Andando avanti così lo scisma è inevitabile

Da lunedì meno Messe nella Basilica Papale di San Pietro, che diventa sempre più simile ad un museo, visitata da turisti al termine del giro nei Musei Vaticani dopo la tappa alla Cappella Sistina (Sars-CoV-2 permettendo). Dopo la protesta del Cardinale Raymond Burke [La Segreteria di Stato, incompetente in materia, ha emanato per la Basilica di San Pietro direttive contrarie alla disciplina della Chiesa universale. Il Cardinale Burke chiede la revoca immediata – 13 marzo 2021] è arrivata la alzata di voce del Cardinale Gerhard Ludwig Müller. Il primo Prefetto emerito della Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Chiesa, il secondo Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ben diversa è stata fino a domenica scorsa la prassi nella Basilica di San Pietro, con tanti sacerdoti che ogni mattina celebravano la Santa Messa sugli altari laterali della basilica, spesso da soli e spesso nella Forma Straordinaria del Rito Romano, con la presenza di soprattutto giovani. Il fatto che non sarà più permesso di celebrare delle Sante Messe individuali nella Basilica di San Pietro, celebrate da un prete da solo, senza fedeli, e la drastica riduzione, con la limitazione ad un solo altare, nella cripta della Basilica, per le Sante Messe nella Forma Straordinaria del Rito Romano, fa certamente pensare ad una mossa per colpire a morte questo Rito. Andando avanti così lo scisma è inevitabile.

Santa Messa secondo la Forma Straordinaria del Rito Romano nella Cappella Clementina delle Grotte Vaticane, 22 marzo 2021 (Foto di Edward Pentin/National Catholic Register).

E anche le reazioni contrari alla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla illegittimità e impossibilità per la Chiesa di benedire le coppie gay avvicinano lo scisma, ritenuta non più valida l’espressione Roma locuta, causa finita est. Questa frase latina (quando Roma ha parlato, la causa è definitivamente chiusa), estrapolata dai Sermones di Sant’Agostino e riferita alle questioni sottoposte al giudizio della Curia romana o dello stesso Sommo Pontefice della Chiese universale, significa che la sentenza era decisiva e la causa per la Chiesa Cattolica Romana era definitivamente chiusa.

Nel frattempo chiudono parrocchie in tutta Europa e diminuiscono le ordinazioni. Non è questione di vocazioni. Sull’argomento riportiamo l’articolo di Andrea Zambrano su Il Timone di oggi, 25 marzo 2021: “Le parrocchie chiudono, ma il calo dei sacerdoti non è la causa”. Il problema è che sparisce la Fede e i vescovi non si chiedono nemmeno il perché. Sopprimono sempre più parrocchie e chiudono sempre più chiese, che cadono in rovina, cambiano destinazione o vengono addirittura demoliti, per far posto a centri commerciali o progetti per complessi di lusso. Invece: “I paesi islamici non badano a spese per le moschee in Europa. In Francia scandalo per la mega moschea di Strasburgo. Dalla Sicilia alla Germania, sono in corso mega finanziamenti. Dal Qatar alla Turchia, fanno a gara a chi ne costruisce di più. Svegliamoci” (Giulio Meotti @giuliomeotti – Twitter, 24 marzo 2021).

Un altare laterale vuoto nella Basilica di San Piero, 22 marzo 2021 (Foto di Edward Pentin/National Catholic Register).

Basilica di San Pietro sempre più un museo e la Forma Straordinaria del Rito Romana esiliata nella Cripta

Dal 22 marzo sono entrate in vigore nella Basilica di San Pietro le nuove norme, emanate dal Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato Segreteria di Stato (cioè da un ufficio che non ha competenza sulla basilica) relative alla celebrazione delle Messe, per indicazione dell’Uomo che Veste di Bianco, nel modo e nella forma. Edward Pentin, corrispondente a Roma del National Catholic Register è andato a vedere e ha fatto un reportage [QUI] https://www.ncregister.com/news/like-a-museum-dead-silence-in-st-peter-s-basilica-as-suppression-of-individual-masses-comes-into-force, di cui Marco Tosatti per Stilum Curiae ha tradotto alcuni brani, che riportiamo di seguito.

Concelebrazione Eucaristica nella Cappella del Coro della Basilica Vaticana, 22 marzo 2021 (Foto di Edward Pentin/National Catholic Register).

