Il caso Medjugorje. «I frutti parlano chiaro: lì la fede splende e la vita cambia»

Il 24 giugno 1981, 40 anni fa, la prima apparizione della Madonna. Sul numero 25 di Famiglia Cristiana, in questi giorni in edicola, il giornalista e scrittore Saverio Gaeta fa il punto, tra certezze e dubbi. Poi, riporto un dossier del 2006 per aiutare a capire, che avevo riproposto il 7 novembre 2013 sul mio diario Facebook a seguito della pubblicazione della Lettera del Nunzio Apostolico negli USA del 21 ottobre 2013.

Il giornalista di Famiglia Cristiana Saverio Gaeta sul Podbrdo.

«La Chiesa pare orientata a riconoscere le manifestazioni iniziali della Vergine. Molti si confessano e tornano a casa convertiti». Il giornalista e scrittore Saverio Gaeta fa il punto su 40 anni di presunte apparizioni a Medjugorje, in Bosnia-Erzegovina, in un’intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero in questi giorni in edicola. «Si tratta dell’apparizione pubblica più lunga della storia», precisa Gaeta, autore di Medjugorje Scienza e Fede, terzo volume di una trilogia, edita da San Paolo, su queste mariofanie di cui è uno tra i massimi esperti.

Sull’atteggiamento prudente delle autorità ecclesiastiche Saverio Gaeta spiega: «La Commissione presieduta dal Cardinale Camillo Ruini che ha indagato, per conto della Santa Sede, su Medjugorje dal 2010 al 2014 ha riconosciuto credibili le sette manifestazioni mariane avvenute tra il 25 giugno e il primo luglio 1981. Questo consentirebbe di approvare la veridicità di quanto accaduto». Il Cardinale Camillo Ruini ha dichiarato di recente: «L’idea che ci siamo fatti è che all’inizio fossero autentiche apparizioni mariane, poi potrebbero essere entrate in gioco dinamiche psicologiche, note agli studiosi. Comunque da Medjugorje continua a sgorgare un torrente di bene».

Una pronuncia ufficiale dalla Chiesa, tuttavia, non è ancora arrivata, per quanto Papa Francesco, proprio in virtù di questo “fiume di bene”, nonostante il giudizio sui fenomeni che ancora coinvolgono i sei veggenti di Medjugorje resti formalmente sospeso, abbia significativamente inserito Medjugorje tra i luoghi mariani coinvolti nella maratona di preghiera dello scorso maggio per chiedere l’intercessione della Vergine per la fine della pandemia.

«Sarebbe impossibile analizzare le 51 mila presunte apparizioni ricevute in questi quarant’anni dai singoli veggenti», spiega ancore Gaeta. «Tuttavia sarebbe sufficiente per la Chiesa riconoscere anche soltanto il primo periodo. A Kibeho in Rwanda o a San Nicolás in Argentina, per esempio, è stata riconosciuto soltanto il primo periodo delle apparizioni. Il resto non ha ricevuto un giudizio negativo da parte della Chiesa, è stato semplicemente accantonato. Per Medjugorje potrebbe valere lo stesso».

In ogni caso abbondano e sono innegabili i frutti spirituali. «Medjugorje è un’esperienza di grazia che ha dato l’occasione a tantissime vite di rifiorire», sottolinea Gaeta. «È un luogo che attrae, che genera conversioni, che ha riportato ai sacramenti tantissimi pellegrini in questi quarant’anni. Tuttavia, per una piena maturazione credo che Medjugorje da sola non basti e che siano necessarie le realtà ecclesiastiche locali. La fede non può reggersi solo sulle spalle dei grandi pellegrinaggi, ha bisogno di essere quotidianamente alimentata attraverso esperienze di incontro, preghiera, meditazione. In tal senso, un riconoscimento giuridico delle apparizioni mariane a Medjugorje da parte della Chiesa darebbe vita a una pastorale che approfondisca e offra itinerari catechetici fondati sui messaggi della Madonna».

“Sulle prime apparizioni, quando [i “veggenti”] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi”: è questo che ha detto Papa Francesco nella Conferenza Stampa durante il Volo di Ritorno da Fatima, il 13 maggio 2017. Segue la trascrizione ufficiale.

Mimmo Muolo, Avvenire: Ieri e oggi a Fatima abbiamo visto una grande testimonianza di fede popolare, insieme a Lei; la stessa che si riscontra, per esempio, anche in altri Santuari mariani come Medjugorje. Che cosa pensa di quelle apparizioni – se sono state apparizioni – e del fervore religioso che hanno suscitato, visto che ha deciso di nominare un Vescovo delegato per gli aspetti pastorali?
Papa Francesco: Medjugorje. Tutte le apparizioni o le presunte apparizioni appartengono alla sfera privata, non sono parte del Magistero pubblico ordinario della Chiesa. Medjugorje: è stata fatta una commissione presieduta dal Cardinale Ruini. L’ha fatta Benedetto XVI. Io, alla fine del ’13 o all’inizio del ’14, ho ricevuto dal Cardinale Ruini il risultato. Una commissione di bravi teologi, vescovi, cardinali. Bravi, bravi, bravi. Il rapporto-Ruini è molto, molto buono. Poi, c’erano alcuni dubbi nella Congregazione per la Dottrina della Fede e la Congregazione ha giudicato opportuno inviare a ognuno dei membri del congresso, di questa “feria quarta”, tutta la documentazione, anche le cose che sembravano contro il rapporto-Ruini. Io ho ricevuto la notificazione: ricordo che era un sabato sera, in tarda serata. Non mi è sembrato giusto: era come mettere all’asta – scusatemi la parola – il rapporto-Ruini, che era molto ben fatto. E domenica mattina il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha ricevuto una lettera da me, in cui gli chiedevo di dire che invece di inviare alla “feria quarta” inviassero a me, personalmente, le opinioni. Queste opinioni sono state studiate, e tutte sottolineano la densità del rapporto-Ruini. Sì, principalmente si devono distinguere tre cose. Sulle prime apparizioni, quando [i “veggenti”] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi. Io personalmente sono più “cattivo”: io preferisco la Madonna madre, nostra madre, e non la Madonna capo-ufficio telegrafico che tutti i giorni invia un messaggio a tale ora… questa non è la mamma di Gesù. E queste presunte apparizioni non hanno tanto valore. E questo lo dico come opinione personale. Ma chi pensa che la Madonna dica: “Venite che domani alla tale ora dirò un messaggio a quel veggente”; no. [Nel rapporto-Ruini si] distinguono le due apparizioni. E terzo, il nocciolo vero e proprio del rapporto-Ruini: il fatto spirituale, il fatto pastorale, gente che va lì e si converte, gente che incontra Dio, che cambia vita… Per questo non c’è una bacchetta magica, e questo fatto spirituale-pastorale non si può negare. Adesso, per vedere le cose con tutti questi dati, con le risposte che mi hanno inviato i teologi, si è nominato questo Vescovo – bravo, bravo perché ha esperienza – per vedere la parte pastorale come va. E alla fine, si dirà qualche parola.

Il Catholic News Service ha confermato l’autenticità della lettera. Una commissione vaticana di cardinali, vescovi, teologi e altri esperti, che lavora sotto gli auspici della congregazione dottrinale, sta studiando gli avvenimenti di Medjugorje. Mentre il Vaticano ha affermato che le diocesi non dovrebbero organizzare pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje, ha affermato che i cattolici sono liberi di visitare la città e pregare lì, e che la Diocesi di Mostar-Duvno e i francescani della città dovrebbero organizzare la pastorale per loro.

Il caso Medjugorje. Un dossier del 2006 per aiutare a capire, riproposto il 7 novembre 2013 a seguito della pubblicazione della Lettera del Nunzio Apostolico negli USA del 21 ottobre 2013

La Nota pubblicato sul mio diario Facebook il 9 giugno 2012

Oggi, 9 giugno 2012 Francesco Antonio Grana ha pubblicato su Orticalab.it in esclusiva “Medjugorje, Wojtyła ci credeva. Ecco la prova. Il racconto inedito di don Vincenzo Berlingieri”.

In aggiunta a questa testimonianza riporto un articolo pubblicato su Korazym.org in novembre 2006, a seguito della dichiarazione dell’Arcivescovo metropolita di Sarajevo, Cardinale Vinko Puljic, Presidente della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina alla fine della plenaria d’inizio luglio 2006, circa una nuova commissione internazionale di studi sulle presunte apparizioni mariane di Medjugorje. Nel contempo il Cardinal Puljic comunicò che il compito della commissione sarebbe stato quello di valutare le implicazioni pastorali del fenomeno, studiando i “frutti” delle presunte apparizioni e analizzando le esperienze dei pellegrini, le motivazioni che li spingono a visitare i luoghi coinvolti nei fenomeni, gli effetti dei pellegrinaggi sulla loro vita quotidiana.

