Prendere il bosco. Traditionis custodes, Motu proprio umiliante, rigido e sciagurato: non c’è posto per la tradizione liturgica nella chiesa bergogliana. Il Concilio Vaticano II è la questione reale

Oggi, dopo la pubblicazione della Lettera pastorale a forma di Motu proprio Traditionis custodes, con cui Francesco ha inteso dare un colpo mortale alla Forma Straordinaria del Rito Romano (Vetus Ordo Missæ, Usus Antiquior, Messa antica, tradizionale o tridentina, definita dal Papa regnante Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970), ritorniamo sul tema di cui abbiamo scritto più volte in passato, a partire del 26 maggio 2021: Francesco vuole abrogare il Summorum Pontificum di Benedetto XVI. Messainlatino.it riferisce che l’ha detto alla Plenaria della Conferenza Episcopale Italiana.

Con una mossa davvero spericolata e sciagurata, con delle conseguenze ancora imprevedibili oggi, Papa Francesco ha rottamato uno dei più significativi (e da molti ritenuti duraturi) atti di legislazione della Chiesa universale emanato dal suo predecessore Papa Benedetto XVI, il Motu proprio Summorum pontificum del 7 luglio 2007. Ieri, quattordici anni dopo, venerdì 16 luglio 2021 l’84enne Papa regnante ha drasticamente ridotto (asfaltato) dei diritti esclusivi che Papa Benedetto XVI aveva dato ai sacerdoti di celebrare nella Forma Straordinaria del Rito Romano a piacimento e senza il permesso dei loro superiori. Nel nuovo Motu proprio Traditionis custodes (Guardiani della tradizione), l’attuale Sommo Pontefice ha annullato quasi ogni disposizione chiave contenuta nel Motu proprio di Benedetto di quattordici anni fa. Soprattutto, Papa Francesco concede ai vescovi diocesani – detti “custodi della tradizione” (il titolo del documento) – piena facoltà di regolare la celebrazione della Vetus Ordo Missæ, Messa antica, tradizionale o tridentina nella sua diocesi: chi può celebrare la Messa antica e sotto a quali condizioni possono farlo. Finora i singoli sacerdoti avevano praticamente carta bianca. Il Papa regnante ha anche dato istruzioni rigidi ai vescovi di prendere provvedimenti per limitare rigorosamente l’uso della Messa tridentina con il chiaro obiettivo di far sì che tutti i cattolici celebrino eventualmente solo la Liturgia romana anteriore alla riforma del 1970 che seguì il Concilio Vaticano II.

Ma la vera questione di fondo è il Concilio Vaticano II stesso. Lo scopo essenziale di Papa Francesco con Traditionis custodes è difendere il Concilio Vaticano II dagli attacchi contro la sua ortodossia, come chiarisce nella sua lettera di spiegazione di accompagnamento.

Questo Motu proprio è sorprendente, dato che contraddice direttamente degli insegnamenti di Papa Benedetto XVI, mentre questo è ancora in vita. Questa Lettera apostolica fornisce anche le ragioni per farlo, dicendo che negli ultimi quattordici anni sono accadute cose che hanno costretto un cambiamento nella direzione. In sostanza, il Papa regnante sta dicendo che i benefici che predecessore credeva sarebbero derivati dal permettere più libertà di celebrare la Messa antica non sono stati prodotti, che sono arrivate divisione e ristrettezza di vedute piuttosto che una maggiore unità e generosità di spirito. Da qui questa “correzione di rotta”, ci spiega Papa Francesco.

