Ci mancherebbe una legge che adesso ci “consente” di esprimere una opinione! E il diritto all’indignazione? Un no ragionato al Ddl Zan. Quello che abbiamo sentito che ha detto, Zan nega di aver detto

Il Ddl Zan è sbagliato perché ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista di parte. Il Ddl Zan è pericoloso, non solo perché è liberticida e dannoso, ma perché nasconde il suo vero scopo: introdurre l’ideologia gender per legge e punire nonché educare chi la pensa diversamente. L’incertezza giuridica del cosiddetto “reato di omofobia” renderebbe l’applicazione della legge estremamente incerta, affidata all’interpretazione del giudice ed esponendo legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia. Si tratta di rifiutare una legge che rischia di diventare un tribunale ideologico liberticida, senza alcuna reale tutela nei confronti delle persone omosessuali. Questa è l’opinione di Marco Zacchera [1], che riportiamo di seguito con un articolo Perché un no ragionato alla legge Zan dal suo sito personale, insieme ad un articolo da Avvenire a firma dell’editorialista Prof. Assuntina Morresi [2] su Gender. La realtà rimossa del «maschile» e «femminile».

«Il transgender riguarda qualcosa di radicalmente diverso dall’omosessualità. Si tratta di una identità umana in cui la differenza uomo/donna viene cancellata, modificando radicalmente i corpi» (Assuntina Morresi).

Però, prima – ieri avevamo altro da pensare… tra cui l’Italia campione d’Europa, che è cosa seria – occorre ritornare su quanto abbiamo scritto in mattinata, nell’articolo Zan: «Bisogna aiutare i bambini in un percorso di transizione». Il mondo che vogliono gli zannuti. Identità di genere: una guerra di civiltà tra l’esercito del bene e le truppe oscure del maligno. L’affondo di Povia.

Perché Alessandro Zan, in una diretta video su Facebook [QUI], come di consueto pieno di fake news, cioè bugie e informazioni ingannevoli (di cui accusa ovviamente chi non la pensa come lui e per cui Facebook non ha niente da obiettare), ha fatto sapere di aver ricevuto delle minacce legate a una “bugia di Salvini” sul suo conto, quella di avergli attribuito la falsa affermazione di “voler far cambiare sesso ai bambini”. «Salvini ha oltrepassato i limiti. È terribile, innanzi tutto perché è falsa, destituita di fondamento, la solita ignobile bugia che hanno estrapolata da un mio intervento, e decontestualizzato. È la macchina del fango. Lo fanno sempre per disorientare l’opinione pubblica attraverso le fake news. È il solito modus operandi di Salvini che non ha argomenti, non conosce il testo della legge sull’omofobia, si rifà a pregiudizi che non sono propri della politica».

Invece sono Zan e gli zannuti che sono andati oltre ogni limite. E non da ieri. Zan afferma clamorosamente: “Non ho mai detto di volere aiutare i bambini a cambiare sesso!”. Non da credere, nega le sue stesse parole dette due giorni prima! “Non ho mai detto…”. Mente spudoratamente sapendo di mentire. Follia allo stato puro! Se pensa di fare il furbo e che con il calcio siamo distratti al passaggio in Senato del Ddl S. 2005 liberticida, inutile, dannoso e pericoloso, come si è approfittato un anno fa del Covid-19 con il passaggio alla Camera, sbaglia i conti terribilmente. Non vogliamo vivere in un mondo a misura degli zannuti. #RestiamoLiberi

Al parlamentare Pd risponde Matteo Salvini a giro di posta: «Assoluta e totale solidarietà al collega Zan, ogni tipo di minaccia, insulto o violenza vanno sempre condannate, senza se e senza ma. Per quello che riguarda invece le sue parole su come “aiutare i bimbi a fare la transizione” di sesso, pronunciate in diretta sui suoi canali social e da me semplicemente rilanciate, tutte le persone che le hanno ascoltate hanno capito quali siano le intenzioni del parlamentare Pd».