Seguono alcuni estratti dalla Lettera ai gruppi di preghiera di Medjugorje del 25 giugno 1997 (allegato 1), che Mons. Paolo Hnilica firmò insieme a Mons. Frane Franic, Vescovo emerito di Split-Makarska e ai frati francescani minori di Medjugorje, in cui viene espresso “il profondo affetto che ci lega al messaggio di Medjugorje e sapendo che molti altri (vescovi, sacerdoti, religiosi e laici) hanno testimoniato più volte la loro gratitudine per i molteplici frutti spirituali scaturiti da questo messaggio, noi attraverso questo scritto volevamo farvi partecipi di una testimonianza comune che vuole anche essere un contributo per la difesa di questa opera di Maria che si è diffusa nel mondo intero e che da più parti continua ad essere minacciata”.

Infine, segue l’intervista “Un invito alla preghiera” dell’ottobre 2004 al Vescovo Paolo Hnilica, amico di lunga data di Papa Giovanni Paolo II, che viveva a Roma dai tempi della sua fuga dalla Slovacchia negli anni ’50. La giornalista Marie Czernin aveva chiesto a Mons. Hnilica se e come Papa Giovanni Paolo II abbia espresso un’opinione su Medjugorje.

Mons. Pavel Maria Hnilica, S.I., Vescovo titolare di Rusado, apostolo del Rosario e della Divina Misericordia, è morto domenica 8 ottobre 2006, il giorno dopo la memoria della Beata Maria Vergine del Rosario, a Nove Hrady, nella Repubblica Ceca. Il Vescovo Hnilica, clandestino sotto il comunismo negli anni ‘50, era figura di riferimento della Chiesa cattolica nell’allora Cecoslovacchia comunista, testimone di fede e di amore. Originario di Unatin, vicino alla capitale della Repubblica Slovacca Bratislava, era Presidente dell’Associazione di fedeli di diritto pontificio “Pro Deo et Fratribus – Famiglia di Maria Corredentrice”. Era stato ordinato sacerdote clandestinamente e tre mesi dopo, il 2 gennaio 1951 aveva ricevuto la consacrazione vescovile. A sua volta aveva ordinato clandestinamente numerosi sacerdoti e tra questi l’Arcivescovo emerito di Nitra, il Cardinale Ján Chryzostom Korec, che il 18 ottobre a Trnava nella Repubblica Slovacca ha presieduto i funerali di Mons. Hnilica. Consacrato vescovo clandestinamente, quando nell’allora Cecoslovacchia imperversava la persecuzione comunista nei confronti dei cattolici e dei sacerdoti in particolare, Mons. Paolo Maria Hnilica, di fama internazionale, già crudelmente perseguitato dal comunismo ateo, si trasferì successivamente a Roma dove assistette gli esuli slovacchi fuggiti dal regime comunista. Dopo la caduta della cortina di ferro, Mons. Hnilica ha proseguito la sua missione come infaticabile apostolo della Russia e delle altre nazioni dell’Est-Europa e grazie alla generosità di tante persone, ha potuto portare in Russia attraverso l’Associazione Pro Deo et Fratribus aiuto a tante persone e, tra altro, regalare un appartamento all’Arcivescovo di Mosca. Negli anni ‘80, Mons. Hnilica fu coinvolto nella vicenda della borsa del banchiere Roberto Calvi, Presidente del Banco Ambrosiano trovato morto sotto un ponte di Londra nell’82. Il Mons. Hnilica fu condannato nel ‘93 a tre anni di reclusione, ma ebbe la pena condonata, mentre nel 2000 fu chiesta la sua assoluzione dall’accusa di ricettazione per la borsa di Calvi. Mons. Hnilica raccontò di aver agito senza il mandato di nessuno e per amore del Papa e della Chiesa, desiderando fare qualcosa di fronte alla campagna denigratoria contro il Papa scaturita dalla vicenda del Banco Ambrosiano.

L’esclusiva
Medjugorje, Wojtyła ci credeva. Ecco la prova
Il racconto inedito di don Vincenzo Berlingieri
di Francesco Antonio Grana
Orticalab.it, 9 giugno 2012


È stato definito il Papa di Fatima e di Lourdes, ma Giovanni Paolo II era anche il Pontefice di Medjugorje. Al luogo delle apparizioni in Portogallo il Papa polacco era legato indissolubilmente dal contenuto del terzo segreto che la Madonna rivelò, nel 1917, ai tre pastorelli, suor Lucia dos Santos e i beati Giacinta e Francisco Marto.

In quel messaggio Wojtyła lesse la profezia dell’attentato che subì il 13 maggio 1981, festa della Madonna di Fatima, in piazza San Pietro per mano di Alì Agca. Il legame con Lourdes, invece, si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni della sua malattia quando, «malato tra i malati», volle farsi pellegrino in quel paesino francese ai piedi dei Pirenei per affidarsi totalmente a colei che amava definire «la Madre del mio Maestro».

È proprio Lourdes, infatti, la meta dell’ultimo viaggio internazionale, il centoquattresimo, del beato Giovanni Paolo II, nell’agosto 2004. Oggi un racconto inedito che Orticalab pubblica in esclusiva dimostra che Karol Wojtyła era legato al paesino della Bosnia-Erzegovina, dove da trentuno anni apparirebbe la Madonna, con la stessa intensità con cui si sentiva spiritualmente unito a Lourdes e a Fatima. È il 28 luglio 1993. Il giorno che passerà alla storia per l’esplosione di due bombe a Roma, una in piazza San Giovanni in Laterano e l’altra poco distante dalla Chiesa di San Giorgio al Velabro.

La mattina di quel giorno un piccolo gruppo di preghiera intitolato “Regina della pace” fu ricevuto da Giovanni Paolo II nel cortile di Castel Gandolfo. Ad accompagnare i fedeli napoletani era il parroco don Vincenzo Berlingieri. «Con noi – racconta il sacerdote – c’era anche don Pietro Zorza che portò al Papa il suo libro su Medjugorje. I devoti avevano tanti oggetti di quel paesino mariano della Bosnia-Erzegovina che donarono a Giovanni Paolo II. Per prima cosa – prosegue don Vincenzo – quella mattina ci fu la Messa presieduta dal Papa. Il rito si svolse in modo semplice, raccolto, senza omelia. Subito dopo il Santo Padre incontrò i gruppi presenti alla celebrazione eucaristica. I primi a essere ricevuti dal Papa furono alcuni fedeli polacchi guidati dalla sua amica Wanda Poltawska, la donna che era stata guarita miracolosamente per intercessione di san Pio da Pietrelcina al quale era stata raccomandata proprio da Wojtyła. Subito dopo toccò al nostro gruppo. Il Papa ricevette gli oggetti di Medjugorje che gli donarono i fedeli, insieme con il libro di Zorza e un’offerta in denaro per la sua carità. Wojtyła diede a una bambina il suo rosario in cambio di quello della Madonna della Bosnia-Ervegovina. Mentre cercavo di raccontare al Papa che ero un parroco di Napoli e tentavo di chiedergli di pregare per me – racconta ancora don Vincenzo – lui incominciò a dire: Medjugorje: un unico gruppo di preghiera. Preghiamo insieme. Medjugorje Medjugorje. Poi volle farsi una foto con me mentre teneva in mano il rosario della Gospa. Quel pomeriggio ricordo che ci fu l’attentato mafioso in piazza San Giovanni in Laterano».

Questo racconto inedito conferma le molteplici testimonianze che attestano come Wojtyła credesse nelle apparizioni di Medjugorje. Nel libro Perché è santo, scritto a quattro mani da Saverio Gaeta e Sławomir Oder, si riportano, accreditandole, le parole pronunciate da Giovanni Paolo II nel 1987, durante un breve colloquio con la veggente Mirijana Dragičević alla quale confidò: «Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare». Un’intenzione che trova conferma nella testimonianza del cardinale Frantisek Tomasek, Arcivescovo di Praga dal 1977 al 1991, il quale gli sentì dire che, se non fosse stato Papa, avrebbe voluto andare nel piccolo paese della Bosnia-Erzegovina per offrire aiuto nell’assistenza dei pellegrini.

Una nuova commissione di studi su Medjugorje, dopo 25 anni tra fede e dubbi…
Korazym.org, 3 novembre 2006

La costituzione di una nuova commissione di studi sulle presunte apparizioni mariane di Medjugorje è stata annunciata dal Cardinale Vinko Puljic, Arcivescovo di Sarajevo e Presidente della Conferenza episcopale della Bosnia-Erzegovina.
Al termine della Conferenza Episcopale della Bosnia-Erzegovina d’inizio luglio 2006, il Presidente e Arcivescovo di Sarajevo Cardinale Vinko Puljic aveva dichiarato a sorpresa – dal momento che il caso Medjugorje non era all’ordine del giorno – che ci sarà una nuova commissione internazionale (divisa in due sottocommissioni con specifici compiti). A indicare i nomi che comporranno la commissione sarà la Congregazione per la Dottrina della Fede, ma la commissione rimarrà sotto la responsabilità dell’episcopato locale. Il compito della commissione è quello di valutare le implicazioni pastorali del fenomeno, studiando i “frutti” delle presunte apparizioni e analizzando le esperienze dei pellegrini, le motivazioni che li spingono a visitare i luoghi coinvolti nei fenomeni, gli effetti dei pellegrinaggi sulla loro vita quotidiana.