Non c’è dubbio alcuno – e Papa Francesco non ha tentato neanche di nasconderlo – che ha represso la diffusione della Messa antica, ribaltando una delle decisioni prese da Papa Benedetto XVI, con una mossa di grande sfida ai cattolici tradizionalisti che l’hanno immediatamente condannata come un attacco alla Liturgia tradizionale e a loro stesso. Francesco ha reimposto le restrizioni alla celebrazione Vetus Ordo, che Benedetto XVI aveva allentato nel 2007. Il Sommo Pontefice ha scritto che stava agendo perché la riforma di Benedetto XVI era diventata fonte di divisione nella Chiesa Cattolica Romana ed era stata usata come strumento dai cattolici contrari al Concilio Vaticano II, che ha riformato la liturgia. La nuova legge che Francesco ha emanato Motu proprio, viene richiesto ai singoli vescovi di approvare le celebrazioni liturgiche della Messa antica e ai sacerdoti appena ordinati di ricevere il permesso esplicito di celebrarla dai loro vescovi in consultazione con la Santa Sede. In base alla nuova legge, i vescovi devono anche determinare se gli attuali gruppi di fedeli legati alla Messa antica accettano il Concilio Vaticano II, che ha consentito di celebrare la Santa Messa in volgare anziché in latino. Questi gruppi non possono più celebrare la Messa antica nelle parrocchie; invece, i vescovi devono trovare un luogo alternativo per loro.

Inoltre, Francesco ha affermato che ai vescovi non è più consentito autorizzare la formazione di nuovi gruppi per la Messa antica nelle loro diocesi. Infine, Francesco ha spiegato che stava agendo per promuovere l’unità e sanare le divisioni all’interno della Chiesa Cattolica Romana, che dal suo punto di vista erano cresciute da quando Benedetto XVI con il Summorum pontificum ha allentato le restrizioni sulla celebrazione della Messa antica. Ha spiegato di aver basato la sua decisione su un’indagine della Santa Sede del 2020 rivolta a tutti i vescovi e le cui risposte rivelano una situazione che gli preoccupa e rattrista. E gli ha persuaso della necessità di intervenire.

Ma la domanda cruciale è se la visione di Papa Benedetto XVI è mai stata davvero messa alla prova? La gerarchia della Chiesa Cattolica Romana ha mai accolta la visione che il predecessore di Francesco ha presentato nel 2007, una visione in cui la “solennità” della Messa antico è stata presentata come complementare alla “freschezza” della Messa nuova? Si potrebbe obiettare che questi quattordici anni sono stati un’occasione persa, che la possibilità di conquistare un posto per la Messa antica nel cuore di una nuova generazione è stata bloccata da errori sia dei “tradizionalisti/conservatori” che dei “riformatori/progressisti”.

Comunque sia, con il Traditionis custodes la situazione è cambiata nuovamente e non è ancora chiaro quali saranno le conseguenze. Ma non si può dire che è sconveniente fare la guerra per le liturgie? Certamente non è mai stato questo l’intento di Papa Benedetto XVI. Questo grande Papa favoriva un tipo di generosità che arricchisse reciprocamente le antiche e le nuove liturgie. Ora siamo davanti a un bivio e si profila ancora una volta l’antica questione del Concilio Vaticano II (e la narrazione che la Chiesa Cattolica Romana è cambiata con il Concilio Vaticano II, diventata qualcosa di diverso, “moderna”, “non più medievale”, “non più gerarchica”, “non più patriarcale”, non più “rigida, esclusivo ed esterno” ma piuttosto “flessibile, generoso e interno”).

Certamente c’è stato un profondo fraintendimento su cosa era il Concilio Vaticano II e su cosa intendeva fare. E oggi non sembra che quest’ultimo Motu proprio di Papa Francesco chiarisca questo malinteso. La domanda cruciale è: come va inteso il Concilio Vaticano II? Non come un Concilio che fu convocato, non per decidere alcun punto dottrinale, ma per discutere come la dottrina tradizionale possa essere meglio compresa da tutte le persone, nei tempi che cambiano, con l’uso di tutti i mezzi, scrittura, esortazione, poesia, predicazione? In altre parole, cosa accadrebbe se non ci fosse una dottrina insegnata che dovrebbe essere rifiutata? Se così fosse, i cattolici potrebbero dire che i vescovi del mondo hanno trascorso quattro anni riuniti nel Concilio Vaticano II cercando di trovare modi per ringiovanire la Chiesa e rinnovare i suoi metodi di insegnamento delle dottrine che tutti concordiamo essere vere, e semplicemente devono essere trasmesse con più passione e chiarezza e convinzione, e magari non usando il latino ma tutte le lingue contemporanee. Possiamo essere d’accordo che i vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II hanno speso il loro tempo con saggezza.

