 2021, ricorda che gli avvocati difensori delle 10 persone che sono sotto processo con accuse legate alla finanza, mettono in dubbio la legittimità del tribunale vaticano, sostenendo che i loro clienti non possono ottenere un processo equo in una monarchia assoluta dove il papa è già intervenuto nel caso e dove i pubblici ministeri non sono riusciti a presentare delle prove decisive.

Poi, il 29 settembre 2021 la vaticanista Franca Giansoldati aveva svelato su Il Messaggero, che il Cardinale George Pell chiede che il Papa regnante garantisca al Cardinal Becciu un processo giusto.

Commento radiofonico di Paolo Mieli sugli articoli di Ernesto Galli della Loggia e di Vittorio Feltri a proposito del “caso Becciu”, in Radio24 Il Sole 24 Ore [QUI].

Il giornalista Paolo Mieli commenta oggi ai microfoni di Radio24 gli articoli di Ernesto Galli della Loggia (Corriere della Sera) e di Vittorio Feltri (Libero Quotidiano) sul poco trasparente processo contro il Cardinale Angelo Becciu e altre 9 persone e 4 organizzazioni commerciali e finanziarie, che riprende domani 5 ottobre 2021 al Tribunale vaticano. Paolo Mieli alla fine propone agli ascoltatori diverse riflessioni e considerazioni sulla correttezza e chiarezza di questo processo che ai più appare tanto irregolare in alcuni dei suoi passaggi al punto che potrebbe diventare un boomerang oppure inficiare i rapporti tra Italia e Santa Sede, nell’ambito giuridico, se lo stato italiano venisse convolto direttamente con richieste specifiche discutibili.

Condividiamo questi quattro articoli appena menzionati in una rassegna separata [Articoli sul Caso Becciu+9 del 29 settembre e del 4 ottobre 2021]:

Tra prove negate e ostacoli alla difesa, il 4 luglio è stato deciso il rinvio a giudizio di Vittorio Feltri – Libero Quotidiano, 4 ottobre 2021
Un procedimento singolare: ecco perché io difendo Becciu di Ernesto Galli della Loggia – Corriere della Sera, 4 ottobre 2021
Al processo vaticano, la difesa mette in discussione lo stesso ordinamento giuridico di Nicole Winfield – Associated Press, 4 ottobre 2021
Il cardinale Pell chiede che il Papa garantisca al cardinale Becciu un processo giusto di Franca Giansoldati – Il Messaggero, 29 settembre 2021

Lo scandolo 60SA scoppia con l’indagine sull’acquisto da parte della Segreteria di Stato di Sua Santità dell’immobile di lusso al numero 60 di Sloane Avenue a Londra, da cui emerge un presunto giro finanziario che avrebbe utilizzato i fondi dell’Obolo di San Pietro, con una rete di banchieri, affaristi e con il Cardinal Becciu, che avrebbe fatto arrivare soldi anche ai suoi famigliari in Sardegna.