Il caso Medjugorje. Cosa dice la Chiesa

Sono 25 anni che le presunte apparizioni vanno avanti a Medjugorje (Medjugorje, 25 anni dopo, tra fede e dubbi). Il santuario di Medjugore è, insieme a Lourdes e Fatima, il santuario mariano più visitato del mondo.

Ma i fenomeni legati a Medjugorje non hanno ancora ricevuto né l’approvazione (che potrà avvenire, qualora il caso lo necessiti, soltanto a conclusione di tali fenomeni) né una condanna ufficiale da parte della Chiesa. La Dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991 (l’unica dichiarazione ufficiale attualmente riconosciuta) afferma soltanto che “sulla base delle ricerche finora compiute non si può affermare che si tratti di apparizioni o fenomeni soprannaturali” (non constat de supernaturalitate), ma neppure smentisce tale ipotesi. Il giudizio negativo dato invece del vescovo di Mostar (constat de non supernaturalitate) – come afferma la Congregazione per la Dottrina della Fede – “deve essere considerata espressione di una convinzione personale del vescovo di Mostar (…) e rimane un suo parere personale”.

La Dichiarazione di Zara è stata redatta dalla Conferenza Episcopale Jugoslava alla vigilia del decennale delle apparizioni, dopo uno studio durato tre anni. Non essendo stata seguita da altri pronunciamenti ufficiali di vescovi della regione a cui appartiene la Diocesi di Mostar (prima Jugoslavia, poi della Bosnia-Erzegovina), essa costituisce tuttora il punto di riferimento imprescindibile per un corretto discernimento dei fatti e per le conseguenti norme di comportamento dei fedeli. Da allora si registrano solo commenti e precisazioni, anche da parte vaticana (a seguito di gravi fraintendimenti in senso peggiorativo), ma sempre in riferimento a quel pronunciamento autorevole. Non si dice che non vi sono apparizioni, ma solo che non sono ancora state confermate. Queste parole sono state in realtà un compromesso tra la posizione contraria del Vescovo Zanic e i buoni frutti che le apparizioni di Medjugorje producono. Rendendosi conto dell’imponenza degli eventi, i vescovi hanno deciso di dedicare attenzione allo studio della Beata Vergine Maria nella parrocchia di Medjugorje e si sono impegnati a fornire adeguate direttive liturgico-pastorali. La posizione sull’assistenza spirituale da offrire ai pellegrini è un passaggio molto importante del documento, che da vigore alla sacralità del luogo, come meta di pellegrinaggio.

Ecco il testo della Dichiarazione di Zara nella sua integrità: “I vescovi fin dall’inizio seguono i fatti di Medjugorje tramite il vescovo diocesano, la commissione diocesana e la commissione della Conferenza episcopale jugoslava per Medjugorje. Sulla base delle ricerche finora compiute, non si può affermare che si tratti di apparizioni o di fenomeni soprannaturali. Tuttavia, i numerosi pellegrini che giungono a Medjugorje provenienti da vari luoghi, spinti dalla fede o da altri motivi, richiedono l’attenzione e la cura pastorale, innanzitutto del vescovo diocesano e, con lui, anche degli altri vescovi, in modo che a Medjugorje e con Medjugorje si promuova una devozione verso la Beata Vergine Maria in armonia con l’insegnamento della Chiesa. A tale scopo i vescovi forniranno anche particolari direttive liturgico-pastorali. Nello stesso tempo, mediante le loro commissioni, continueranno a seguire e a esaminare nel loro insieme tutti gli avvenimenti di Medjugorje”.

Per la valutazione delle apparizioni e dei messaggi, come dice la teologia romana, esistono tre formulazioni classiche: constat de non supernaturalitate (l’apparizione è condannata), constat de supernaturalitate (l’apparizione è approvata), non constat de supernaturalitate (non si è al momento in grado di affermare che il fenomeno sia di origine soprannaturale, ma neppure si è in grado di smentire categoricamente tale possibilità). È quest’ultima formulazione il caso in cui rientra Medjugorje.

In ogni caso la Chiesa, nel suo prudente magistero, ha sempre invitato alla prudenza per le rivelazioni di carattere privato. Ecco cosa dice in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica al numero 67: “Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate «private», alcune delle quali sono state riconosciute dall’autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di «migliorare» o di «completare» la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica. Guidato dal Magistero della Chiesa, il senso dei fedeli sa discernere e accogliere ciò che in queste rivelazioni costituisce un appello autentico di Cristo o dei suoi santi alla Chiesa”.

Il Cardinale Franjo Kuharic, arcivescovo di Zagabria si è espresso in questo modo: “Noi vescovi, dopo una triennale commissione di studio, accogliamo Medjugorje come luogo di pellegrinaggio e santuario. Questo vuol dire che non abbiamo nulla in contrario se qualcuno onora la Madre di Dio in una maniera che sia conforme all’insegnamento ed alla dottrina della Chiesa (…) Pertanto proseguiremo gli studi (…) La Chiesa non ha fretta” (Glas Koncila, 15 agosto 1993). Va sottolineato come la Chiesa stessa abbia segnalato la parrocchia di Medjugorje come “Santuario internazionale per assistere spiritualmente e pastoralmente i pellegrini di tutto il mondo” (Dichiarazione ,Vecenij List, agosto 1993, DN 13, p.41), riconoscendo e promuovendo dunque il culto mariano che là si svolge.

La chiesa della parrocchia di Medjugorje è attualmente Santuario della Regina della Pace e tutti i frati francescani che svolgono servizio nella parrocchia di Medjugorje hanno il mandato del Vescovo diocesano mons. Ratko Peric e sono in possesso di tutte le funzioni canoniche per esercitare il loro servizio sacerdotale. Visto che il Santuario non ha dato missione ad alcuna persona né comunità di diffondere o di interpretare i messaggi della Gospa, tutti queste sono iniziative private e spontanee dei fedeli e delle comunità.

I pellegrinaggi a Medjugorje sono consentiti a condizione che non siano considerati come un riconoscimento di avvenimenti che sono ancora in corso e che richiedono un approfondimento da parte della Chiesa. La Chiesa non vieta ai sacerdoti di accompagnarli. Medjugorje figura – ormai per il secondo anno consecutivo – come meta dei pellegrinaggi mariani ufficiali organizzati dall’Opera Romana Pellegrinaggi per il 2006. L’organizzazione di questi pellegrinaggi è di competenza della gerarchia ecclesiastica, essendo l’Opera Romana Pellegrinaggi una attività istituzionale del Vicariato di Roma, organo della Santa Sede, alle dirette dipendenze del cardinale vicario di Sua Santità. Durante la permanenza: visita e funzioni religiose al Santuario, salita a piedi al Monte Podbrdo, Križevac (Via Crucis), visita ad una comunità, escursione alle cascate di Kravica. È bene però sottolineare il fatto che ciò non comporta l’approvazione delle apparizioni, bensì si limita a rilevare frutti spirituali positivi derivanti da un pellegrinaggio al santuario della parrocchia di Medjugorje.

A Medjugorje con la benedizione di Giovanni Paolo II

Viene qui spontaneo ricordare il Vescovo gesuita Paolo Maria Hnilica, autentico apostolo del messaggio di Fatima e grande amico-testimone degli eventi di Medjugorje. Mons. Paolo Maria Hnilica, apostolo del Rosario e della Divina Misericordia, l’8 ottobre scorso, nel mese dedicato a Maria e alla sua preghiera preferita, il Rosario, fu chiamato a sé da Dio, dopo aver speso una vita intera a diffondere la “consolantissima verità” della maternità spirituale di Maria Santissima. Questa straordinaria persona fu anche colui che ebbe l’incarico dal Servo di Dio Giovanni Paolo II di recarsi a Medjugorje e verificare di persona cosa realmente stesse accadendo. Fu lui il depositario di quella straordinaria confidenza del papa: “Medjugorje è la continuazione e la realizzazione di Fatima”.

Mons. Paolo Maria Hnilica, S.I., intimo amico di Giovanni Paolo II e stimato da Benedetto XVI, era nato il 30 marzo 1921 a Unatin in Slovacchia, ordinato sacerdote il 29 settembre 1950, Hnilica è stato consacrato vescovo in segreto il 2 gennaio 1951 dal vescovo di Roznava mons. Robert Pobozný. A suo volto, il vescovo Hnilica ha consacrato il 24 agosto 1951 vescovo in segreto Ján Chryzostom Korec, S. I., nominato vescovo di Nitra il 6 febbraio 1990 e creato cardinale il 28 giugno 1991. Hnilica, lasciato la Cecoslovacchia, è stato nominato vescovo titolore di Rusado il 13 maggio 1964.