Questo è il punto: è generalmente accettato, da studiosi e storici di ogni tipo, che il Concilio Vaticano II sia stato un Concilio “pastorale”, concentrato unicamente sul rendere più accessibile, meglio compreso l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica Romana, e che il suo scopo non era alterare alcun insegnamento di sorta, proprio come ha annunciato Papa Giovanni XXIII – con tutta la sua autorità – quando ha convocato questo Concilio.

Inoltre, è generalmente convenuto che, in questo processo di sviluppo di modi per rendere più comprensibile l’insegnamento della Chiesa Cattolica Romana, i Padri conciliari hanno discusso accanitamente su quali concetti avessero bisogno di essere enfatizzati o de-enfatizzati, in modo che l’opera dello Spirito Santo nella Chiesa poteva essere potente e libera da considerazioni terrene.

Ed è convenuto anche, che i dibattiti consiliari si riflettono in un certo flusso e riflusso nei documenti conciliari, un processo in cui i Padri conciliari hanno capito che stavano tentando di produrre un compromesso che favorisse l’unità tra l’alo più “progressista” e l’alo più” tradizionale” dei vescovi del mondo in quegli anni.

Perciò, Papa Francesco ha proprio ragione quando afferma che al Concilio Vaticano II l’episcopato Cattolico Romano si è riunito per ascoltare e discernere il cammino per la Chiesa indicato dallo Spirito Santo. Questo è chiaro. Ciò che non è chiaro è cosa intende il Papa con queste parole: «Dubitare del Concilio significa dubitare delle intenzioni stesse dei Padri, i quali hanno esercitato la loro potestà collegiale in modo solenne cum Petro et sub Petro nel concilio ecumenico» — perché c’è nessun “dubbio” possibile su un tale Concilio, un Concilio in cui il “potere collegiale” dei vescovi non è stato esercitato in nessun momento per condannare alcun errore o definire alcuna verità, e questo è generalmente accettato dagli studiosi. Sì, i Padri conciliari intendevano mettersi ” in ascolto per discernere il cammino che lo Spirito indicava alla Chiesa “, ma non intendevano cancellare, o accantonare, l’insegnamento della Chiesa, ma solo comprendere più profondamente quegli insegnamenti.

Riguardo alla liturgia della Chiesa, rimangono ancora oggi molte questioni, e sempre di più, che non vengono risolte da questo nuovo Motu proprio di Papa Francesco. La principale questione tra queste è: se consideriamo la “nuova Messa”, promulgata da Paolo VI nel 1970, come una sorta di “frutto” del magistero (pastorale) del Concilio Ecumenico Vaticano II, non è prudente, anzi essenziale, per giudicare con onestà i suoi frutti per l’approfondimento della fede, la riverenza di Dio e la santità di vita tra i fedeli, secondo quell’approfondimento e fioritura, quella “nuova primavera”, che, sì, il Concilio ha voluto suscitare? La liturgia deve comunicare la fede, rafforzare la speranza, accendere la carità, fornire il pane di vita che nutre l’anima per l’eternità. Questa è la liturgia richiesta dal Concilio Vaticano II. Era questo che la Chiesa Cattolica Romana ha ricevuto e continua a ricevere oggi, più di mezzo secolo dopo?