Nel papiro di 488 pagine della richiesta di rinvio a giudizio del 4 luglio 2021, redatto dall’organo inquirente vaticano, vengono evidenziati dei “movimenti sospetti”, per “sospette finalità”, di significative somme di denaro dalla Segreteria di Stato e dalla Conferenza Episcopale Italiana, verso un conto che, pare, non essere gestito direttamente dalla diocesi. A pag. 390 l’organo inquirente afferma “è significativo rammentare che l’economo della diocesi ignora completamente l’esistenza di un conto corrente riferibile alla Diocesi-Caritas presso l’intermediario Intesa San Paolo”. Tuttavia, come indicato a pag. 394, sul detto conto corrente sono delegate ad operare Mons. Corrado Melis, Vescovo di Ozieri, Presidente della Caritas diocesana; Don Mario Curzu, Direttore della Caritas diocesana; Pani Giovanna; e Antonino Becciu, Presidente SPES, di detto documento del Tribunale vaticano. Nel papiro emerge il coinvolgimento anche della CEI e di alcuni suoi vertici del tempo, fra i quali Mons. Galantino, attualmente Presidente APSA. La CEI tramite il suo economo avrebbe erogato la somma di 300mila euro sospetti, destinati alla Diocesi di Ozieri in data 6 dicembre 2013. A pag. 391 viene indicato che dal conto corrente intestato a Diocesi/Caritas c/o SPES è stata erogata la somma di circa 49mila euro per “approvvigionamento per pane e spianate da destinare ai poveri”. Emergono inoltre 130mila euro percepiti, come “prestito” definito “aiuto per sopperire alle difficoltà economiche in cui la stessa versava”, da Maria Luisa Zambrano cittadina italiana nata ad Ozieri e residente a Roma in via Nomentana dipendente presso MSD Italia Srl. Spunta anche una comunicazione in merito tra il l’allora Comandante del Corpo della Gendarmeria SCV (Domenico Giani) al quale Becciu fa presente tramite missiva in data 4 dicembre 2020, nella quale qualificava la predetta testualmente “una mia nipote”. Maria Luisa Zambrano dal 6 ottobre 2011 è in possesso di una tessera servizi rilasciata dall’Ufficio rilascio tessere del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano su richiesta della Segreteria di Stato, Sezione affari generali. Ulteriori accertamenti hanno evidenziato che la Sig.ra Zambrano è figlia di Giovanna Pani anch’ella titolare dal 23 febbraio 2012 della medesima “tessera servizi”, rilasciata su richiesta della Segreteria di Stato, Sezione affari generali. Vi sono indicati 36mila euro sospetti di una restituzione di un prestito non meglio definito a favore di Antonino Becciu. Emergono 400mila euro in data 14 maggio 2018, somma che viene divisa in due pagamenti da 200mila euro ciascuno riconducibili alla sottoscrizione di due fondi comuni di investimento SPEON e SPFXN, definito dall’organo inquirente non coerente con l’attività caritatevole che la Diocesi di Ozieri dovrebbe svolgere.

In passato abbiamo preso atto delle dichiarazioni del Vescovo di Ozieri al riguardo e non abbiamo motivo di dubitarne, come abbiamo neanche motivo per non credere al Cardinal Becciu che si dichiara innocente. Comunque, alla luce di quanto appreso dal papiro della richiesta di rinvio a giudizio, redatta dall’organo inquirente vaticano, siamo in attesa di capire – attraverso il dibattimento in aula del tribunale (non per mezzo stampa) – in qual modo tali movimenti finanziari (e la finalità di tali operazioni, che per l’organo inquirente appaiono ben distanti dalle finalità per cui venivano motivate) dovrebbero costituire reato e reato a carico del Cardinal Becciu. Per quanto riguarda Becciu, la domanda cruciale è: lo sapeva o no? Questo è il dilemma. A processo iniziato dobbiamo attendere il dibattito e non anticiparlo, ma nell’interesse di Becciu non possiamo non considerare gli elementi che riguardano il caso della Diocesi di Ozieri, che appare particolarmente spinoso. Ozieri è una cosa che Becciu certamente avrà affrontato e affronterà nel corso del processo.

Ecco qua, appena sospeso questo Blog del Editore per la pausa estiva a luglio, spuntava l’ennesima scorrettezza dei magistrati vaticani che accusano il Cardinale Angelo Becciu. Scandaloso. Cos’altro dire, quando magistrati giocano sporco e non rispettano la legge (i diritti della difesa)? Lo pseudo “pentito” (l’istituto di collaboratore di giustizia non esiste per l’ordinamento vaticano e neanche il patteggiamento). È palese che Perlasca non è credibile. I veri “fuorilegge” sono i magistrati, come nel caso Enzo Tortora.

Ma siamo solo agli inizi di un processo che ci riserverà tante sorprese. Fatto certo è che il Cardinal Becciu è innocente ed è stato infangato, come abbiamo dimostrato a più riprese.

Riepiloghiamo:
– Becciu è stato sottoposto ad una crocifissione preventiva (Alberto Melloni).
– Così Bergoglio ha incastrato Becciu (Il Fatto Quotidiano).
– Quattro rescritti, cioè leggi speciali, per un Tribunale Speciale (Avv. Luigi Panella).
– Non è certo un processo normale (Italia Oggi).
– È il diritto divino la base della potestà del Papa (Severino e il Promotore di Giustizia Milano).
– Il diritto divino tappa la bocca al popolo bue e fedele (Domenico Capocardo, Italia Oggi).
– Sono obbediente al Papa… Ha voluto che venissi a processo e sto venendo a processo… così come ho obbedito in tante missioni dove mi ha mandato (Cardinale Angelo Becciu).