Inoltre, è importante attirare l’attenzione ad un breve inciso di Zan, dopo aver negato di aver detto quello che invece ha detto, “propria per non disorientare, spaventare la gente”. Ecco, non occorre altro. Dice, con altre parole, che quello che aveva in mente gli è sfuggita dalla bocca inavvertitamente… Perciò, avevamo scritto correttamente che lo diceva “candidamente”. Nega e con la smentita ci mette la classica toppa peggio del buco.

Il video della smentita e il video che conferma.

Perché un no ragionato alla legge Zan
di Marco Zacchera
Il Punto N. 823, 9 luglio 2021


Se fosse possibile discutere seriamente sul decreto legge Zan senza farlo da “tifosi” credo che arriveremmo alla conclusione che non c’è comunque nulla di urgente né di indispensabile per dover approvare questa legge. A parte gli imbecilli e gli ignoranti che ci sono da sempre ed ovunque, mi sembra che l’Italia non sia un Paese particolarmente ostile alle persone omosessuali, né lo è secondo le graduatorie europee dei Paesi “gay-friendly”, né tantomeno nei dati relativi agli episodi di aggressione a persone omosessuali.

Ci sono stati in passato singoli episodi, certamente da condannare, ma non sono certo prevalenti; sono infinitamente più numerose le violenze sulle donne o sui minori – tanto per fare un confronto – e quando ci sono casi di omofobia possono (e devono) essere perseguiti, anche aspramente, già nell’attuale quadro normativo, per esempio considerando le aggravanti “per futili motivi”.

Certamente ci sono poi persone che soffrono per la loro situazione di “diversi” ma certo non sarà una legge a risolvere i loro problemi psicologici interiori, anche perché credo che l’omosessualità sia una situazione personale assolutamente trasversale anche in politica e chi conosce un po’ di storia sa che ha sempre fatto parte dei nostri costumi già dai tempi di Atene o dell’Impero Romano.

Il Ddl Zan è invece sbagliato perché – almeno secondo me – prima di tutto è ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista di parte. La totale incertezza giuridica del cosiddetto “reato di omofobia” renderebbe l’applicazione della legge estremamente incerta, affidata all’ interpretazione del giudice ed esponendo legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere tacciate di omofobia.

Se per esempio affermo che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma sono omofobo oppure no? Se sostengo che non è legittimo “reperire” all’estero un figlio partorito su commessa da una donna sono omofobo? Il rischio sicuramente c’è e si presta ad ogni tipo di strumentalizzazione favorito da una “lobby gay” che controlla buona parte dell’informazione.

Ho sempre avuto l’impressione che promozioni e favoritismi in tv e sui giornali abbiano spesso origine tra le lenzuola, sia “omo” che “etero”. Secondo me è una assoluta verità, ma solo dirlo potrebbe diventare perseguibile.

Comunque se oggi io insulto una persona sono condannabile in ogni modo, se esprimo un giudizio con una forma adeguata credo di poterlo liberamente fare.

Se dicessi però che certe manifestazioni gay “pubbliche” non solo mi sembrano di cattivo gusto, ma a volte “mi fanno schifo” supero o no la linea rossa del punibile?

Per esempio, c’erano tante persone che festeggiavano liberamente e simpaticamente ai vari “gay pride” (e siano le benvenute nella loro libertà di espressione), ma certi costumi, pose, travestimenti a me hanno fatto letteralmente schifo: potrò ancora dirlo? Non era offensivo il gay che andava in giro sculettando facendo la macchietta di Gesù con tanto di maxi-croce di cartone sulle spalle?

E chi tutela il mio diritto all’indignazione?

