Festa dell’Assunta: la Pasqua dell’estate

No alla violenza sulle donne, rispetto per ogni essere umano, tutela del corpo ma anche dell’anima: sono tre questioni centrali, secondo il vescovo di Bolzano-Bressanone, mons. Ivo Muser, che possono rendere attuale e concreta la festa di Maria Assunta, sottolineate nella Lettera pastorale ‘In anima e corpo’.

Nella lettera mons. Muser collega la solennità dell’Assunta al tema del rispetto del corpo, ma nel suo messaggio fa riferimento diretto a tre tematiche di attualità, quali l’impegno contro la violenza sulle donne, l’attenzione a ogni persona anche attraverso l’uso di un linguaggio non ostile e il rispetto per il proprio corpo e quello degli altri:

“Il corpo ha a che fare con il cielo perché ha a che fare con la nostra umanità. Pertanto, il nostro corpo non può essere reso solo un mero oggetto, una semplice cosa che si può solo usare”.

Tre sono le questioni sostanziali che possono rendere attuale e concreta la solennità di Maria Assunta, sottolinea il vescovo nella sua lettera pastorale: la prima è un fermo ‘no’ a ogni tipo di violenza contro le donne:

“La più grande di tutte le feste mariane è un chiaro monito contro la violenza sulle donne, che è un tema di quotidiana attualità”, scrive il vescovo Muser citando l’oppressione psicologica, le aggressioni fisiche, i femminicidi, lo sfruttamento sessuale.

Innanzitutto il vescovo sottolinea che tale festa era chiamata dai teologi medievali ‘Pasqua dell’estate’: “Celebriamo la Pasqua nella vita di colei che ha dato alla luce il Salvatore. Senza Maria non avremmo Gesù e in lei ci viene manifestato il significato più profondo della Pasqua.

In questa solennità, che già i teologi medievali chiamavano ‘Pasqua d’estate’, il credo della Chiesa arriva ad affermare che ‘Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo’. Così recita a tutt’oggi l’ultima solenne definizione del dogma di fede proclamato da Papa Pio XII il giorno di Ognissanti del 1950”.

Nella lettera mons. Muser ribadisce che tale festa non è culto del corpo, ma un riconoscimento della corporeità: “Al giorno d’oggi si sta diffondendo rapidamente il culto del corpo. Non sono poche quelle persone che investono tempo e denaro per costruirsi un corpo quanto più vicino alla perfezione.

Non di rado ci viene mostrato un ideale secondo cui solo un corpo sano, giovane, attraente, prestante e tonico è ‘in’. D’altra parte, molti sono dolorosamente consapevoli dei pericoli insiti nel ridurre il proprio fisico, e quindi se stessi, a una qualche immagine stereotipa.

Sono in particolare i giovani ad essere spesso disorientati, quando percepiscono che il loro corpo e la loro personalità non possono corrispondere agli ideali di fisicità e di bellezza ormai dilaganti”.

La corporeità è termine molto più estensivo della fisicità, in quanto “è il corpo-vissuto, è la nostra vita nello spazio e nel tempo, la nostra sessualità, il nostro volto, la stretta di mano, il sorriso e il pianto, le nostre esperienze, gli atteggiamenti e le relazioni, il nostro agire, il nostro evolverci e la nostra inevitabile fine. Il nostro corpo è anche fatto di ferite, quelle che ci sono state inferte e quelle che noi infliggiamo agli altri”.

Quindi il corpo è la storia di ognuno: “Il nostro corpo racconta la storia della nostra vita, la nostra origine e la nostra identità. L’assunzione in cielo in anima e corpo significa che il corpo ha a che fare con il cielo, perché ha a che fare con la nostra umanità. Pertanto, il corpo non deve essere reso un mero oggetto, una semplice cosa che si può solo usare”.