Tali esempi incoraggiano giovani e meno giovani a riconoscere che la vita di fede è una meravigliosa avventura, resa tanto più attraente dalla eterna giovinezza di Dio che risplende e si fa tangibile in ogni tempo e in ogni luogo con l’annuncio del Vangelo. Così anche noi siamo invitati a scoprire e a contemplare, giorno per giorno, mistero dopo mistero, “il Bambino e Sua Madre” (Mt 2, 11) e a non tenere solo per noi la gioia di averLi incontrati, ma regalarla a tutti coloro che incontriamo sul nostro cammino.
Nell’ottobre 2004 Mons. Hnilica ha raccontato in un’intervista alla giornalista Marie Czernin (allegato 2), che di ritorno a Roma fece visita al Santo Padre a Castel Gandolfo: “Pranzai con Lui, gli raccontai della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che avevo potuto compiere il 24 marzo di quello stesso anno in modo del tutto insperato, nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, così come la Madonna aveva chiesto a Fatima. Egli ne rimase molto colpito e disse: ‘La Madonna ti ha guidato fin lì con la Sua mano”’, ed io risposi: ’No, Santo Padre, mi ci ha portato in braccio!’. Poi mi chiese che cosa pensassi di Medjugorje e se vi ero già stato. Risposi: ‘No. Il Vaticano non me l’ha proibito, ma me l’ha sconsigliato’. Al che il papa mi guardò con sguardo risoluto e disse: ‘Va’ in incognito a Medjugorje, così come sei andato a Mosca. Chi te lo può vietare?’. In questo modo il papa non mi aveva ufficialmente permesso di andarci, ma aveva trovato una soluzione. Poi il papa andò nel Suo studio e prese un libro su Medjugorje di René Laurentin. Cominciò a leggermene qualche pagina e mi fece notare che i messaggi di Medjugorje sono in relazione con quelli di Fatima: ‘Vedi, Medjugorje è la prosecuzione del messaggio di Fatima’”.

Giovanni Paolo II ha confidato a Mons. Hnilica che, nell’attentato del 3 maggio 1981, l’aveva protetto dalla morte la Madonna di Fatima. Ha fatto anche questa prodigiosa confidenza al suo amico: “Perché Lei mi ha salvato? Dopo tre mesi tra la vita e la morte, ho capito che il solo modo di risolvere i problemi del mondo e della Chiesa era la conversione della Russia, come detto nel Messaggio di Fatima. L’unica soluzione è di vivere e realizzare il messaggio di Fatima …”.

Mons. Hnilica prosegue il suo racconto: “Andai tre o quattro volte in incognito a Medjugorje, ma poi l’allora Vescovo di Mostar-Duvno, Pavao Zanic, mi scrisse una lettera nella quale mi intimava di non andare più a Medjugorje, altrimenti avrebbe scritto al Papa. Qualcuno l’aveva evidentemente informato dei miei soggiorni, ma non dovevo certo avere paura del Santo Padre”. Così, il 25 marzo 1994 ha celebrato a Medjugorje anche il decimo anniversario della consacrazione del mondo a Maria.

Qualche anno dopo Giovanni Paolo II dirà a Mons. Hnilica: “Oggi il mondo ha perduto il senso del soprannaturale, ma lo ritrova a Medjugorje, attraverso la preghiera, il digiuno e la confessione sacramentale”. Da allora Mons. Hnilica era diventato un grande difensore di Medjugorje. Il papa gli domandava regolarmente: “Che notizie ci sono da Medjugorje?”. Nell’intervista alla giornalista Czernin, Mons. Hnilica ha spiegato con precisione quale opinione Giovanni Paolo II aveva su Medjugorje.

In una lettera ai gruppi di preghiera di Medjugorje del 25 giugno 1997 (allegato 1), che Mons. Hnilica ha firmato insieme a Mons. Frane Franic, vescovo emerito di Split-Makarska e ai frati minori di Medjugorje, viene espresso “il profondo affetto che ci lega al messaggio di Medjugorje e sapendo che molti altri (vescovi, sacerdoti, religiosi e laici) hanno testimoniato più volte la loro gratitudine per i molteplici frutti spirituali scaturiti da questo messaggio, noi attraverso questo scritto volevamo farvi partecipi di una testimonianza comune che vuole anche essere un contributo per la difesa di questa opera di Maria che si è diffusa nel mondo intero e che da più parti continua ad essere minacciata. Nessuno può negare – anche se di fatto c’è chi cerca di farlo – che il Movimento spirituale della Regina della Pace è una realtà viva nella Chiesa, suscitata da uno spirito di preghiera e non da iniziative umane. Questo fiume di luce, di vita, di pace e di amore per la Madre di Dio, ha generato gruppi di preghiera ovunque, ha ispirato conversioni, continua a guarire e consolare i cuori di tutti quei fedeli che hanno trovato nella semplicità del messaggio della Regina della Pace una direzione autentica per riscoprire il Vangelo e per ritornare nel cuore della Chiesa. Non si contano più oramai le conversioni avvenute a Medjugorje e grazie a quel messaggio tanti che avevano lasciato la Chiesa sono ritornati e tanti altri hanno imparato ad amarla di più. Un giudizio definitivo non è stato ancora dato da parte delle competenti Autorità ecclesiastiche su queste apparizioni iniziate nel 1981 e che ancora continuano. È un fatto però innegabile che questo Movimento spirituale della Regina della Pace sorto intorno ai Suoi messaggi è uno dei più grandi e autentici movimenti di preghiera di questo ventesimo secolo. Un Movimento che vive nella Chiesa e per la Chiesa poiché coinvolge i fedeli, il clero, i religiosi e i vescovi, che hanno dato e continuano a dare in vari modi, una pubblica testimonianza sui molteplici benefici spirituali che Medjugorje ha portato nella vita di tanti fedeli, non ultimo quello del ritorno alla vita di preghiera. Decine di milioni sono i pellegrini che si sono recati a Medjugorje per pregare. Migliaia sono i sacerdoti e centinaia i vescovi che hanno lì celebrato la Santa Messa e ascoltato a lungo confessioni di penitenti come trasformati dalla grazia materna di Maria Santissima. Molti di loro sono ritornati nelle loro diocesi dando un’unanime testimonianza: ‘A Medjugorje la gente si converte’. Conversioni che colpiscono l’attenzione dei Pastori perché sono ‘conversioni durature’. La gente che ha sperimentato lì la presenza di Maria non si conta più, come non si contano più le storie delle personali conversioni, delle guarigioni spirituali e anche corporali, delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata nate dalla grazia di Medjugorje. Questi sono alcuni tra i principali frutti spirituali che hanno portato molti a concludere che la Regina della Pace è veramente presente a Medjugorje e che questa Sua presenza spiega la diffusione così rapida del Movimento di preghiera a Lei legato in tutto il mondo”.

I sei vedenti di Medjugorje

I sei ragazzi che a Medjugorje dal 24 giugno 1981 videro la Madonna sono figli di gente povera, di estrazione contadina, che non conosceva gli agi del progresso e le suggestioni di un’esistenza facile, ma che aveva la ricchezza di una fede viva e semplice, seppur tradizionale. Erano ragazzi del tutto simili ai loro coetanei, non meglio dotati di altri, neanche nella religiosità o nella condotta personale, estremamente diversi tra loro nel carattere, a volte estroverso e aperto a tutti come in Vicka, a volte completamente introverso e, quindi, tendente al nascondimento come in Ivan. Questi sei amici divengono uniti e straordinariamente affiatati dopo le prime apparizioni. L’eccezionale esperienza li accomuna a tal punto che, pur percorrendo strade diverse, pur facendo scelte di vita diverse, restano concordi e univoci nella loro testimonianza e nel loro atteggiamento semplice, schivo e paziente nello svolgere il gravoso compito affidato loro dalla Madonna nei confronti dei milioni di pellegrini che in loro trovano sempre costante disponibilità.

Vicka Ivankovic è nata il 3 settembre 1964 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Attualmente è sposata e madre di due bambini, vive a Krehin Grac presso Medjugorje e molto tempo lo dedica a ricevere i pellegrini. La Vergine le ha rivelato nove dei Dieci Segreti e continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Madonna le ha fatto visitare l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso e le ha dettato tutta la sua vita. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i malati.

Mirjana Dragecevic è nata il 18 marzo 1965 a Sarajevo. È laureata in agraria, attualmente è sposata con tre bambini e vive con la sua famiglia a Medjugorje. Ha avuto apparizioni giornaliere dal 24 giugno 1981 fino al 25 dicembre 1982. In occasione della sua ultima apparizione quotidiana, rivelandole il decimo segreto, la Vergine le disse che avrebbe avuto apparizioni annuali il 18 marzo e così è stato in tutti questi anni. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i malati e per i non credenti.

Marija Pavlovic è nata il 1/4/1965 a Bijakovici. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine le ha rivelato nove dei Dieci Segreti. Attualmente è sposata con Paolo Lunetti e vive a Monza ed è madre di quattro bambini. Ha ogni giorno una apparizione della Madonna alle 17.45 e riceve il messaggio del 25 del mese. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le anime del purgatorio.

Ivan Dragicevic è nato il 25 maggio 1965 a Bijakovici. Continua ad avere tutt’ora le apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Ivan è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia negli Stati Uniti e Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i giovani e per i sacerdoti.