“Come un museo”: silenzio tombale nella Basilica di San Pietro quando entra in vigore la soppressione delle messe individuali
di Edward Pentin
National Catholic Register, 22 marzo 2021


Il Cardinale Gerhard Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha detto al National Catholic Register il 22 marzo che la direttiva avrà l’effetto di rendere il clero che lavora in Vaticano “più simile a dei funzionari e con meno identità sacerdotale”. Gli altari laterali della Basilica di San Pietro erano quasi tutti privi del Santo Sacrificio della Messa questa mattina, poiché è entrata in vigore una direttiva del Vaticano che sopprime le messe individuali celebrate nella parte superiore della basilica.

Da oggi, i sacerdoti possono solo concelebrare le Messe nel corpo principale della basilica al mattino tra le ore 07.00 e le 09.30 – una rottura con l’usanza abituale di permettere ai singoli sacerdoti di celebrare liberamente la loro Messa quotidiana ai molti altari della basilica.

La Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano, finora consentita nel corpo principale della basilica, è stata celebrata questa mattina da un “sacerdote autorizzato” [per cui non serve alcuna “autorizzazione”. V.v.B.] nella piccola Cappella Clementina, nella grotta sotto la basilica, come stabilito dall’istruzione del Vaticano del 12 marzo.

La direttiva…. [di cui il Cardinale Arciprete non era conoscenza, secondo nostre informazioni, nota di Stilum Curiae] è stata imposta in modo “dall’alto in basso” senza alcuna consultazione, secondo una fonte vaticana informata che ha chiesto di rimanere anonima. Il cambiamento colpisce principalmente i funzionari sacerdoti che lavorano in Vaticano e che erano soliti celebrare le messe individualmente nei 45 altari laterali e nelle 11 cappelle della basilica prima di iniziare la loro giornata di lavoro.

“Sono molto arrabbiati”, ha detto la fonte al Register. “Pochissimi di loro sono qui ad unirsi alle messe concelebrate questa mattina per protesta contro i cambiamenti”, ha detto la fonte, aggiungendo che la possibilità di celebrare la messa individualmente nella basilica era una delle poche opportunità che i funzionari avevano di esercitare il loro sacerdozio.

I sacerdoti e i fedeli che verranno nella basilica per la messa potranno d’ora in poi partecipare solo a una delle quattro messe concelebrate ogni mattina, così come ad altre messe concelebrate durante il giorno agli altari principali.

La direttiva ha anche stabilito che le concelebrazioni devono avere l’assistenza di lettori e cantori, e che i gruppi di pellegrini accompagnati da un vescovo o un sacerdote devono ora celebrare la Messa nelle grotte vaticane sotto la basilica. I “sacerdoti autorizzati” sono ora autorizzati a celebrare la Messa nella Forma Straordinaria del Rito Romano nella Cappella Clementina solo in quattro orari prestabiliti ogni mattina, limitati a 30 minuti.

In una dichiarazione del 13 marzo [QUI], il Cardinale Raymond Burke, prefetto emerito della Segnatura Apostolica, il più alto tribunale della Chiesa, ha detto che la direttiva era in “diretta violazione della legge universale della Chiesa”, che ha violato i metodi standard per apportare modifiche alla Sacra Liturgia, e dovrebbe quindi essere “annullata immediatamente”.

Lui e altri critici della direttiva dicono che essa condiziona ingiustamente i sacerdoti a concelebrare le Messe in violazione della loro libertà di offrire la Messa individualmente. I fedeli di tutto il mondo che vengono nella basilica saranno anche ora quasi sempre limitati a prendere parte alle messe in italiano.

Il Cardinale Gerhard Müller, Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha osservato su The World Over di EWTN la scorsa settimana che la Segreteria di Stato non aveva né la competenza legale né teologica per prendere una tale decisione, ha detto al Register il 22 marzo che avrà l’effetto di rendere il clero che lavora in Vaticano “più simile ai funzionari e con meno identità sacerdotale”.

La direttiva, che ha detto essere un “documento spietato, autoritario, imposto senza consultazione o sinodalità”, rappresenta una “comprensione secolarizzata” della Messa come intrattenimento religioso, ignora “la tradizione spirituale cattolica del sacerdozio di celebrare la Messa ogni giorno”, ed è un’ulteriore prova della “auto-secolarizzazione della Chiesa”.

“È tutto molto superficiale”, ha detto, aggiungendo che è “assolutamente ovvio che questo documento è stato fatto da uomini anonimi che non sanno nulla di teologia cattolica”.