La decisione del Papa creò subito un putiferio tra i tradizionalisti già contrari all’inclinazione più progressista di Papa Francesco e nostalgici del papato di Papa Benedetto XVI. Questo è un documento estremamente deludente che annulla completamente le disposizioni legali”, del Motu proprio di Benedetto XVI del 2007, ha affermato Joseph Shaw, Presidente della Latin Mass Society of England and Wales. Mentre le celebrazioni in latino possono continuare, “la presunzione è costantemente contro di loro: i vescovi sono invitati a chiuderle”, ha detto Shaw, aggiungendo che l’obbligo per le Messe in latino da tenere fuori di una parrocchia è “inapplicabile” in termini pratici. È uno straordinario rifiuto del duro lavoro per la Chiesa e della lealtà alla gerarchia che ha caratterizzato per molti anni il movimento per la Messa tradizionale, che temo favorirà un senso di alienazione tra coloro che sono legati all’antica liturgia della Chiesa “, ha detto in Shaw una mail.

I tradizionalisti e i cattolici che amano la liturgia antica sono devastati. Alcuni di questi cattolici erano già tra i critici più accaniti di Francesco, alcuni lo accusavano di eresia. Rorate Caeli, un popolare blog tradizionalista, ha affermato che “l’attacco” di Francesco è stato il più forte rimprovero di un Papa contro i suoi predecessori a memoria d’uomo. “Scioccante e terrificante”, ha twittato il gruppo: “Francesco CI ODIA. Francesco ODIA la tradizione. Francesco ODIA tutto ciò che è buono e bello”.

Nick Donnelly, un diacono di orientamento tradizionale attivo sui social media, ha definito la nuova legge di Francesco “la legge appassire e morire”. “L’attacco di Bergoglio alla Messa dei secoli è molto peggio di quanto si temeva”, ha twittato.

I cardinali critici di Francesco non hanno subito commentato la legge. Nei giorni scorsi, però, il Cardinale Robert Sarah, già Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, convinto sostenitore della liturgia antico, ha inviato una serie di tweet preventivi insistendo sulla riforma “irreversibile” che Papa Benedetto XVI aveva promosso.

Seguono alcuni articoli sul tema, pubblica da Aldo Maria Valli sul suo Blog Duc in altum [QUI].

Traditiones custodes: papa Francesco si gioca tutto
il Giovane Prete
Duc in altum, 16 luglio 2021


Alla fine, ecco Traditiones custodes. Oggi 16 luglio 2021 Papa Francesco con un Motu proprio, sancisce de facto la fine della liturgia secondo il Messale del 1962.

È un intervento duro, massimalista, che non lascia spazio ad alcuna libertà, né per i sacerdoti né per i fedeli. Nessuno se lo aspettava in questi termini.

Il Papa mette la parola fine al tentativo di far navigare la Chiesa sui sentieri dell’ermeneutica della continuità: per Francesco la liturgia preconciliare liberalizzata dal predecessore è stata usata per dividere, per esautorare il Vaticano II, per non riconoscere il magistero postconciliare, dando sostanzialmente ragione alla Fraternità San Pio X, ossia che tra la Chiesa preconciliare e quella postconciliare vi sia un’incompatibilità assoluta.

È chiara la mens del documento: abolire il divin sacrificio come celebrato fino al 1970, in nome del Concilio Vaticano II, il quale rappresenterebbe la vera Tradizione della Chiesa.

E adesso cosa succederà nelle diocesi?

Il Papa ha deciso di giocare una guerra sporca, gettando la bomba contro i fedeli legati a quella che era stata definita la “forma straordinaria”. Tuttavia, a differenza di Nagasaki e Hiroshima, non è detto che suggelli la vittoria decisiva della guerra contro la resistenza tradizionale. Alla fine, potrebbe rivelarsi una clamorosa vittoria di Pirro.

Sono tanti i sacerdoti e i fedeli che in questo momento si sentono umiliati dal loro Pastore e nessuno può conoscerne le conseguenze. Cosa faranno? Accetteranno supinamente? Faranno azioni dimostrative in piazza san Pietro per chiedere alla loro madre Chiesa perché c’è posto per Padre James Martin e non per loro? Perché c’è posto per il cammino ereticale tedesco e non per loro? Perché c’è posto per tutti ma non per loro? E ancora: si muoveranno individualmente o qualcuno guiderà la ribellione?