Perché il Ddl Zan non si limita a chiedere pene più pesanti per atti concreti di violenza (reali, non di opinione), ma costruisce soprattutto una serie di attività di “propaganda gender” (la giornata nazionale del 17 maggio, i corsi nelle scuole, anche a bambini di dieci-dodici anni, la “rieducazione” di chi viene condannato) che evidentemente servono a condizionare le libere opinioni, più che a proteggere le eventuali vittime.

Ma perché dovrei subire una propaganda in questo modo? La Zan non è una legge per “salvaguardare” ma per “rovesciare le carte” ovvero diventare apertamente fonte di propaganda. C’è di più: ogni espressione contraria in questo campo (ovvero sostenere idee “normali”, senza per questo qualificare “anormali” chi la pensa diversamente, ma dobbiamo pure intenderci) rischia di essere accusata di essere “discriminante” e quindi perseguibile.

L’articolo 3 della legge per esempio è un autentico guazzabuglio, un minestrone. Nella versione emendata recita: “Ai fini della presente legge sono fatte salve (testo originale: sono consentite) la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Vi sembra un modo chiaro di esprimere un concetto? Perché – attenzione – l’articolo 3 non si riferisce agli omosessuali ma ai “normali” e ai loro limiti di potersi esprimere “contro”. Fatemi capire: devono essere “fatte salve” le MIE opinioni? Siamo al travisamento della situazione perché tutti questo diritto dobbiamo averlo perché è nelle leggi, nella Costituzione, nei diritti acquisiti di omosessuali e non omosessuali, ci mancherebbe una legge che adesso ci “consente” di esprimere una opinione!

All’estero dopo leggi come queste il concetto si è esteso al punto che un giudice può perseguire un cittadino che dica “La famiglia è fondata su un padre ed una madre!”.

Qui non si tratta quindi di negare diritti e tutela a persone quando ne hanno bisogno; si tratta invece di rifiutare una legge che rischia di diventare un tribunale ideologico liberticida, senza alcuna reale tutela nei confronti delle persone omosessuali.

Cosa succederà alle prossime persone (anche omosessuali) che hanno comunque pubblicamente condannato l’utero in affitto, e che sono state ferocemente accusate di omofobia da tante associazioni e leader LGBT e da opinion leader di vario genere? Verranno portate in tribunale, per il reato di omofobia previsto dal Ddl Zan?

Sì, se passerà questa nuova legge di cui non ne abbiamo alcuna necessità.

Un’installazione artistica al Gay Pride di Milano.

Gender. La realtà rimossa del «maschile» e «femminile»
Con l’identità di genere svanisce la connotazione binaria sessuata dell’identità umana, sostituita con una nuova, senza alcun riferimento al corpo e al biologico. Una questione etica e culturale seria
di Assuntina Morresi
Avvenire, 10 luglio 2021


Il transgender riguarda qualcosa di radicalmente diverso dall’omosessualità. Si tratta di una identità umana in cui la differenza uomo/donna viene cancellata, modificando radicalmente i corpi. C’è differenza fra “sessuato” e “sessualità”: l’orientamento sessuale riguarda la sessualità, le relazioni sessuali interpersonali, e presuppone di riconoscere l’umanità sessuata, fatta da maschi e femmine, e che la sessualità è praticata fra persone di sessi definiti. Il riconoscimento anche legale delle relazioni omosessuali riguarda comportamenti umani descritti in base alla differenza sessuale. L’omosessualità non nega il corpo sessuato, al contrario: per affermarne la legittimità si presuppone che esistano due sessi definiti, tanto che si usano parole per indicare donne con relazioni fra loro – lesbiche – analogamente per gli uomini – gay –, con associazioni distinte di militanti (Arcigay e Arcilesbica, per limitarsi a due note). Con l’identità di genere invece svanisce la connotazione binaria sessuata dell’identità umana – maschio/femmina – sostituita con una nuova, senza alcun riferimento al corpo e al biologico: ogni essere umano è un punto nello spettro delle identità di genere, fa parte di un fluido continuo di possibili identità esclusivamente auto-percepite, cioè soggettive, differenti fra persona e persona e, per ciascuna persona, mutevoli nel tempo. In questa visione – che si diffonde a livello globale – non ha senso parlare di orientamento sessuale: a una persona con un’identità variabile, non riconducibile al maschile/femminile, non ha senso chiedere qual è il genere di appartenenza della persona con cui ha rapporti fisici. Le relazioni sessuali fra transgender possono essere solo relazioni fra partners. Quella transgender è un’identità nomade, indefinita. Un’identità che si vorrebbe connaturata all’umano: per questo c’è tanta insistenza sulle transizioni dei bambini: se tale è il paradigma antropologico proposto, deve poter valere sempre, senza limiti di età. I bloccanti della pubertà sono questione centrale per l’umanità transgender: è con la pubertà che si differenziano il maschile e il femminile. Bloccandola, gli interventi ormonali e chirurgici successivi potranno più facilmente modellare il corpo nella direzione voluta, perché intervengono in un fisico ancora non segnato dalle caratteristiche sessuate. Trattamenti irreversibili che disegnano un corpo mutante, seguendo una filosofia che vuole dimenticare il maschile e il femminile.