L’organo inquirente vaticano è certamente discutibile nelle accuse formulate a Becciu, in merito al suo ruolo nel caso 60SA. Non a caso il Presidente del Tribunale vaticano in data 27 luglio 2021 ha dato disposizioni all’Ufficio del promotore di giustizia di produrre tutti gli elementi dell’accusa entro il 10 agosto 2021, tra cui i verbali e le registrazioni delle deposizioni di Perlasca. Come ampiamente indicato dal difensore di Crasso, le difese non sono ancora riuscite ad oggi ad entrare in possesso di tutti gli elementi, che hanno portato l’organo inquirente a formulare la richiesta di rinvio a giudizio per Crasso e per gli altri imputati. Questo è un punto cruciale per decretare l’illegittimità del processo stesso. Primo maxi-processo del tribunale vaticano che si è tramutato in un “tribunale speciale”, come definito dall’avvocato di Crasso. Il tribunale scelto “ad hoc” è contrario allo stato di diritto e al diritto di un giusto processo che comprende il diritto a una difesa per gli imputati che deve avere il tempo adeguato per studiare le carte e rispondere alle accuse mosse.

Abbiamo continuato, durante la pausa vacanza estiva, a seguire le questioni connesse con il processo 60SA in Vaticano, che riprende domani, mettendo da parte alcuni articoli che ci sono apparsi degno di nota e che facciamo seguire come ausilio per formarsi una propria opinione in merito. È una serie di articoli, non tutti obiettivi, che comunque confermano quanto sia grave quello che sta accadendo nello Stato della Città del Vaticano, anche per il diretto interessamento e gli interventi del Capo di Stato Francesco. È nostra convinzione, che la verità dei fatti – che è una sola, oggettiva – debba venire alla luce in tribunale, non sui giornali e men che meno ancora sui social, che anzi nell’ultimo anno si sono dimostrati assai inaffidabili. E ciononostante i giornalisti – se onesti, giusti, liberi e forti – possono contribuire al suo disvelamento come una levatrice contribuisce alla nascita di una creatura, la cui identità però non dipende da lei.

La serie certamente non è esaustiva, ma ci pare interessante e significativo, che certe domande appaiano anche su una testata prestigiosa come la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung (che riportiamo in una nostra traduzione italiana dal tedesco), per citarne solo una. Ci sarebbero diversi altri articoli da riportare – ma non è necessario bere tutto il mare per capire che è salato, basta un cucchiaino – per esempio l’inchiesta a firma di Carlo Cambi, uscito il 25 agosto 2021 su Panorama [Vaticano, lo strano caso del video fantasma], che solleva domande più che giustificate: «Nel processo vaticano sullo scandalo per l’acquisto plurimilionario del palazzo londinese di Sloane Avenue, ci sono registrazioni top secret degli interrogatori a monsignor Alberto Perlasca mai fornite alla difesa degli accusati, primo tra i quali il cardinale Angelo Maria Becciu. In qualunque tribunale italiano succederebbe il finimondo. Ma in quello della Santa Sede, come fossimo in un legal thriller, la giustizia segue un altro corso…».

Riportiamo in una rassegna separata [Articoli sul Caso Becciu+9 dal 2 agosto al 1° settembre 2021], i seguenti articoli, in ordine cronologico:

Papa Francesco, le chiavi di lettura del suo giudizio universale di Andrea Gagliarducci – Monday Vatican, 2 agosto 2021 (nostra traduzione italiana dall’inglese)
Scandalo in Vaticano, in un memoriale le mosse della cricca che agiva alle spalle del Papa. Lettere anonime, pressioni per firmare, contratti pilotati: ecco il dossier spedito dall’arcivescovo Peña Parra, il successore di Becciu, ai pm d’Oltretevere che indagano sulla truffa ai danni della Santa Sede di Daniele Autieri – Repubblica.it, 5 agosto 2021
Vaticano, pm su processo scandalo finanziario: “No a deposito video accusatore Becciu”. La richiesta in un documento di otto pagine visionato dall’Adnkronos e depositato alla cancelleria del Tribunale del VaticanoAdnkronos, 10 agosto 2021
Vaticano, no dei pm a Pignatone: non depositeremo il video dell’accusatore di Becciu di Franca Giansoldati – Il Messaggero, 10 agosto 2021
I Promotori di giustizia vaticani rispondono “no” alle richieste avanzate dagli avvocati degli imputati nel processo “Becciu + 9”. Otto cartelle piene di indizi sul futuro del processo che riprende il 5 ottobreIl Sismografo, 10 agosto 2021
Il Vaticano e la Legge. Un processo penale, che il Papa desidera, può diventare un problema per sé stesso di Thomas Jansen – Frankfurter Allgemeine Zeitung, 24 agosto 2021 (nostra traduzione italiana dal tedesco)
Il Papa auspica che il Cardinal Becciu, che è una persona per cui ha “una certa stima”, possa dimostrare la sua innocenza. Il Papa manifesta il desiderio che il Cardinale Becciu risulterà innocente: “Una persona per cui ho una certa stima”. Francesco ha difeso nel programma “Herrera en COPE” i passi compiuti verso una maggiore trasparenza delle finanze vaticane: “Non ho paura della trasparenza o della verità”Cope.es, 1° settembre 2021