Il Papa sostiene di aver agito per ristabilire e rafforzare la comunione e l’unità della Chiesa; tuttavia, avanza minacciosa l’ombra che potrebbe far avverare le sue stesse parole quando, nel dicembre 2016, si lasciò andare a quest’espressione: “Non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa cattolica”.

Resistere in faccia a Francesco. Dovere di ogni cattolico dopo che il “pachamama Pope” ha colpito la Santa Messa Tridentina
di Michael J. Matt
Remnantnewspaper.com, 16 luglio 2021

[traduzione italiana dall’inglese a cura di Aldo Maria Valli per Duc in altum]

Non scoraggiatevi. Dio è responsabile di tutto, e questo non accadrebbe se non lo permettesse. Tutto questo è già successo. Lo so, mi ricordo, l’ho vissuto. Questo è un castigo, sì, ma non cambia ciò che siamo chiamati a fare: dobbiamo conoscere, amare e servire Dio, e resistere a chi non lo fa.

Francesco non ha il potere di cambiarlo.

Qui non c’è nessun mistero, nessuna sorpresa. Sappiamo esattamente di cosa si tratta. Riguarda la facciata fatiscente del Vaticano II, le chiese chiuse, i seminari vuoti, la fede perduta e un enorme scandalo sessuale clericale contro il movimento giovanile internazionale che è il cattolicesimo tradizionale.

Francesco è anche ossessionato dal voler schiacciare il piccolo resto di credenti lasciato in un mondo di apostasia universale perché egli è uno strumento globalista. Ha chiuso il Summorum pontificum perché, come un crocifisso per un vampiro, la vecchia liturgia cattolica minaccia il diabolico Nuovo Ordine Mondiale al quale Francesco ha aderito. La Messa in latino ha unito i cattolici di ogni paese del mondo per un paio di migliaia di anni, come nessun governo avrebbe mai potuto fare. Ed era in procinto di farlo di nuovo.

Negli ultimi quindici mesi, i tradizionalisti si sono rifiutati di rinunciare ai sacramenti. Siamo rimasti aperti. Non abbiamo mai perso la Messa, e per questo il movimento della Messa tradizionale in latino sta avendo enorme diffusione.

Il nostro “Papa Pachamama” globalista, quindi, sta reagendo a ciò che ha unito la resistenza cattolica contro lo stesso inferno.

Considerate l’assurdità di tutto ciò: con la guerra che scoppia in tutto il mondo, la violenza e il caos nelle città, l’aborto dilagante, le dilaganti violazioni delle leggi di Dio e dell’uomo, Francesco è determinato a sopprimere l’antica Messa latina. Perché quella Messa sta preparando centinaia di migliaia di bambini e giovani famiglie a mantenere la Fede nei giorni di oscurità che ci aspettano.

Quella Messa è la pietra di paragone dei “fedeli rigidi” che si preoccupano non di grandi reset e di “salvare il pianeta”, ma di rendere il culto appropriato a Dio Onnipotente e salvare le loro anime. E quel tipo di cattolicesimo deve essere bandito se il Nuovo Ordine Mondiale vuole prendere il volo. I cattolici devono essere costretti a rifiutare qualsiasi pretesa di supremazia religiosa o verità oggettiva. Perché? Perché i demoni sono terrorizzati da quella Verità. Perché la Chiesa Cattolica insegna che la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica fondata da Gesù Cristo è necessaria per la salvezza. E questa non è equità! Questo non include i Figli delle Tenebre.

Quello che Francesco vuole è la CRT – Critical Religion Theory – per abbattere il vecchio suprematismo religioso cattolico. Il punto centrale di Assisi, Abu Dhabi e del resto delle bestemmie ecumeniche è cancellare la memoria della Chiesa Cattolica “suprematista”, i cui paesi, papi, santi, eroi, imperatori e re hanno costruito il Vecchio Ordine della Cristianità proprio in memoria di ciò che il Nuovo Ordine Mondiale intende cancellare.

