LXII Congresso Nazionale F.U.C.I.: Esodo dalla crisi, la via della democrazia

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E’ iniziato giovedì 9 maggio a Rimini il 62° Congresso Nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana dal titolo ‘Esodo dalla crisi: la via della democrazia’, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con più di 300 universitari italiani le parti d’Italia per dialogare sul tema della democrazia. Nella relazione iniziale i presidenti nazionali, Francesca Simeoni e Stefano Nannini, hanno detto che: “Il titolo del Congresso racconta il nostro sguardo sulla democrazia attraverso la parola esodo, con la sua chiara eco biblica: uscita di un popolo dalla schiavitù verso la terra promessa, cammino comunitario di superamento della crisi nel recupero dei diritti e delle aspirazioni della nostra generazione. La via della democrazia è la via che tiene insieme la complessità che caratterizza cultura e società con la centralità della dignità della persona… Il Congresso sia occasione formativa affinché ciascuno possa assumere la propria responsabilità nella costruzione della vita democratica del Paese. La FUCI, infatti, ha sempre insegnato a discernere in profondità e a decidere democraticamente”.

I lavori proseguono fino a domenica con la prima sessione tematica dal titolo ‘In ricerca. Ai confini della globalizzazione con una bussola di valori, diritti e libertà’ nella quale si cercherà di definire il concetto di democrazia. Il primo intervento dell’On. Michele Nicoletti, Professore ordinario di Filosofia Politica all’Università di Trento, introduce il tema con un taglio filosofico, inquadrando la categoria della democrazia e gli elementi che ne costituiscono l’essenza, mostrandone il risvolto antropologico. La seconda relazione di Stefano Zamagni, Professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna si occupa del nesso tra le determinazioni delle scelte economiche e la loro influenza sulla tenuta del sistema democratico. Infine Ugo De Siervo, Presidente emerito della Corte Costituzionale e Professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Firenze, argomenta sui nodi essenziali che innervano l’ordinamento costituzionale, offrendo anche un quadro degli sviluppi istituzionali dell’Unione Europea.

Nella relazione introduttiva i presidenti nazionali della FUCI hanno sottolineato il paradosso della nostra epoca: “A differenza del passato, ci troviamo in una situazione in cui la forma di governo è democratica, ma ciò che si è allentato è l’ethos democratico, cioè quella scelta personale e morale frutto dello spirito di responsabilità che forma il presupposto del regime democratico stesso… Il primo valore che vorremmo sottolineare è quello della persona: essa infatti è l’unica grande verità della democrazia. La libertà di ciascuno viene esercitata proprio grazie alla tutela che riceve da un sistema in grado di tenere insieme la complessità del mondo e la dignità della persona, la pluralità delle scelte e la necessità di decisione, la totalità del corpo sociale e l’autonomia individuale. La verità democratica delle persona però non è soltanto questione di riconoscimento, ma è volontà di mettere al centro la persona, di farla essere realmente ‘parte’ di una comunità ampia di cittadini. I dati sull’affluenza al voto sono perciò la cartina tornasole di un progressivo decentramento della democrazia da questa verità e sottolineano il paradosso già evidenziato tra istituzioni ed ethos”.

La seconda parola sottolineata ha riguardato il ruolo del ‘demos’ (popolo) e dell’informazione: “La società attuale è caratterizzata da una disgregazione socioculturale difficilmente comprensibile. Una lettura che disgiunge conoscenze che dovrebbero essere connesse, rende l’uomo cieco e incapace di comprendere tale complessità, andando incontro a una crisi della conoscenza, dove eccessiva specializzazione e accumulo di informazioni stanno minando la capacità di cogliere, comprendere e risolvere problemi multidimensionali, fondamentali e globali. Come l’istruzione e lo studio possono allenare l’uomo alla sfida della complessità? Come la Scuola e l’Università possono riprendere la missione di interfecondazione tra pensieri molteplici e plurali, promuovendo la sviluppo personale dell’uomo? L’informazione, veicolo libero di conoscenze accessibili a tutti, strumento che rende cittadini, concorre alla formazione dell’homo democraticus. Dobbiamo esigere un’ informazione libera e consapevole, perché influenza un soggetto delicatissimo della democrazia moderna, l’opinione pubblica”.

Si giunge quindi alla democrazia attraverso la partecipazione: “La partecipazione è una conseguenza della sussidiarietà, essa si esprime in attività attraverso cui il cittadino direttamente o per mezzo di rappresentanti contribuisce come singolo o nelle formazioni sociali alla vita culturale, economica, sociale e politica. Il civis è chiamato a esercitare liberamente e responsabilmente il proprio ruolo civico con e per gli altri. La democrazia moderna si fonda sulla trasmissione rappresentativa del potere, pertanto non è una democrazia ‘immediata’, essa è intessuta di una fitta rete di mediazioni. Ecco che le relazioni tra partiti e elettorato si configurano con una serie di cerchi concentrici sempre più grandi, dove i cerchi intermedi svolgono una funzione vitale per la democrazia, collegano i dirigenti politici all’elettorato… L’analisi delle coordinate di gestione del potere in un sistema democratico e del ruolo dei cittadini come soggetti di tale sistema non ci esime dalla responsabilità di uno sguardo che entri nel presente”.

Perciò, hanno concluso i presidenti, c’è bisogno di un esodo per recuperare il valore delle istituzioni democratiche: “Il punto sorgivo e vitale di una democrazia rimane la dignità della persona e l’esercizio continuo della sua tutela nel rispetto delle diversità e delle minoranze. A tal fine la Costituzione riconosce i diritti fondamentali dei quali lo Stato è chiamato a farsi carico e che permettono sia in senso orizzontale sia in senso diacronico, tra presente e futuro, la via di una democrazia sostanziale e non solo formale, dunque capace di realizzare il godimento di una vita dignitosa, l’espressione della propria libera scelta e quindi la possibilità di una reale partecipazione…

Ecco dunque l’esodo. L’uscita da questa frattura; l’uscita da questa schiavitù. Si esce gradualmente, passo dopo passo, con la pazienza del pensiero e la mitezza della responsabilità; seguendo una via. Ricostruendo insieme le coordinate di una via già percorsa, e già conosciuta, che però ha bisogno di essere ritracciata e ricompresa alla luce del presente e con la responsabilità verso il futuro… L’esodo, l’uscita dalla schiavitù, si compie come popolo. Ecco quindi che il momento della crisi diviene per noi kairos per la costituzione di un demos consapevole, responsabile e libero”.

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