I famigliari di una vittima sopravvissuta: “Caro Papa Francesco. Come si traduce questo in azioni concrete? E in che tempi? Ti chiediamo di inviarci puntuali risposte”

La testimonianza di Alessandro Battaglia: “Ho tentato il suicidio, ora voglio aiutare gli altri” Parla la vittima sopravvissuta nel video [QUI]. Alessandro ha frequentato gli ambienti parrocchiali sin da piccolo, ad 8 anni era nel gruppo dei boy scout, nel periodo in cui era animatore conosce Don Mauro Galli. Alessandro ha subito le violenze del sacerdote ed il primo sentimento provato è stato sentirsi in colpa per quello che aveva subito. Dopo quella notte, per tre anni, Alessandro ha continuato a cantare nel coro parrocchiale, a frequentare l’oratorio come animatore, cercando di dimenticare le violenze subite. Ma Alessandro è stato pesantemente segnato. Gli incubi erano ricorrenti, il dolore è diventato una costante nella sua vita, un dolore che non si può spegnere e non si può dimenticare. Alessandro afferma: “E siccome non riesco a spegnerlo l’unico modo è spegnere me, ho cercato di farmi fuori”. “Non credo in questa chiesa, perché mi ha tradito, perché le ho dedicato tutta la mia vita, le ho dedicato tutto il mio servizio, e in qualche modo sono stato messo dall’altra parte, sono stato messo sotto accusa”.

++++ AGGIORNAMENTO 22 GIUGNO 2021 ++++

Il PG di Milano: “Confermare la condanna di 6 anni e 4 mesi a don Galli”
La mamma della vittima: “Vogliamo giustizia e che non accada più”
Ticinonotizie.it, 22 giugno 2021


LEGNANO/MILANO – “Confermare la condanna a sei anni e quattro mesi per don Mauro Galli”, ex vicario nella parrocchia di San Pietro a Legnano, alle porte di Milano, già condannato in primo grado per avere abusato sessualmente di un ragazzo che all’epoca aveva 15 anni. A chiederlo è il PG di Milano Bianca Bellucci nell’udienza davanti ai giudici della prima corte d’appello. Le motivazioni della sentenza di primo grado sono ritenute talmente chiare che la conferma “appare scontata” al rappresentante della pubblica accusa che ritiene “evidente la sofferenza” della giovane vittima.

Di diverso avviso il difensore, l’Avvocato Mario Zanchetti che nella sua discussione durata circa mezz’ora ha cercato di mettere in dubbio la credibilità del ragazzo così come le consulenze della procura e ha ricordato che da dieci anni Don Mauro è impegnato solo nello studio, lontano dunque dai ragazzi. Il legale ha chiesto l’assoluzione e in subordine il riconoscimento delle attenuanti generiche. La sentenza è attesa per il prossimo 5 luglio. Presenti in aula i genitori del ragazzo. “Siamo qui perché questa storia riguarda la nostra famiglia, vogliamo giustizia e che quanto accaduto a nostro figlio non si ripeta”, dice mamma Cristina. “Lui sta meglio, ma non vuole più sentire parlare di questa storia, vuol voltare pagina e dopo dieci anni lasciarsi tutto alle spalle”. I fatti contestati risalgono al 2011 e hanno come teatro Rozzano. Don Galli aveva ammesso di aver dormito nello stesso letto con il minorenne, negando però gli abusi. In questi anni i familiari della vittima hanno scritto decine di lettere a tutti i vertici della chiesa Cattolica, sia a Milano che al Vaticano, per denunciare il caso e mostrare una nutrita documentazione sul presunto comportamento omissivo dei due vescovi interessati della vicenda.

Alessandro Battaglia.