Ivanka Ivankovic è nata il 21 giugno 1966 a Bijakovici ed è la cugina di Vicka. È stata la prima a vedere la Madonna. Fino al 7 maggio 1985 ha avuto apparizioni quotidiane. Quel giorno affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno in occasione dell’anniversario delle apparizioni, il 25 giugno. Ivanka è sposata, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medgiugorie. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le famiglie.

Jakov Colo è nato il 6 marzo 1971 a Sarajevo, è cugino di Marija ed è il più giovane dei veggenti. Insieme a Vicka è stato portato in Paradiso, Purgatorio ed Inferno. Ha avuto apparizioni quotidiane fino al 12 settembre 1998. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine gli disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto una apparizione all’anno: il giorno di Natale. Jakov attualmente è sposato, ha tre bambini e vive con la sua famiglia a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i malati.

L’analisi psicologico del gruppo dei veggenti

Padre Slavko Barbaric, dottore in psicologia sociale, ha esaminato e studiato l’intero gruppo dei veggenti. Ecco il suo giudizio: “Il gruppo dei veggenti, per la propria struttura e stabilità, per la durata e gli interessi, rappresenta un fenomeno inspiegabile alla luce delle attuali esperienze e della psicologia di gruppo. In tutti questi elementi il gruppo trascende sé stesso. L’approccio psicologico arriva a un limite davanti al quale deve ammettere che occorre prendere in considerazione un fattore al di fuori di loro, attraverso il quale essi stessi si spiegano, cioè la Madonna. Si tratta di giovani in fase di sviluppo e la differenza d’età è grande. Una parte del gruppo vive lontano dall’altra; inoltre, per quanto riguarda gli interessi personali, questi, a causa della costituzione psicofisica, si rivelano così differenti che è assai difficile immaginare un’impresa che possa essere realizzata in maniera durevole e stabile insieme a loro. Alla domanda perché stanno insieme e quali sono gli interessi che li legano, essi rispondono che la Madonna ha ordinato loro di portare al mondo il suo messaggio di pace e di invitare il mondo alla conversione. Alla domanda fino a quando parleranno a nome della Madonna, rispondono: ‘Finché la Madonna lo vorrà’. E date le circostanze, bisogna dire che questo ‘interesse’ della Madonna è indirizzato contro i loro interessi personali e privati”.

I veggenti non perdono mai l’occasione di raccontare ai pellegrini la loro esperienza e di dare la loro testimonianza. Ecco cosa scrive Padre Slavko Barbaric: “Se teniamo conto del fatto che, con la piega presa dagli avvenimenti, la vita privata e personale dei giovani è andata completamente distrutta, che ogni giorno essi devono trascorrere in chiesa due o tre ore, che sono costretti a ripetere ai visitatori le stesse cose un numero infinito di volte, possiamo affermare che i loro interessi personali sono stati trascurati e che l’interesse principale si è rivolto contro di loro ma in parte anche contro la famiglia, il villaggio, la parrocchia, addirittura contro il parroco. Da questo si può dedurre quale pesante pressione psicologica abbiano dovuto subire”.

La qualità della vita spirituale dei veggenti

Padre Robert Faricy, professore di teologia spirituale nella Pontificia Università Gregoriana di Roma, così si esprime: “Ho studiato a fondo la qualità di vita spirituale di questi ragazzi. Essi sono molto giovani, ma hanno una preghiera di qualità molto elevata. Una tale preghiera non si vede che di rado, forse qualche volta in conventi contemplativi. Evidentemente i giovani sono stati istruiti dalla Madonna stessa, che li ha guidati come in un noviziato e li ha formati spiritualmente in una maniera che io non ho mai visto in nessuna congregazione religiosa, in nessun seminario, in nessun noviziato”.

Allegato 1
Estratto dalla Lettera ai gruppi di preghiera di Medjugorje del 25 giugno 1997, firmata da Mons. Paolo Maria Hnilica, S.I., insieme a Mons. Frane Franic, Vescovo emerito di Split-Makarska e ai Frati Francescani Minori di Medjugorje

(…) Nessuno può negare – anche se di fatto c’è chi cerca di farlo – che il Movimento spirituale della Regina della Pace è una realtà viva nella Chiesa, suscitata da uno spirito di preghiera e non da iniziative umane. Questo fiume di luce, di vita, di pace e di amore per la Madre di Dio, ha generato gruppi di preghiera ovunque, ha ispirato conversioni, continua a guarire e consolare i cuori di tutti quei fedeli che hanno trovato nella semplicità del messaggio della Regina della Pace una direzione autentica per riscoprire il Vangelo e per ritornare nel cuore della Chiesa. Non si contano più oramai le conversioni avvenute a Medjugorje e grazie a quel messaggio tanti che avevano lasciato la Chiesa sono ritornati e tanti altri hanno imparato ad amarla di più.

Un giudizio definitivo non è stato ancora dato da parte delle competenti Autorità ecclesiastiche su queste apparizioni iniziate nel 1981 e che ancora continuano. È un fatto però innegabile che questo Movimento spirituale della Regina della Pace sorto intorno ai Suoi messaggi è uno dei più grandi e autentici movimenti di preghiera di questo ventesimo secolo. Un Movimento che vive nella Chiesa e per la Chiesa poiché coinvolge i fedeli, il clero, i religiosi e i vescovi, che hanno dato e continuano a dare in vari modi, una pubblica testimonianza sui molteplici benefici spirituali che Medjugorje ha portato nella vita di tanti fedeli, non ultimo quello del ritorno alla vita di preghiera.

Decine di milioni sono i pellegrini che si sono recati a Medjugorje per pregare. Migliaia sono i sacerdoti e centinaia i vescovi che hanno lì celebrato la Santa Messa e ascoltato a lungo confessioni di penitenti come trasformati dalla grazia materna di Maria Santissima. Molti di loro sono ritornati nelle loro diocesi dando un’unanime testimonianza: “a Medjugorje la gente si converte.” Conversioni che colpiscono l’attenzione dei Pastori perché sono “conversioni durature”. La gente che ha sperimentato lì la presenza di Maria non si conta più, come non si contano più le storie delle personali conversioni, delle guarigioni spirituali e anche corporali, delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata nate dalla grazia di Medjugorje. Questi sono alcuni tra i principali frutti spirituali che hanno portato molti a concludere che la Regina della Pace è veramente presente a Medjugorje e che questa Sua presenza spiega la diffusione così rapida del Movimento di preghiera a Lei legato in tutto il mondo.

(…) Secondo la convinzione di molti, quell’oasi di pace è diventata per grazia di Dio uno dei luoghi di culto mariano nella Chiesa dove più si prega e ci si converte. Certamente nel dire questo non si pretende di imporre una fede nelle apparizioni di Medjugorje, ma si vuole semplicemente dare una serena testimonianza nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente. Sull’albero di Medjugorje non è cresciuta nessuna eresia, ne ai pellegrini sono stati imposti modi di pensare o di agire contro la morale o la liturgia cattolica, o contro i sacramenti, ne sono stati trasmessi insegnamenti che hanno scandalizzato i credenti, come invece purtroppo avviene da altre parti.

Ci dispiace dirlo ma fa soffrire molto l’atteggiamento di coloro che si abbandonano a giudizi di condanna contro Medjugorje, lasciando tanti fedeli perplessi e disorientati. Anche lo scorso anno affermazioni ambigue, diffuse in modo a volte distorto da una certa stampa, hanno voluto far credere che ci sia stata una condanna ufficiale da parte della Chiesa sulle apparizioni, o che almeno esistano gravi sospetti nei loro confronti.

Per questo, nell’agosto del 1996, è dovuto intervenire il portavoce ufficiale del Santo Padre, Dr. Navarro Valls, per ribadire che “riguardo a Medjugorje non è intervenuto nessun fatto nuovo”. Tale pronunciamento ufficiale era stato reso necessario dal momento che si erano diffuse notizie sulla stampa di tutto il mondo che il Vaticano vietava i pellegrinaggi a Medjugorje. Invece proprio quel provvidenziale comunicato del Vaticano riaffermava che tutti potevano recarsi in pellegrinaggio privato a Medjugorje, cioé che i laici possono continuare a organizzare i loro pellegrinaggi in quel luogo di preghiera.

La Regina della Pace è venuta in Bosnia-Erzegovina non per seminare zizzania o generare contese all’interno della Chiesa ma per proporre un messaggio di pace e di riconciliazione a dei popoli che qualche anno dopo venivano gettati nell’inferno di una guerra che in poco tempo avrebbe massacrato quelle terre. La Sua voce aveva gridato come in un deserto. Ella veniva per avvertire, ammonire e supplicare i suoi figli che senza la conversione del cuore non ci sarebbe stata la pace vera. La pace che c’era nel 1981 era solo apparente: dieci anni dopo infatti scoppiava la guerra. Ma questo nessuno quaggiù lo sapeva. Al tempo delle prime apparizioni non si capiva perché in un paese dove c’era la convivenza pacifica, la Signora dell’apparizione parlava della necessità di un urgente ritorno a Dio per aver la vera pace. Il 26 giugno del 1981 Lei si mostrava piangente dinanzi ad una grande croce. Il 26 giugno del 1991 cadevano le prime bombe sull’aeroporto di Ljubljana in Slovenia.

