Papa Francesco e quell’invito all’accoglienza

Circa 200 le persone della Fondazione Arché sono state accolte da papa Francesco per celebrare i 30 anni della nascita, creata da don Giuseppe Bettoni, il sacerdote che ha dato vita all’associazione che si impegna a fianco di mamme con bambini in difficoltà:

“L’avete chiamato ‘Arché’, che richiama l’origine, il principio, e noi sappiamo che in principio c’è l’Amore, l’amore di Dio. Tutto ciò che è vita, tutto ciò che è bello, buono e vero viene da lì, da Dio che è amore, come dal cuore e dal grembo di una madre viene la vita umana, e come dal cuore e dal grembo di una Madre è venuto Gesù, che è l’Amore fattosi carne, fattosi uomo”.

Ma l’amore è fatto di volti: “E allora, in questa logica, in principio ci sono i volti: per voi sono i volti di quelle mamme e di quei bambini che avete accolto e aiutato a liberarsi dai lacci della violenza, del maltrattamento. Anche donne migranti che portano nella loro carne esperienze drammatiche”.

E questo costituisce un segno di speranza: “Le vostre comunità accoglienti sono un segno di speranza prima di tutto per loro, per queste donne e per i loro figli. Ma lo sono anche per voi stessi che condividete la vita con loro; e per i volontari, i giovani, le giovani, le giovani coppie che in queste comunità fanno esperienza di servizio non solo per i poveri, cosa molto buona, ma più buono è con i poveri”.

Poi si è soffermato sull’icona della fondazione: “La Mamma col Bambino è un’icona tanto familiare per noi cristiani. Per voi non è rimasta solo un bel quadretto: l’avete tradotta in un’esperienza concreta, fatta di storie e di volti concreti. Questo significa certamente problemi, difficoltà, fatiche… Ma significa nello stesso tempo gioia, gioia di vedere che la condivisione apre strade di libertà, di rinascita, di dignità”.

Al termine li ha ringraziati per l’apertura di una prossima ‘casa’ a Roma che ospiterà una nuova comunità: “Vi sono grato, in particolare, anche a nome della Diocesi di Roma, perché so che dopodomani inaugurerete la vostra casa qui a Roma, casa che ospiterà una nuova comunità.

Che sia un luogo in cui si vive lo stile di Dio, che è vicinanza, tenerezza e compassione. E che la struttura sia sempre al servizio delle persone, non al contrario”.

Ed anche all’associazione ‘Lazare’, ricevuta a fine agosto, papa Francesco aveva incentrato il suo discorso a ‘braccio’ sul valore della porta e quindi sull’accoglienza: “Alcuni pensano che la porta sia un loro possesso e le mettono un lucchetto e la chiudono per loro.

Altri hanno paura di bussare a una porta. E’ quella paura che abbiamo di sapere se saremo accolti e accettati. Altri vogliono entrare ma hanno paura della porta e cercano di entrare dalla finestra”.

Il discorso del papa è un invito a non chiudere le porte: “A volte nella vita bisogna avere l’umiltà di bussare alla porta. A volte bisogna avere il coraggio di non avere paura di chi mi aprirà la porta, che è Dio. E una volta che sono entrato, occorre avere la grandezza di non chiudere la porta alle mie spalle senza aprirla perché entrino altri ed è quello che fa ‘Lazare’, aprire porte.

Ed è quello per cui desidero ringraziarvi oggi, questa testimonianza, non solo di ‘portieri’, voi non badate alla porta, non siete ‘portieri’, ma di uomini e donne che, poiché una volta hanno aperto la porta a ognuno di voi, sentite la necessità di aprirla ad altri”.

E nel discorso preparato e consegnato li aveva invitati ad andare verso le ‘periferie’: “Non vi accontentate solo di una vita di amicizia e di condivisione tra i membri della vostra associazione, ma andate oltre. Osate scommettere sull’amore donato e ricevuto gratuitamente. Andate verso le periferie spesso piene di solitudine, di tristezza, di ferite interiori e di perdita del gusto della vita…

Non dimenticatelo mai: voi siete il dono, l’oggi di Dio, avete un posto privilegiato nel suo cuore amorevole. Anche se il mondo vi rivolge uno sguardo sprezzante, voi valete, voi contate molto agli occhi del Signore. Voglio ripeterlo ancora: Dio vi ama, voi siete i suoi prediletti. Allora non vi lasciate rubare la gioia di vivere e di far vivere gli altri”.

(Foto: Santa Sede)

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