“Ho dormito assieme a lui ma non l’ho mai toccato”, dichiara Don Mauro Galli nel 2018, ascoltato nel processo. “Non ho compiuto nessun atto sessuale, mi sono accorto di aver compiuto un errore una leggerezza”. Davanti alla quinta sezione penale del tribunale di Milano, il racconto di Don Galli è iniziato con il suo arrivo a Rozzano e l’incontro la presunta vittima [QUI]. “[Alessandro] Viveva un periodo di difficoltà a scuola, non riusciva a concentrarsi e spesso fingeva malori per saltare le verifiche”, ha spiegato Don Galli in aula. Il rapporto con la presunta vittima diventa subito stretto e porta Alessandro a nominare Don Galli suo padre spirituale, fino alla notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 quando il prete ospita il minore nella sua abitazione, d’accordo con i genitori del ragazzo, per proseguire un percorso di preghiera. Durante la notte, trascorsa nello stesso letto, nella ricostruzione di Don Galli il ragazzo avrebbe urlato nel sonno e si sarebbe agitato. Davanti al rischio che sbattesse la testa sul comodino, il prete lo avrebbe riportato in una posizione di sicurezza. Alla domanda del pm, che gli ha chiesto se non gli era parso strano dormire nello stesso letto del minore, Don Galli ha risposto: “Il pensiero non mi attraversò”. In un incontro successivo all’episodio, un altro parroco di Rozzano chiese spiegazioni a Don Galli che, come ha raccontato in aula, rispose: “Mi sono accorto di aver commesso un errore, una leggerezza”, legata al fatto di aver dormito insieme al ragazzo, non commettendo però nessuna violenza. Di violenza, secondo quanto riportato da Don Galli si parlerà solo negli anni successivi, diversamente da quanto invece hanno riferito altre persone informate dei fatti, come l’ex capo scout della presunta vittima. Secondo Don Galli, il ragazzo lo avrebbe accusato “perché avrebbe fatto sue opinioni sentite da altri su quello che era accaduto”. L’imputato ha ricordato anche di aver incontrato, all’inizio di gennaio 2012, Mons. Mario Delpini, oggi Arcivescovo metropolita di Milano e all’epoca dei fatti vicario di zona del suo Predecessore, il Cardinale Scola. Delpini decise di spostare Don Galli in un’altra parrocchia, Legnano, perché, ha riportato Don Galli in aula, dormendo con il ragazzo “avevo perso autorevolezza”. Lo stesso Delpini si era recato a Rozzano nei giorni successivi al presunto abuso, incontrando l’altro parroco di Rozzano che era stato avvisato dalla famiglia del ragazzo.

Don Mauro Galli.

10 giugno 2011 – Don Mauro Galli, nato il 6 dicembre 1979 a Cislago (VA). Laureato in chimica farmaceutica, viene ordinato sacerdote il 10 giugno 2011 nel Duomo di Milano dal Cardinale Dionigi Tettamanzi. Da prete novello viene nominato Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Ambrogio in Rozzano e dei Santi Chiara e Francesco a Ponte Sesto di Rozzano, nell’hinterland di Milano.

Notte tra il 19 e 20 dicembre 2011 – Don Mauro Galli, reo confesso, ha dormito nello stesso letto con il minore Alessandro Battaglia, 15enne al tempo dei fatti, giovane vittima sopravvissuta, che frequentava l’oratorio sin da bambino.

Inizio gennaio 2012 – Don Mauro Galli viene denunciato alla Curia arcivescovile.

1° marzo 2012 – Don Mauro Galli viene spostato in una altra parrocchia lombarda a contatto con dei minori, nominato Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Pietro in Legnano e incaricato della Pastorale Giovanile delle Parrocchie di Santa Teresa del Bambin Gesù, dei Santi Magi in Legnano ed i SS. Redentore in Legnanello di Legnano.

31 ottobre 2012 – Don Mauro Galli viene destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda.

10 luglio 2013 – Don Mauro Galli viene trasferito a Roma – a completare il suo percorso di studi – con residenza effettiva nella capitale dal settembre 2013 presso un istituto religioso non meglio indicato dalla diocesi ambrosiana, che tiene invece a specificare che l’istituto è abitato solo da adulti. Da una istantanea del sito web della parrocchia San Pietro di Legnano (ora non più consultabile) emerge la sede romana di studi, la Pontificia Università Lateranense [QUI] https://laici.forumcommunity.net/?t=60065065.

Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare di Milano dal 2007 al 2017, Vicario generale di Milano dal 2012 al 2017, Arcivescovo metropolita di Milano dal 2017.

24 ottobre 2014 – A seguito della denuncia querela presentata nel luglio 2014 della famiglia Battaglia, Mons. Mario Delpini, Vescovo ausiliare, in qualità di Vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano viene convocato e ascoltato presso la Questura di Milano. In quella circostanza Delpini afferma che Don Carlo Mantegazza gli disse dei presunti abusi compiuti da Don Mauro Galli. Invece, Delpini, dati alla mano, non ha avviato alcuna indagine nei confronti del prete e come provvedimento ha disposto solo il trasferimento da Rozzano a Legnano, sempre nel contesto di una parrocchia con l’oratorio, nel quale Don Galli avrebbe potuto perpetrare ulteriori violenze sui minori. È difficile credere che Delpini non avesse ben compreso la gravità della situazione. Sapeva degli abusi di Don Mauro Galli poiché venne informato personalmente da Don Alberto Rivolta. Delpini afferma “in concreto la gestione e soprattutto la decisione di andare via da Rozzano è stata mia, la destinazione di Legnano è stata scelta da me” [QUI] https://www.youtube.com/watch?v=mt0hh8oGdlk&t=42s.

21 gennaio 2015 – A seguito della denuncia querela presentata dai genitori di Alessandro Battaglia nel luglio 2014, viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede.

18 maggio 2015 – Don Mauro Galli è raggiunto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale e di ogni attività pastorale, ma a quanto pare, è mai stato sospeso a divinis.
All’interno del processo penale la famiglia della vittima ha revocato la propria costituzione di parte civile a seguito di un accordo transattivo conseguito con l’imputato. Don Galli, a titolo personale, ha versato alla famiglia della vittima la somma di 100mila euro [QUI].