Il Cardinale Müller ha detto che gli autori della direttiva “vogliono avere questo ‘raccoglimento e decoro’ ma non è la realtà”. Crede invece che stiano dando “un esempio totalmente cattivo a tutta la Chiesa, perché la Santa Romana Chiesa è Mater et Magistra, per tutta la Chiesa, e deve dare il miglior esempio della liturgia romana”.

Ha aggiunto che spera che non renda la basilica “sempre più simile a un museo”.

Scrivendo in Catholic World Report, George Weigel, illustre senior fellow dell’Ethics and Public Policy Center, ha previsto che “San Pietro sarà molto meno una casa di preghiera di quanto non fosse prima”, qualcosa che ha visto come “una grande tristezza, soprattutto in un momento in cui la Chiesa e il mondo hanno un gran bisogno della potenza dell’Eucaristia e della testimonianza di un’intensa pietà eucaristica”.

Non è ancora chiaro chi ci sia dietro la direttiva che è stata discussa per molti anni, ma ha coinciso con la partenza a febbraio del precedente arciprete, il cardinale Angelo Comastri, che era noto per essere resistente a un tale cambiamento. Fonti attendibili hanno detto al Registro che Papa Francesco ha autorizzato lui stesso con l’aiuto di uno dei suoi più stretti confidenti, il Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, e un certo numero di altri cardinali vicini al Santo Padre [con questo Pentin conferma l’informazione che abbiamo dato il 15 marzo in una Postilla N. 2 al nostro articolo del 13 marzo [QUI]: “Nello Stato della Città del Vaticano non si muove foglia che Bergoglio non voglia. (…) si apprende – dalla medesima fonte interna – che l’insolita disposizione è stata emessa per volontà di Papa Francesco. Quindi, il motivo della comunicazione impartita con questa inconsueta e irrituale modalità è l’assoluta discrezione richiesta dal Pontefice, affinché la disposizione venisse recepita con un basso profilo. (…)].

Il National Catholic Register ha chiesto alla Sala Stampa della Santa Sede, all’Arcivescovo Peña Parra, e al suo superiore, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, una spiegazione del cambiamento e di come è nato, ma non ha ancora ricevuto una risposta.

La Cappella di San Giuseppe nella Basilica di San Pietro vuota, 22 marzo 2021 (Foto di Edward Pentin/National Catholic Register).

Le reazioni contrari alla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla illegittimità e impossibilità per la Chiesa di benedire le coppie gay avvicinano lo scisma

Emblematico e da delirio il Tweet del vaticanista pasdaran bergogliano Jacopo Scaramuzzi del 23 marzo 2021: «Oltre che della società che muta e della sinodalità, la critica al responsum sui gay è la conseguenza della cagnara fatta in questi anni da viganisti e cardinali dubiosi: se loro, che difendono la Tradizione, contestano il magistero, si dicono i riformisti, noi dovremmo tacere?».

A parte della follia della definizione della conseguenza, non basta che Papa Francesco era espressamente d’accordo con la Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla illegittimità e impossibilità per la Chiesa di benedire le coppie gay, coerente con suo pensiero, per impedire la rivolta della parte pro LGBTQI+ nella Chiesa Cattolica Romana e per mettere fine alle ricostruzioni da delirio. Nulla di diverso da quanto già visto in altri casi dal 2013. Solo che altre volte le decisioni del Papa regnante, con suo stile e i suoi modi particolari entusiasmava chi oggi resta colpito e urla al complotto.

Il travisamento: la Congregazione per la Dottrina della Fede ha detto che la Chiesa benedice tutti (anche gli omosessuali) ma non può benedere le unioni tra omosessuali (e l’ha spiegato anche perché, anche se lo dice già il Catechismo della Chiesa Cattolica Romana). Questa è una bella differenza.

“Diocesi con l’arcobaleno nel logo, parroci pronti a disobbedire, episcopati in rivolta. Il no del Vaticano alla benedizione delle coppie gay scatena un terremoto molto più forte di quanto (a Roma) era stato previsto. Conseguenze pericolose”, scrive Matteo Matzuzzi su Il Foglio del 23 marzo 2021 [QUI]. “La posizione del Vaticano sulle coppie gay avvicina lo scisma. La questione, più che ecclesiale, è politica: si voleva il timbro, il sigillo della Chiesa, una svolta per aggiornarla anche in questo caso ai fatidici tempi correnti. Vescovi ribelli e parroci…”.

