Aldo Moro: la Pasqua è la redenzione dell’uomo

Il 10 aprile 1977 l’on. Aldo Moro, di cui è iniziato il processo di canonizzazione, sul giornale ‘Il Giorno’ proponeva una sua riflessione sul significato della Pasqua, come momento della pienezza dell’uomo. Oggi, a distanza di tanti anni, le parole dello statista, ucciso barbaramente dalle BR il 9 maggio 1978, risuonano come stimolo nella ricerca ancora più dell’unità nella diversità (così il titolo dell’articolo) in un momento difficile e mancante di speranza. L’articolo dell’on. Moro è veramente un augurio di buona Pasqua, perché: “Le feste cristiane conservano, anche in una società largamente laica, il potere di commuovere gli animi e predisporre ad una considerazione più attenta delle cose. La Pasqua evoca la redenzione dell’uomo, che è in fondo la meta di ogni sforzo morale e di ogni impegno politico. Se la redenzione è l’affermazione di un valore fuori discussione e perciò, in sé, perfetta e compiuta, molti disegni di vita individuale e sociale sono invece in via di faticosa attuazione ed incontrano difficoltà gravi e talvolta insuperabili. Ma il principio resta, illuminante e stimolante. Il significato di questa giornata è nel riscontrare che, in modo mirabile e misterioso, vi sono oggi, vi sono ora tutte le condizioni, perché l’uomo sia salvo, salvo per tutta intera l’estensione dell’esperienza umana. E’ un giorno di gioia, perché la salvezza è alla nostra portata”.

 

Però Aldo Moro sottolineava anche che potrebbe essere anche un giorno di ‘preoccupazione, di critica e di ripensamento’ se non si ha una visione salvifica che riesca a riscattare il mondo: “La gioia pasquale, della redenzione dell’uomo, della pienezza dell’uomo, della comune dignità e concordia degli uomini che sono chiamati a vivere insieme, non lascia nessuno indifferente, proprio perché essa corrisponde ad una esperienza più larga e costituisce il simbolo altamente emotivo della generale vocazione ad andare al di là comunque di se stessi e a dare senso più pieno e autentica dignità alla vita”.

 

La Pasqua quindi invita a superare le tentazioni del ‘particolare’: “L’esperienza politica, come esigenza di realizzare la giustizia nell’ordine sociale, di superare la tentazione del particolare, per attingere valori universali, è coinvolta dunque nello sforzo di fare, mediante il consenso e la legge, l’uomo più uomo e la società più giusta. Il che vuol dire perseguire, con gradualità e limiti certo inevitabili, la salvezza annunciata, ad un tempo luminosamente certa e paurosamente lontana. Questo può essere forse un rasserenante richiamo in una giornata come questa… Possiamo tutti insieme, dobbiamo tutti insieme sperare, provare, soffrire, creare, per rendere reale, al limite delle possibilità, sul piano personale come su quello sociale, due piani appunto che si collegano e si influenzano profondamente, un destino irrinunciabile che segna il riscatto dalla meschinità e dall’egoismo. In questo muovere tutti verso una vita più alta, c’è naturalmente spazio per la diversità, il contrasto, perfino la tensione”.

E l’articolo si chiude con l’invito a vivere la gioia liberante della Pasqua per non corrodere le basi della convivenza civile: “Restaurare lo Stato, rispettoso dei diritti ma intransigente contro ogni violazione e specie quelle che toccano la vita democratica, è un’inderogabile esigenza politica, da attuare con il minor numero possibile di parole ed invece con fatti stringati, come i tempi stringenti richiedono. Si chiamano in causa utili convergenze delle forze politiche sulle quali è doveroso portare l’attenzione con grande serietà e responsabilità. Ma tutto questo non sarebbe appropriatamente evocato nel giorno di Pasqua, mentre la gioia della liberazione è fortemente attenuata da incredibili contestazioni dei valori della convivenza, se si trattasse solo di un fatto politico che richieda un attento ripensamento nel suo proprio ambito. Ma c’è di più, che siamo posti dinanzi ad un fatto allarmante che va cancellato essenzialmente nel nostro spirito; un segno vistoso di quella inammissibile vecchiezza, di quella insopportabile stortura, di quell’offesa all’umanità, per sradicare le quali, tra l’altro, è stato pagato un così alto riscatto e reso possibile un consolante annuncio di salvezza, di dignità, di libertà e di pace”.

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