Il privilegio cristiano è finito. Il Cattolicesimo sarà tollerato solo nella misura in cui eliminerà il suo dogma e insegnamento morale non inclusivi, sarà tollerante verso ogni vizio e peccato e non sarà mai più “rigido”.

Francesco sta abolendo la Messa latina tradizionale perché essa è Verità, perché è il culto più perfetto di Cristo Re Signore della Storia. E Francesco ora sa che c’è un resto che darebbe la vita in difesa del loro re. La sua unica risorsa è una goffa persecuzione, poiché la Rivoluzione non è riuscita a sradicare la santa Fede.

Ben giocato, fratelli cattolici! Con questa azione, Francesco ha solo confermato che la tua fede è troppo forte per il suo Nuovo Ordine. Egli teme che l’intera stessa Rivoluzione conciliare del Vaticano II sia in pericolo, finché continuerete a adorare Dio come fecero i vostri padri e le vostre madri per mille anni. E sai cosa? Ha ragione! Ancora una volta, ben giocato!

Allora avanti, soldati cristiani! Sapete che cosa fare. Non abbiamo nulla da temere, le bende sono state ufficialmente rimosse. Per il bene del nostro Paese, delle nostre anime e della fede dei nostri figli, ora, con buona coscienza e giusta ira, possiamo resistere a Francesco in faccia per tutto il tempo necessario prima che Dio salvi la Sua Chiesa.

Viva Cristo Re!

Il custode del tradimento. Delle riflessioni brevi
di Caminante-The Wanderer
16 luglio 2021

[traduzione italiana dall’inglese a cura di Aldo Maria Valli per Duc in altum]

Alcune riflessioni veloci e incomplete cucite nel corso delle ore.

Cosa è successo?

Con la pubblicazione di Traditionis custodes abbiamo visto all’opera il Bergoglio più crudele e malvagio degli ultimi tempi; il Bergoglio che noi argentini conoscevamo benissimo come Arcivescovo di Buenos Aires. Nessuno, credo, immaginava che il Motu proprio avrebbe potuto contenere tanta rabbia e tanto odio. Odio verso i nemici e odio per la fede cattolica. Bergoglio non si è accontentato di una notte dei cristalli di novembre; Bergoglio ha decretato lo sterminio dei fedeli tradizionalisti. È la Soluzione Finale, poiché tutto nel documento indica che questi fedeli devono morire di fame ed essere incapaci di riprodursi. Lascia una fila di vittime; cattolici feriti e percossi, così come la Chiesa sta crollando e la maggior parte di coloro che si considerano cattolici – clero e fedeli – non sono altro che zombie, morti che si credono vivi.

Se Benedetto XVI, riferendosi ai fedeli amanti della tradizione, disse che «tutti hanno un posto nella Chiesa», Francesco ha appena detto che non lo hanno più. Non c’è più posto per noi nella chiesa bergogliana, ma c’è posto e coccole per adulteri, omosessuali ed eretici di vario genere. E questo non è un gioco di parole o un diversivo: è una realtà, e negarlo è negare l’evidenza.

L’esperimento di Papa Benedetto XVI sull’“ermeneutica della continuità” è miseramente fallito, e il Motu proprio di Francesco è la sua pietra tombale. La Traditionis custodes lo dice a chiare lettere: la lex orandi della Chiesa attuale – e si riferisce alla Chiesa del Vaticano II – è il novus ordo. La messa tradizionale corrisponde alla lex orandi di una Chiesa che non c’è più ed è dunque logico che i fedeli che intendono continuare con questa liturgia non trovino posto nella nuova Chiesa.

Sto seguendo un ragionamento semplice e non faccio supposizioni. Questa è la terribile realtà di fronte a noi; l’espressione più raffinata della rottura della Scuola bolognese, ormai canonizzata. Giuseppe Alberigo sarà felice ovunque si trovi.

