No al Ddl Zan! Liberi dalle catene LGBTQI+! No all’eterofobia #RestiamoLiberi

Riportiamo l’Editoriale di Riccardo Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana di oggi, 15 luglio 2021 Ddl Zan l’opposizione è tutta una finta: «Quindi in questo caso, non potendo affossare il ddl Zan meglio puntare sulla potatura delle parti peggiori. Molte volte abbiamo spiegato la menzogna del male minore, ma qui la questione è un’altra. Non si fosse ancora capita la lezione della legge Cirinnà sulle unioni civili, le vicende di questi due giorni hanno dimostrato che, volendo, il ddl Zan si può affossare e come, perché in Senato una vera maggioranza su questo tema non c’è. Ma nessuno – a parte qualche singolo parlamentare – vuole veramente l’affossamento di questa legge. E quindi non si fa opposizione dura, vera. Anche i vertici della Chiesa – italiana e Santa Sede – chiedono solo delle modifiche, nulla hanno da eccepire sul nocciolo della questione».

La nostra posizione è sempre stata chiara e coerente, che il Ddl Zan liberticida, inutile, dannoso e pericoloso va seppellito, abbandonato e dimenticato.

Poi, riportiamo la dichiarazione e il link al video di Alessandro Morelli, Viceministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, censurato da Facebook perché contrario al Ddl Zan.Il Ddl Zan “non è ancora legge ma chi lo critica già viene censurato”: è quanto rende noto Morelli.

Infine, segue la lettera al Direttore di Avvenire del Costituzionalista dell’Università Europea di Roma, Prof. Flippo Vari Ddl Zan. La lezione che vien da Helsinki pubblicato oggi, 15 luglio 2021: “Uno dei rischi maggiori della proposta di legge Zan è rappresentato dall’introduzione di eccessive restrizioni alla libertà di manifestazione del pensiero. (…) Visto il carattere vago e onnicomprensivo delle norme penali contenute nel Ddl Zan è possibile immaginare che, ove approvato, potremmo trovarci anche in Italia a dibattere presto di casi come questo”, in riferimento ad una parlamentare, Päivi Räsänen, moglie di un pastore protestante e Ministro dell’Interno fino al 2016, incriminato, per aver pubblicato nel 2004 un volumetto con la Luther Foundation della Finlandia, intitolato “Maschio e femmina li creò” (pubblicazione che ha costata l’incriminazione anche a un vescovo luterano); per la pubblicazione di un tweet in cui la parlamentare chiede come faccia la Chiesa luterana ad appoggiare il gay pride locale; per un’intervista in un programma radiofonico, in cui la parlamentare parlava dei rapporti omosessuali e di quelli prematrimoniali qualificandoli in termini di “peccato”. ” Dunque, per delle manifestazioni del pensiero prive di legame con la violenza e non lesive della dignità di alcuna persona, in virtù di una normativa simile a quella prevista nel ddl Zan, una deputata finlandese è sotto accusa”.

++++ AGGIORNAMENTO +++

La seduta del Senato è sospesa e la discussione sul Ddl Zan riprenderà il 20 luglio alle 16.30 (lo stesso giorno alle ore 12.00 scadrà il termine per presentare emendamenti). Ad annunciarlo in Aula è stato il Vice Presidente del Senato, Ignazio La Russa che presiedeva l’assemblea. “Noto che a causa dell’inerzia del governo rispetto alla nota della Santa Sede e di quelle della Chiesa Apostolica e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, stiamo andando avanti nell’illegalità, in quanto i due Trattati che disciplinano i rapporti tra queste confessioni religiose e lo Stato sono totalmente ignorati. Detto questo, credo che il Ddl Zan in alcune sue parti vada contro la dignità in particolare dei bambini che potrebbero essere sottoposti senza il loro volere e delle loro famiglie a indottrinamento delle teorie gender”. Lo ha detto il Vice Presidente Vicario dei Senatori di Forza Italia, Lucio Malan, durante il dibattito sul Ddl Zan.

