A Cuba scontri e arresti per protesta come negli anni novanta. Jeep con mitragliatrici in strada a L’Avana. La gente alza la Virgen de la Caridad, Patrona di Cuba al grido di “Libertad! Libertad! Libertad!”

Scontri, centinaia di arresti e almeno un agente ferito: è il bilancio delle nuove violenze di ieri a Cuba, dove migliaia di dimostranti sono scesi in strada nella più grande protesta di massa mai vista sull’isola negli ultimi 30 anni: nel mirino c’è sempre il Presidente della Repubblica Miguel Díaz-Canel, la dittatura comunista ed una situazione economica che continua a peggiorare, stretta nella morsa delle sanzioni americane.

Una manifestazione pro-governativa a L’Avana dell’11 luglio 2021. Il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha incoraggiato i suoi sostenitori a scendere in strada come risposta alle proteste contro il suo governo.
Migliaia di cubani sono scesi in piazza l’11 luglio per protestare contro il governo cubano, in quella che è considerata la prima grande protesta degli ultimi 30 anni (Foto di Ernesto Mastrascusa/EPA).

Il Miami Herald cita il sito web Inventario, che monitora la situazione nel Paese, secondo cui ieri le proteste hanno interessato almeno 25 città.
Un video ripreso all’una di notte e pubblicato su Facebook, riporta sempre il giornale, mostra centinaia di dimostranti a Palma Soriano che chiedono libertà al grido di “abbasso la dittatura” e “abbasso Díaz-Canel”. La gente in strada chiedeva inoltre medicine, vaccini anti-Covid-19 e “la fine della fame”. Nel filmato si vede poi un gruppo di persone che spinge un’auto della polizia gridando “la dittatura è appena arrivata”, riferendosi alle forze dell’ordine.

Il Guardian pubblica oggi un’immagine con tre auto della polizia rovesciate e spiega che le proteste sono iniziate in mattinata a San Antonio de los Baños, oltre che a Palma Soriano, e grazie ai social hanno rapidamente coinvolto L’Avana, dove in migliaia hanno sfilato lungo le strade del centro gridando slogan come “patria e vita” e “libertà”.

Gli agenti – in divisa e in borghese, riporta il quotidiano britannico – hanno risposto con manganelli e spray al peperoncino, arrestando centinaia di dimostranti che sono stati caricati nei furgoni e portati via. Almeno un poliziotto è stato colpito alla testa da una pietra ed è stato trasportato in ospedale.

L’Agenzia Reuters scrive sul suo sito web, citando testimoni oculari, che nelle strade della capitale L’Avana sono state viste Jeep delle forze speciali equipaggiate con mitragliatrici.

Un video delle proteste.

Ieri, Padre Castor Álvarez è stato picchiato e arrestato a Camagüey mentre difendeva i giovani manifestanti tra le proteste contro il governo comunista cubano. Secondo le informazioni confermate dall’Aci Prensa, il sacerdote è detenuto presso la Questura di Montecarlo a Camagüey, accusato di disordini pubblici. Si è saputo oggi che il governo vuole processare il sacerdote con varie accuse. Secondo una fonte legata alla Chiesa in Cuba, l’Arcivescovo di Camagüey, Mons. Wilfredo Pino Estevez, “ha cercato di vederlo questa mattina. Fu chiamato più tardi quando era in arcidiocesi per tornare in questura”. La fonte ha anche affermato che i giovani cattolici arrestati ieri a Camagüey e a Florida, circa 30 miglia a nord-ovest di Camagüey, “sono ancora imprigionati”. Sacerdoti, religiose e laici hanno programmato una manifestazione pacifica a partire dalle 08.00 di oggi davanti alla stazione di polizia per chiedere la libertà di Padre Álvarez.

