Cosa è il Concordato Stato-Chiesa, cosa dice e perché nel caso del Ddl Zan la Santa Sede può intervenire, senza che questo sia definibile “ingerenza”?

Va evidenziato che all’apice dell’ignoranze si trovano frasi come “il Vaticano si esprime contro la proposta di legge sulla tutela dall’omotransfobia”. Innanzitutto, perché non di un intervento diplomatico dello Stato della Città del Vaticano (che non avrebbe titolo) si tratta, ma della Santa Sede (anche se è comune l’uso errato di Vaticano e Santa Sede come sinonimi nel linguaggio giornalistico). Poi, in sostanza, perché il Ddl Zan non mira a “tutelare dall’omotransfobia” ma punire opinioni (per esempio chi dice che in natura ci sono soltanto due generi: maschio e femmina, che non sono oggetto di scelta; che la famiglia è composta da madre, padre e figli; che ogni bambino ha diritto ad una mamma; chi contrasta l’ideologia del genere; ecc.) e obbligare l’insegnamento ideologico del genere nelle scuole da parte delle associazioni LGBTQI+, finanziate dallo Stato con i soldi dei contribuenti.

Perciò, definiamo il Ddl Zan un testo liberticida. Inoltre, un testo inutile perché le aggressioni vengono già perseguite con le leggi esistenti; un testo dannoso, perché, tra altro, provoca una pericolosa reazione avversa; un testo pericoloso, perché rende possibile la punizione di opinioni (oltre che “fobie” vere o presunte tale).

Poi, c’è l’analfabetismo funzionale in materia concordataria e costituzionale, come viene spiegato in modo conciso e chiaro da Niccolò Magnani, in un articolo su Il Sussidiario, che riportiamo di seguito. Fa riferimento alla Nota verbale della Segreteria per gli Stati della Segreteria di Stato della Santa Sede, che formula dei rilievi sul Ddl Zan, su cos’è e cosa dice il Concordato Stato-Chiesa Cattolica Romana del 1929 e la revisione del 1984; e spiega perché in questo caso la Santa Sede può intervenire, senza che questo sia definibile “ingerenza”.

Va anche detto che, come nella maggioranza dei casi, chi strombazza sul Ddl Zan non l’ha neanche letto, pure dopo lo scoop del Corriere della Sera coloro che blaterano sul “ingerenza del Vaticano”, non sanno (e non gli interessa di sapere) che la Santa Sede fa semplicemente richiesta di modificare alcuni contenuti del Ddl Zan, non con la volontà di bloccare la legge, ma di vederla rimodulata per consentire alla Chiesa di esercitare la libertà pastorale, educativa e sociale. In punta di diritto non è una ingerenza in affari di uno Stato estero, ma una richiesta legittima di modificare un testo che potrebbe violare il Concordato, presente in Costituzione.

Poi, come ha evidenziato Valentina Villano, negli interventi di questi personaggio strombazzanti, si nota una “sovrapposizione di argomenti, per camuffare l’ignoranza stratosferica. Mettendo da parte la questione ultima, questi personaggi sono un’emergenza sociale, ovvero un problema serio di cui occuparsi perché ahimè hanno seguito. Quindi, è un problema grosso sociale e qualcuno senza mettere la testa sotto la sabbia dovrà occuparsene”.

Nell’intervista di Maria Antonietta Calabrò per Huffingtonpost.it [QUI], Prof. Cesare Mirabelli, alla domanda se la Santa Sede poteva intervenire in corso d’opera, invece che dopo la violazione (come osservato da , risponde con un’altra domanda: “Se si prefigura una violazione del Concordato con l’Italia, è un bene per i rapporti tra Italia e Vaticano segnalarlo prima oppure dopo che la violazione sia stata consumata?”.