Per questo motivo, e come abbiamo detto tante volte in questo blog sin dalla sua nascita più di quindici anni fa, il problema è il Vaticano II. È quanto ha affermato con chiarezza e coraggio negli ultimi tempi Monsignor Viganò. Qui non si tratta di rattoppare documenti confusi o di smussare gli angoli, né si tratta di appellarsi a ermeneutiche di dubbia efficacia. Il Concilio Vaticano II ha significato una rottura con la Tradizione della Chiesa cattolica. Non so quale sia la soluzione, ma è urgente che compaia perché la Chiesa “ufficiale” sta crollando. Su questo non c’è dubbio.

Che cosa accadrà?

Non sono né un indovino né un veggente, ma si possono fare alcune ipotesi. E partiamo da un fatto che ci avvantaggia: Bergoglio ha pubblicato il suo Motu proprio nel momento di maggiore debolezza (non mi spiego perché ha aspettato quasi nove anni per farlo). Lo diceva già Sandro Magister qualche giorno fa: il Papa è solo; anche i suoi amici lo hanno abbandonato. Le estancias di Santa Marta odorano di morte; Bergoglio è un uomo debole e morente. Un altro paio di maniche sarebbe stato se il documento fosse uscito uno o due anni dopo la sua elezione, quando era all’apice della sua fama e aveva credito nella Chiesa e nel mondo.

Questa debolezza può provocare la ribellione più o meno aggressiva di molti. Sono un segno incoraggiante, per esempio, le dichiarazioni dell’Arcivescovo di Los Angeles o le riflessioni di un sacerdote di Toledo, e so anche che molti sacerdoti comuni, non proprio tradizionalisti, sono furiosi. Bergoglio ha già fatto troppo male. Una buona parte dei cattolici ha già perso la pazienza e la ribellione sarà molto più facile. Non sono gli anni di Paolo VI in cui tutti abbassavano docilmente il capo e accettavano l’imposizione di Bugnini.

Anche se mi aspetto una certa resistenza qua e là da parte del clero, non mi faccio illusioni. I vescovi soprattutto, ma anche la maggior parte dei preti, sono codardi, e anche se non sono d’accordo con il documento, non faranno nulla. Mi è stato detto che in una diocesi argentina, a meno di due ore dalla pubblicazione del documento, i sacerdoti responsabili già annunciavano ai loro fedeli che la Messa tradizionale era sospesa fino a quando non avessero ricevuto le relative autorizzazioni.

In Paesi latini come la Spagna, l’Argentina e molti altri, temo che le poche Messe del Summorum pontificum che esistevano saranno limitate e non verranno date nuove autorizzazioni. In altri Paesi, come la Francia, l’Inghilterra o gli Stati Uniti, dove la liturgia tradizionale è molto più viva e presente, ritengo che le cose continueranno come prima. Useranno il principio ispanico del “Si rispetta ma non si compie”, perché molti vescovi non lasceranno decine di migliaia di fedeli in strada da un giorno all’altro, e molti altri non si conformeranno, perché gli unici fedeli seri che ancora hanno nelle loro diocesi sono coloro che assistono alla liturgia tradizionale, e limitarli vorrebbe dire essere lasciati letteralmente senza fedeli e senza sacerdoti.

A farne le spese nell’immediato saranno gli Istituti fondati sotto la protezione della defunta Commissione Ecclesia Dei e che ora passano sotto la supervisione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, lasciandoli nelle mani del Cardinale João Braz de Aviz [Prefetto, e dell’Arcivescovo José Rodríguez Carballo, O.F.M.] che si starà già leccando i baffi. Non sarebbe strano che a settembre o ottobre, dopo le vacanze estive in Europa, inizino ad essere annunciate le prime visite apostoliche ai seminari della Fraternità San Pietro, dell’Istituto Cristo Re, dell’Istituto Buon Pastore e in altri simili. E sappiamo già come andranno a finire quelle visite: tra pochi mesi i seminari saranno chiusi e ai seminaristi sarà offerto l’internamento in campi di concentramento pensati per la loro rieducazione nella lex orandi della nuova Chiesa. L’unica cosa che potrebbe salvarli, forse, sarebbe una rapida morte di Bergoglio.