Padre Rolando Montes de Oca, sacerdote dell’Arcidiocesi di Camagüey, ha dichiarato ad ACI Prensa che “ci sono, infatti, diversi elementi che aiutano a capire” l’origine delle proteste. “La situazione economica in questo momento è complicata e si è aggravata molto di più con una manovra economica che il governo ha fatto a inizio anno, chiamata riordino economico o qualcosa del genere, che alla fine ha reso la vita molto più difficile”, ha detto il sacerdote. “L’inflazione è enorme e le necessità di base come il cibo sono diventate molto difficili da ottenere. C’è una pessima situazione di povertà materiale”, ha detto. Padre Montes de Oca ha anche affermato che oltre alla crisi economica, c’è una grande sofferenza a causa della pandemia di Covid-19: “Siamo nel mezzo della crisi del Covid-19. Ci sono molte informazioni su persone che muoiono, persone che non ricevono cure mediche. Gli ospedali sono crollati. Vediamo immagini di malati nei corridoi, anche sulle barelle per terra”. Il sacerdote ha anche detto che “c’è una tremenda mancanza di medicine. Molte persone non hanno un antidolorifico. Per esempio, non ci sono aspirine. Non stiamo parlando di farmaci di fascia alta. Nessuno li ha. Sono praticamente inesistenti, a volte non ci sono nemmeno negli ospedali”. Mentre il Paese soffre, “il governo ha negato che ci sia un crollo a livello medico (dicendo) che tutto è sotto controllo. Nel frattempo, la realtà dice qualcosa di completamente diverso”.

“È una situazione che riporta noi cubani a un periodo di crisi, che è una sorta di trauma nazionale, il periodo speciale negli anni 1992, 1993 e 1994, in cui ci furono blackout di molte ore”. Adesso si verificano blackout” quasi tutti i giorni. Questo e il caldo di Cuba e le zanzare rendono la vita quasi insopportabile”. Padre Montes de Oca ha affermato che tutto questo fa “parte della spiegazione” delle proteste che si sono verificate “praticamente in tutto il Paese”. Il sacerdote ha detto che “c’è stata molta pressione all’interno della pentola e questa è esplosa”. “Questo che sta accadendo a Cuba è unico, almeno negli ultimi sei decenni. Ho 40 anni e non avevo mai visto una cosa del genere: tutte le proteste e tutta la repressione violenta del governo”.

“Il Presidente ha parlato alla tv nazionale e ha detto che l’ordine di combattere è stato dato e siamo pronti a tutto”. “Ha ovviamente incolpato gli Stati Uniti per tutta la situazione che Cuba sta attraversando e ha detto che dobbiamo andare contro questi manifestanti e ha invitato tutte le forze comuniste ad andare contro i manifestanti con tutto”, ha detto il sacerdote. “E sì, c’è stata molta violenza contro i manifestanti, che erano pacifici”.
Il Presidente Miguel Díaz-Canel ieri ha invitato “tutti i rivoluzionari a scendere in piazza per difendere la rivoluzione ovunque”. “Non cederemo la sovranità del nostro Paese”, ha detto il Presidente, aggiungendo che “l’ordine di combattere è stato dato, i rivoluzionari dovrebbero scendere in piazza”. Padre Montes de Oca ha detto: “Non so cosa accadrà o dove andremo con tutto questo. Vorrei che potesse succedere qualcosa di buono ma non lo so”. “Spero che Dio ci metta la mano e alla fine trionferanno la pace e la giustizia”, ha detto.

Nelle proteste a Cuba, i cittadini alzano la statua della Virgen de la Caridad, la Patrona di Cuba, mentre gridano: “Libertad! Libertad! Libertad!” [QUI].

Postscriptum di sera

In tutto il Tg2 delle ore 20.30 non una parola sulle rivolte a Cuba e la repressione del regime comunista.

++++ AGGIORNAMENTO ++++

Cuba in rivolta per la crisi economica, la fame e il Covid
Sull’isola dei Caraibi continuano le proteste del popolo, molti gli arresti da parte delle forze dell’ordine, intervenute con violenza sulla folla. Il presidente Miguel Dìaz-Canel accusa gli Stati Uniti di essere all’origine delle manifestazioni
di Francesca Sabatinelli
Vatican News, 13 luglio 2021

Internet e smartphone sono i veri grandi alleati delle manifestazioni a Cuba che, in pochi giorni, sono partite dal piccolo centro abitato di San Antonio de Los Banos per estendersi ad altre 25 città, capitale compresa. Erano decenni che non si vedevano proteste di tale portata sull’isola, con la comunità internazionale che accusa il governo di Miguel Dìaz-Canel di “arresti inaccettabili”. Washington avverte l’Avana di non imputare agli Stati Uniti quanto sta accadendo, chiede alle autorità di ascoltare il popolo e diffida da qualsiasi uso della violenza contro i manifestanti, mentre Paesi dell’area, come Argentina e Messico, così come la Cina, invocano lo stop all’embargo statunitense. A garantire il supporto ai cubani anche la Russia, che mette in guarda contro qualsiasi interferenza esterna a Cuba.