Il 24 marzo 2021 Matteo Matzuzzi scrive su Il Foglio [QUI]: “Benedizione coppie gay e rivolte varie. La narrazione curia cattiva vs Papa buono non regge più. Anche perché si fa fatica a immaginare il cardinale Ladaria tra i cattivi cospiratori. Il Papa non può smentire sé stesso. Da domenica si susseguono indiscrezioni su un’imminente retromarcia del Pontefice rispetto al testo da lui stesso approvato. Si vuole dire che Bergoglio non sa quel che approva in udienza?”.

Poi oggi, 25 marzo 2021 Matteo Matzuzzi scrive su Twitter: “Scenari da bolla mediatica: I retrogradi della CDF Ladaria e Morandi hanno imbrogliato il Papa, ottenendo il suo sì per qualcosa non troppo ben spiegato. Il Papa si accorge e disconosce il responsum (come vogliono i giornali e il vescovo di Anversa). Il Papa aveva capito benissimo (anche perché l’ha sempre pensata così), con Ladaria va d’accordissimo ma ora cambia idea. Secondo la bolla mediatica il Papa non ne esce benissimo (eufemismo): o non sa quel che approva o cambia idea leggendo i giornali. Per fortuna è una bolla”.

Su questa “bolla mediatica” abbiamo scritto: Scatti di ira… e “altissime” pressioni per depotenziare il Responsum sull’illegittimità e impossibilità di benedire unioni omosessuali – 23 marzo 2021.

Logo del profilo Facebook della Diocesi di Limburg, 17 marzo 2021 ore 20:20.

La posizione del Vaticano sulle coppie gay avvicina lo scisma
Mezza Europa insorge contro il no di Roma alla benedizione delle coppie omosessuali. In Germania le diocesi diventano “arcobaleno”
La questione, più che ecclesiale, è politica: si voleva il timbro, il sigillo della Chiesa, una svolta per aggiornarla anche in questo caso ai fatidici tempi correnti. Vescovi ribelli e parroci pronti alla disobbedienza
Nessuna sorpresa dietro al no del Papa alla benedizione delle coppie gay
di Matteo Matzuzzi
Il Foglio.it, 23 marzo 2021

Sabato la diocesi tedesca di Limburgo ha aggiornato il logo del proprio profilo su Facebook con un bell’arcobaleno e l’hashtag #LoveIsNoSin, l’amore non è peccato. Rivolta dichiarata contro il responsum dato dalla congregazione per la Dottrina della fede sulla possibilità di benedire le coppie formate da persone dello stesso sesso. Risposta, peraltro, avallata dal Papa  come messo nero su bianco nella Nota esplicativa. La provocazione di Limburgo è un pessimo segnale sul fronte dei già tesi rapporti tra la Conferenza episcopale tedesca e Roma, considerato che il vescovo di Limburgo è mons. Georg Bätzing, numero uno dei vescovi di Germania. Il vescovo di Essen, mons. Franz-Josef Overbeck,  ha scritto una lettera a tutti i parroci della diocesi di Essen spiegando di essere contrario a quanto deciso dalla curia romana. Una posizione, quella del responsum, “non più accettata dal mondo di oggi” e il Vaticano “non può ignorare quel che pensano i fedeli sul tema”. In Austria, 350 sacerdoti hanno firmato un documento in cui chiariscono che continueranno a benedire le coppie omosessuali, checché ne dica Roma. Analoga ribellione è già stata annunciata dalle diocesi svizzere di Basilea e San Gallo. In Belgio si è fatta sentire la voce  di mons. Johan Bonny, arcivescovo di Anversa [QUI]: “Provo una vergogna indiretta per la mia Chiesa e provo soprattutto incomprensione intellettuale e morale. Vorrei chiedere scusa a tutti coloro per i quali questo responsum è doloroso e incomprensibile: coppie gay fedeli e cattoliche impegnate, genitori e nonni di coppie gay e loro figli, operatori pastorali e consiglieri di coppie gay. Il loro dolore per la Chiesa oggi è il mio”, ha scritto in un articolo sul sito diocesano. Mons. Bonny, che è stato a un passo dal diventare anni fa arcivescovo di Bruxelles, già a cavallo del doppio Sinodo sulla famiglia del 2014-2015 aveva invocato una svolta sul tema, chiedendo di “abbattere il dogma” che conferisce l’esclusività alla relazione tra uomo e donna. “Non possiamo continuare a dire che non ci sono altre forme di amore diverse dal matrimonio omosessuale. Lo stesso amore che troviamo in un uomo e una donna che vivono insieme lo troviamo in gay e lesbiche”, sosteneva il vescovo belga.