Leggendo l’articolo a firma di Daniele Autieri apparso il 5 agosto 2021 su Repubblica.it, in vena di assoluzione per il Sostituto in carica e per il “pentito collaboratore di giustizia”, comunque inchiodato dal papiro del rinvio a giudizio di Becciu + 9 (escluso lui) alla poltrona delle sue responsabilità pesantissime. Lo capisce anche un bambino, che Repubblica.it vuole salvare, a tutti i costi, l’Arcivescovo Edgar Peña Parra, il Sostituto per gli Affari Generali della Prima Sezione Segreteria di Stato attualmente in carica. La frase nociva – un sistema capace di inaugurare – pone il lettore su un piano sbagliato e induce il lettore poco attento a escludere che Peña Parra sia responsabile di chicchessia. Abbiamo già scritto in passato, che se un sistema esisteva, non è un sistema “inaugurato” per l’acquisto del palazzo al numero 60 di Sloane Avenue a Londra, ma che ha radice ben più lontane nel tempo. Soprattutto se questo sistema costruito per depredare la Segreteria di Stato e raggirare il Sostituto di volta in volta in carica, è stato posto in essere per raggirare ogni ecclesiastico che ricopriva la carica di Sostituto pro tempore [1].

In estrema sintesi, come abbiamo già scritto più volte, se Peña Parra è stato raggirato, lo è stato anche Becciu. É nostra convinzione che questi ultimi o sono entrambi colpevoli, o sono entrambi innocenti. Non ci sono altre alternative.

E invece no! Per Repubblica.it Peña Parra è da salvare. Questo articolo pone il dito sulla piaga di un’altra questione già trattata da noi in passato. Monsignor Alberto Perlasca è stata una figura centrale dentro la Segreteria di Stato in quanto per dieci anni ha avuto le chiavi della cassaforte della Segreteria di Stato, nella sua qualità di Capo dell’Ufficio amministrativo della Prima Sezione per gli Affari Generali. Ha gestito tutto lui nel bene e nel male dal 2009 al 2019.

La testimonianza di Peña Parra dovrebbe bastare per far capire che l’organo inquirente del Tribunale vaticano ha sbagliato alla grande a non richiedere il rinvio a giudizio per Perlasca, che è il “Dominus” di tutto. Per l’organo inquirente Perlasca è un povero sprovveduto “incapace e inetto”, che viene raggirato da Tirabassi e dai broker assetati dei soldi della Segreteria di Stato. Ma dai!

Sulla posizione di Perlasca, leggendo le 488 pagine del papiro del rinvio a giudizio degli attuali dieci accusati, si osservano tante contraddizioni. Questa figura non può e non deve passare per uno sprovveduto, poiché ci sono molti elementi che lo inchiodano alla poltrona delle sue responsabilità. Responsabilità pesantissime! Ma quale inetto e incapace! Il giudice londinese Baumgartner docet!

A parte di Becciu, Carlino e Torzi, gli altri imputati verranno giudicati in contumacia, che era stata tolta ultimamente. Questa decisione è stata prese poiché Tirabassi è latitante, ma non vogliono farlo sapere? Infatti, nelle 488 pagine del papiro del rinvio in giudizio non viene mai detto che Tirabassi si è reso irreperibile e si parla solo del difensore di Tirabassi.