4 aprile 2017 – Lettera inviata dai genitori di Alessandro Battaglia all’Arcivescovo metropolita di Milano, Cardinale Angelo Scola [QUI].

10 maggio 2017 – Lettera inviata dal Cardinale Angelo Scola ai genitori di Alessandro Battaglia [QUI].

Diocesi di Milano, informazioni generali.

21 dicembre 2017 – Comunicato dell’Arcidiocesi di Milano
«Nell’immediatezza dei fatti ora oggetto di indagine – siamo nel dicembre 2011 – era emerso soltanto che don Mauro Galli aveva ospitato presso la sua abitazione il ragazzo (con il consenso previo dei genitori del minore) dormendo quella notte nello stesso letto a due piazze: la narrazione degli avvenimenti consentiva di escludere che fosse avvenuto un episodio di abuso. Un atteggiamento – quello del sacerdote – di sicuro gravemente imprudente, ma che – stando alla conoscenza dei fatti dell’epoca – di certo impediva di ipotizzare qualsivoglia reato. Va infatti sottolineato che il ragazzo esporrà solo anni dopo, nel 2014, una versione dei fatti penalmente rilevante, contrariamente a quella raccontata immediatamente dopo l’accaduto. Per quanto attiene alle assegnazioni di don Mauro, nell’immediatezza dei fatti il sacerdote viene anzitutto affidato a uno psicologo affinché inizi (come è poi accaduto e in via cautelativa) un percorso che lo aiuti a ricostruire e comprendere la natura e la verità del gesto gravemente imprudente accaduto. Don Mauro viene quindi trasferito da Rozzano a Legnano con provvedimento dell’1 marzo 2012, firmato dall’allora Vicario Generale della Diocesi monsignor Carlo Redaelli, anche se l’allontanamento effettivo del sacerdote dal ragazzo era intercorso ben prima. Questo primo trasferimento era motivato dall’inopportunità di lasciare a Rozzano don Mauro dopo l’episodio in oggetto, nel frattempo divenuto notorio. Con il trasferimento a Legnano don Mauro viene affidato in modo particolare a due sacerdoti per un accompagnamento personale.
Dopo ulteriore riflessione l’Autorità diocesana decide successivi spostamenti, attribuibili a monsignor Mario Delpini dopo l’assunzione formale da parte di quest’ultimo, nel luglio 2012, del ruolo di Vicario Generale della Diocesi di Milano. Nel dettaglio, il 31 ottobre 2012 don Mauro Galli viene prima destinato alla cura pastorale della Cappellania Ospedaliera di San Maria Annunciata in Niguarda – deliberatamente lontano dal contatto con i minori – e con provvedimento del 10 luglio 2013 inviato a completare il suo percorso di studi a Roma, con residenza (effettiva dal settembre 2013) in un istituto religioso abitato solo da adulti. A metà del 2014 la famiglia del ragazzo racconta una nuova versione del fatto del 2011, parlando di abusi e nel luglio 2014 viene presentata la denuncia querela dai loro legali. Il 21 gennaio 2015 viene aperta l’indagine previa con la conseguente trasmissione dei risultati alla Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede. Il 18 maggio 2015 il sacerdote viene fatto oggetto del provvedimento di sospensione in modo cautelativo dall’esercizio del ministero sacerdotale. Queste decisioni mai hanno avuto l’intento di “coprire” il caso né da parte del cardinale Scola, né da monsignor Delpini o da monsignor Tremolada o da altro esponente della Curia milanese.
Non a caso la decisione di trasferire don Mauro da Rozzano, fu presa soprattutto in accoglimento delle sollecitazioni della famiglia del ragazzo nel 2013, quando questi non avevano ancora denunciato alcunché. È infatti emerso chiaramente nel corso della scorsa udienza celebrata dinnanzi al Tribunale di Milano che la famiglia del ragazzo ha appreso i fatti con maggiore contezza soltanto nel 2014, quando il sacerdote era già stato trasferito a Roma da un anno. È evidente dunque che la Diocesi ha agito in modo tempestivo ed efficace, ancor prima che fossero emersi fatti di rilievo penale. Ne sono prova, come già specificato:
1 – la presa in carico della situazione con l’affidamento allo psicologo
2 – i diversi trasferimenti di don Mauro: prima il cambio di parrocchia, poi l’allontanamento dal contatto con i ragazzi
3 – la costante disponibilità al dialogo (di persona e per lettera) con la famiglia da parte di diversi esponenti della Curia di Milano e dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola.
Allo stesso modo l’Autorità diocesana interveniva secondo protocollo dopo la denuncia querela del 2014.
Intercorsa nel frattempo la nuova versione dei fatti e la denuncia querela del 2014, l’Autorità diocesana – dimostrando così atteggiamento trasparente – ha agito ulteriormente. Ne sono prova:
1 – la sospensione cautelativa di don Mauro dal ministero e da ogni attività pastorale
2 – l’apertura dell’indagine previa e la trasmissione dei risultati alla Congregazione per la dottrina della fede della Santa Sede
3 – l’affidamento della causa da parte della Congregazione della Dottrina della Fede al Tribunale Ecclesiastico Lombardo con l’apertura della causa canonica penale
4 – la collaborazione alle indagini.
L’Arcidiocesi di Milano che – lo si ripete – non è in alcun modo chiamata in causa nella vicenda giudiziaria, né ha mai intrapreso azioni risarcitorie, ribadisce la volontà – se necessario – di continuare la collaborazione alle indagini per giungere alla ricostruzione della piena verità sui fatti in esame [QUI].