Perciò non va ricercata la perfezione del corpo, ma nemmeno il suo disprezzo: “Inseguire la perfezione del corpo non è cristiano, ma nemmeno disprezzarlo lo è. Ciò che celebriamo il 15 agosto risale direttamente all’immagine cristiana di Dio e dell’umanità e funge da contrappunto a quelle idee e atteggiamenti che svalutano e umiliano gli altri – non importa chi essi siano”.

Nella lettera il vescovo di Bolzano-Bressanone pone tre questioni fondamentali, ribadendo la condanna della Chiesa contro ogni tipo di violenza sulle donne: “La violenza sulle donne spazia dall’oppressione psicologica alle aggressioni fisiche più gravi. I numerosi femminicidi sono spaventosi e vergognosi al contempo. Lo sfruttamento sessuale è anche una grave violazione della dignità della donna”.

La seconda questione riguarda il rispetto per ogni essere umano, iniziando dall’uso diffamatorio delle parole: “Così grande è la misura di Dio sull’umanità. Non è né umano né cristiano pensare e parlare in modo sprezzante dell’essere umano come piccolo, basso, meschino, privo di valore e di dignità…

‘Shitstorm’ è il termine usato oggigiorno per definire una vera e propria esecuzione mediatica. E un altro termine negativo è la parola ‘fake news’ o ‘verità alternative’. Vengono fatte circolare parole e accuse deliberatamente false.

Questo crea insicurezza, sfiducia, sospetto e avvelena le relazioni sociali, politiche e personali! L’abbrutimento del linguaggio, la diffusione di falsità, mezze verità e teorie complottistiche che incutono paura, i commenti offensivi, degradanti e anonimi su internet sono sintomi di uno sviluppo preoccupante”.

Per questo mons. Muser sottolinea che la solennità dell’Assunzione di Maria è la festa del ‘corpo’: “La festa dell’Assunzione di Maria è un’affermazione della positività del corpo, della terra, della creazione. Con questo, la Chiesa intona un inno natalizio e allo stesso tempo pasquale al corpo e lo mette in relazione con il divino”.

Nostro dovere è quello di proteggere il corpo, che è santo: “Il Covid è ancora un tema molto presente, in quanto strettamente legato alla salute, un ambito che riguarda l’intera società e quindi di carattere prioritario. Senza dubbio la protezione della salute fisica, anche attraverso una vaccinazione, è necessaria, buona e importante, e anche espressione di responsabilità, solidarietà e rispetto.

Ma il coronavirus ci mette anche di fronte a una verità che la nostra società trova particolarmente difficile da accettare: la vita umana è e rimane vulnerabile, in pericolo, fragile e mortale, prima e dopo la pandemia”.

Però non occorre proteggere solamente il corpo, ma bisogna mantenere in salute anche l’anima: “Quando impareremo nuovamente a riconoscere i limiti, allora impareremo anche a vivere. Quando ricominceremo a capire che l’essere è più importante di ogni avere e di ogni cupidigia, ci avvicineremo al dono e al mistero della vita…

Determinante non è la durata della vita terrena, ma il modo in cui viviamo! Il coronavirus non ha in sé il potere di renderci più umani, c’è bisogno della nostra decisione di ripensare e probabilmente anche di rivedere le priorità della nostra vita e della nostra società. Gioverebbe sicuramente a tutta l’umanità e al creato intero”.

Per far risplendere tutta questa bellezza donata da Dio, Maria ha cantato il ‘Magnificat’: “Quando pensiamo a Dio e all’umanità, facciamolo in grande, pensiamo allo smisurato valore della creatura umana, apriamoci con fiducia al nostro futuro.

‘Il Signore è veramente risorto’: questa testimonianza pasquale è la scintilla iniziale della fede cristiana. L’Assunta ci rivela ciò che è stato donato anche a noi attraverso la morte e la resurrezione di Gesù: la Pasqua dell’umanità, la nostra Pasqua, è iniziata. Siamo stati creati e voluti per il cielo – in anima e corpo”.

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