“Il governo cubano non riesce più a controllare bene la situazione”, spiega Alfredo Somoza, giornalista esperto di America latina, che precisa anche la novità dei motivi di queste manifestazioni. La pandemia di Covid oltre a registrare grandi numeri, con una vaccinazione per ora ridotta solo al 15% della popolazione, nonostante il vaccino autoprodotto, ha messo in luce le debolezze del sistema sanitario. A tutto questo si associa la drammatica situazione economica, aggravata dalla totale assenza del turismo. “Non arrivano più i dollari – spiega Somoza – che il governo utilizzava per comperare alimenti. Quindi: povertà, difficoltà nel reperire il cibo, sanità che fatica e inflazione, un combinato disposto che ha portato migliaia di persone in piazza, con slogan che chiedono al governo di andare avanti velocemente sul piano delle riforme che aveva promesso il presidente Dìaz-Canel quando si è insediato, primo presidente cubano che non fa parte della famiglia Castro”. “Non sono proteste legate all’opposizione tradizionale, e neanche all’opposizione intellettuale cubana – aggiunge Lucia Capuzzi giornalista di Avvenire, anche lei esperta di America Latina– sono proteste di persone che hanno fame”.

Cuba è un simbolo per tutto gli altri Paesi dell’area ma, in quanto ad importanza economica, è del tutto insignificante, prosegue Somoza, ma non dal punto di vista dei rapporti con gli Stati Uniti. Paesi come Messico e Argentina hanno già manifestato preoccupazione per una possibile ingerenza degli americani, temendo che “approfittando di questo malcontento possano tentare ancora una volta, come già successo in passato, qualche colpo di mano a Cuba”. Biden, aggiunge Capuzzi, “deve decidere se vuole proseguire sulla via di Trump e prendere l’isola per fame, ma questo comporta un grosso rischio, nel senso che la grande scommessa dei democratici statunitensi, così come di una parte importante di esuli cubani, sicuramente non castristi ma nemmeno legati all’oltranzismo degli esuli classici di Miami, è quella di una transizione ordinata. Ora però una esplosione o implosione del governo implicherebbe una situazione di caos e una probabile ondata di profughi verso le coste di Miami”.

I vescovi dell’isola, poche settimane fa, avevano manifestato in un messaggio tutta la preoccupazione legata alla situazione economica. “La Chiesa – spiega Capuzzi – è al fianco della popolazione cubana, cerca di supportare il più possibile le necessità, ma non basta”. “Credo – è il pensiero della giornalista – che la grande linea per Cuba sia stata tracciata da Papa Francesco, che è stato uno dei grandi facilitatori del dialogo tra Raul Castro e Barack Obama nel 2014. Il sogno era che si potesse avviare un disgelo e si potesse avviare un’apertura di Cuba, senza scossoni violenti”.  La violenza spaventa la Chiesa, anche perché una volta scatenata è difficile tornare indietro e con violenza si deve intendere anche la forte repressione che c’è stata delle proteste”. Ora, però, a rimanere strangolate nel mezzo di tutto questo caos sono le forze riformiste, quelle più interessate ad un reale cambiamento di Cuba, “un cambiamento – conclude Capuzzi – che non sia solo una rivolta della fame”.

Foto di copertina: manifestanti anti-governativi si riuniscono al monumento Maximo Gomez a L’Avana, domenica 11 luglio 2021. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in diverse città di Cuba per protestare contro la continua carenza di cibo e gli alti prezzi dei prodotti alimentari (Foto di Eliana Aponte/AP).

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