Card. Sandri: la misericordia abbraccia l’orizzonte

Ad inizio agosto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto a Bibione, diocesi di Concordia-Pordenone, il rito dell’apertura della Porta Santa della Perdonanza di Bibione, evento di grazia giunto al quinto anno come intuizione pastorale per accompagnare la rinascita spirituale di quanti vivono nelle zone limitrofe un periodo di riposo e di vacanza, creando da parte della parrocchia un’oasi di preghiera, riflessione, preghiera e animazione, accanto a percorsi sacramentali di riconciliazione e celebrazioni eucaristiche.

Il card. Sandri ha proseguito la celebrazione eucaristica concelebrata con il vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini, dal parroco e da un gruppo di sacerdoti che in questi giorni si rende disponibile per le confessioni. Al termine il card. Sandri ha regalato a mons. Giuseppe Pellegrini la medaglia commemorativa del viaggio apostolico in Iraq del papa ed ha invitato a ricordare nella preghiera il Libano nel primo anniversario della terribile esplosione nel porto di Beirut.

Nell’omelia di apertura della Porta Santa il prefetto ha sottolineato il significato del tema scelto, ‘con la misericordia del Signore impariamo a sognare per abbracciare l’orizzonte’: “La pagina del libro del profeta Ezechiele, proclamata come prima lettura, ci ha parlato dell’iniziativa di Dio che di fronte ai pastori che cercano se stessi, interviene personalmente a prendersi cura delle sue pecore: le cerca, le passa in rassegna, le raduna, le conduce, fascia quella ferita, le assiste non facendo distinzioni tra la grassa e la forte”.

Quindi ha invitato i fedeli a ‘lasciarsi trovare’: “Dobbiamo lasciarci trovare dal pastore delle pecore, anche se possiamo esserci andati a rifugiare in qualche luogo solitario o pericoloso a causa del nostro voler far da soli: non dobbiamo avere timore di Lui, perchè non viene come giudice o vendicatore, ma come chi ha cura della nostra vita e della nostra salvezza.

L’essere radunati non è soltanto quello del venire ad attingere il perdono e la misericordia, ma è anche specchio di un cuore che deve essere unificato intorno al suo centro, a ciò che conta veramente e non a ciò che passa”.

Da qui nasce un cuore nuovo: “Sempre Ezechiele annuncia in un altro brano che il Signore ci darà un cuore nuovo e metterà dentro di noi uno spirito nuovo. Invochiamo questo dono, e lasciamoci accompagnare dalla grazia diventando noi stessi sorgenti zampillanti che hanno ricevuto misericordia e sanno farla germogliare nel mondo”.

Ed ha invitato a ‘rinascere dall’alto’: “La crisi determinata dalla pandemia, ben lungi dall’essere terminata non solo a livello medico-sanitario ma anche per le conseguenze sociali, lavorative ed economiche, ha infatti bisogno per essere superata non solo di tutti gli elementi che competono alle Autorità civili nazionali ed internazionali, ma di uno slancio interiore di ciascuno che ci chiede di ‘rinascere dall’alto’, come dice Gesù nel dialogo con Nicodemo”.

Questa è la sfida che attende i cattolici: “Come famiglie e comunità cristiane lasciamoci interpellare da questa sfida: il dibattito deve essere coraggioso ed essere innalzato come su ali d’aquila ben oltre le pur necessarie preoccupazioni sulle regole imposte a celebrazioni e momenti formativi nelle nostre parrocchie.

Impariamo da Gesù, che vedendo le folle sfinite è capace di leggere il loro bisogno di cibo, di guarigione e di una parola che dilati il cuore agli spazi della vita eterna: egli non sarà soltanto un maestro di vita, ma sulla croce porterà sino alle estreme conseguenze la sua compassione”.

Invece dalla cattedrale di Concordia il card. Sandri ha presieduto il pontificale per la solennità del ritrovamento delle reliquie del protomartire santo Stefano: “Lo Spirito ci doni la vera sapienza del cuore, per camminare nel solco dei santi e dei testimoni che ci hanno preceduto, come il beato Odorico da Pordenone per il quale auspichiamo la canonizzazione equipollente e il cardinale Celso Costantini, per il quale si è aperto il processo di beatificazione.

Il Paraclito però certamente potrà illuminare il modo in cui la Diocesi per iniziativa del Vescovo vi chiede di vivere la riorganizzazione dei servizi delle parrocchie, in modo che appaia la corresponsabilità e la fraternità in seno al presbiterio diocesano, continuando il lavoro del Sinodo che la vostra Chiesa ha avviato ben prima delle dinamiche annunciate a livello universale e nazionale”.

Il card. Sandri ha ricordato l’invito alla missione fatto ai giovani nel Giubileo del 2000 da san Giovanni Paolo II: “Forse per la stanchezza della vita o le troppe cose da fare siamo diventati un po’ increduli, o ci siamo lasciati andare all’abitudine del quotidiano: non più un habitus di grazia da indossare consapevolmente ogni giorno, ma uno straccio impolverato e sporco di cui rimaniamo rivestiti e magari neanche più ce ne accorgiamo”.

L’esempio di santo Stefano è la guida: “La Parola di Dio che è stata proclamata ci consola, ma insieme ci scuote: l’autenticità di Stefano nel momento del suo martirio è sconvolgente. Il suo sguardo non solo è fisso nel cielo, ma è presenza del cielo sulla terra, è totalmente immerso in Dio e riproduce i tratti del morire stesso di Gesù, perdonando. Si compie nel primo martire la promessa e l’annuncio fatto da Gesù nel Vangelo: vi perseguiteranno sì, ma lo Spirito Santo parlerà in voi. Saulo e Stefano sono entrambi terreno nel campo che è il mondo: ma il seme è di Dio, e nessuna forza umana ha il potere di soffocarlo”.

In questo senso i martiri sono testimoni: “La nostra testimonianza sia quella di una autentica fraternità fondata in Cristo, capaci di camminare insieme prendendoci cura del destino di ogni uomo e di ogni donna che il Signore pone sulle nostre strade: il nostro sguardo sia come quello di Stefano fisso in Dio, e le nostre mani come le sue siano impastate del perdono e della carità verso i fratelli”.    

(Foto: diocesi di Concordia-Pordenone)

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