Il mondo della sinistra “democratica” e liberal, in tutto questo, non fa bella figura, non solo per i modi di reazione, ma visto che ha lasciato che siamo arrivati al punto che tocca alla Chiesa di difendere la libertà di pensiero e di espressione, di fronte a quella sottile, intollerante violenza contro chi non è LGBTQI+ e rifiuta l’ideologia gender (in unione con Papa Francesco che si è espresso più volte contrario in materia). Ora resta da vedere se e come il Ddl Zan sarà modificato (e sarà cancellare la definizione come “liberticida, inutile, dannoso e pericoloso”) e se il Governo Draghi troverà una soluzione, eventualmente attraverso una Commissione Paritetica sulla questione.

Concordato: cos’è e cosa dice
Ingerenza su Ddl Zan? Perché la Chiesa può intervenire
di Niccolò Magnani
Il Sussidiario, 22 giugno 2021


La polemica corre sul filo Vaticano-Stato italiano dopo l’intervento – anticipato dal Corriere della Sera, non ancora confermato dalla Santa Sede – della diplomazia vaticana in merito al Ddl Zan in discussione in Parlamento: viene citato il Concordato tra Stato-Chiesa (una delle parti fondamentali dei Patti Lateranensi del 1929, rivisti e corretti nel 1984) in quanto il testo del disegno di legge a firma Pd «rischia di violarlo». Al di là delle infinite polemiche politiche che si stanno sollevando dopo l’intervento del Vaticano con un unicum nella storia (un tentativo diplomatico di bloccare una legge ancora in discussione in Parlamento, ndr), occorre capire bene i termini della questione per comprendere se quella della Chiesa si tratti di una clamorosa ingerenza o se invece vi sia dell’altro.

Come recita la nota ufficiale del Governo italiano in merito agli accordi tra Italia e Santa Sede, l’Accordo del 1984 ha concluso «una lunga e laboriosa trattativa iniziata nell’ottobre del 1976 dal Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, che avocò alla Presidenza del Consiglio tutta la materia delle relazioni tra Stato e Confessioni religiose. Obiettivo dell’Accordo è essenzialmente l’adeguamento del regolamento dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica ai principi della Costituzione repubblicana, attraverso l’applicazione del procedimento di revisione bilaterale di cui all’articolo 7, secondo comma, della stessa Costituzione». Tradotto, in Costituzione italiana vi è inserito il riferimento al “Concordato” – il nome dato ai trattati bilaterali che la Santa Sede stipula con altri stati per regolare la situazione giuridica della Chiesa cattolica in un determinato Paese – e il punto è capire dunque se vi sia o meno “ingerenza” rispetto ai contenuti stessi delle osservazioni fatte dal Segretario dei Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, Mons. Paul Richard Gallagher.

«Il testo di legge violerebbe in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato», si legge nell’anticipazione fatta dal Corriere della Sera in merito alla “nota verbale” presentata dalla Santa Sede presso l’ambasciata italiana in Vaticano lo scorso 17 giugno. «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato», si legge ancora nell’intervento in questione. Si tratta dei commi sulla modificazione dell’accordo tra Italia e Santa Sede avvenuto nel 1984 che assicurano alla Chiesa Cattolica in Italia «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» (comma 1) e garanzie «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).

A rischio vi sarebbero con il Ddl Zan, ritiene il Vaticano, tanto la “libertà di organizzazione” quanto quella di “pensiero”: nel primo caso, il timore proviene da quanto affermato nell’articolo 7 del Disegno di Legge, ovvero l’obbligo per tutte le scuole (dunque anche quelle private e paritarie) di organizzare attività per la Giornata Nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia. Nel secondo caso, a rischio sarebbe la stessa comunità dei cattolici per la propria libertà di pensiero: si pensi alle concezioni sul matrimonio tra uomo e donna, alle considerazioni sull’omosessualità e all’intera dottrina sociale della Chiesa. Capire cosa avverrà al momento è ancora difficile, specie fino a quanto il Vaticano non “confermerà” ufficialmente la nota consegnata al Governo: resta in pista l’ipotesi di una “commissione paritetica” prevista dall’articolo 14 del Concordato, nel caso di scontro frontale tra i due Stati in merito ad una problematica insorta. Quello però che al momento appare è che l’intervento della Santa Sede è a tutela di quanto scritto nel Concordato aggiornato del 1984, dunque – in punta di diritto – non riguarderebbe una “ingerenza” in affari di uno Stato estero, bensì un appello in riferimento al trattato internazionale che regola i rapporti tra i due. Una richiesta legittima di modificare un testo di legge che in “potenza” potrebbe violare proprio quanto già stabilito dal Concordato (presente in Costituzione italiana).