La Vergine Maria è venuta proprio per aprire i cuori alla pace, per formare le coscienze a dare e a ricevere il perdono. Riferendosi a questa straordinaria opera mariana di riconciliazione, l’allora Arcivescovo di Spalato, Monsignor Frane Franic, disse: “la Regina della Pace ha fatto più Lei in 6 anni di apparizioni a Medjugorje che tutti noi vescovi in quarant’anni di pastorale nelle nostre diocesi”. Nessuno infatti come la Regina della Pace aveva tanto operato per la pace in Bosnia-Erzegovina. Quando è scoppiata la guerra, quella frase di Mons. Frane Franic è risultata più vera che mai. Con le bombe che cadevano tutto intorno a Medjugorje senza mai colpire quel villaggio debole e disarmato, la portata profetica del messaggio della Regina della Pace risuonava più potente che mai. E improvvisamente ci si rendeva drammaticamente conto che quel messaggio mariano non era stato sufficientemente creduto e accolto.

Medjugorje come Kibeho, in Ruanda (Africa). Anche qui la Vergine si manifestava nel 1981 per ammonire e richiamare i cuori dei suoi figli alla conversione prima che fosse troppo tardi. Qualche anno dopo venne una tremenda guerra civile che colpì come un flagello apocalittico quelle popolazioni africane. Medjugorje come Fatima, dove ai tre pastorelli, – oggi tanto lodati ma a quel tempo anche tanto ostacolati – la Regina del Rosario già nel 1917 parlò dell’avvento di una guerra più grande della prima e del castigo che dalla Russia si sarebbe abbattuto sul mondo intero se l’umanità non si fosse convertita consacrandosi al suo Cuore Immacolato. Purtroppo anche per il messaggio di Medjugorje, che come quello di Fatima parla di pace e di conversione, il cammino nella Chiesa non è facile, ha lo stesso destino di quello dei profeti: tante conversioni ma anche tante persecuzioni, tanta grazia ma anche tanta lotta, e come per i profeti solo dopo tante sofferenze e tribolazioni, gli uomini arriveranno a capirne veramente l’importanza.

Sono in tanti in effetti coloro che tra i vescovi, il clero e i fedeli del mondo intero hanno già riconosciuto in questo messaggio mariano proveniente dall’est, un’autentica ammonizione materna alla conversione tra le più efficaci per la Chiesa del ventesimo secolo. Un messaggio profetico di speranza e di pace che oggi alla luce del recente passato di guerra e di disperazione non può che commuovere tutti noi. Non è forse evidente il legame tra la guerra devastante scoppiata in Bosnia-Erzegovina e il messaggio edificante di Medjugorje? La guerra distruttrice non ha neanche scalfito il luogo che Dio ha scelto per diffondere questo straordinario messaggio di pace e di conversione. Medjugorje per grazia di Dio risplende oggi ancor più bella e grande che mai! Un messaggio che ha valicato i confini dell’est – a quel tempo ancora separato dall’ovest -, per colmare di speranza cuori dei fedeli di ogni nazione con il dono pasquale della Pace. “Mir, Mir, Mir”, quelle parole della Regina della Pace sono anche oggi più attuali che mai.

(…) L’evento Medjugorje si colloca in un periodo della storia dell’umanità particolarmente minacciato dalle forze del Maligno. Basti pensare che le apparizioni di Medjugorje seguono di un mese circa l’attentato del Papa. Come avrebbe potuto la Regina della Pace rimanere indifferente dinanzi all’odio e alla violenza devastante di Satana, che preparava nell’oscurità uno degli attacchi più violenti che la storia conosca e di cui Sarajevo è oggi città simbolo? Se il messaggio di Medjugorje non ci fosse stato ci dovremmo meravigliare, non c’è ragione di turbarsi per il fatto che esiste Medjugorje! Non c’è ragione di scandalizzarsi se, grazie a Dio, come a Fatima anche a Medjugorje ha brillato la luce di Dio in mezzo alle tenebre di questo fine secolo. Questo messaggio di luce i sei veggenti di Medjugorje, in tutti questi anni, lo hanno concordemente testimoniato e trasmesso senza mai contraddirsi, malgrado tutti gli ostacoli, le sofferenze che i comunisti, e non solo i comunisti, hanno loro causato. Come avrebbero potuto resistere senza una speciale grazia da Dio?

“Medjugorje è la continuazione di Fatima” questo disse il Santo Padre Giovanni Paolo II al vescovo Paolo Maria Hnilica SJ, nel 1984. Quante volte il Papa ha parlato favorevolmente di Medjugorje con cardinali, vescovi, sacerdoti, gruppi di fedeli, che si sono recati a renderGli visita e lo hanno informato su Medjugorje. Il Vicario di Cristo così attento al corso della storia, non ha mai esitato a manifestare il suo amore e la sua gratitudine per il messaggio di Medjugorje. “Proteggete Medjugorje”, il Papa lo disse anche al francescano Padre Jozo Zovko che aveva pagato con il carcere la sua fedeltà alle apparizioni di Medjugorje quando vi era parroco nel 1981. Non solo Giovanni Paolo II ha manifestato la sua benevolenza verso Medjugorje ma ha anche espresso più di una volta (come recentemente ha testimoniato il Presidente croato) il suo desiderio di recarsi in visita a Medjugorje.

(…) Noi tutti pellegrini di Medjugorje abbiamo quindi la grande responsabilità di far fruttificare il dono della preghiera che la Regina della Pace è venuta a portare a Medjugorje. L’arma per combattere Satana e i suoi seguaci è la preghiera del cuore e la penitenza che ci fanno camminare nella Verità del Vangelo. I messaggi di Medjugorje, senza alcuna imposizione hanno suscitato un Movimento di preghiera che spontaneamente si è diffuso in tutto il mondo per aiutare ogni uomo di buona volontà a camminare nella Verità! Oggi nella Chiesa è purtroppo tanto diffusa la frenesia dell’azione. Medjugorje ci ricorda che la Chiesa è più che mai attiva nel Cenacolo, perché lì gli apostoli sono “assidui e concordi nella preghiera con Maria, la Madre di Gesù” (Atti 1,14).

Non dobbiamo permettere che questo spirito di comunione e di preghiera che anima da anni il Movimento di Medjugorje venga soffocato da polemiche, disaccordi, divisioni e condanne gratuite. Bisogna ritornare a vivere i messaggi e il loro più urgente appello continua ad essere quello di sempre: “pregate, pregate, pregate”. Il Movimento spirituale di Medjugorje è nato per restare fedele a questo appello della Regina della Pace. Questo messaggio ci ha condotto ad adorare Gesù realmente presente nella Santissima Eucarestia, ad attingere da Lui la Luce dello Spirito Santo per comprendere e amare la Parola di Dio e per avere così la forza e il coraggio di vivere la Verità del Vangelo, di perdonare e trovare la pace.

È solo la nostra conversione che decide le sorti dell’umanità futura. Non sono i programmi, i convegni, le parole che alla fine cambieranno il mondo. La Regina della Pace ci ha indicato la Via Maestra perarrivare alla conversione del cuore. È la Via che conduce al Cenacolo dove per mezzo della preghiera in comunione con Maria, la Sposa dello Spirito Santo, noi riconoscendo i nostri peccati facciamo penitenza e ci convertiamo. Ecco perché Medjugorje non ci chiede grandi programmi, ma le cose semplici che troviamo nei suoi messaggi, esse sono come cinque sassolini: “l’Eucarestia, la Parola di Dio, la Confessione mensile, il rosario, il digiuno”. E anche a noi come a Davide ci viene promessa così la vittoria su Golia.

Non dobbiamo stupirci se Satana tenta molte strade per distruggere i frutti soprannaturali maturati all’interno del Movimento spirituale di Medjugorje. Noi per difenderci dobbiamo autenticamente amare, servire e imitare la nostra Regina e Madre della Pace, vivendo i Suoi messaggi che ci invitano alla conversione attraverso la preghiera, il digiuno, l’abbandono in Dio per aver la pace. Non dobbiamo avere paura delle menzogne che vengono diffuse su Medjugorje, noi dobbiamo rispondere con la verità della nostra vita cristiana. La nostra devozione mariana deve diventare sempre di più vera imitazione mariana. Lei vivrà così la Sua vita in noi. Se vogliamo conoscere il Figlio di Dio andiamo dalla Madre! Giovanni Paolo II ci da l’esempio. Lui, il Papa, va da Maria, per conoscere Gesù, Le dice: “Totus tuus”.

