La rivoluzione necessaria per un Conclave non precotto

Molti non si conoscono tra loro, tanto che alcuni cardinali (anche in Curia) hanno chiesto profili biografici e foto dei “colleghi” per poter avere uno scambio proficuo. Ma altri, evidentemente legati a vecchi schemi o spaventati da un vero dibattito sui temi che il futuro Papa deve affrontare, hanno già pensato di “indicare” una strada da seguire. Così circola ad arte la notizia che si vorrebbe un cardinale anziano che in un paio di anni riforma la Curia e mette tutto a posto. Quasi un tentativo di cancellare gli otto anni di pontificato di Benedetto XVI che magari qualcuno ha visto come un “errore”. Ma a che serve un anziano se un Papa si è appena dimesso perchè anziano? Servirebbe a riportare il potere alla Curia. Quel potere che Ratzinger ha voluto invece ridare al Collegio dei cardinali e al nuovo Papa. Collegialità e comunione. Due punti al centro del dibattito ecclesiale fin dal Concilio e non ancora bene digerito da chi il Concilio non l’ha vissuto. Per il 4 marzo le relazioni principali sono già decise. Ce ne dovrebbero essere quattro e affidate al prefetto di Propaganda Fide, al prefetto della Congregazione delle Chiese Orientali, entrambi cardinali. Poi ci dovrebbe essere il prefetto della Dottrina della Fede, ma Mueller non è cardinale, e infine una relazione dalla Segreteria di Stato. Ci sarà anche spazio per i “giovani”? La tendenza sembra contraria.

Come al Concilio. Si arriva a giochi fatti e si approva o no, fine. Nella Congregazioni Generali del 2005 guidate dal cardinale Ratzinger una delle caratteristiche fu proprio l’invito a parlare e discutere ai cardinali di paesi non europei. Insomma non i soliti noti che propongono “ticket” o soluzioni preconfezionate, ma un vero “concilio” appunto. Ma Ratzinger il Concilio lo aveva vissuto davvero, e sapeva che fare. In questo pre conclave 2013 alcuni sembrano spaesati e timorosi. Altri parlano un po’ troppo e altri infine restano in attesa. A chi cerca di capire quali siano i “movimenti” viene da rispondere con una frase che il cardinale Giuseppe Siri disse molti anni fa al decano dei vaticanisti Benny Lai : “ il Papa nasce in conclave!”. Lui ne sapeva qualcosa. Ecco allora che l’eco del racconto di Benedetto XVI sull’inizio del Concilio suona come un incoraggiante invito e un monito: rifiutare le liste già fatte “non era un atto rivoluzionario, ma un atto di coscienza, di responsabilità da parte dei Padri conciliari.”

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