Zan: «Bisogna aiutare i bambini in un percorso di transizione». Il mondo che vogliono gli zannuti. Identità di genere: una guerra di civiltà tra l’esercito del bene e le truppe oscure del maligno. L’affondo di Povia

L’abbiamo scritto ieri, nell’articolo È sempre stato tutto falso: diritti, rispetto, discriminazioni, violenze, omofobia e transfobia non c’entrano niente col Ddl Zan. Il genere auto-percepito ne è il cuore, non strappabile: “Pochi giorni fa Alessandro Zan, il deputato del Pd promotore del DDL S. 2005 ha realizzato con il rapper Fedez una diretta Instagram, in cui Zan ha parlato del tema dell’identità di genere definendola «la percezione profonda, precoce e strutturata del proprio genere» e ha ammesso candidamente che l’ideologia del “genere” serve «per poter avviare percorsi di transizione nei bambini per cambiare il proprio sesso». Ecco. L’obiettivo è «sostituire definitivamente l’identità sessuale (reale) con quella di genere (auto-percepita) e abolire per legge la differenza tra l’uomo e la donna, tra il maschile e il femminile» (Jacopo Coghe, Vice Presidente Pro Vita & Famiglia Onlus)“.

In un video diffuso sul suo canale YouTube, diventato virale in poche ore, il cantante Giuseppe Povia – da sempre contro l’ideologia gender – dopo la diretta Instagram del rapper Fedez sul tema del Ddl Zan, entra a gamba tesa sulla questione e si esprime con parole durissime. L’artista accusa senza appello: «Volete colonizzare ideologicamente la testa dei bambini». E questo è un crimine contro l’umanità. Se la legge Zan passa, dice Povia, significa l’inizio di una nuova dittatura. Quindi, deve essere bloccata subito e cestinata per sempre.

Aprendo il suo video con le immagini e le parole di Alessandro Zan in quella diretta organizzata da Fedez, Povia dice: «Allora guardate, se l’evoluzione della sinistra e del comunismo si riconosce oggi in questa gente, anni di lotta operaia, la famiglia, movimento studentesco, l’articolo 18, sindacati in piazza, anni di Gramsci, di Togliatti, di Hegel, di Marx, che non si sarebbero mai sognati di violare la mente dei bambini. Per carità: potete seguire questa gente, potete dargli spazio (tutti hanno diritto allo spazio), ma non potete dirmi che quello che dicono è giusto. Fedez tu ti devi vergognare di dare spazio a questa gente. Zan lei si deve vergognare di proporre addirittura una legge che imporrà ai genitori di accompagnare i bambini nell’altro sesso perché si percepiscono opposti dal loro sesso di nascita. I bambini? Ma i bambini sono spugne, sono registratori perfetti di informazioni e quello che tu gli dici loro lo prendono per buono. Noi adulti abbiamo la capacità di capire che tutto questo è una follia, ma i bambini…! I bambini venduti, comprati, imbottiti di farmaci, di informazioni sbagliate, di influenze esterne, i bambini non hanno la capacità di capire che state facendo un torto a loro e alla loro crescita spontanea e naturale. Ma che fretta avete di colonizzare ideologicamente la testa dei bambini? E no caro Zan! I genitori oggi non sono “fortunatamente più sensibili”. Li state confondendo con la vostra propaganda ideologica, che nulla ha a che fare col bene dei bambini. Mi meraviglio proprio che venga discusso un testo così assurdo. E se passa è l’inizio di una nuova dittatura. E guardate, io posso parlare, perché ho scritto “I Bambini fanno oh”, e ho scritto anche “Dobbiamo salvare l’innocenza”. Ma anche Giorgio Gaber prima di morire scrisse: “Non insegnate ai bambini la vostra morale malata e le vostre illusioni sociali”. Nei miei dischi, in difesa soprattutto dei bambini e dei minori, c’è il brano “Dobbiamo salvare l’innocenza”. Non solo dovreste acquistarli per aiutarmi e farmi spazio in questo mare ideologico a senso unico, ma questa canzone voi dovreste impararla a memoria e metterla nei libri di scuola, in prima pagina».

