Mons. Nosiglia: san Giovanni Battista non ha avuto paura

Alla vigilia della festività di san Giovanni, mons. Cesare Nosiglia ha inaugurato l’hub sociale ‘Spazi Connessi’, che ospita 62 persone rifugiate in un contesto di forte autogestione, mentre è alle prime battute l’attività di un co-housing sociale (Ma.Ri. house) con 65 posti letto destinato a famiglie sottoposte a sfratto, city users e studenti universitari fuori sede.  Durante l’inaugurazione l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha spiegato le ragioni della scelta:

“Abbiamo scelto di curare la qualità, impegnando tempo, energie e denaro per ristrutturare ambienti allora poco adeguati e scommettendo sulla responsabilità degli abitanti. I lavori sono terminati ormai da vari anni e la vita interna della Casa Transitoria Collettiva La Salette certifica oggi che è possibile e produttivo scommettere sulle capacità delle persone.

La convivenza semplicemente accompagnata dal gestore sociale, la partecipazione comune alla conduzione della casa, lo sforzo di scelte condivise fino a crearsi un regolamento interno, la definizione di obiettivi di uscita per inserirsi nel sistema lavorativo e nel territorio sono i grandi frutti che la comunità umana che stamani ci guarda dalle finestre della ‘loro casa’ ha raggiunto.

Ma frutto maturo di quel primo tratto di percorso è anche la nostra crescita. Tanto maturo che la Provincia Italiana dei Missionari di Nostra Signora de La Salette ha scelto di mettere a disposizione del medesimo cammino di comunione anche l’altro immobile di sua proprietà, offrendo nel contempo la disponibilità a condurre ben due parrocchie in Città”.

Inoltre ha sottolineato il valore semantico del nome della struttura: “Ecco perché abbiamo voluto dare a tutto questo la definizione di hub sociale ‘Spazi Connessi’. Hub è un centro di raccolta, un fulcro che unisce anche solo per brevi momenti arrivi e partenze da e per ogni dove.

E’ fondamentalmente un punto di snodo, in cui le persone sostano giusto il tempo di raccapezzarsi un istante per poi proseguire verso un’altra direzione, quella della pienezza della propria vita.     

Connessi è la vocazione di questo luogo e dei progetti che in esso sono nati e nasceranno: non è un giardino chiuso per pochi fortunati, ma parco aperto per far camminare il territorio verso fraternità vera.

Certamente sarà un punto importante per il numero di persone che ogni anno potranno essere accolte (oltre 120 contemporaneamente, ma con prevista alternanza sostenuta soprattutto nel cohousing) ma lo sarà molto di più per lo stile che va ad incarnare e per le prospettive che può innescare nel futuro”.

E prima della messa l’arcivescovo di Torino ha incontrato alcune famiglie che vivono nella fragilità, consegnando generi alimentari a lunga conservazione e materiale di intrattenimento per ragazzi a 100 famiglie in difficoltà che vivono nella zona centrale della città, grazie alla Caritas diocesana ed al Banco Alimentare del Piemonte.           

Mentre nell’omelia, pronunciata nella celebrazione eucaristica della solennità mons. Nosiglia ha valorizzato la ‘via’ evidenziata dal precursore di Gesù: “San Giovanni, dal suo silenzio, dalla sua solitudine diventa comunque ‘popolare’. E la sua reputazione non è effimera, legata a qualche sondaggio.

Non venivano a lui per il fascino del deserto, per fare un’escursione fuori città. La gente andava a cercare il perdono. Chiedeva il battesimo, cioè la possibilità di rinascere a vita nuova, di cancellare il peccato e le sue conseguenze. Era la forza della parola di Giovanni, l’austerità della sua vita, a farne un richiamo”.

San Giovanni invita ad ‘uscire’ dalla propria solitudine: “Le parole di san Giovanni scuotono certezze, spalancano la vita all’occasione di un rinnovamento profondo. Egli, il patrono che da secoli la nostra città si è scelta, è ancora con noi qui oggi, non solo con la sua reliquia, ma con la sua parola e la sua testimonianza, così come la conosciamo dai Vangeli.

E’ qui, continua a parlarci, perché ci annuncia il Signore Gesù, la via maestra della nostra salvezza. Questo è il suo compito: ed è il motivo per cui lo invochiamo, perché intorno a questo giorno facciamo festa nonostante tutto, anche quando le cose non vanno come noi desideriamo”.

Ed ha invitato tutti a non avere paura delle prove: “Chiedo a voi, giovani e famiglie, di non avere paura del presente né del futuro: le prove da superare sono occasioni per temprarsi e per crescere in quell’amore che non ci abbandona mai. Chiedo a voi, anziani, di non essere gelosi del patrimonio di esperienza e saggezza che avete maturato…

Chiedo a voi, immigrati, profughi che vivete tra noi e con noi, di non scoraggiarvi anche di fronte a un’accoglienza a volte sospettosa; e di dimostrare, invece, che il vostro essere qui è per contribuire a far crescere insieme la nostra comunità, di cui conoscete e accettate le regole comuni…

Chiedo a voi, lavoratori che ho sempre portato nel cuore e dei quali mi sono impegnato a sostenere le battaglie per mantenere un posto di lavoro e le vostre giuste rivendicazioni, di non rassegnarvi, ma di unire le forze ed essere coraggiosi e determinati, perché la giustizia trionfi su tante promesse che restano spesso inevase e aggravano ancora di più le già difficili e complesse condizioni della vostra vita e delle vostre famiglie…

Chiedo a voi, imprenditori, amministratori pubblici, rappresentanti del popolo, di non tradire mai la vostra missione. Senza l’orizzonte del bene comune, ogni impegno è vano; senza il criterio della giustizia e della trasparenza, tutti perdono di vista la comunità, che è invece il nostro primo patrimonio…

Ai preti e ai diaconi, alle religiose e ai religiosi, ai consacrati e ai laici chiedo di rimanere fedeli alla vocazione cui siamo stati chiamati. Una vocazione che è fonte di gioia e di felicità che appartengono non solo a noi, ma anche a tutti quelli che siamo invitati dal Signore ad accogliere e ad amare”.

Ha concluso l’omelia chiedendo ai torinesi di non dimenticare i Santi sociali: “Per questo non possiamo permetterci di essere senza memoria; non possiamo illuderci che la nostra vita si gioca soltanto nel futuro, sulle cose che vorremmo costruire.

Il nostro presente è saldamente ancorato nella nostra storia. Ecco perché non possiamo pensare e vivere la città, che è di tutti, come un arcipelago di isole separate. Ecco perché non possiamo pensare che i problemi dei giovani, delle persone fragili, dei disoccupati, dei profughi non ci toccano.

In questi anni, abbiamo dedicato molte energie a combattere battaglie che magari apparivano perdute in partenza. Ma non lo abbiamo fatto per questioni di principio, di ideologia, o per apparire sui giornali e in televisione. L’abbiamo fatto perché non si poteva fare diversamente. Non si poteva tacere”.

(Foto di repertorio: Diocesi di Torino)