A Varsavia beatificati il card. Wyszyński e madre Elisabetta Róża Czacka

“Oggi, non lontano da qua, a Varsavia, vengono proclamati Beati due testimoni del Vangelo: il Cardinale Stefan Wyszyński ed Elisabetta Czacka, fondatrice delle Suore Francescane Serve della Croce. Due figure che conobbero da vicino la croce: il Primate di Polonia, arrestato e segregato, fu sempre pastore coraggioso secondo il cuore di Cristo, araldo della libertà e della dignità dell’uomo; Suor Elisabetta, che giovanissima perse la vista, dedicò tutta la vita ad aiutare i ciechi. L’esempio dei nuovi Beati ci stimoli a trasformare le tenebre in luce con la forza dell’amore”.

Da Budapest, al termine della recita dell’Angelus che ha chiuso il Congresso internazionale eucaristico, papa Francesco ha ricordato la beatificazione del card. Stefan Wyszyński ed Elisabetta Czacka, avvenuta a Varsavia.

Il rito è stato presieduto a nome del papa dal card. Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, sottolineando che la Polonia, come Nazione mariana, ‘ha offerto e offre alla Chiesa, attraverso le varie epoche, eccezionali figure di santi, uomini e donne di Dio’:

“Così è stato anche in relazione al card. Wyszyński, che è venuto da Zuzela sul fiume Bug, dove la sua famiglia lo ha cresciuto nella fede in Dio e nell’amore per la patria. Dopo aver ricevuto l’ordinazione presbiterale nella cattedrale di Włocławek il 3 agosto 1924, iniziò la sua vita sacerdotale, segnata da numerose prove che affrontò con fiducia e determinazione”.

Ed ha ricordato molti episodi della sua vita che si intrecciano con quella della Polonia nel secondo dopoguerra: “In questo periodo, politicamente e socialmente complicato, ha guidato con coraggio, tenacia e decisione la barca della Chiesa in Polonia, opponendo, all’ideologia che disumanizzava e distraeva l’uomo dalla pienezza della vita, la verità contenuta nel Vangelo di Cristo, fedelmente vissuta e realizzata”.

A lui è stato molto affezionato san Giovanni Paolo II, che eletto  papa lo ringraziò per la sua ‘eroica speranza’: “Il Cardinale Wyszyński, da vero figlio della Terra Polacca, aveva nel cuore una profonda devozione alla Madonna: come sotto il suo sguardo materno nacque la sua vocazione e sotto lo stesso sguardo affidò a Dio la propria vita e il destino di la nazione polacca, così proprio Maria gli ha insegnato che, attraverso il servizio pastorale quotidiano ‘Vivi solo per Dio e per piacere a Lui solo’”.

Questa fede era anche una caratteristica di Madre Elżbieta Róża Czacka: “Fin dai primi anni della sua infanzia, ha riconosciuto i segni della chiamata di Dio, prima a Biała Cerkiew e poi a Varsavia. Colpita all’età di ventidue anni dalla completa perdita della vista, decise di dedicare la sua vita al servizio dei non vedenti, che a quel tempo in Polonia non potevano contare né sull’aiuto né sull’opportunità di ottenere un’istruzione. A tal fine fondò la Società per la Protezione dei Ciechi e la Congregazione delle Suore Francescane Serve della Croce.

Ha aperto scuole e organizzato laboratori, ha adattato l’alfabeto Braille alla lingua polacca e ha sviluppato abbreviazioni ortografiche. Con la sua straordinaria diligenza e impegno, la Beata Elisabetta Rosa ci mostra che non ci sono ostacoli per coloro che vogliono amare Dio e come Dio amare. Anche nella sua vita sono state numerose le difficoltà nelle quali, con incredibile speranza, ha costantemente riaffermato la sua fedeltà a Dio, che è amore”.

I due nuovi beati si incontrarono nel 1926: “Il giovane sacerdote in quel tempo era formato dalla fede e dalla perseveranza di questa donna che, mossa dall’amore di Dio, era completamente devota a Dio e al prossimo. E’ nata ad una preziosa collaborazione, condivisione sincera di intenzioni e progetti.

Ma soprattutto è nata una comunione di fede, di amore per Dio e per l’uomo bisognoso e indifeso. Entrambi sapevano come sostenersi a vicenda con la forza, la temperanza e il coraggio. Lui si è impegnato in prima persona nell’aiutare tutti coloro che hanno sperimentato ferite e limitazioni nell’esercizio della loro libertà e nel professare la loro fede; lei cieca tra i non vedenti fisici e spirituali, aiutava tutti coloro che erano abbandonati e lasciati ai margini della società”.

Il l Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ha ricordato che i nuovi Beati hanno ricevuto dalla nazione polacca “l’inestimabile bene della fede e la vitalità della secolare tradizione dell’amore a Dio…

Hanno offerto per tutta la vita la convinzione del primato di Dio, capace di restituire all’uomo la sua dignità. Hanno dato una testimonianza di vita fedele al Vangelo, ad ogni costo. Hanno lasciato un modello di servizio concreto alla persona nel bisogno, anche quando nessuno si prendeva cura di lui e sembrava che l’indifferenza stesse vincendo”.

Ecco due esempi che la Polonia ha offerto al mondo: “Ci vengono quindi dati come esempi da seguire, ma anche come intercessori a cui rivolgerci con fiducia. Sono un esempio perché sono stati docili alla grazia che operava in loro…

Polonia, Nazione di Maria, terra di santi e beati, in questo Tempio della Divina Provvidenza, per intercessione della Vergine Maria, del Beato Stefan Wyszyński e della Beata Elżbieta Róża Czacka, oggi chiediamo a Dio di concederci la forza di essere fedeli testimoni del suo amore misericordioso verso tutte le persone del nostro tempo nel bisognoso.

I nuovi Beati siano potenti intercessori per questa benemerita Nazione, siano luce per le autorità statali e locali, e sostengano la Chiesa in Polonia nella costante fedeltà al Vangelo di Cristo”.

Mons. Henryk Muszyński, Arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Gniezno e Primate di Polonia negli anni 2009-2010, ha ricordato il ‘Primate del Millennio’ poco prima della sua beatificazione, sottolineando che il Primate Wyszyński ha svolto un ruolo eccezionale nella sua vita:

“Già in seminario (ed erano gli anni d’oro dello stalinismo) avevamo un doppio punto di riferimento: i martiri della seconda guerra mondiale e il Primate Wyszyński. Erano gli anni della sua prigionia, lo guardavamo con ammirazione, ma d’altra parte eravamo consapevoli che quanto stava accadendo era in gran parte dovuto a lui.

Il suo atteggiamento intransigente, la devozione a Dio e alla Chiesa, è stato qualcosa che non solo ha influenzato la nostra immaginazione, ma ha avuto un significato molto importante per la nostra formazione sacerdotale e per il nostro atteggiamento spirituale”.

(Foto: Conferenza Episcopale Polacca)

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