[1] Marco Zacchera (Verbania, 10 ottobre 1951), laureato in economia aziendale all’Università commerciale Luigi Bocconi e in storia delle civiltà presso l’Università degli studi del Piemonte Orientale “Amedeo Avogadro”. È giornalista pubblicista e dottore commercialista. È stato Sindaco di Verbania dall’8 giugno 2009 al 30 aprile 2013 e Deputato della Repubblica Italiana per la Circoscrizione Piemonte 2, dal 15 aprile 1994 al 14 marzo 2013 (dal 1994 al 1995 con MSI, dal 1995 al 2009 con Alleanza Nazionale e dal 2009 al 2013con il Popolo della Libertà). Fortemente impegnato nelle associazioni di volontariato e per la cooperazione internazionale, nel 1981 ha fondato i Verbania Centers, attivi in diversi paesi dell’Africa ed in America del Sud. Dal 2003 è Commissario italiano alla pesca nei laghi Maggiore e di Lugano. Per molti anni è stato arbitro di calcio.

[2] Assuntina Morresi è Professore Associato di Chimica Fisica presso la Facoltà di Scienze MM.FF.NN. dell’Università degli Studi di Perugia, dove insegna Chimica Fisica Avanzata, Chimica Fisica delle Biomolecole e Crioconservazione e Biobanche, ed è Presidente del Corso di Studi Magistrale in Biotecnologie Molecolari e Industriali. Dal 2006 fa parte del Comitato Nazionale per la Bioetica e dal 2012 del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita, organo di consulenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dal luglio 2008 al gennaio 2010 e dal febbraio al novembre 2011 è stata consulente scientifico del Ministro Maurizio Sacconi, in relazione ai temi eticamente sensibili, ed in qualità di esperta in questo ambito ha partecipato ad audizioni parlamentari, ha fatto parte di alcune commissioni ministeriali e di un gruppo di lavoro del Consiglio Superiore di Sanità. È stata consulente esperta del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Fa parte della delegazione italiana dello “European Committee (Partial Agreement) on organ transplantation (CD-P-TO)” del Consiglio d’Europa. Ha svolto attività di ricerca presso il CSIC (Consejo Superior de Investigaciones Científicas) a Madrid e alla Technische Universität di Braunschweig (Germania). È autore di più di 90 lavori già pubblicati su riviste scientifiche internazionali nel settore della Chimica Fisica e di più di cento contributi a congressi nazionali ed internazionali. Collabora con i quotidiani Avvenire e Il Foglio. È autrice con Eugenia Roccella di La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola abortiva Ru486 (Franco Angeli Editore 2006). Nel 2013 Giorgio Napolitano le ha conferito l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”.

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