24 marzo 2018 (ultima modifica 4 luglio 2019) – Su Vatican Insider, Andrea Tornielli (di cui allora era il coordinatore) prende la difesa di Delpini: “Abusi, il processo a don Galli: ecco ciò che dicono le carte. Il prete milanese accusato di tentata violenza su un ragazzo: alcuni media e siti web cercano di attribuire responsabilità all’arcivescovo di Milano. Documenti e testimonianze li smentiscono. (…) Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) con il passare delle settimane emerge il tentativo di coinvolgere nella vicenda l’attuale arcivescovo di Milano, attribuendogli responsabilità nella vicenda. Alcuni media e siti web infatti hanno affermato che monsignor Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario di zona, non si sarebbe comportato come previsto dalle norme canoniche di fronte alle denunce di abusi sessuali. Vatican Insider ha letto il fascicolo con le testimonianze rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero da tutte le parti in causa. (…) Il vicario di zona, monsignor Mario Delpini (in quel momento non ancora vicario generale della diocesi di Milano), affida don Galli alla cura e alla sorveglianza di due preti più anziani chiedendo loro di accompagnarlo e di vigilare su di lui. Rimane coinvolto nella pastorale giovanile. In quel momento non c’è alcun sospetto di abuso sessuale: il giovane sacerdote ha commesso una grave imprudenza, va seguito, sorvegliato e soprattutto deve prendere coscienza dell’errore che ha compiuto. L’accompagnamento psicologico deve servire per fare emergere le sue fragilità. La prima decisione della Curia ambrosiana non risponde alle procedure codificate da attuare nel caso di un sospetto abuso, semplicemente perché la vittima non ha denunciato abusi sessuali. (…) Proprio sul modo con cui viene usato dai protagonisti della vicenda il termine «abuso» e sulla mancata chiarezza tra ciò che era conosciuto nell’immediatezza del fatto e ciò che emergerà solo nel 2014, si gioca la partita mediatica di chi cerca di sfruttare questa vicenda per caricare sulle spalle di Delpini e più in generale dei responsabili della Curia di Milano la responsabilità di non aver agito adeguatamente. Le decisioni che vennero prese subito dopo il fatto si possono ovviamente discutere, specialmente col senno di poi, ma non è corretto leggerle alla luce della denuncia formale del 2014 quando venne attestato per la prima volta che il ragazzo ricordava di aver subito un tentativo di violenza sessuale. (…) Il processo stabilirà le responsabilità del giovane prete in questa triste vicenda. Il tentativo strumentale di «processare» mediaticamente l’arcivescovo ambrosiano, alla prova dei fatti, appare in tutta la sua inconsistenza” [QUI].

20 settembre 2018 – La Quinta sezione penale del Tribunale di Milano ha condannato in primo grado Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi di reclusione, ritenuto colpevole per aver abusato sessualmente di Alessandro Battaglia [QUI]. Cristina Balestrini alla condanna di Don Mauro Galli a 6 anni e 4 mesi: “Ma non abbiamo più notizie sul processo canonico”. Sapete se il religioso esercita ancora? “Noi abbiamo una lettera dell’allora Arcivescovo di Milano, il cardinale Scola che ci ha scritto per comunicarci che era stato sospeso cautelarmente, anche se con sette anni di ritardo. Però non ne abbiamo la certezza, né sappiamo dove sia” [QUI].