Per quanto riguarda Perlasca, sicuramente il “pentito non credibile” nasconde più di qualcosa. In Vaticano tutto sanno che Perlasca ha sempre gestito i fondi in modo del tutto autonomo, ora invece a quanto pare era lui che veniva raggirato, ma dai! Ma chi ci crede! Il fatto che queste sue deposizioni non sono state consegnate per tempo alle difese e la registrazione video continua ad essere tenuta secretata, alimenta i dubbi che l’organo inquirente non volevo far trapelare le deposizioni di Perlasca. In queste deposizioni Perlasca sicuramente fa nomi e circostanze che chiamano in causa anche altre persone. Più si scava più la verità trovata sarà devastante per chi la subirà.

I Promotori di giustizia vaticani negano al Presidente del Tribunale vaticano Pignatone il video dell’interrogatorio del “falso pentito” Perlasca. Quindi, è legittimo chiedersi se c’è qualcosa da nascondere. Come fanno a chiamarsi “promotori di giustizia” coloro che non danno retta a un giudice? Com’è possibile che possano opporsi ad una richiesta della difesa fatta propria dal Presidente del Tribunale vaticano?

Ed è molto bello che Papa Francesco, quando durante il colloquio con giornalista Herrera per Cope del 1° settembre 2021 ha ricordato che negli ultimi tre anni “sono stati compiuti progressi nel consolidamento della giustizia dello Stato Vaticano”, in modo tale “che la giustizia fosse più indipendente, con mezzi tecnici, anche con una dichiarazione di testimonianze registrate, cose tecniche attuali”. Peccato che i suoi promotori di giustizia tengono secretate le relative registrazioni.

Mentre in Italia si tenta a varare una riforma per una “giustizia più giusta”, che salvaguardi sia vittime, sia imputati, nello Stato della Città del Vaticano si celebra uno “storico processo” che, per quello che trapela, lascia perplessi coloro che ha a cuore la Legge e non si è schierato a priori tra i colpevolisti o gli innocentisti. Illustri testate internazionali, e poche testate italiane indipendenti, commentando quanto emerso nel corso della prima udienza hanno addirittura evocato la triste memoria dei tribunali speciali. Non siamo solo in presenza di un “tribunale speciale” perché in Vaticano regna anche di un monarca assoluto-dittatore, che detiene e esercita in prima persona tutti i poteri, legislativo, esecutivo, giudiziario e mediatico.

Un dato certo però è emerso fin qui. Utilizzando le parole di Cesare Beccaria, è evidente che quello che il Regnante ha imposto al Cardinal Becciu è un “processo offensivo” [2]. È “offensivo” perché gli imputati sono stati dichiarati colpevoli e “crocifissi preventivamente” (Melloni) prima di essere giudicati. È “offensivo” perché i diritti della difesa sono stati fin qui disattesi e in gran parte calpestati. È “offensivo” perché l’accusa per i suoi obiettivi ha fatto riscrivere al Papa, per quattro volte, le regole derogando a quelle vigenti. È ” offensivo” perché, nella prima udienza, abbiamo ascoltato Paola Severino giustificare, in modo stupefacente, le procedure penalizzanti per gli imputati invocando a sproposito “la giustizia divina”. È “offensivo” perché i magistrati inquirenti, che in Vaticano sono chiamati promotori di giustizia, sembrano più nemici degli imputati che “non cercatori di verità”. Secondo Beccaria, “il vero processo, l’informativo” deve consistere invece nella “ricerca indifferente del fatto, quello che la ragione comanda” [2] e questo compito non è solo del tribunale giudicante, ma è anche compito dei giudici inquirenti.

Il processo al Cardinal Becciu può e deve essere per la Chiesa Cattolica Romana l’occasione di mostrare al mondo cosa sia una giustizia giusta, una giustizia capace di rispettare la dignità degli imputati e la dignità degli offesi, una giustizia appassionata della verità, attenta a non lasciarsi travolgere dalle passioni o dagli interessi dei protagonisti: imputati, inquirenti, giudici, giornalisti. Attendiamo con speranza e Fede, che questo possa accadere, primo del punto del non ritorno. Fin qui abbiamo visto solo un brutto film, una caricatura di Alice nel Paese delle Meraviglie.