Il Movimento di Medjugorje è un camminare incontro a Maria e insieme a Lei scoprire il Figlio Suo. Questo cammino spirituale, considerato da moltissimi una grande benedizione per la Chiesa, non crea confusione. La confusione è opera del Maligno. La Regina della Pace nei suoi messaggi non disorienta ma orienta alla Verità evangelica e Medjugorje stesso è diventato per innumerevoli pellegrini un luogo di riconciliazione con la Chiesa e non di separazione dalla Chiesa. Il Movimento vive nella Chiesa e per questo ama la Chiesa locale dove è presente con i suoi gruppi di preghiera. Quanti Pastori – come il defunto cardinal Siri di Genova – hanno reso grazie a Dio per la presenza rinnovatrice dei gruppi di Medjugorje nelle loro diocesi e nelle loro parrocchie!

Lo sappiamo bene che ci sono anche voci contrarie a Medjugorje ma non è la prima volta che intorno ad un intervento soprannaturale ci siano nella Chiesa pareri discordanti anche tra gli stessi vescovi. Ma innanzitutto noi vogliamo fidarci del discernimento del Supremo Pastore, di Giovanni Paolo II che in merito agli eventi di Medjugorje non ha mai mostrato di avere dei dubbi sulla loro origine soprannaturale. (…)

Msgr. Frane Franic
Msgr. Paolo Maria Hnilica, SI
Fra Tomislav Pervan, OFM
Fra Ivan Landeka, OFM
Fra Jozo Zovko, OFM
Fra Slavko Barbaric, OFM
Fra Leonard Orec, OFM

Medjugorje, 25 giugno 1997


Allegato 2
Intervista a Mons. Paolo Hnilica: Medjugorje – Un invito alla preghiera


Intervista al Vescovo Pavel Hnilica, un vecchio amico del Papa, che vive a Roma dai tempi della sua fuga dalla Slovacchia negli anni ’50. Al vescovo è stato chiesto se e come il Papa abbia espresso un’opinione su Medjugorje. L’intervista è stata condotta dalla giornalista Marie Czernin nell’ottobre 2004.

Vescovo Hnilica, Lei ha trascorso molto tempo vicino a Papa Giovanni Paolo II ed ha potuto condividere con Lui anche momenti molto personali. Ha avuto occasione di parlare con il papa degli avvenimenti di Medjugorje?
Quando nel 1984 feci visita al Santo Padre a Castel Gandolfo e pranzai con Lui, gli raccontai della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria, che avevo potuto compiere il 24 marzo di quello stesso anno in modo del tutto insperato, nella Cattedrale dell’Assunzione nel Cremlino di Mosca, così come la Madonna aveva chiesto a Fatima. Egli ne rimase molto colpito e disse: “La Madonna ti ha guidato fin lì con la Sua mano”, ed io risposi: ”No, Santo Padre, mi ci ha portato in braccio!”. Poi mi chiese che cosa pensassi di Medjugorje e se vi ero già stato. Risposi: “No. Il Vaticano non me l’ha proibito, ma me l’ha sconsigliato”. Al che il Papa mi guardò con sguardo risoluto e disse: “Va’ in incognito a Medjugorje, così come sei andato a Mosca. Chi te lo può vietare?”. In questo modo il Papa non mi aveva ufficialmente permesso di andarci, ma aveva trovato una soluzione. Poi il Papa andò nel Suo studio e prese un libro su Medjugorje di René Laurentin. Cominciò a leggermene qualche pagina e mi fece notare che i messaggi di Medjugorje sono in relazione con quelli di Fatima: “Vedi, Medjugorje è la prosecuzione del messaggio di Fatima”. Andai tre o quattro volte in incognito a Medjugorje, ma poi l’allora Vescovo di Mostar-Duvno, Pavao Zanic, mi scrisse una lettera nella quale mi intimava di non andare più a Medjugorje, altrimenti avrebbe scritto al papa. Qualcuno l’aveva evidentemente informato dei miei soggiorni, ma non dovevo certo avere paura del Santo Padre.

In seguito ha avuto un’altra possibilità di parlare di Medjugorje con il Papa?
Sì, la seconda volta che abbiamo parlato di Medjugorje – me lo ricordo bene – è stato il 1° agosto 1988. Una commissione medica di Milano, che allora aveva esaminato i veggenti, venne dal Papa a Castel Gandolfo. Uno dei medici fece notare che il Vescovo della diocesi di Mostar creava delle difficoltà. Allora il Papa disse: “Dato che è il Vescovo della regione, dovete ascoltarlo”, e, diventato subito serio, aggiunse: “Ma dovrà rendere conto davanti alla legge di Dio di aver gestito la cosa nel modo giusto”. Il Papa rimase un momento pensieroso e poi disse: “Oggi il mondo sta perdendo il senso del soprannaturale, cioè il senso di Dio. Ma molti ritrovano questo significato a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e i sacramenti.” È stata la testimonianza più bella ed esplicita per Medjugorje. Ne rimasi colpito perché la commissione che aveva esaminato i veggenti dichiarò allora: Non constat de supernaturalitate. Al contrario il Papa aveva da tempo capito che a Medjugorje accadeva qualcosa di soprannaturale. Dai più svariati racconti di altre persone sugli avvenimenti di Medjugorje, il Papa si era potuto convincere che in questo luogo si incontra Dio.

Non è possibile che molto di quello che accade a Medjugorje sia stato invece inventato di sana pianta e che prima o poi risulterà che il mondo è caduto in un grosso imbroglio?
Alcuni anni fa, a Marienfried si è svolto un grande incontro di giovani a cui sono stato invitato anche io. Allora un giornalista mi chiese: “Signor vescovo, non pensa che tutto ciò che avviene a Medjugorje abbia origine dal diavolo?”. Gli risposi: “Sono un gesuita. Sant’Ignazio ci ha insegnato che bisogna distinguere gli spiriti e che ogni evento può avere tre cause o ragioni: umana, divina o diabolica”. Alla fine ha dovuto acconsentire che tutto ciò che accade a Medjugorje non è spiegabile da un punto di vista umano, ossia che giovani del tutto normali attirino in questo luogo migliaia di persone che accorrono qui ogni anno per riconciliarsi con Dio. Intanto Medjugorje viene chiamata il confessionale del mondo: né a Lourdes né a Fatima si verifica il fenomeno di così tante persone che si confessano. Che cosa accade in un confessionale? Il sacerdote libera i peccatori dal demonio. Ho risposto allora al giornalista: “Certamente il demonio è riuscito a fare molte cose, ma una cosa non può sicuramente fare. Può il demonio mandare le persone al confessionale per liberarle da sé stesso?”. Allora il giornalista si mise a ridere e capì che cosa volevo dire. L’unica ragione rimane dunque Dio! In seguito ho riferito anche al Santo Padre questa conversazione.

Come si può riassumere in un paio di frasi il Messaggi di Medjugorje? Che cosa distingue questi Messaggi da quelli di Lourdes o di Fatima?
In tutti e tre questi luoghi di pellegrinaggio, la Madonna invita alla penitenza, al pentimento e alla preghiera. In questo i messaggi dei tre luoghi di apparizione si somigliano. La differenza è che i Messaggi di Medjugorje durano da 24 anni. Questa continuità intensa di apparizioni soprannaturali non è diminuita negli ultimi anni, tanto che sempre più intellettuali si convertono in questo luogo.

Per alcune persone i Messaggi di Medjugorje non sono degni di fede perché poi è scoppiata la guerra. Dunque non luogo di pace, ma di lite?
Quando nel 1991 (esattamente 10 anni dopo il primo Messaggio: “Pace, pace e solo pace!”) scoppiò la guerra in Bosnia Erzegovina, ero di nuovo a pranzo con il Papa ed egli mi chiese: “Come si spiegano le apparizioni di Medjugorje, se ora in Bosnia c’è la guerra?”. La guerra è stata veramente una brutta cosa. Perciò dissi al Papa: “Eppure ora sta accadendo la stessa cosa che accadde a Fatima. Se allora avessimo consacrato la Russia al Cuore Immacolato di Maria, si sarebbe potuta evitare la Seconda Guerra Mondiale, ed anche la diffusione del comunismo e dell’ateismo. Proprio dopo che Lei, Santo Padre, ebbe compiuto questa consacrazione nel 1984, in Russia ci furono grandi cambiamenti, attraverso i quali iniziò la caduta del comunismo. Anche a Medjugorje, all’inizio, la Madonna avvertì che sarebbero scoppiate delle guerre se non ci fossimo convertiti, ma nessuno prese sul serio questi Messaggi. Questo significa che se i vescovi della ex-Jugoslavia avessero preso sul serio i Messaggi – naturalmente non possono ancora concedere un riconoscimento definitivo della Chiesa, dato che le apparizioni sono ancora in corso – forse non si sarebbe arrivati a questo punto”. Allora il Papa mi disse: “Dunque il Vescovo Hnilica è convinto che la mia consacrazione al Cuore Immacolato di Maria sia stata valida?”, ed io risposi: “Certamente è stata valida, il punto è solo quanti vescovi abbiano compiuto questa consacrazione in comunione (in unione) con il Papa”.

