Giornata del Migrante: una Chiesa cattolica ed aperta

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“Nella Lettera Enciclica Fratelli tutti ho espresso una preoccupazione e un desiderio, che ancora occupano un posto importante nel mio cuore: ‘Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più gli altri, ma solo un noi’. Per questo ho pensato di dedicare il messaggio per la 107a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato a questo tema: ‘Verso un noi sempre più grande’, volendo così indicare un chiaro orizzonte per il nostro comune cammino in questo mondo”.

Così inizia il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ‘Verso un noi sempre più grande’, che è stato presentato ieri dal card. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; p. Fabio Baggio, Sotto-Segretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; suor Alessandra Smerilli, Sotto-Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; mons. Paul McAleenan, vescovo ausiliare di Westminster; e Sarah Teather, direttrice Jesuit Refugee Service UK.

P. Baggio ha spiegato che è un messaggio in sei punti e “per favorire un’adeguata preparazione alla celebrazione di questa giornata, la Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha allestito una campagna di comunicazione attraverso la quale verranno elaborati i sei punti proposti dal Messaggio”.

Ed ha spiegato il contenuto dei sei punti: “lI primo punto riguarda la dimensione del noi, che deve aspirare ad essere grande come l’umanità, in piena corrispondenza con il piano creativo e salvifico di Dio. Il secondo punto è un’applicazione del noi alla Chiesa, chiamata ad essere un’unica casa e un’unica famiglia per ogni battezzato.

Il terzo punto è un richiama alla ‘Chiesa in uscita’, tanto cara al Santo Padre, chiamata ad uscire all’incontro ‘per curare chi è ferito e cercare chi è smarrito…, pronta ad allargare la sua tenda per accogliere tutti’. Il quarto punto riguarda il futuro delle nostre società che sarà colorato di armonia e pace solo se impariamo a vivere insieme.

Il quinto punto riprende un altro tema caro a papa Francesco: la casa comune, per la cui cura è necessario assicurare un noi che prenda sul serio le sue responsabilità. L’ultimo punto è un invito a sognare insieme, come un’unica umanità, come compagni di viaggio, che si sono resi conto che avere una meta comune dà molto più senso al viaggio”.

Invece suor Smerilli ha affrontato il tema del messaggio dal punto di vista economico: “In ambito economico non è difficile scorgere questo noi sfigurato, e la pandemia lo ha reso più evidente: la finanza, che ha come sua vocazione originaria l’inclusione, mettere insieme chi ha capitale con chi vuole sviluppare progetti ed è privo di mezzi, è diventata in gran parte dei casi pura speculazione”.

La Sotto-Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha evidenziato che il messaggio mette in evidenza le speculazioni ai danni del povero: “Si pensi alle operazioni speculative sui generi alimentari, che rischiano di lasciare interi paesi senza accesso al cibo a causa degli aumenti dei prezzi.

Ed i più poveri sono costretti a migrare. Si pensi alle crescenti disuguaglianze, economiche, tecnologiche, di accesso alle cure. Fino a quando la logica prevalente rimarrà: ‘cosa è meglio per me’ e non ‘quale è la mia parte in un’azione che sarà il meglio per noi tutti e per la nostra casa comune’, non sarà possibile sanare un’economia malata”.

Infine ha parlato dei segni di speranza per ‘preparare il futuro’, fra cui gli incontri del processo dell’ ‘economia di Francesco’: “Un altro grande segno di speranza è legato al processo dell’Economia di Francesco: grazie ad una chiamata di Papa Francesco a cambiare l’economia attuale e a dare un’anima all’economia del futuro, più di 2000 giovani economisti di 120 paesi del mondo, si stanno formando e lavorano insieme a progetti di trasformazione dell’economia. Si incontrano online, lavorano nei propri territori.

Vogliono riportare al centro dell’economia quella scena della vita di San Francesco, e cioè l’abbraccio con il lebbroso, che i ricchi di Assisi non hanno voluto pagare per la realizzazione, tra gli affreschi della basilica: non si voleva far sapere che ad Assisi ci fossero i lebbrosi.

Gli scartati che escono dalla storia, ma anche dal racconto della storia. I giovani dell’Economia di Francesco vogliono che i poveri, gli scartati gli esclusi, i migranti e i rifugiati siano messi al centro dell’economia: insieme si può ripartire per un noi che abbia il sapore del Vangelo”.

Il messaggio è concluso da una preghiera: “Padre santo e amato, il tuo Figlio Gesù ci ha insegnato che nei Cieli si sprigiona una gioia grande quando qualcuno che era perduto viene ritrovato, quando qualcuno che era escluso, rifiutato o scartato viene riaccolto nel nostro noi, che diventa così sempre più grande.

Ti preghiamo di concedere a tutti i discepoli di Gesù e a tutte le persone di buona volontà la grazia di compiere la tua volontà nel mondo. Benedici ogni gesto di accoglienza e di assistenza che ricolloca chiunque sia in esilio nel noi della comunità e della Chiesa, affinché la nostra terra possa diventare, così come Tu l’hai creata,la Casa comune di tutti i fratelli e le sorelle”.

(Foto: Santa Sede)

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