Ddl Zan, l’opposizione è tutta una finta
di Riccardo Cascioli
La Nuova Bussola Quotidiani/Editoriali, 15 luglio 2021


Gli interventi di Salvini e il clamoroso voto di ieri in Senato, in cui la proposta di sospensiva sul ddl Zan è stata bocciata per un voto, a causa delle assenze ingiustificate di alcuni senatori della Lega e di Forza Italia, dimostrano quanto il ddl Zan non abbia una vera opposizione. Hanno ragione quanti in questi giorni hanno organizzato delle preghiere per l’Italia.

«Sembrava quasi la Cirinnà». Il commento del capogruppo al Senato di Italia Viva, Davide Faraone, riferito al discorso fatto l’altra sera al Senato dal leader leghista Matteo Salvini, dice molte cose sull’iter del Ddl Zan contro l’omo-transfobia. E spiega anche perché Lega e Forza Italia si siano viste respingere per un solo voto (136-135) la sospensiva dell’iter in aula chiesta da loro stessi e sabotata da sette loro senatori (4 di Forza Italia e 3 della Lega) risultati assenti ingiustificati. Ma soprattutto rilevante è stata l’assenza di tutti i membri del governo ad eccezione del ministro Stefani.

A voler sintetizzare la questione: l’opposizione di Forza Italia e, soprattutto, della Lega al ddl Zan è finta. Ovvero: non c’è una vera contrarietà alla legge, ma solo a questa formulazione. Non la si vuole in alcun modo affossare, ma solo mettere paura a Pd e 5Stelle prospettando il rischio di una bocciatura in aula se non ci sarà la disponibilità alle modifiche richieste. E se alla fine si andrà al muro contro muro, la speranza di affossare il ddl Zan sarà affidata alle eventuali rappresaglie personali e di gruppo, non certo alla coerenza e alla determinazione dell’opposizione.

L’episodio di ieri mattina è esemplare: FI e Lega hanno chiesto di sospendere la discussione in aula e riprenderla il 27 luglio per dare modo di trovare una soluzione di compromesso che permetta un voto compatto delle forze dell’attuale maggioranza di governo. Avrebbe significato prendere ancora tempo, probabilmente rimandare tutto a settembre e poi chissà, visto che con un’eventuale modifica il ddl tornerebbe alla Camera per la votazione definitiva. Quindi pur se non avesse significato l’affossamento definitivo della legge, avrebbe comunque mandato un segnale politico forte a Enrico Letta, segretario del PD, deciso a votare il ddl Zan così com’è.

I numeri ci sarebbero anche stati ma sul più bello sono mancati i voti dei membri di governo. È vero che anche sull’altro fronte c’erano degli assenti, ma se si sommano tutte le assenze ingiustificate, si vede che la sospensiva sarebbe stata comunque approvata. Tanto per rendersi meglio conto: alcuni sottosegretari leghisti, assenti al mattino, erano invece presenti al pomeriggio per votare sul cda Rai. Assenze intenzionali per non affondare il colpo? Semplice sciatteria? Non lo sappiamo, ma sappiamo che quando un partito tiene molto a una votazione serra i ranghi e non permette defezioni; e se qualcuno sgarra non passa impunito. Ma sul voto clamoroso di ieri, silenzio.

Del resto il discorso di Salvini l’altra sera era quantomeno sconcertante. Era una riedizione nostrana dell’obamiano “Love is Love”, che serviva a presentarsi come paladino dei diritti gay. Non per niente ieri sera è tornato a battere sullo stesso tasto accusando Letta di non voler difendere i diritti dei gay, con la sua ostinazione a negare qualsiasi mediazione sul testo. Ma nel discorso dell’altra sera al Senato Salvini ha addirittura ringraziato Zan per la sua proposta di legge (ma non era una legge liberticida?), invitando però a prendere «la parte più importante» e togliere «quello che divide il Paese». Ovvero «togliamo i bambini, l’educazione alle scuole elementari, lasciamo alla mamma e al papà il diritto di educare i loro bambini».
C’è anche da dire che Salvini sembra agire di concerto con Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che a sua volta è stato decisivo nelle votazioni dell’altro giorno facendo in modo, malgrado le aspre critiche alla posizione del PD, che il ddl non si arenasse subito [I pasdaran squadristi del Ddl Zan, che fingono di voler estirpare l’odio contro “il diverso”, sono riusciti a creare un clima di odio – 14 luglio 2021].