11 febbraio 2019 – È Livia Pomodoro, già Presidente del Tribunale di Milano, il Referente diocesano per la Tutela dei minori designato dall’Arcivescovo metropolita di Milano per il triennio 2019-2022. La nomina fa parte di un articolato percorso nel quale si inserisce anche la pubblicazione del documento Formazione e prevenzione. Linee guida per la tutela dei minori elaborato dalla Commissione diocesana per la Tutela dei minori, istituita in febbraio da Mons. Mario Delpini [QUI e QUI]. Il Referente diocesano è «da considerarsi membro di diritto del Servizio regionale per la Tutela dei minori e che si riferirà, per quanto previsto, al Servizio nazionale per la Tutela dei minori». «Il Referente disporrà di adeguate figure di collaborazione operativa – si legge nel Decreto di nomina – potrà avvalersi di un’équipe di esperti che, con la Nostra approvazione, risulta essere composta dalla prof.ssa Nicoletta Pirovano (psicologa) e dal dr. mons. Desiderio Vajani (canonista). Singoli esperti potranno essere di volta in volta coinvolti, con l’approvazione dell’Ordinario, per il migliore adempimento dei compiti del Referente. Il compito di portavoce è affidato al portavoce ufficiale della Diocesi di Milano. Nello svolgimento dei suoi compiti il Referente diocesano per la Tutela dei minori terrà conto delle competenze affidate alla Commissione diocesana per la Tutela dei minori con decreto arcivescovile in data 11 febbraio 2019, che comprende anche alcune delle competenze previste dalle indicazioni nazionali in materia di tutela minori».

9 maggio 2019 – Viene promulgato il Motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco, che è entrato in vigore il 1° giugno 2019. Stabilisce nuove norme procedurali per combattere gli abusi sessuali e garantire che vescovi e superiori religiosi siano ritenuti responsabili delle loro azioni. Stabilisce norme universali, che si applicano a tutta la Chiesa [QUI].

Maggio 2019 – I famigliari di Alessandro Battaglia scrivono una lettera aperta all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini: «Dopo quasi otto anni di inutile attesa di un Suo cenno, a seguito dell’abominevole abuso sessuale (così come definito dalla sentenza di primo grado del Tribunale penale di Milano che esclude categoricamente ogni ragionevole dubbio) subìto da nostro figlio/nipote Alessandro, ad opera di on Mauro Galli – oggi condannato a sei anni e quattro mesi di carcere – abbiamo deciso di scriverLe noi. Il Suo incredibile e dirompente silenzio, rispetto alla Sua personale maldestra gestione dello spostamento del prete quale improbabile e inopportuna risoluzione del problema – maldestro comportamento definito a suo tempo in questi precisi termini e per iscritto dal Cardinale Angelo Scola – stride con quanto quasi quotidianamente il Santo Padre proclama in merito alla lotta contro pedofilia, obbligandoci quindi a contattarla scrivendoLe pubblicamente questa lettera aperta. Riteniamo che in otto lunghi anni, se avesse voluto fare il primo passo, avrebbe avuto tutto il tempo necessario per contattarci, dunque ora, per amore della Chiesa lo facciamo noi. Le scriviamo per chiederle con forza un passo indietro. Le chiediamo, per il bene della Chiesa, per la credibilità della stessa e per rispetto del Sommo Pontefice, di dimettersi dalla carica di Arcivescovo di Milano» [QUI].

5 giugno 2019 – Il Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana invia una lettera alla famiglia di Alessandro Battaglia, manifestando “sconcerto e amarezza” per la vicenda. Ma alla famiglia del giovane non basta: “Siamo attoniti e increduli per una lettera così banale. Se davvero ha letto con attenzione i documenti ha il dovere e l’obbligo di denunciare il comportamento gravemente omissivo dell’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e del Vescovo di Brescia, Mons. Pierantonio Tremolada” [QUI].

24 giugno 2019 – Don Mauro Galli viene assolto nel processo penale canonico. I medesimi fatti criminali, sottoposti a giudizio in due distinte sedi processuali, civile e canonica, hanno prodotto esiti contradditori: una condanna (anche se solo in primo grado) e una assoluzione penale canonica, in prima istanza e per gli stessi fatti. E nonostante Papa Francesco abbia tolto il segreto pontificio sui reati di pedofilia clericale, la famiglia non ha potuto accedere ai fascicoli processuali potendosi limitare solo a conoscere l’esito striminzito del giudizio canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico lombardo: “Sentenza dimissoria”, Don Mauro Galli – è la motivazione – assolto per insufficienza di prove. Se le ragioni del diniego sono ineccepibili sul piano formale (la disposizione normativa del papa, non retroattiva, è successiva al processo canonico) restano difficili da comprendere sul piano etico e morale [QUI].

