Sì, Papa Francesco è stato coinvolto nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sulle benedizioni delle unioni tra persone dello stesso sesso

A seguito di un chiarimento della Santa Sede secondo cui la Chiesa Cattolica Romana non può benedire le unioni dello stesso sesso, alcuni media hanno ipotizzato sul coinvolgimento – o sulla mancanza di coinvolgimento – di Papa Francesco nella promulgazione del documento. Tuttavia, il consenso del Papa è una parte necessaria di qualsiasi responsum e lo stesso Papa Francesco ha più volte ribadito l’insegnamento consolidato della Chiesa sul matrimonio e sulla sessualità.

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Udienza all’Assemblea Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, 30 gennaio 2020 (Foto di Vatican Media).

Il documento in questione è il responsum (risposta) che la Congregazione per la Dottrina della Fede ha dato a una domanda sulla benedizione delle unioni dello stesso sesso. Il responsum diceva che “Dio non può benedire il peccato”. Il responsum ha anche sottolineato che “la comunità cristiana e i Pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e delicatezza le persone con inclinazione omosessuale, e sapranno trovare le modalità più adeguate, coerenti con l’insegnamento ecclesiale, per annunciare il Vangelo nella sua pienezza”.

La Chiesa non può benedire le unioni sessuali al di fuori del matrimonio di un uomo e una donna, afferma il documento. Tuttavia, le benedizioni possono essere date “a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale”.

Sebbene il documento ribadisca l’insegnamento di lunga data della Chiesa, ha suscitato polemiche e dure reazioni da voci progressiste all’interno della Chiesa. C’è stato anche un tentativo di allontanare Papa Francesco dal documento, con un media che ha affermato che la questione non è stata discussa durante la riunione plenaria mensile della Congregazione per la Dottrina della Fede, ma solo da un piccolo gruppo di funzionari della Congregazione. Tuttavia, il documento stesso afferma chiaramente che Papa Francesco “è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa”.

I responsi sono le risposte della Congregazione per la Dottrina della Fede a domande sull’insegnamento cattolico. Hanno origine negli incontri mensili della Congregazione. Da qui cardinali, consulenti ed esperti vengono consultati. Questo processo può richiedere mesi o anni. Il responsum risultante viene quindi discusso dalla Congregazione prima di essere presentato al Papa, che può approvare, rifiutare o emendare il testo. Il Papa deve acconsentire al documento finale. Non tutti i responsi sono resi pubblici, ma solo quelli che hanno un significato particolare per la Chiesa universale. Altri vengono inviati direttamente al vescovo, sacerdote o fedele che ha effettuato la richiesta.

La tempistica del recente responsum è significativa, poiché riguardava la benedizione delle coppie dello stesso sesso nel “percorso sinodale” della Chiesa Cattolica Romana in Germania, con diversi vescovi tedeschi che suggeriscono che tali benedizioni sono accettabili.

Papa Francesco, quindi, era senza dubbio a conoscenza del contenuto del responsum, e ne ha autorizzato la pubblicazione. In numerose occasioni il Papa ha sottolineato l’importanza di difendere il matrimonio come unione tra uomo e donna, e fondamento di una famiglia.

Inoltre, il messaggio del documento non è una novità. La Chiesa ha da tempo chiarito che non può sostenere le unioni dello stesso sesso.
Nel 1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato Persona humana, che si occupava della cura pastorale delle persone con tendenze omosessuali. In alcuni casi, diceva questo documento, “alcuni concludono che la loro tendenza è a tal punto naturale da dover ritenere che essa giustifichi, in loro, relazioni omosessuali in una sincera comunione di vita e di amore, analoga al matrimonio”. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha sottolineato che tutte le persone devono essere trattate pastoralmente e con comprensione, ma ha chiarito che “non può essere usato nessun metodo pastorale che, ritenendo questi atti conformi alla condizione di quelle persone, accordi loro una giustificazione morale. Secondo l’ordine morale oggettivo, le relazioni omosessuali sono atti privi della loro regola essenziale e indispensabile”.

Nel 1986, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha inviato una Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali. La lettera incoraggiava i vescovi “a fornire una cura pastorale in pieno accordo con l’insegnamento della Chiesa per le persone omosessuali delle loro diocesi”. Tuttavia, diceva la lettera, “oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un’ideologia materialistica, che nega la natura trascendente della persona umana, così come la vocazione soprannaturale di ogni individuo”.

Nel 1992, la CDF ha pubblicato Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali. Quel documento sottolineava che “le persone omosessuali, in quanto persone umane, hanno gli stessi diritti di tutte le altre persone incluso il diritto di non essere trattate in una maniera che offende la loro dignità personale”. Tuttavia, il documento osservava che “vi sono ambiti nei quali non è ingiusta discriminazione tener conto della tendenza sessuale: per esempio, nella collocazione di bambini per adozione o affido, nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, e nel servizio militare”.

Nel 2003, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, che ha chiarito che “la Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all’approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l’unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società”.

Attingendo a questo background consolidato, l’ultimo responsum ha solide radici nell’insegnamento della Chiesa. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha ritenuto ragionevole pronunciare ancora una volta questo insegnamento.

Traduzione italiana a cura del Blog dell’Editore dell’articolo pubblicato in inglese da Catholic News Agency, 25 marzo 2021.

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