Povia – Dobbiamo Salvare l’Innocenza – Ecco il brano di cui parla nel video rivolto a Fedez e Zan. Presentato a Sanremo anni fa e scartato per i soliti motivi “PoviaSociali”. Così come tanti altri brani, avrebbe emozionato, commosso mamme, papà e bambini e avrebbe aperto un dibattito sulla difesa del diritto del bambino, che viene usato, strumentalizzato, venduto, comprato, influenzato e colonizzato ideologicamente da un sistema marcio dentro. #DobbiamoSalvareLinnocenza

Dobbiamo Salvare l’Innocenza
Povia


Dobbiamo salvare l’innocenza,
è l’unica speranza
per fermare ogni forma di violenza,
per lavare la nostra coscienza
e ai bambini, insegnare il rispetto e l’amore
e che tutto si può dire, ma senza ferire,
insegnargli la meraviglia di come si nasce
e non come si deve o non si deve diventare
perché no, lasciarli scoprire, lasciarli sbagliare da soli, capire
perché in fondo sono solo bambini
Ma quale progresso? che sono solo bambini
Lasciamoli fuori dalle nostre battaglie
fuori dalle nostre guerre
fuori dai nostri egoismi
perché la vita non si vende, non si inganna
perché ogni cuore nasce da una donna
non c’entra niente il sesso
e poi si vive
e poi si cresce
e si capisce
e se si sceglie o non si sceglie
ciò che importa è stare bene con sé stessi
dai, che siamo tutti diversi
e anche se l’amore è un istinto universale
non possiamo fare senza
ma dobbiamo
ma dobbiamo salvare l’innocenza.
Non c’è fretta per vivere e provare
per ogni cosa c’è un tempo per sapere
e in un mondo che è tutto controsenso
in un mondo che è sempre meno attento
scelgo ancora di chiudere gli occhi
staccarmi da tutto e ascoltarmi il silenzio
Ma i bambini sono solo bambini
Ma quale progresso? che sono solo bambini
Lasciamoli fuori dalle nostre battaglie
fuori dalle nostre guerre
fuori dai nostri egoismi
perché la vita non si vende, non si inganna
perché ogni cuore nasce da una donna
non c’entra niente il sesso
e poi si vive
e poi si cresce
e si capisce
e se si sceglie o non si sceglie
ciò che importa è stare bene con sé stessi
dai, che siamo tutti diversi
e anche se l’amore è un istinto universale
non possiamo fare senza
ma dobbiamo
ma dobbiamo salvare l’innocenza
e anche se l’amore è un istinto universale
un bambino ancora sogna
quando dice “mi ha portato la cicogna”.

Oggi, l’amico e collega Renato Farina approfondisce il concetto nell’articolo su Libero Quotidiano che segue. Spiega i danni per i bambini dell’identità di genere di Stato introdotto per legge, che darebbe ai maschi il diritto di dichiararsi femmine e alle femmine di dichiararsi maschi, con tutto quello che ne segue.

Fedez con Zan nella diretta Instagram, dove quest’ultimo rivela quello che è nascosto nella legge di cui è il primo firmatario [QUI]: “L’identità di genere in due parole è la percezione profonda, precoce e strutturata del proprio genere. cioè, sin da quando siamo bambini percepiamo qual è il nostro genere solo che ci sono dei bambini o delle bambine che percepiscono il proprio genere sin da quando sono bambini che è diverso dal loro sesso biologico. ecco che allora bisogna aiutare questi bambini – e i genitori oggi sono molto più sensibili fortunatamente in questo – in un percorso di transizione, perché si ritrovano con un genere che non corrisponde al loro sesso di nascita”.
Non una “legge di civiltà”, ma una “guerra di civiltà”, tra l’esercito del bene e le truppe oscure del maligno.

La “transizione” nascosta nella legge
Se Zan insegna ai bimbi come cambiare sesso
di Renato Farina
Libero Quotidiano, 11 luglio 2021


Fermi un attimo. Neppure chi scrive – siamo tutti un po’ ignoranti, noi giornalisti – sapeva bene che cosa fosse “l’identità di genere”, finché finalmente è arrivato Fedez che ha chiesto di illustrarne il concetto all’autore, con il diritto primigenio e a timbrarne il significato veridico con il sigillo di fuoco: Alessandro Zan, 47 anni. Proprio lui, il deputato del Pd, primo firmatario dell’omonimo disegno di legge, che infatti è ormai conosciuto come ddl Zan in attesa che arrivi al Senato martedì 13, dopo essere stato approvato alla Camera nel novembre scorso. Questa storia dell’”identità di genere” o questione gender è il nocciolo incandescente dello scontro tra i favorevoli e contrari al citato ddl. Com’è noto, schematizzando, il Pd, Leu, M5S vogliono che sia approvato così com’è. Il centrodestra (più Italia Viva), pur con dissensi al suo interno, è contrario, ma accetterebbe di votarlo (non però Fratelli d’Italia) con l’eliminazione di alcuni articoli. Lasciamo perdere qui il numero 7 che obbliga le scuole, anche quelle cattoliche, a istituire la giornata contro l’omofobia ecc, e il 4 che finge di permettere la libertà di pensiero e opinione sui temi di natura e contro natura, adozione e uteri, ma di fatto ambiguamente assegna al giudice di stabilire se una certa espressione susciti odio o no. Il vero punto, quello delle cento pistole, l’ombelico della legge sta all’art. 1, in cui per la prima volta nel nostro codice si introduce il concetto giuridico di “identità di genere”.