15 gennaio 2021 – L’ultima batosta per la vittima – ora maggiorenne – è arrivata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Lombardo. Don Mauro Galli è stato ritenuto parzialmente non colpevole dei fatti. «Stante dunque la vigenza del segreto pontificio il tribunale non ha potuto dare informazioni (…) né rispondere ad eventuali richieste», si legge nella lettera ricevuta dal ragazzo, che viene sinteticamente aggiornato: Don Mauro Galli ha avuto una sentenza dimissoria, ossia non assolutoria piena. Gli atti del processo canonico ora sono alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per una ulteriore verifica [QUI]. «Non sono in grado di trasmettere tutto o in parte gli atti di causa sia in quanto confliggerebbe con l’osservanza del segreto d’ufficio, sia perché questo tribunale ecclesiastico non è più in possesso di detti atti, avendoli a suo tempo trasmessi a chi di dovere» si legge. La lettera porta la firma di Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale. Allo shock per la sentenza in parte assolutoria e per l’impossibilità di leggere gli atti e le motivazioni del tribunale ecclesiastico, Cristina Balestrini, la madre del ragazzo, reagisce e decide di scrivere una lettera all’Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini. Cristina Balestrini annota con dolore che quando Delpini venne interrogato dalla polizia, nell’ambito del processo «disse di essere stato subito avvisato dal parroco di un presunto abuso e di essersi poi precipitato in parrocchia addirittura la vigilia di Natale del 2011. Ricorda?».
Cristina Balestrini ed Ettore Battaglia, genitori di Alessandro Battaglia, scrivono anche a Papa Francesco: “Caro papa Francesco, siamo quella famiglia che da ormai sette anni ha visto la propria vita sconvolta dal tragico episodio dell’abuso sessuale subìto da nostro figlio Alessandro, da parte di un sacerdote di Rozzano (Milano), don Mauro Galli, che da poco è stato condannato, in primo grado, a sei anni e quattro mesi di reclusione”.
Inizia così la missiva dei genitori di Alessandro Battaglia, che proseguono: “Abbiamo seguito attentamente questi giorni di summit in Vaticano sulla protezione dei minori. Ti scriviamo ancora, questa volta per chiederti come si manifesta ed esplicita la coerenza dei tuoi preziosi annunci per il bene della Chiesa, in cui vogliamo credere, e soprattutto per la tutela dei bambini. Ti scriviamo rispetto al nostro specifico caso, e lo facciamo anche in forma pubblica, perché abbiamo purtroppo sperimentato che è l’unico mezzo per poterti raggiungere e poi tu stesso hai parlato dell’importanza di perdere del tempo per ascoltare: quante volte ti abbiamo chiesto di incontrarci. Ti abbiamo scritto più volte, e recapitato le nostre missive attraverso diversi canali ufficiali a partire dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, costantemente ed incessantemente già dal lontano 2015, ma fino ad ora senza alcuna risposta nel merito. Finalmente la settimana scorsa, il presidente dell’associazione Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, che avrebbe voluto parlare proprio con te di persona caro papa Francesco insieme ad altre vittime di associazioni nel mondo, ha incontrato l’arcivescovo Scicluna, padre Lombardi e alcuni membri della Commissione che ha organizzato il summit. Zanardi ha potuto consegnare il dossier sulla gestione della diocesi di Milano proprio sul caso che ci riguarda personalmente, il caso don Galli. Padre Lombardi ha ritirato il materiale ed ha riferito che aveva già la nostra lettere, dunque i nostri precedenti invii erano andati a buon fine anche se non abbiamo ricevuto alcun riscontro”
E concludono: “Caro Papa Francesco, per continuare a credere in questa Chiesa ti chiediamo, a nome nostro e a nome di tutte quelle vittime, magari senza voce o che non sono state ascoltate, presenti a Roma da tutto il mondo in questi giorni: come si traduce tutto questo in azioni concrete? E in che tempi? Questo è ciò che desideriamo chiederti, e ti chiediamo di inviarci puntuali risposte a queste specifiche domande. Grazie di cuore” [QUI].
Nel comunicato dopo la sentenza l’Arcidiocesi esprime vicinanza al ragazzo e alla famiglia. Invece, Alessandro afferma “la chiesa ci ha proprio allontanati, ci ha trattati da reietti”. “Voglio mettermi in gioco perché le cose cambino, nel weekend scorso ho incontrato più di 250 vittime, su una parete c’erano scritti una cinquantina di nomi, sono tutte persone che hanno subito questo e non hanno trovato la forza di andare avanti, quella parete non deve più avere altri nomi”. “Io non dico che voglio risolvere il problema però voglio dare una mano perché non devono più accadere queste cose, sono la persona che sono anche in funzione di quello che mi è successo, però si può avere una bella vita lo stesso”.

1° giugno 2021 – Sul Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 348, viene pubblicato il nuovo Libro VI del Codice di Diritto Canonico, che entrerà in vigore l’8 dicembre 2021. “Invero la carità richiede che i Pastori ricorrano al sistema penale tutte le volte che occorra, tenendo presenti i tre fini che lo rendono necessario nella comunità ecclesiale, e cioè il ripristino delle esigenze della giustizia, l’emendamento del reo e la riparazione degli scandali” [QUI].

22 giugno 2021 – Don Mauro Galli sarà chiamato a comparire davanti ai giudici della Prima sezione penale della Corte d’appello di Milano [QUI]. La madre di Alessandro Battaglia a Fanpage.it: “La speranza è che venga confermata la condanna, il dubbio è rappresentato dai tempi per la Cassazione e dunque dal rischio della prescrizione”. Il sacerdote non ha mai ammesso gli abusi [QUI].

Mons. Pierantonio Tremolado, Vescovo ausiliare di Milano dal 2014 al 2017, Vescovo di Brescia dal 2017.