In queste occasioni si usa dire che si tratta di tattiche parlamentari, funzionali a raggiungere il risultato voluto; o, quando non è possibile ottenere il meglio, evitare almeno il male maggiore. Questa è la politica e bisogna essere realisti per poter portare a casa qualche risultato. Quindi in questo caso, non potendo affossare il ddl Zan meglio puntare sulla potatura delle parti peggiori. Molte volte abbiamo spiegato la menzogna del male minore, ma qui la questione è un’altra. Non si fosse ancora capita la lezione della legge Cirinnà sulle unioni civili, le vicende di questi due giorni hanno dimostrato che, volendo, il ddl Zan si può affossare e come, perché in Senato una vera maggioranza su questo tema non c’è. Ma nessuno – a parte qualche singolo parlamentare – vuole veramente l’affossamento di questa legge. E quindi non si fa opposizione dura, vera. Anche i vertici della Chiesa – italiana e Santa Sede – chiedono solo delle modifiche, nulla hanno da eccepire sul nocciolo della questione. La cosa più ridicola è che tutti costoro oggi sarebbero pronti ad applaudire e a presentare come un successo un testo analogo a quel ddl Scalfarotto cui si opponevano otto anni fa. Come se il criterio di giustizia di una legge, come se il significato della persona, fossero mutevoli come le mode.

In questi giorni tanti gruppi spontanei hanno organizzato delle preghiere – anche sui social – perché all’Italia sia evitata questa deriva: iniziative che sarebbero comunque giuste – perché «senza di Me non potete fare nulla» e «Io sono la Via, la Verità e la Vita» -, ma che vedendo la situazione in Parlamento sono anche l’unica strada praticabile. Perché solo un fattore umanamente imprevedibile può far sì che il ddl Zan venga non modificato, ma bloccato.

Il viceministro Morelli censurato da Facebook perché contrario al Ddl Zan

Il Ddl Zan “non è ancora legge ma chi lo critica già viene censurato”. È quanto rende noto Alessandro Morelli, Viceministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, che spiega: «Oggi il ddl Zan è atterrato in Senato. Siamo fermamente convinti che il testo, così com’è, metta in serio pericolo la libertà di espressione, già abbondantemente minata dalla policy del social dal quale vi sto scrivendo. Non sto qui a scomodare i precedenti che hanno riguardato l’allora presidente Usa Donald Trump, né a citare la miriade di episodi sgradevoli che hanno coinvolto personaggi più o meno noti, vi offro però il mio esempio. La scorsa settimana ho pubblicato un video in cui spiegavo i contenuti della legge. Ne evidenziavo i punti critici, mettendo in fila le ormai arcinote perplessità sulle questioni relative a identità di genere, reato di opinione e priorità educativa dei genitori. Passa poco tempo e il video viene cancellato dalla piattaforma che, sinora, ha evaso le mie reiterate richieste di spiegazioni.

È il caso di riflettere seriamente su quello che sta accadendo. Una società privata che svolge un servizio di pubblica utilità si riserva il potere di limitare la libertà di espressione. È una delle libertà inalienabili tutelate dalle costituzioni liberal democratiche. Tutto questo però non fa più scandalo. Non interessa, non indigna. È prassi. Siamo arrivati così al paradosso che i sacerdoti del pensiero unico, nel nome della tolleranza, riducano a brandelli la libertà di parola. Chi non la pensa come loro non ha diritto di cittadinanza sulla pubblica piazza e viene esiliato dai social. I giganti del web sono ormai i guardiani di un solo pensiero politico. È la dittatura mediatica dei “benpensanti”: moralisti, intolleranti, totalitari».

Video di Alessandro Morelli “Parliamo del ddl Zan” rimosso da Facebook, disponibile sul Canale YouTube, sempre non venga censurato anche qui).