Quanto ai fedeli, credo che ciascuno si salverà come potrà secondo le proprie circostanze. In molti casi le Messe saranno autorizzate dai vescovi e continueranno a essere celebrate; in altri, parteciperanno alle messe della FSSPX, la grande vincitrice di questa situazione. Altri andranno al rito orientale, cattolico o ortodosso, e altri ritorneranno alle Messe del novus ordo, cercando di trovare quelle meno indigeste nei luoghi in cui vivono.

Cosa fare?

Il consiglio più saggio che mi viene in mente è quello dato dalla pagina di Rorate Coeli: stai calmo e vai alla messa in latino.

Sacerdoti, continuate. Non fate alcuna differenza rispetto alle tradizionali Messe latine che state celebrando, tranne per quanto riguarda il numero delle Messe.

Vescovi: per favore, continuate. Non sentite il bisogno di inventare problemi nella vostra diocesi dove non ce ne sono. Le Messe tradizionali latine vengono offerte da sacerdoti buoni e santi ai laici cattolici assetati dei sacramenti tradizionali? Questo è un problema? Se offrire un sacrificio riverente – corpo, sangue, anima e divinità – è un problema, allora non possiamo aiutarti. Ma se i cattolici della vostra diocesi vengono nutriti mediante i libri del 1962, allora per favore portate avanti questa situazione. Il resto della Chiesa sta morendo velocemente. Perché tagliare l’unico arto sano? Non ci aspettiamo necessariamente che parlino contro l’attuale papa. Ma nemmeno devono uscire per le strade delle loro diocesi a schiaffeggiare i cattolici tradizionalisti. Siamo le loro pecore.

Quanto a noi laici, credo che il principio universale da applicare debba essere “Fuoco a volontà”, secondo la capacità e la prudenza di ciascuno. La strategia che abbiamo promosso da questo blog ha seguito il principio sempre vivo nella curia vaticana: fare il morto perché non ci uccidano. Questo è stato il caso del funzionario sovietico che ha ricevuto la minaccia di veder uccisa la sua famiglia se avesse osato fare qualcosa contro il regime e, quindi, ha taciuto. Ora, Papa Francesco ha ucciso l’intera famiglia; non c’è più motivo di calmare le onde o di chiedere modestia o moderazione. Se fino a ora abbiamo gettato una pachamama nel Tevere, credo sia giunto il momento di gettarne altre nel Reno, nell’Ebro e nel Paraná; per sostenere tutte le iniziative di resistenza che sorgono. Ad esempio, l’iniziativa dell’associazione Juventus Traditionis [QUI] di andare a Roma per il decimo pellegrinaggio Summorum pontificum per difendere la Messa. E chi non potrà andare a manifestare in piazza San Pietro, potrà sempre farlo davanti alle chiese cattedrali di ogni diocesi:

In altri casi, si tratterà di sostenere moralmente, emotivamente e anche finanziariamente i fedeli sacerdoti che decideranno di continuare a celebrare la consueta liturgia nella Chiesa abituale, e che saranno perseguitati dai loro vescovi.

Ad ogni modo, non mi sembra che, al momento, si possano progettare strategie collettive. Per ora ce n’è solo una: opporsi al vendicativo e detestabile gesuita di Buenos Aires eletto Papa lo sfortunato giorno del 13 marzo 2013.

Postilla

Ancora una volta, vale la pena ricordare che il Motu proprio di Bergoglio sarebbe stato impossibile senza l’esagerata esaltazione del papato romano di cui abbiamo parlato qualche giorno fa [QUI]. Nessun Papa prima del Novecento avrebbe letteralmente abrogato la tradizione liturgica della Chiesa. Erano i custodi della tradizione e non i suoi proprietari. Ma Pio IX insegnò loro che erano essi stessi la tradizione: la tradizione sono io.

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