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Mercoledì 23 giugno 2021
La risposta di Draghi al Vaticano
di Gianluca Mercuri, editorialista


Storicamente abituati a un’Europa diffidente se non sferzante e a un Vaticano per definizione amichevole, era difficile aspettarsi un inizio estate in cui i ruoli tra i due classici riferimenti della politica italiana si sarebbero invertiti. Eppure sta succedendo, e forse l’apparente paradosso racconta un’Italia più adulta, o più sicura di sé.

L’attacco del Vaticano alla legge Zan — rivelato ieri dal Corriere in esclusiva — assume sempre più i contorni del caso diplomatico e politico. La Santa Sede ritiene che il provvedimento contro l’omotransfobia in esame al Parlamento violi il Concordato con l’Italia e ne chiede non un stop, ma una «diversa modulazione». Oggi Mario Draghi esprimerà la posizione del governo alle Camere, rispondendo «in maniera strutturata» a quella che definisce «una domanda importante».

• I partiti si dividono in modo prevedibile, ma in questi casi contano le sfumature. «Ringrazio il Vaticano per il buonsenso», dice Matteo Salvini, che ribadisce di ritenere la legge Zan «un bavaglio nei confronti della libertà di opinione». Opposto il parere di Enrico Letta, che la considera «una legge di civiltà». Ma il segretario del Pd aggiunge che «siamo sempre stati disponibili al confronto in Parlamento e guarderemo con il massimo spirito di apertura ai nodi giuridici», dando di fatto una disponibilità a una revisione del testo.

• Ma cosa chiede il Vaticano? Formalmente, di esentare le scuole cattoliche dalla celebrazione della «Giornata nazionale per la lotta a omofobia, transfobia e lesbofobia» che la legge istituisce. Sul piano politico, spiega Massimo Franco, si tratta di «arginare le divisioni nel mondo cattolico», con l’ala più conservatrice, ancora e sempre incarnata dal cardinale Ruini, che da tempo contesta la presunta «timidezza» della Conferenza episcopale italiana sotto la guida di Bassetti. Immaginare che il Papa non abbia avallato l’iniziativa, afferma Massimo, sarebbe però «grottesco».

• C’è un rischio boomerang per la Chiesa? Sì, c’è, perché la mossa può far riemergere i dubbi sull’anacronismo del Concordato — che senso ha in una democrazia garantire uno status speciale a una fede? — e rinfocolare l’anticlericalismo (Fedez ha riacceso la polemica sulle tasse che la Chiesa non paga, e c’è poco da ironizzare sul cantante-influencer: proprio sulla legge Zan ha cantato e influenzato più che mai [*]).

• C’è un rischio anche per il fronte laico-progressista? Sì, c’è anche lì. Perché se è vero che il tema dei diritti lgbtq gli apre insperate frontiere nel mondo giovanile — molto più a suoi agio di padri e madri con «fluidità» e tematiche di genere — è vero pure che su tutte le sinistre del mondo incombe sempre il colorito teorema di Roger Cohen (grande giornalista angloamericano, secondo cui nel 2016 Hillary Clinton perse contro Trump perché i democratici diedero l’impressione «di occuparsi più di dove dovevano pisciare i transessuali che dei problemi della gente comune»).

[*] “Come tutti coloro che non sanno nulla Fedez ci fa le lezioni su tutto: dallo smalto per le unghie ai diritti umani, dalla decolorazione non aggressiva alla fiscalità dello Stato” (Azzurra Barbuto @AzzurraBarbuto – Twitter, 23 giugno 2021).

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