Il Papa non è mai solo e la Chiesa è viva

Più di un quarto d’ora di giro della Piazza, affollata di semplici fedeli. Così come quel 24 aprile del 2005 quando ha iniziato il suo pontificato. Benedetto XVI saluta il Popolo di Dio con un grazie alla Chiesa, ai collaboratori, e soprattutto alla gente semplice, quella che gli ha scritto in questi giorni: “ Sì, il Papa non è mai solo, ora lo sperimento ancora una volta in un modo così grande che tocca il cuore. Il Papa appartiene a tutti e tantissime persone si sentono molto vicine a lui. E’ vero che ricevo lettere dai grandi del mondo – dai Capi di Stato, dai Capi religiosi, dai rappresentanti del mondo della cultura eccetera. Ma ricevo anche moltissime lettere da persone semplici che mi scrivono semplicemente dal loro cuore e mi fanno sentire il loro affetto, che nasce dall’essere insieme con Cristo Gesù, nella Chiesa. Queste persone non mi scrivono come si scrive ad esempio ad un principe o ad un grande che non si conosce. Mi scrivono come fratelli e sorelle o come figli e figlie, con il senso di un legame familiare molto affettuoso. Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, non un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi poter toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi.”

Il Papa che è stato definito “pessimista” rispetto al Concilio è in effetti il Pontefice che più di altri ha saputo accoglierlo e presentarlo al mondo per quello che è: un ritorno alla carità. L’amore del Popolo di Dio per il Signore è la forza della Chiesa. Chi non riesce ad entrare in questa dinamica non riesce a capire la Chiesa. Benedetto XVI con la delicatezza che gli appartiene da sempre risponde agli interrogativi che si sono levati in questi giorni. Posso rinunciare dopo aver detto il mio sì il 19 aprile del 2005? “Ho fatto questo passo- ha detto con la voce più tremante del solito- nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.” Gli applausi lo interrompono spesso, come il giorno dell’inizio del pontificato.Dal 19 aprile del 2005 Joseph Ratzinger è solo Papa Benedetto. Non appartiene più a se stesso. “Amare la Chiesa- spiega il Papa alle migliaia di persone in piazza- significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.” Non torna ad una vita privata da professore Papa Benedetto XVI, non alle conferenze o ai viaggi, non scende dalla croce, rimane, “resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio.”

Il suo grazie è un grazie a Dio che lo ha sempre guidato per lavorare per la Chiesa, che è Chiesa di Cristo, non nostra. Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano, dice il Papa, e ringrazia per le giornate di sole e quelle di tempesta. “E’ stato un tratto di cammino della Chiesa che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche momenti non facili; mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua e non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore.” Il Grazie del Papa è un invito ad abbandonarsi nelle braccia del Signore come un bambino nelle braccia del padre. E poi c’è il grazie al Segretario di Stato “ che mi ha accompagnato con fedeltà in questi anni”, e alla Curia, a chi lavora nell’ ombra e nel silenzio nelle dedizione quotidiana. Il Papa non è mai solo, dice e ripete più volte, e per questo il “cuore di un Papa si allarga al mondo intero”.

E chiede alla Chiesa viva di pregare per i cardinali “ chiamati ad un compito così rilevante e per il nuovo successore dell’ Apostolo Pietro: il Signore lo accompagni con la luce e la forza del suo Spirito.” Il Signore ci avvolge con il suo amore, dice Benedetto concludendo il discorso in italiano, e anche i cardinali sul sagrato si alzano ad applaudire il Papa. Papa per sempre ha spiegato Benedetto XVI, che non è solo, che non è il “padrone” della Chiesa, una Chiesa che è il Popolo di Dio, ma anche la Curia dove si lavora nel silenzio. La fiducia e la gioia, la serenità e la carità sono le parole chiave di questa ultima catechesi di Benedetto XVI, ma sono anche i temi portanti di un pontificato che ha riportato al centro del dibattito ecclesiale la fede della Chiesa e i grandi temi del Concilio. Quello nel quale Joseph Ratzinger ha lavorato come giovane teologo, quel Concilio che Giovanni Paolo II ha portato in giro per il mondo, e che ora Benedetto XVI ripropone con la realtà di una Chiesa non trionfalistica, ma ferma nella fede, anche davanti alle difficoltà vere o presunte. “ Grazie a tutti, sono commosso- ha detto dopo il primo grande applauso Benedetto XVI- e un grazie anche al Creatore per il tempo bello che ci dona.” E sicuramente il Papa non pensava esclusivamente al sole che oggi brilla su Roma. Alla sua diocesi Benedetto ha riservato oggi un saluto speciale.”  Agli italiani dice: grazie per questi otto anni tra di voi!

Poi i saluti continuano in tutte le lingue, compresso l’arabo, lingua inserita da Papa Benedetto dopo il suo ultimo viaggio in Libano lo scorso settembre. Il gesto profetico di guardare a quelle comunità cristiane di frontiere, piccole ma tenaci.

La Piazza intanto si va riempiendo, Via della Conciliazione diventa un fiume di gente. Moltissimi pregano con il Papa, poi ci sono anche coloro che sono qui solo per “esserci” senza magari capire bene il perché. Ma le parole del Papa sono rivolte a loro, a chi sta magari cercando il senso della parola ” carità”. Il canto del Padre Nostro è forte e limpido pur nella emozione della voce del Papa.

 

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