Mons. Pompili: sant’Emidio è padre della speranza

‘L’Annunciazione con sant’Emidio’, detta anche ‘Annunciazione di Ascoli’, è un dipinto eseguito nel 1486 da Carlo Crivelli. Insieme ad altri capolavori del Rinascimento italiano è visibile nella National Gallery di Londra. Concentrandosi sulla tela si resta colpiti dal fatto che il santo vescovo, collocato accanto all’Angelo, all’esterno della stanza della Vergine, abbia tra le mani il plastico della Città. Il dettaglio è sufficiente ad intuire l’Ascoli del Cinquecento. E ciò basta a persuadersi che sant’Emidio è ben più che il patrono. E’, in realtà, il padre. La qual cosa è rilevante per il fatto che oggi ad essere in crisi è proprio la paternità, col rischio di perdere il senso della comunità e di una comune appartenenza”.

Così iniziava la lettera di mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti e di Ascoli Piceno, in occasione di sant’Emidio, patrono della città di Ascoli Piceno, nella quale ha sottolineato che “Sant’Emidio è stato padre, nonostante la sua giovane età, perché ha saputo prendersi cura dell’altro, ha avuto uno sguardo tenero che ha irradiato il Vangelo, è stato accogliente senza mai voler ricondurre alla sua persona. Il suo essere padre aiuti tutti a ritrovare questa esperienza basilare che fa scorrere la vita e la porta a compimento”.

Ed ha sottolineato il valore di essere padre: “Essere padri significa introdurre il figlio nella vita senza trattenerlo, senza imprigionarlo, senza possederlo, lasciandolo libero di scelte, di partenze, perfino di errori. Senza, peraltro, mai venir meno al compito di e-ducare che è il contrario di se-durre.

E’ tempo di chiedersi con onestà se per caso la tendenza invalsa non sia piuttosto quella di limitarsi a compiacere, sottraendosi alla responsabilità di ‘trarre fuori’ (e-ducere) da quella condizione informe che è l’adolescenza che è un cammino verso l’età adulta e che sembra talvolta prolungarsi indefinitamente”.

Mentre nell’omelia della messa vespertina il vescovo aveva sottolineato che i tempi in cui visse il santo sono anche i nostri tempi: “L’umanità di oggi non è dissimile, infatti, da quella in cui si trovò a vivere S. Emidio sul finire del III-IV secolo, segnata da una profonda crisi economica e spirituale. I cui indicatori sperimentali erano la crisi demografica e la perdita di un orientamento spirituale. A pensarci anche oggi la tristezza della nostra generazione è segnalata da una paura del futuro che si manifesta in indolenza, rinuncia, accidia”.

Ma Gesù invita a non temere per la propria vita: “La parola di Gesù assicura che è possibile rimanere se stessi in mezzo ad un mondo perennemente in bilico se si è capaci di perseveranza. Perseverare vuol dire continuità, profondità, agilità cioè tenere fede a quella che è la nostra scelta di vita senza comprometterla, senza renderla esteriore, senza diventare pesante. Ai credenti è chiesto di vivere con perseveranza cioè esprimendo un vissuto che non ricomincia sempre da se stesso; che non si esaurisce in una pratica solo apparente; che non diventa un incedere faticoso e ripetitivo”.

Anche nella celebrazione eucaristica della festività del Santo mons. Pompili ha sottolineato che la personalità si forma affrontando la vita: “Solo a contatto con la tribolazione si rafforza il carattere e si affina la nostra personalità. Non si dà, dunque, la possibilità di crescere senza liberare la virtù della pazienza.

La verità è che siamo diventati tutti impazienti, cioè non tolleriamo più alcuna fatica, attesa, contrarietà e vorremmo tutto e subito. Ma la vita ha un ritmo diverso e occorre ritrovare la lentezza dei processi umani. Piuttosto che far ricorso ad additivi e sostanze per reggere la fatica di vivere”.

Infatti la speranza non delude, sottolinea l’apostolo Paolo: “La speranza è il contrario della tristezza. E consiste nella capacità di andare oltre alle avversità della vita, senza farsene schiacciare. La speranza non si limita dunque a metabolizzare la fatica di ogni giorno, ma la rimette in circolo grazie all’amore che tutto trasforma. Anche la morte.

Sperare è il lavoro più importante del cristiano oggi. Come lo fu ai tempi di sant’Emidio. Non si tratta di alimentare lo sfascio di un tempo senza prospettive, ma di costruire pazientemente nel quotidiano.

Come si ricava sempre dal basilico che può essere disseminato ovunque e diventare aroma e sapore, che cambia la qualità del prodotto sia che si tratti di pizza, di pomodoro o di pasta.

La fede cambia l’aroma e l’umore della nostra giornata. Ed è quel che purifica l’atmosfera inquinata del nostro tempo restituendole freschezza e gusto”.

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