Ddl Zan. La lezione che vien da Helsinki
di Filippo Vari
Avvenire, 15 luglio 2021


Uno dei rischi maggiori della proposta di legge Zan è rappresentato dall’introduzione di eccessive restrizioni alla libertà di manifestazione del pensiero. Sia chiaro: non stiamo parlando delle parole che incitano al compimento della violenza, parole che sono giustamente da punire. E nemmeno di affermazioni che ledono la dignità di una persona, anch’esse da punire (anzi, sia detto per inciso, andrebbe in via generale ripristinato il reato d’ingiuria, oggi depenalizzata). Ma parliamo del rischio di vietare e sanzionare manifestazioni del pensiero che ad esempio mettono in luce l’infungibile funzione sociale della famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione di un uomo e una donna, secondo quanto insegnato già dai giuristi romani e riconosciuto anche dall’art. 29 della Costituzione. I rischi emergono anche dalla lettura di alcuni progetti a fondamento dell’attuale proposta Zan: in essi sostanzialmente si riconosce che la definizione delle affermazioni lecite sarebbe rimessa al giudice, come se un’indagine e un processo a carico non fossero già una forma di pena e come se non esistesse uno Stato di diritto, in virtù del quale il legislatore ha il dovere di rendere note a tutti, ex ante, le fattispecie di reato, senza delegare alla magistratura la decisione in proposito.

L’esperienza comparatistica ci dimostra proprio in questi giorni la fondatezza di tali pericoli. In Finlandia vige da tempo una normativa simile a quella contenuta nella proposta di legge Zan. Il codice penale, sotto la rubrica Ethnic agitation, punisce fino a due anni di reclusione chi diffonde un’opinione che minaccia, diffama o insulta un certo gruppo testualmente «per ragioni di razza, colore della pelle, status alla nascita, origine nazionale o etnica, religione o credenza, orientamento sessuale o disabilità». Facendo leva sulla disposizione ora riportata è stata incriminata una parlamentare, Päivi Räsänen, moglie di un pastore protestante e ministro dell’Interno fino al 2016.

L’accusa è fondata su tre elementi. Anzitutto, nel 2004, cioè 17 anni fa, aver pubblicato un volumetto con la Luther Foundation della Finlandia, intitolato ‘Maschio e femmina li creò’. In esso esprime idee fortemente contrarie all’omosessualità, ma senza né incitare all’uso della violenza, né ledere la dignità di alcuna persona. La pubblicazione del volume è, oltretutto, costata l’incriminazione anche a un vescovo luterano. La seconda ragione dell’accusa è la pubblicazione di un tweet in cui la parlamentare, postando la foto di un noto passo di san Paolo, chiede come faccia la Chiesa luterana ad appoggiare il gay pride locale. Infine, a sostegno dell’accusa vi è un’intervista in un programma radiofonico, in cui, tra l’altro, Räsänen parlava dei rapporti omosessuali e di quelli prematrimoniali qualificandoli in termini di “peccato”.

Dunque, per delle manifestazioni del pensiero prive di legame con la violenza e non lesive della dignità di alcuna persona, in virtù di una normativa simile a quella prevista nel ddl Zan, una deputata finlandese è sotto accusa. È vero, potrà essere assolta. Ma passeranno anni, perderà tempo prezioso e soldi. Il processo, poi, insegnavano i classici, già di suo è una pena. Per difendere Räsänen hanno preso posizione alcuni autorevolissimi giuristi americani, da sempre sensibili alla garanzia della libertà di espressione e di quella religiosa, tra cui Mary Ann Glendon (Harvard) e Robert P. George (Princeton). Hanno scritto una lettera alla Commissione per la libertà religiosa degli Stati Uniti, evidenziando come la decisione del Procuratore di Helsinki d’incriminare la donna politica mette a rischio la libertà dei credenti e delle Chiese in Finlandia, imponendo di scegliere tra la eventuale prigione e l’insegnamento – pacifico, è bene ribadirlo – di norme legate alla morale e alla religione. Visto il carattere vago e onnicomprensivo delle norme penali contenute nel ddl Zan è possibile immaginare che, ove approvato, potremmo trovarci anche in Italia a dibattere presto di casi come questo.

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