Dal Piemonte le associazioni chiedono di non abrogare la legge sull’azzardo

La maggioranza in Consiglio Regionale del Piemonte accelera sulla modifica della legge 9/2016, approvata nella scorsa consiliatura all’unanimità, per contrastare il gioco d’azzardo patologico. Un brutto segnale che ha come effetto diretto l’esclusione dalle audizioni dei rappresentanti della società civile, assicurata dal Presidente del Consiglio Regionale Allasia, a seguito della mobilitazione del giugno 2020 in difesa degli effetti positivi dell’impianto normativo approvato solo 5 anni fa.

Lo hanno ricordato la Commissione regionale per la Pastorale sociale e del lavoro della Conferenza episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta e da una ventina tra associazioni e movimenti (tra cui Acli, Libera Piemonte, Gruppo Abele, Movimento Focolari Piemonte, Azione Cattolica Piemonte e Valle d’Aosta, Comunità Cenacolo, Comunità Papa Giovanni XXIII, Forum delle associazioni familiari del Piemonte, Giuseppini del Murialdo, Società San Vincenzo De Paoli), secondo cui questi elementi ‘non trovano riscontro nei dati disponibili’.

Le associazioni sostengono che “la modifica ‘Leone’ è un’abrogazione totale della 9/2016, nonostante essa abbia permesso di contrastare il gioco d’azzardo patologico, il sovraindebitamento e il riciclaggio delle mafie nel settore. Azzerarla, in un momento di crisi economica, aumenterebbe esponenzialmente l’offerta del gioco e la possibilità per i piemontesi di cadere nella falsa speranza di risolvere i problemi attraverso l’azzardo.

L’azione di smantellamento si fonda sull’eliminazione della cosiddetta ‘retroattività’ (l’applicazione del criterio delle distanze dai ‘luoghi sensibili’ anche agli esercizi con licenze antecedenti la Legge, quasi tutti…) e  sulle limitazioni di orario di funzionamento degli apparecchi automatici di gioco, disposte dai Comuni, asserendo che queste misure: avvantaggerebbero il gioco illegale, gestito dalle organizzazioni mafiose; avrebbero creato una crisi occupazionale nel settore del gioco in denaro”.

Sul primo punto, infatti, “non esistono evidenze scientifiche e/o giudiziarie che manifestino un effetto sostituzione da parte del crimine organizzato nel settore degli apparecchi automatici di gioco”.

Sul secondo punto, quello relativo agli ipotetici effetti nefasti sull’occupazione, “sottolineiamo come la legge 9/2016 prevedesse congrui periodi di differimento di entrata in vigore del cosiddetto ‘distanziometro’”.

Inoltre, “i dati dell’Osservatorio del mercato del lavoro regionale presentati in audizione poche settimane orsono dimostrano la stabilità dei livelli occupazionali nel settore, sia per quanto riguarda gli esercizi generalisti (tabacchi, bar…) sia per quanto riguarda gli esercizi dedicati in via esclusiva al gioco in denaro”.

Nonostante ciò, nella consapevolezza delle eventuali future ricadute occupazionali conseguenti all’applicazione completa dell’attuale legge, “chiediamo che si cerchino soluzioni virtuose, in linea con l’art. 41 della Costituzione, dove si ribadisce che la libera iniziativa privata ‘non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana’. Ricordiamo a questo riguardo che sono ora a disposizione ingenti risorse per il sostegno economico e di riconversione produttiva”.

Le associazioni hanno anche rivolto un appello: “Chiediamo alla maggioranza del Governatore Alberto Cirio di non procedere con quest’opera di smantellamento della legge 9/2016, di mantenere le promesse fatte mesi fa e di ascoltare le ragioni delle realtà che da anni si battono contro il gioco d’azzardo patologico, il sovraindebitamento, e le mafie. Difendiamo gli effetti di una buona legge e non accettiamo che si scommetta sulla salute dei piemontesi”.

Intanto la consigliera regionale, Monica Canalis, dall’opposizione ha ricordato che tale legge “è stata approvata durante la Giunta Chiamparino all’unanimità (quindi votata anche dalla Lega e dalla destra che ora vorrebbero cambiarla!) non è una normativa proibizionista, ma semplicemente pone dei limiti, dei paletti, alla collocazione e agli orari di apertura delle sale slot, sale scommesse, ecc., in particolare a tutela dei luoghi sensibili e delle fasce di popolazione più a rischio. E per questo va difesa”.

In particolare l’articolo 13, quello che contrasta più efficacemente il gioco d’azzardo attraverso l’imposizione di distanze da luoghi sensibili come ospedali, Rsa, Chiese e scuole, “ha previsto un periodo di transizione, per dar modo agli esercenti di adeguarsi, periodo che scade a maggio.

E’ evidente che la fretta della Lega è dettata dal voler mettere i gestori al riparo dalle eventuali sanzioni (ma 5 anni non sono stati sufficienti per mettersi in regola?) e saltare la fase delle audizioni e quindi del confronto con le associazioni.

Gli argomenti a difesa dell’occupazione di chi lavora in questo settore sono pretestuosi, infatti la Legge regionale 9/2016 finora può aver contribuito a far perdere poche decine di posti di lavoro nelle sale slot, compensati dai posti di lavoro che si sono creati nelle tabaccherie. Quello che invece è ben più grave, è il costo economico, sociale e sanitario causato da questa dipendenza”.

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