A Bratislava papa Francesco condanna gli atti contro l’umanità

E’ stata intensa la prima giornata del viaggio apostolico in Slovacchia di papa Francesco nella città di Bratislava, dove ha incontrato al termine del giorno la comunità ebraica nella piazza Rybné námestie, in cui sorgevano la cattedrale di San Martino e la sinagoga Neolog, demolita nel 1969 dal governo comunista, per costruire il Ponte dell’Insurrezione nazionale, ossia il Ponte Nuovo.

Ringraziando delle testimonianze, papa Francesco ha ricordato il rabbino Chatam Sofer e la convivenza tra le fedi: “L’architettura esprimeva la pacifica convivenza delle due comunità, simbolo raro e di grande portata evocativa, segno stupendo di unità nel nome del Dio dei nostri padri. Qui avverto anch’io il bisogno, come tanti di loro, di ‘togliermi i sandali’, perché mi trovo in un luogo benedetto dalla fraternità degli uomini nel nome dell’Altissimo”.

Non ha mancato di sottolineare che spesso il nome di Dio è usato fuori luogo: “In seguito, però, il nome di Dio è stato disonorato: nella follia dell’odio, durante la seconda guerra mondiale, più di 100.000 ebrei slovacchi furono uccisi. E quando poi si vollero cancellare le tracce della comunità, qui la sinagoga fu demolita…

Qui il nome di Dio è stato disonorato, perché la blasfemia peggiore che gli si può arrecare è quella di usarlo per i propri scopi, anziché per rispettare e amare gli altri.

Qui, davanti alla storia del popolo ebraico, segnata da questo affronto tragico e inenarrabile, ci vergogniamo ad ammetterlo: quante volte il nome ineffabile dell’Altissimo è stato usato per indicibili atti di disumanità! Quanti oppressori hanno dichiarato: ‘Dio è con noi’; ma erano loro a non essere con Dio”.

Ed ha ribadito il grave ‘peccato’ di oscurare Dio: “Questo è per noi il tempo in cui non si può oscurare l’immagine di Dio che risplende nell’uomo. Aiutiamoci in questo. Perché anche oggi non mancano idoli vani e falsi che disonorano il nome dell’Altissimo.

Sono quelli del potere e del denaro che prevalgono sulla dignità dell’uomo, dell’indifferenza che gira lo sguardo dall’altra parte, delle manipolazioni che strumentalizzano la religione, facendone questione di supremazia oppure riducendola all’irrilevanza.

E ancora, sono la dimenticanza del passato, l’ignoranza che giustifica tutto, la rabbia e l’odio. Siamo uniti nel condannare ogni violenza, ogni forma di antisemitismo, e nell’impegnarci perché non venga profanata l’immagine di Dio nella creatura umana”.

Però il papa ha detto che nella piazza brilla la speranza: “Ma questa piazza, cari fratelli e sorelle, è anche un luogo dove brilla la luce della speranza. Qui ogni anno venite ad accendere la prima luce sul candelabro della Chanukia.

Così, nell’oscurità, appare il messaggio che non sono la distruzione e la morte ad avere l’ultima parola, ma il rinnovamento e la vita. E se la sinagoga in questo sito è stata demolita, la comunità è ancora presente.

E’ viva e aperta al dialogo. Qui le nostre storie si incontrano di nuovo. Qui insieme affermiamo davanti a Dio la volontà di proseguire nel cammino di avvicinamento e di amicizia”.

Ha concluso l’incontro invitando a non chiudere le porte: “Il mondo ha bisogno di porte aperte. Sono segni di benedizione per l’umanità… Qui, in questa terra slovacca, terra d’incontro tra est e ovest, tra nord e sud, la famiglia dei figli di Israele continui a coltivare questa vocazione, la chiamata a essere segno di benedizione per tutte le famiglie della terra.

La benedizione dell’Altissimo si riversa su di noi quando vede una famiglia di fratelli che si rispettano, si amano e collaborano. Vi benedica l’Onnipotente, perché in mezzo a tanta discordia che inquina il nostro mondo possiate essere sempre, insieme, testimoni di pace. Shalom!”

Prima di quest’ultimo incontro papa Francesco ha visitato il Centro Betlemme delle Suore Missionarie della Carità, dove alloggiano i senzatetto assistiti dalle Suore della Congregazione di Madre Teresa:

“Sono contento di visitarvi, di essere tra voi, sono molto contento. Grazie di ricevermi! E ringrazio tanto le Suore per il lavoro che fanno, lavoro di accoglienza, di aiuto, di accompagnamento. Grazie tante! Ringrazio le mamme, i papà che sono qui con i ragazzi; e ringrazio tutti i ragazzi di essere qui in questo momento.

E anche il Signore è con noi: quando noi siamo insieme, così felici, il Signore è con noi. E’ con noi anche quando abbiamo momenti di prova: mai ci abbandona, sempre il Signore è vicino a noi. Possiamo vederlo e possiamo non vederlo, ma sempre ci accompagna nel cammino della vita: non dimenticare questo, soprattutto nei momenti brutti. E grazie tante, grazie tante!”

(Foto: Santa Sede)

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