Nell’attesa del Congresso eucaristico l’Ungheria condanna gli abusi sui minori

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Dopo 83 anni dall’ultima volta, l’Ungheria organizza di nuovo il Congresso Eucaristico Internazionale (NEK) fra qualche mese, dopoché lo stesso era previsto per settembre dello scorso anno, a causa della pandemia.

Però con la diminuzione dei casi della malattia del coronavirus nella regione e con il continuo aumento del numero dei vaccinati, l’organizzazione del Congresso Eucaristico di Budapest è arrivato nella sua ultima fase, piena di speranza.

Gli organizzatori si preparano al congresso ‘offline’, e la messa finale celebrata da papa Francesco il 12 settembre in una piazza iconica della capitale di Budapest, piazza degli Eroi, dopo 21 anni dalla visita di papa san Giovanni Paolo II.

Nel frattempo i vescovi ungheresi condannano fortemente gli abusi sui minori: “Gli abusi sui minori, gli abusi nei loro confronti sono un peccato grave e un crimine, accadono ovunque: nelle scuole, nelle società sportive, nei campi o all’interno della famiglia, sia in una istituzione laica o ecclesiastica.

Proviamo profonda compassione per tutti coloro che sono stati abusati quando erano bambini. Preghiamo per la tranquillità delle vittime di tali atti, per la guarigione delle ferite inferte in passato, e ci scusiamo al posto dei colpevoli”.

Nel documento la Chiesa magiara promette ‘tolleranza zero’ con chi si macchia di tali crimini: “La Chiesa cattolica ungherese segue il principio della tolleranza zero per tutti i maltrattamenti sui minori. Ciò vale anche se qualcuno viene a conoscenza di un caso del genere e non lo segnala alle autorità competenti”.

Inoltre si sottolinea l’introduzione di nuove misure per prevenire gli abusi e per perseguire chi li commette: “Nell’ultimo decennio, la Conferenza episcopale cattolica ungherese e le singole diocesi hanno introdotto procedure e misure rigorose che servono contemporaneamente alla prevenzione, all’individuazione, al perseguimento degli autori di abusi sui minori e all’assistenza nella cura dei traumi.

Come altre istituzioni della società, la Chiesa sviluppa costantemente il suo sistema di protezione dell’infanzia, consultando organizzazioni nazionali e internazionali e formando essa stessa professionisti della protezione dell’infanzia”.

E promettono indagini più severe in quanto il parlamento ungherese ha abolito le prescrizioni riguardo a tali abusi: “Se l’atto è punibile secondo il diritto secolare, invita le vittime e i loro tutori a denunciarlo alle autorità statali.

Il perseguimento degli autori è aiutato dal fatto che nel 2014 il Parlamento ha abolito la prescrizione per reati gravi, compreso l’abuso di minori. Individuare gli abusi, soprattutto se avvenuti anni prima, è molto difficile perché questo orribile crimine lascia per lo più tracce profonde nell’anima delle vittime, senza testimoni o altre prove”.

Infine il documento sottolinea l’invito a non tacere ed alla collaborazione con altre Istituzioni: “In assenza di diritti e strumenti investigativi, la Chiesa può solo scoprire il passato, condannare i peccatori e aiutare a guarire le ferite inflitte alle vittime e alle famiglie con l’aiuto delle vittime…

Non serve agli interessi della società quando si fanno dichiarazioni unilaterali che suggeriscono un nesso sistemico, causale, tra la vocazione ecclesiastica e la ‘propensione’ a commettere un reato grave.

Non serve alla verità quando si mettono a tacere o si negano il ruolo della nostra comunità cattolica nell’esplorazione di casi simili o si ignorano i loro sforzi e azioni sinceri e ben intenzionati… Invitiamo tutte le persone ben intenzionate a lavorare insieme per proteggere la dignità umana e i giovani”.

(Foto: Congresso Eucaristico)

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