Nelle carte acquisite dal tribunale nel corso dell’ultima udienza compaiono i nomi di due uomini che siedono a livelli altissimi nella Chiesa Cattolica Romana: sono Mons, Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. In particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano sono colpevoli di aver gestito male la vicenda e quindi i famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale Arcivescovo metropolita di Milano, Mons. Mario Delpini e l’attuale Vescovo di Brescia, Pierantonio Tremolada (che all’epoca dei fatti erano Vescovi ausiliari di Milano e Delpini inoltre Vicario Generale). Il loro comportamento è stato ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna, come era previsto dalle direttive della Conferenza Episcopale Italiana, si limitarono a spostare Don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 l’allora Vescovo ausiliare di Milano, Mons. Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo [QUI].

Entrambi sapevano, entrambi hanno taciuto, entrambi hanno permesso che il prete pedofilo restasse a contatto con i bambini: prima a Legnano, poi come cappellano di un ospedale milanese. Una violazione palese delle direttive emanate dalla Santa Sede per fronteggiare l’emergenza dei reati sessuali nelle parrocchie. Eppure, proprio Papa Francesco ha designato ambedue alle nuove cariche: Delpini il 7 luglio 2017 [QUI] e Tremolada il 12 luglio 2017.

Dopo il presunto abuso Don Galli venne trasferito all’oratorio di Legnano, sempre a contatto con i bambini: una decisione presa da Mons. Mario Delpini e da Mons. Pierantonio Tremolada, Vescovi ausiliari di Milano, futuri ordinari di Milano e Brescia.

Mons. Tremolada: “È vero. Lo abbiamo destinato a Legnano in un oratorio. Siamo stati imprudenti, lo diremo se ci verrà detto perché l’avete fatto?” [QUI].

Cristina Balestrini, la mamma di Alessandro Battaglia: “A giugno 2017 il processo entra in una fase calda, e a luglio sia Mons. Tremolada che Mons. Delpini sono stati promossi”. “Negli ultimi due anni (2015-2017) abbiamo mandato lettere e email alla Congregazione per la Dottrina della Fede e a Papa Francesco ricevendo anche risposte. Sono arrivate email di risposta quando ancora il Cardinale Gerhard Ludwig Müller era Prefetto della congregazione, c’è stato risposto che tutta la nostra documentazione era giunta loro e che, lui in persona, avrebbe preso in considerazione la nostra vicenda”.

Degli audio dei primi incontri con Mons. Tremolada e Mons. Delpini (che risalgono al 2012), registrati dalla famiglia di Alessandro, Fanpage.it ha dato conto in precedenza. Nell’inedito del 2015 invece, Mons. Tremolada fa capire per la prima volta quanto la scelta di destinare Don Galli nuovamente a contatto con minori fosse stata sbagliata. Nell’audio successivo è presente anche Don Carlo Mantegazza, parroco di Rozzano, secondo il quale “se c’è qualcuno con cui prendersela è sicuramente Delpini, perché è Delpini che primo ha preso molto superficialmente all’inizio la vicenda”. L’attuale Arcivescovo metropolita di Milano è stato il primo a recarsi a Rozzano, nei giorni precedenti al Natale del 2011, dopo il presunto abuso, sollecitato dai responsabili della parrocchia del paese alle porte di Milano e sarebbe stato anche il primo a decidere di spostare Don Galli [QUI].

Cristina Balestrini: “Non è facile conservare la fede quando si è costretti ad affrontare un’esperienza come la nostra quando si vede il proprio figlio devastato al punto tale da tentare il suicidio per ben quattro volte. Ma noi siamo convinti che Dio non c’entri, e che a sbagliare siano le persone. Lo stesso non si può pretendere da Alessandro: lui, che è cresciuto in parrocchia, dov’era attivissimo, ora non vuole più saperne e dice spesso che i suoi figli non vedranno mai l’interno di una chiesa. Fortunatamente, seppure con moltissima fatica, sta cercando di provare a vivere una vita ‘normale’. In questi anni è sempre stato affiancato da psichiatri, le sue condizioni sono finalmente migliorate quando ci siamo affidati a un terapeuta specializzato nella gestione dei disturbi post-traumatici” [QUI].

È severamente VIETATO agli operatori pastorali:

1. Infliggere punizioni corporali di qualsiasi genere. Nessun contatto fisico può essere giustificato in nessuna circostanza.
2. Stabilire un rapporto preferenziale con un minore. Ogni relazione sentimentale, tra un adulto e un minore è motivo di cessazione immediata dell’attività pastorale.
3. Lasciare un bambino in una situazione potenzialmente pericolosa considerata la sua situazione fisica e mentale.
4. Offendere un minore o assumere condotta sessualmente allusiva. Assolutamente vietati giochi, scherzi o punizioni dalla connotazione sessuale, è vietato spogliarsi, baciarsi.
5. Discriminare un minore o un gruppo di bambini.
6. Chiedere a un bambino di mantenere un segreto o fare regali discriminando il resto del gruppo.
7. Fotografare e registrare un minore senza il consenso scritto dei suoi genitori o tutori.
8. Pubblicare e diffondere immagini che identificano un bambino senza il consenso dei genitori o dei tutori.
9. Vietato entrare negli spogliatoi, bagni, docce, tende da campeggio, mentre i minori sono all’interno.
10. Stare da soli con un minore. Quando si parla con un minore in una stanza, la porta deve essere lasciata aperta. Attuare la politica “porte mai chiuse” [QUI].