[1] La cronotassi dei Sostituti della Segreteria di Stato a partire del futuro San Paolo VI:
– Monsignore Giovanni Battista Montini (16 dicembre 1937 – 29 novembre 1952)
– Arcivescovo Angelo Dell’Acqua (17 febbraio 1953 – 24 giugno 1967)
– Arcivescovo Giovanni Benelli (29 giugno 1967 – 3 giugno 1977)
– Arcivescovo Giuseppe Caprio (14 giugno 1977 – 28 aprile 1979)
– Arcivescovo Eduardo Martínez Somalo (5 maggio 1979 – 23 marzo 1988)
– Arcivescovo Edward Idris Cassidy (23 marzo 1988 – 12 dicembre 1989)
– Arcivescovo Giovanni Battista Re (12 dicembre 1989 – 16 settembre 2000)
– Arcivescovo Leonardo Sandri (16 settembre 2000 – 9 giugno 2007)
– Arcivescovo Fernando Filoni (9 giugno 2007 – 10 maggio 2011)
– Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu (10 maggio 2011 – 29 giugno 2018)
– Arcivescovo Edgar Peña Parra (15 ottobre 2018-in carica)

[2] «Fu già un tempo nel quale quasi tutte le pene erano pecuniarie. I delitti degli uomini erano il patrimonio del principe. Gli attentati contro la pubblica sicurezza erano un oggetto di lusso. Chi era destinato a difenderla aveva interesse di vederla offesa. L’oggetto delle pene era dunque una lite tra il fisco (l’esattore di queste pene) ed il reo; un affare civile, contenzioso, privato piuttosto che pubblico, che dava al fisco altri diritti che quelli somministrati dalla pubblica difesa ed al reo altri torti che quelli in cui era caduto, per la necessità dell’esempio. Il giudice era dunque un avvocato del fisco piuttosto che un indifferente ricercatore del vero, un agente dell’erario fiscale anzi che il protettore ed il ministro delle leggi. Ma siccome in questo sistema il confessarsi delinquente era un confessarsi debitore verso il fisco, il che era lo scopo delle procedure criminali d’allora, così la confessione del delitto, e confessione combinata in maniera che favorisse e non facesse torto alle ragioni fiscali, divenne ed è tuttora (gli effetti continuando sempre moltissimo dopo le cagioni) il centro intorno a cui si aggirano tutti gli ordigni criminali. Senz’essa un reo convinto da prove indubitate avrà una pena minore della stabilita, senz’essa non soffrirà la tortura sopra altri delitti della medesima specie che possa aver commessi. Con questa il giudice s’impadronisce del corpo di un reo e lo strazia con metodiche formalità, per cavarne come da un fondo acquistato tutto il profitto che può. Provata l’esistenza del delitto, la confessione fa una prova convincente, e per rendere questa prova meno sospetta cogli spasimi e colla disperazione del dolore a forza si esige nel medesimo tempo che una confessione stragiudiziale tranquilla, indifferente, senza i prepotenti timori di un tormentoso giudizio, non basta alla condanna. Si escludono le ricerche e le prove che rischiarano il fatto, ma che indeboliscono le ragioni del fisco; non è in favore della miseria e della debolezza che si risparmiano qualche volta i tormenti ai rei, ma in favore delle ragioni che potrebbe perdere quest’ente ora immaginario ed inconcepibile. Il giudice diviene nemico del reo, di un uomo incatenato, dato in preda allo squallore, ai tormenti, all’avvenire il più terribile; non cerca la verità del fatto, ma cerca nel prigioniero il delitto, e lo insidia, e crede di perdere se non vi riesce, e di far torto a quella infallibilità che l’uomo s’arroga in tutte le cose. Gl’indizi alla cattura sono in potere del giudice; perché uno si provi innocente deve esser prima dichiarato reo: ciò chiamasi fare un processo offensivo, e tali sono quasi in ogni luogo della illuminata Europa nel decimo ottavo secolo le procedure criminali. Il vero processo, l’informativo, cioè la ricerca indifferente del fatto, quello che la ragione comanda, che le leggi militari adoperano, usato dallo stesso asiatico dispotismo nei casi tranquilli ed indifferenti, è pochissimo in uso nei tribunali europei. Qual complicato laberinto di strani assurdi, incredibili senza dubbio alla più felice posterità! I soli filosofi di quel tempo leggeranno nella natura dell’uomo la possibile verificazione di un tale sistema» (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, 1763 – Capitolo 17, DEL FISCO).

Una “Rassegna stampa sul Caso Becciu” completa viene costantemente aggiornata da Andrea Paganini [QUI].

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