Torniamo di nuovo a Papa Giovanni Paolo II e alla sua speciale missione…
Sì. Alcuni anni fa, quando il Papa era già di salute malferma e cominciava a camminare col bastone, gli raccontai di nuovo della Russia durante un pranzo. Poi si appoggiò al mio braccio, affinché lo accompagnassi all’ascensore. Era già molto tremolante e ripetette per cinque volte con voce solenne le parole della Madonna di Fatima: “Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà”. Il Papa sentiva davvero di avere questo grande compito per la Russia. Anche allora sottolineò che Medjugorje non è altro che la continuazione di Fatima e che dobbiamo riscoprire il significato di Fatima. La Madonna ci vuole educare alla preghiera, alla penitenza e ad una maggiore fede. È comprensibile che una madre si preoccupi dei suoi figli che sono in pericolo, e così fa anche la Madonna a Medjugorje. Ho anche spiegato al papa che oggi il più grande movimento mariano parte da Medjugorje. Dovunque ci sono gruppi di preghiera che si riuniscono nello spirito di Medjugorje. Ed egli l’ha confermato. Perché ci sono meno famiglie sante. Anche il matrimonio è una grande vocazione.

Alcuni si meravigliano che nessuno dei veggenti di Medjugorje, una volta cresciuti, sia entrato in convento o si sia fatto prete. Questo fatto può essere interpretato come un segno del nostro tempo?
Sì, lo vedo in modo molto positivo, perché possiamo vedere che questi uomini che la Madonna ha scelto sono semplici strumenti di Dio. Non sono loro gli autori che hanno escogitato tutto, ma sono collaboratori di un più vasto progetto divino. Da soli non ne avrebbero la forza. Oggi è particolarmente necessario che la vita dei laici si rinnovi. Ci sono, ad esempio, anche delle famiglie che vivono questa consacrazione alla Madonna, non solo suore o sacerdoti. Dio ci lascia la libertà. Oggi dobbiamo dare nel mondo una testimonianza: forse nel passato tali limpide testimonianze si trovavano maggiormente nei conventi, ma oggi abbiamo bisogno di questi segni anche nel mondo. Ora è soprattutto la famiglia a doversi rinnovare, poiché la famiglia oggi si trova in una profonda crisi. Non possiamo conoscere tutti i piani di Dio, ma sicuramente oggi dobbiamo santificare la famiglia. Perché ci sono meno vocazioni?

Che cosa pensano oggi di Medjugorje i suoi colleghi vescovi?
Marija Pavlovic-Lunetti, una delle veggenti che riceve ancora messaggi dalla Madonna, una volta davanti a me ha pianto, perché aveva sentito che alcuni vescovi mettono in dubbio l’autenticità dei Messaggi. L’allora Vescovo di Mostar, Pavao Zanic, l’aveva perfino definita una bugiarda. La mia risposta al Vescovo di Mostar fu: “Lei si sbaglia. Pensi soltanto a come si comportano normalmente i ragazzi in una grande famiglia. Se viene loro confidato un segreto speciale, il giorno dopo già litigano e raccontano il segreto ad altri. Se fossi la Madonna, probabilmente avrei scelto un solo ragazzo, e non addirittura sei, perché mi sarebbe sembrato troppo rischioso. Ma questi ragazzi sono stati torturati per molti anni dalla polizia, eppure non hanno mai rivelato nulla”. Indubbiamente, forse questi Messaggi non sono così profondi e misteriosi come quelli di Fatima, ma qui si tratta di una trasposizione dei Messaggi di Fatima, come l’ha intesa anche il Papa. Non bastano solo i grandi Messaggi, che poi non possono essere divulgati. Attraverso Medjugorje vengono divulgate la preghiera continua ed anche la penitenza. Fa meraviglia che a Medjugorje la gente digiuni a pane ed acqua anche due volte a settimana, si consacri al cuore della Madonna e La veneri. Negli anni ’80, una volta sono venuti da me sei vescovi brasiliani perché avevano sentito dire che mi interessavo di Medjugorje. Mi chiesero se potevo fare in modo che potessero concelebrare una Santa Messa con il Papa. Poi volevano andare a Medjugorje. Il Papa aveva acconsentito a riceverli, ma il Suo segretario, Mons. Stanlislaw Dziwisz, in seguito disse: “Vi prego di non dire che il Papa vi ha ricevuto ad una Messa privata perché andate a Medjugorje, ma vi ha invitato perché siete venuti dal lontano Brasile”. Questo significa che naturalmente il Papa non ha mai riconosciuto esplicitamente ed ufficialmente Medjugorje, poiché non vuole anticipare il Vescovo della diocesi di Mostar. Lo stesso Papa si sarebbe recato volentieri a Medjugorje, ma il Vescovo di Mostar avrebbe dovuto dare un segnale chiaro. Quando due anni fa il Papa è andato in Croazia, e a Zagabria fu beatificato il Card. Stepinac, ci fu un incontro di circa 50 vescovi al quale partecipai anch’io. Dunque salutai i vescovi che conoscevo già. Poi uno di loro mi disse con cordialità: “Sono il Nunzio Apostolico di Zagabria, e Lei è quindi il Legato Apostolico di Medjugorje!”. Lo disse non con tono di disprezzo, ma di amicizia. Anche il Card. Kuharic di Zagabria non si è mai pronunciato pubblicamente su Medjugorje, però mi disse: “Vi accadono cose molto interessanti”. Nel 1994, 10 anni dopo la solenne consacrazione del mondo al Cuore di Maria, il Papa invitò a pregare in modo particolare per la Bosnia, dove c’era ancora la guerra. Allora andai a Medjugorje e incontrai anche il Vescovo di Mostar. Egli mi chiese perché fossi andato lì ed io risposi: “Il Papa ci ha esortato a pregare per la pace in Jugoslavia nei santuari mariani. Perciò siamo venuti in un luogo di pellegrinaggio che si trova vicino a questi avvenimenti”. Il Vescovo mi corresse e disse che quello non era un luogo di pellegrinaggio, ma solo un luogo di preghiera. Ma io gli chiesi quale fosse la differenza e gli dissi anche che dovevamo riconoscere che l’aiuto più grande che fosse giunto alla Croazia e alla Bosnia durante la guerra, era arrivato dai gruppi di preghiera di Medjugorje. Tuttavia il Vescovo volle minimizzare questi fatti. Il Vescovo di Spalato, invece, ha avuto sempre un atteggiamento molto positivo nei confronti di Medjugorje ed è interessante che anche la sua città sia stata risparmiata dalla guerra. A quel tempo il Papa mi chiese anche se era vero che a Medjugorje e a Spalato non fosse successo nulla durante la guerra. Sì, gli risposi.

La posizione ufficiale della Chiesa nei confronti di Medjugorje è cambiata negli ultimi anni?
Soltanto negli ultimi dieci anni, milioni di persone si sono recate in pellegrinaggio a Medjugorje. Se la Chiesa credesse veramente che in questo luogo viene divulgato qualcosa di contrario alla fede o alla morale, allora sarebbe stata obbligata a prendere delle misure contro Medjugorje. Avrebbe dovuto fare di tutto per proteggere gli uomini da questo fenomeno. Il fatto che tace, è un buon segno e, di fatto, un riconoscimento di Medjugorje. Basta sfogliare il registro parrocchiale per vedere quanti sacerdoti celebrino ogni anno la Santa Messa a Medjugorje. Non verrebbero, se avessero scoperto qualcosa che metta in dubbio l’attendibilità dei messaggi. Dai frutti si riconoscerà se da qui è cresciuto un albero buono o cattivo.

Qual è stata la sua personale esperienza spirituale a Medjugorje?
Ho avuto la fortuna di poter incontrare personalmente i veggenti e così di potermi fare un’idea chiara su di loro. Sono riuscito a guadagnarmi la loro fiducia ed ho avuto la sensazione di venire personalmente introdotto ai misteri di Medjugorje, così come era successo prima anche a Fatima e a Lourdes, quando avevo potuto incontrare Suor Lucia e il Vescovo di Fatima. Ne sono stato felice e mi sono sentito anche alquanto privilegiato di poter partecipare così da vicino agli eventi di Medjugorje. Anche adesso, quando a volte parlo con Vicka Ivankovic-Mijatovic o con Marija Pavlovic-Lunetti, mi sento vicino a loro. Perciò provo nei loro confronti anche una certa responsabilità, mi sento parte di una grande famiglia.

In uno dei primi messaggi, secondo quel che si dice, la Madonna ha affermato che queste sarebbero state le ultime apparizioni. Molte persone pensano con questo alla fine del mondo e all’Apocalisse. Come lo si può interpretare correttamente?
Sì, l’ho sentito dire, ma spesso nelle profezie si parla dell’”ultimo giorno”. Già San Paolo ne parlava. Noi viviamo nell’ultimo giorno, ma i veri profeti non hanno mai indicato una data precisa nella quale queste profezie si sarebbero compiute. Gesù stesso ha detto che neanche il Figlio dell’Uomo conosce il momento in cui ci saranno il “secondo avvento” e il “giudizio finale”: solo il Padre lo sa. Perciò si può dire la stessa cosa che si diceva prima di Fatima: Medjugorje è il più grande intervento di Dio nella storia dell’umanità.

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