Cittadinanzattiva offre la parola ai giovani sul coronavirus

“In Italia vivono quasi 10.000.000 di bambini e bambine, ragazze e ragazzi al di sotto di 18 anni. Definire un’età parlando di adolescenza non è facile. Nazioni Unite ed Unicef considerano adolescenti tutti coloro che hanno dai 10 ai 19 anni di età. In Italia convenzionalmente, e lo faremo anche nel caso di questa Survey, consideriamo adolescenti coloro che frequentano la scuola secondaria di II grado e che dunque vanno dai 14 ai 19 anni. Sono oltre 3.000.000”.

Così inizia l’indagine di Cittadinanzattiva sui giovani al tempo della pandemia, che non vedono un futuro roseo: sono le voci dei 5713 giovani che hanno partecipato, tra aprile e maggio di questo anno, all’indagine online ‘Ora parliamo noi’, con il sostegno non condizionato di Assosalute (Associazione Nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica) e rivolta a ragazzi dai 14 ai 19 anni o attraverso le scuole con cui Cittadinanzattiva collabora, come ha dichiarato Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva:

“Le testimonianze dei ragazzi esprimono sofferenze e disagi profondi anche perché per 16 mesi si sono sentiti non considerati, silenziati, invisibili. Ora chiedono, attraverso ‘raccomandazioni’ dirette e concrete, di essere ascoltati dalle Istituzioni in merito a tutte le decisioni e ai progetti che verranno messi in opera e di poter contribuire a migliorare il proprio presente e futuro.

Dopo aver raccolto bisogni, attese e richieste con questa indagine, ci impegneremo per promuoverle presso le istituzioni perché trovino risposta, e nello stesso tempo metteremo a punto programmi ed iniziative specifiche per far fronte ai problemi non rinviabili da loro evidenziati… Il primo passo da compiere è quello di trovare modalità consultive per ascoltare i ragazzi, a tutti i livelli”.

Dall’indagine emerge che più della metà degli intervistati non ha difficoltà all’utilizzo della mascherina nei luoghi chiusi e sui mezzi pubblici ed ha l’abitudine di lavarsi frequentemente le mani con il sapone è ormai acquisita per il 66%.

Le difficoltà aumentano quando entrano in gioco i rapporti con gli amici con i quali ben il 58% dichiara di avere difficoltà a mantenere la mascherina per tutto il tempo dell’interazione; un terzo dichiara di non aver rinunciato all’abitudine di passarsi bicchiere o bottiglia; il 57% non rinuncia facilmente a scambiarsi baci e abbracci con gli amici e, in percentuale analoga (58%), anche con parenti non conviventi. Riguardo al distanziamento a scuola, per il 58% è difficile garantirlo in classe, ma ancor di più nelle pause, all’entrata e all’uscita di scuola (64,5%).

Però più di 1 su 3 (37%) dei giovani ha avuto l’esperienza diretta di persone care contagiate e addirittura di una perdita quasi per 1 su 4 (23%) e due terzi dei ragazzi/e hanno grande paura di contrarre il virus. Quindi più della metà (58%) riconosce che sono aumentate tra i loro pari le forme di disagio psico-fisico.

Tra i principali motivi di sofferenza in ordine di importanza sono indicati la lontananza dalle persone più care (75%); il divieto di potersi muovere liberamente (74%), quello di incontrare amici e compagni di scuola (71%).

Ad una certa distanza ma in una percentuale superiore alla metà degli intervistati, compare la noia nello stare chiusi in casa (59%) e nell’impossibilità di praticare attività sportive (50%). Anche l’assenza della scuola in presenza ha rappresentato motivo di sofferenza per più di un intervistato su tre (37%).

E di fronte ad un malessere fisico il 68% dei ragazzi si rivolge ai propri genitori o prende tempo per vedere se si tratta di un disturbo passeggero (49,2%). Quasi uno su sei cerca nell’armadietto di casa qualcosa che faccia al proprio caso (18%) e uno su sette (14,3%) si affida alla rete.

Inoltre poco meno della metà (43,3%) dichiara di non aver utilizzato nell’ultimo anno farmaci o prodotti per la salute. Tra quelli più usati, invece, al primo posto vi sono gli integratori alimentari e le vitamine (40%), seguiti dagli anti dolorifici (23%) e dai farmaci da banco (17%).