La grancassa

Il pulpito da cui Zan ha predicato non è un carro del gay pride, ma il luogo dove si concentra l’Armada Invencible (un termine che fa riferimento ad una vicenda storica in senso metaforico. V.v.B. [*]) del maresciallo d’Italia Fedez, forte di dodici milioni di baionette social, capaci di sfondare qualsiasi barriera, cliccando e re-cliccando, tweet e re-tweet. Insomma, siamo davanti a una specie di bolla papale, di ordine di battaglia napoleonico. Circola eccome se circola. Eccolo: “L’identità di genere in due parole è la percezione profonda, precoce e strutturata del proprio genere. cioè, sin da quando siamo bambini percepiamo qual è il nostro genere solo che ci sono dei bambini o delle bambine che percepiscono il proprio genere sin da quando sono bambini che è diverso dal loro sesso biologico. ecco che allora bisogna aiutare questi bambini – e i genitori oggi sono molto più sensibili fortunatamente in questo – in un percorso di transizione, perché si ritrovano con un genere che non corrisponde al loro sesso di nascita”.

Ecco la frase: bisogna aiutare i bambini in un percorso di transizione. Ecco il cuore oscuro della legge finalmente illuminato con i bengala.

La sintesi della questione finora è stata spacciata come una guerra di civiltà dagli ex grandi giornali e sintetizzabile così. Dalla parte del bene stanno quanti si battono fuori e dentro il Parlamento per l’approvazione del ddl Zan così com’è; solo in tal modo si impedirà la violenza e discriminazione contro omosessuali, transessuali, bisessuali e disabili punendo chi li aggredisce e li insulta, propagando una cultura nuova, tollerante e moderna. Dall’altra parte sono invece coloro che bocciando o anche solo modificando il ddl vogliono che perduri un clima sociale che lasci lingue, mani e spranghe libere alla violenza fisica e all’intolleranza culturale.

Insomma. Nelle guerre di civiltà o bianco o nero. Guerra di civiltà. Le parti che si affrontano sono perciò da una parte l’esercito del bene. Dall’altra le truppe oscure del maligno. Pro e contro il bene delle persone, chiunque esse siano, specialmente se sono deboli? Messa così, non ci sarebbe da discutere. Ma è proprio così? Certo che no. È tutta un’altra storia. Si rilegga la formulazione di Zan.

L’inganno

Il culmine sta in quell’”aiutare i bambini nella transizione”. Una rivoluzione culturale assoluta, che si trasforma in educazione di Stato, sin dall’asilo nido e dalle scuole materne. Siamo tutti transeunti verso una sponda o l’altra, è una questione di “percezione”, non ci sono appartenenze oggettive fissate nei geni. È l’ideologia gender che viene eretta a legge, e infilata nella testa del popolo in nome del libero amore che non c’entra nulla. Si tratta di una rivoluzione lontanissima dal senso comune nonché dal buon senso. Non esistono i maschi e le femmine, la biologia mente, esistono individui che hanno il diritto di decidere se essere maschi o femmine, e la scuola, le famiglie, l’apparato culturale deve sospingere sin dalla più tenera età i/le pupi/e (i più evoluti vogliono imporre che si scriva pup*) a sviluppare la loro inclinazione qualora ci fossero certi comportamenti rispettivamente un po’ femminili o un po’ maschili. (In realtà, sinceramente, chi non ha avuto rispettivamente qualcosa di femmineo o di mascolino?). Si chiama “transizione” da un sesso all’altro, ad un certo punto è bene sia aiutata anche farmacologicamente. È il diritto a scegliere la propria identità di genere, e il dovere dello Stato e dell’intera comunità di aiutare questo processo travolgendo l’oscurantismo biblico della Genesi.

Per di più pretendendo di sperimentarne gli effetti sui bambini. Tra l’altro l’80 per cento di questi disturbi, che pure esistono, si risolvono con la pubertà. Che mondo vogliono gli zannuti?

La scheda

Genere

L’ombelico della legge sta all’art. 1 in cui per la prima volta nel nostro codice si introduce il concetto giuridico di “identità di genere”.