Difesa dell’imputato e principio giuridico di presunzione di innocenza

Il principio di presunzione di innocenza è un fondamento del diritto penale secondo il quale un imputato è considerato non colpevole sino a condanna definitiva, vale a dire, sino all’esito del terzo grado di giudizio emesso dalla Corte Suprema di Cassazione.

In Italia c’è ancora molto da fare

Arresti domiciliari per Don Rugolo. Gip Bruno: “Agire caratteristico del pedofilo”. Vescovo Gisana: “Fatti gravi, se accertati”. Presunzione di innocenza. Difesa di minori e persone fragili – 3 maggio 2021
Petizione di “Solidarietà al Vescovo Gisana”. “L’ipocrisia di una Chiesa che, ad Enna, crolla a pezzi”. Chi sta accanto alle vittime si appella a Papa Francesco di intervenire – 5 maggio 2021
Non possiamo guardare dall’altra parte, mentre nel mondo vengono continuamente perpetrati dei crimini efferati contro i bambini – 15 maggio 2021
“Eccellenza questi sono fatti gravi”. Abusi sui minori, la CEI faccia chiarezza sui dati italiani – 25 maggio 2021

Postilla
«Non è scontato che ci si interessi delle vittime»
«Chiesa, perché mi fai male?»

«Vorrei ringraziare l’autore di questo articolo per la capacità di sintesi, e allo stesso tempo la completezza. Non è scontato che ci si interessi delle vittime. Attendiamo martedì l’udienza in Appello. Grazie» (Cristina Balestrini, madre di Alessandro Battaglia – 19 giugno 2021).

Lo Staff del Blog dell’Editore ha profuso molto impegno, innanzitutto nel ricercare il materiale per il dossier del “caso Don Galli”. Poi, questo ha portato lo Staff del Blog dell’Editore a fare un grande lavoro di sintesi come dice la Sig.ra Balestrini, poiché il materiale sul quale si è lavorato è davvero tanto, soprattutto quello prodotto da Fanpage.it, testata che ha seguito tutta la vicenda. Il lavoro di sintesi estratto dal materiale generale lavorato, e il lavoro di editing risultato nell’articolo a firma di Ivo Pincara, non è stato semplice. Lo Staff del Blog dell’Editore – come per il “caso Lupacchini” [*] – nel “caso Don Galli”, ha anche “sbobinato” il testo dell’intervista di Alessandro Battaglia. Le parole della vittima, oltre a poter essere ascoltate nel video di Fanpage.it ora possono anche essere lette – nero su bianco – grazie a questo lavoro, che finora nessuno aveva fatto.

Ringrazio la Sig. ra Balestrini, la madre della vittima sopravvissuta per il suo commento, con cui ha espresso pubblicamente il suo apprezzamento, sia per la sintesi ma anche per la completezza del lavoro svolto.

Va evidenziato che la Sig.ra Balestrini sottolinea un altro aspetto non di poco conto del dossier, cioè: «Non è scontato che ci si interessi delle vittime». Infatti, questo aspetto, troppo spesso, passa in secondo piano, sia da parti di alcuni commentatori, sia da parte delle istituzioni ecclesiastiche (come si può evincere dal dossier, anche questa volta). Questo è un aspetto che invece dovrebbe essere posto in primo piano, sempre.

20 giugno 2021
V.v.B.


“Chiesa: perché mi fai male?: Storia di un abuso e ruolo della Chiesa documentato” di Cristina Balestrini (2019). Testimonianza di una vicenda realmente accaduta in Italia, raccontata in prima persona. Un abuso sessuale di un minore da parte di un sacerdote. Come la Chiesa interviene e quale attenzione ha realmente nei confronti delle vittime dei preti pedofili, vittime cattoliche. Storia ricca di documenti con descrizione accurata del Processo in Tribunale, della gestione della vicenda da parte della Diocesi, fino ad arrivare al coinvolgimento della Santa Sede. Qual è il ruolo di Papa Francesco? Proclami, Parole o Fatti? Testimonianza di fede profonda, arricchita dalla volontà di non nascondere nulla, anche quando non è tutto come sembra in apparenza o come si è sempre pensato.

[*] Gratteri, la Calabria e la sua Rinascita. L’ombra lunatica del giusfilosofo Lupacchini a giudizio del CSM. Il caso Facciolla – 2 giugno 2021