Uno su 20 ha fatto uso di ansiolitici e anti depressivi e circa il 5% di prodotti dietetici o per perdere peso. Per procurarsi questi farmaci e prodotti si ricorre innanzitutto ai propri genitori (57%), ma anche al proprio medico (52%), o si chiede consiglio al farmacista (36%).

I ragazzi dunque ricorrono responsabilmente a figure di riferimento familiari o professionali quanto devono affrontare un problema di salute, affidandosi in maniera residuale al consiglio degli amici (3%) e all’acquisto di farmaci su internet (2%).

Ben il 63% dei ragazzi e delle ragazze è connesso oltre tre ore al giorno in aggiunta a quelle impiegate per la Didattica a Distanza. Quando sono ‘disconnessi’, ascoltano o producono musica (57%), incontrano gli amici (55%).

Poco meno della metà (48%) conversa con genitori, parenti e amici, pratica un’attività sportiva e fa una passeggiata rispettivamente il 44% ed il 38%. Si dedica alla cucina il 28% e legge il 25%. Questo periodo ha inciso nei comportamenti, in quanto la stragrande maggioranza dei giovani intervistati ha sperimentato sbalzi di umore (63%), seguiti dai disturbi del sonno (57%).

Al terzo posto sono dati in aumento i disturbi dell’alimentazione (46%), seguiti dal desiderio di stare soli (39%), e dalla consapevolezza di essere iper connessi (quasi 38%); a seguire i comportamenti verbali e fisici di aggressività verso gli altri (32,5%) ma anche episodi di autolesionismo (18%).

In aumento anche l’accesso e la visione di materiale pornografico (30%), il consumo di tabacco (31%) e di alcolici (24%), così come quello di droghe (13%) e del gioco d’azzardo (10%). Per questo desta preoccupazione anche l’aumento degli episodi di cyberbullismo: un ragazzo su sette dichiara di avervi assistito e uno su dieci di esserne stato vittima.

Infine il clima in famiglia in questo periodo è stato definito sereno (52%), piacevole (34%) e divertente (28%) ma anche altalenante (35%), agitato (21%), fino a diventare invivibile (5%); ed scuola poco meno della metà degli intervistati segnala come i rapporti con i propri compagni e docenti non abbiano subito modifiche (rispettivamente nel 46% e nel 48% dei casi). Per la parte restante i rapporti sono mutati in meglio rispetto ai propri compagni (31,1%) ma in peggio nei confronti dei propri docenti (30,4%).

Ai professori e ai dirigenti chiedono che la didattica sia ripensata perché hanno subito lo stress delle eccessive verifiche ed interrogazioni nelle settimane in cui erano in presenza.

Per il nuovo anno chiedono modalità e spazio per dare ascolto e considerazione ai loro bisogni e per riuscire a formalizzare il vissuto di questi 16 mesi e ristabilire una relazione significativa con i propri docenti e compagni.

E sulla didattica a distanza, che tanti hanno mal sopportato ma della quale molti altri hanno intravisto gli aspetti positivi, chiedono corsi di formazione per i docenti, possibilità di alternare i gruppi a distanza e in presenza in modo da non perdere i contatti con l’intera classe, dispositivi adeguati per tutti (in comodato d’uso o attraverso bonus per l’acquisto).

Infine la pandemia ha aumentato la povertà economica ed educativa in particolar modo riguardo le famiglie con figli minorenni (l’incidenza di povertà assoluta passa in questo caso dal 9,2% all’11,6%, dopo il miglioramento registrato nel 2019).

L’incidenza di povertà tra gli under 18 sale di oltre due punti percentuali (da 11,4% a 13,6%, il valore più alto dal 2005) per un totale di bambini e ragazzi poveri che, nel 2020, raggiunge 1.346.000, 209.000 in più rispetto all’anno precedente.

In Italia tra i minori in condizione di povertà assoluta che non possono permettersi le spese minime per condurre uno stile di vita accettabile, 500.000 abita nel Sud Italia: non raggiungono le competenze minime in matematica e lettura il 24% dei ragazzi provenienti dalle famiglie più svantaggiate, contro il 5% di quelli che vivono in famiglie agiate.

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