Odio e obbligo

L’art. 7 invece obbliga le scuole, anche quelle cattoliche, a istituire la giornata contro l’omofobia. Il 4 assegna al giudice di stabilire se una certa espressione suscita odio o no.

[*] Foto di copertina: l’Armada Invencible (invincibile armata) attorniata da navi inglesi l’8 agosto del 1588 nel Canale della Manica presso Gravelinga. La battaglia terminò con la decisiva vittoria inglese. Dipinto di anonimo inglese, 1120 mm x 1435 mm, XVI secolo, Royal Museums Greenwich, London.
La Grande y Felicisima Armada (chiamata Armada Invencible) fu la flotta composta da 130 unità (di cui 65 galeoni e 4 galere, quest’ultime rimasero a Lisbona, non prendendo parte alla spedizione) e 29.664 uomini approntata dal Re di Spagna Filippo II nel 1587 per contrastare la crescente potenza marittimo-commerciale dell’Inghilterra e per porre termine al conflitto (mai dichiarato) che ormai da due anni veniva combattuto con atti di pirateria da entrambe le parti. La guerra anglo-spagnola, avvenuta tra il 1585 e il 1604, che fu parte della guerra degli ottant’anni, era iniziata nel 1585 con l’invio di truppe inglesi in aiuto delle protestanti regioni delle Province Unite dei Paesi Bassi, le cui indipendenza non era riconosciuta dalla Spagna cattolica.
Il 6 agosto 1588 l’Armada Invencible gettò l’ancora al largo di Calais per imbarcare l’esercito (le truppe di Alessandro Farnese non erano riuscite ad arrivare al punto d’incontro). La notte del 7 agosto 1588, 8 navi incendiarie inglesi vennero lanciate contro i legni spagnoli che, presi alla sprovvista, dovettero disperdersi lasciando agli inglesi gioco facile per un attacco. La battaglia che ne seguì, nota come Battaglia di Gravelinga dell’8 agosto 1588, si combatté a distanza ravvicinata e fu disastrosa per gli spagnoli che persero tre galeoni e furono costretti a ritirarsi nella Manica. L’armata spagnola non era stata realmente battuta sul mare, pur avendo subito danni pesanti e perdite dolorose, aveva però perso la speranza di sconfiggere gli inglesi, manovrava ormai a fatica e avrebbe dovuto aprirsi la strada combattendo per raggiungere le coste dei Paesi Bassi. Decise quindi di desistere dall’impresa e cercò faticosamente di riorganizzarsi.
Ormai il tentativo di imbarcare le truppe con la conseguente invasione era fallito, così i galeoni spagnoli cercarono di ritornare in patria ma a causa dei venti contrari decisero di puntare verso nord, navigando tra gli arcipelaghi delle Orcadi e delle Shetland per poi dirigersi a sud veleggiando ad ovest dell’Irlanda. Gli inglesi, che in un primo momento avevano inseguito il nemico, lo lasciarono poi andare tranquillamente, sebbene consapevoli che sarebbe tornato.
Il 10 agosto 1588 la flotta inglese si avvicinò per tentare un attacco alle navi spagnole rimaste attardate, ma Medina Sidonia riuscì a ricompattare le sue squadre e si preparò a dar nuovamente battaglia, cui gli inglesi tuttavia preferirono sottrarsi e quindi, dopo un fiacco scambio di cannonate, le due flotte si separarono definitivamente. Ma un’incredibile serie di tre violentissime tempeste si abbatté sugli spagnoli. La prima li sorprese il 12 agosto, al largo delle Isole Orcadi e presso le Isole Shetland; la seconda il 12 settembre al largo delle coste irlandesi; seguita dopo pochi giorni da una terza al largo delle coste del Connacht (sempre in Irlanda). Delle 138 navi con 24.000 uomini che erano salpate da Lisbona, 45 imbarcazioni e 10.000 uomini andarono perduti. La grande impresa di Filippo II sfumò e lo stesso re cattolico pensò che Dio proteggeva i protestanti e puniva coloro che credevano in lui. Grazie a questo importantissimo successo, l’Inghilterra della regina eretica e anti-spagnola Elisabetta I affermò il proprio dominio sui mari del nord e inflisse una battuta d’arresto al tentativo spagnolo di egemonia sullo scacchiere europeo. La Spagna continuò però la sua guerra navale contro l’Inghilterra, riuscendo anche a ottenere alcuni importanti successi (come nelle campagne delle isole Azzorre); altre flotte spagnole operarono nella Manica nei decenni seguenti.

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