Il Papa non può smentire se stesso
Torna la narrazione che vuole Francesco vittima degli intrighi di una curia cattiva, ma lo schema non regge più. Postilla finale: leggere il n. 251 di “Amoris laetitia”
Da domenica si susseguono indiscrezioni su un’imminente retromarcia del Pontefice rispetto al testo da lui stesso approvato. Si vuole dire che Bergoglio non sa quel che approva in udienza?
di Matteo Matzuzzi
Ilfoglio.it, 24 marzo 2021


“La Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso. Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’udienza concessa al sottoscritto segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa”. È importante ricordare questo passaggio contenuto nel comunicato con cui la Santa Sede, lo scorso 15 marzo, ha chiarito che non è consentita la benedizione delle coppie omosessuali. Due le firme in calce, quella del prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, il cardinale gesuita Luis Ladaria (nominato da Francesco nel 2017 in sostituzione del cardinale Gerhard Ludwig Müller), uomo integerrimo, leale e di indubitabili capacità, e il segretario della stessa, mons. Giacomo Morandi. È importante perché da domenica scorsa, complici alcune frasi pronunciate dal Papa prima dell’Angelus, si susseguono indiscrezioni secondo le quali Francesco sarebbe pronto a una retromarcia rispetto al responsum. O, quantomeno, a una presa di distanza da quanto pubblicato. Ne hanno scritto due autorevoli giornalisti, vicinissimi a Santa Marta, Elisabetta Piqué e Gerard O’Connell. Secondo Piqué, corrispondente della Nación, “il Papa ha criticato il documento della congregazione che lunedì scorso ha creato grande scalpore nel mondo”. O’Connell, che scrive per America magazine, la rivista dei gesuiti statunitensi, ha fornito la stessa lettura: Francesco, all’Angelus, ha preso le distanze dalla Nota dell’ex Sant’Uffizio. Il tutto sarebbe stato confermato da “fonti anonime di rango” che preferiscono restare anonime. Austen Ivereigh, biografo del Pontefice anche lui vicino alle dinamiche di Santa Marta, ritiene che quel responsum non sarà l’ultima parola di Francesco sul tema: “La cornice e il linguaggio di quel documento non sono suoi. Qualcosa è andato storto durante il processo di approvazione e consultazione”. “Non sarei sorpreso se proprio in questo momento il Papa stesse studiando il modo per riparare il danno”, ha aggiunto, sottolineando che “per gli omosessuali cattolici sarebbe necessario ascoltare direttamente la sua posizione”. Il contesto è quello di cui davamo conto ieri: episcopati interi si sono rivoltati contro il responsum, non pochi sacerdoti assicurano che non obbediranno, vescovi prendono pubblicamente le distanze. E ora, secondo fonti molto vicine al Pontefice, i dubbi di Francesco sulla decisione presa.

Ma allora il Papa cos’ha approvato nell’udienza concessa al segretario della congregazione per la Dottrina della fede? A cosa ha detto sì tanto da portare alla pubblicazione del responsum e della Nota esplicativa? Perché non è che ci siano molte alternative: o il Papa ha approvato qualcosa che non aveva ben capito – e quindi la questione non gli è stata presentata bene, e sarebbe grave – o siamo davanti a una retromarcia del Pontefice dovuta all’enorme pressione che anche internamente alla Chiesa si sta esercitando sul Vaticano. A meno che le fonti “anonime” siano, più semplicemente, interessate a creare un fossato tra il Papa e la congregazione per la Dottrina della fede (non sarebbe la prima volta), alimentando screzi e divergenze d’opinione nel tentativo di “assolvere” Francesco e la narrazione costruita su di lui e rivestendo il cardinale Ladaria e la vecchia curia romana con gli abiti dei poliziotti cattivi. Trama che regge poco, anche perché basta rileggere la Nota per cogliere tutto quello che Jorge Mario Bergoglio ha sempre detto sul tema che, seppure nascosto o poco pubblicizzato, non dovrebbe sconvolgere nessuno. O davvero desta scandalo scoprire che per la Chiesa “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”? Non sono, queste, parole di qualche pericoloso retrogrado. È Francesco in Amoris laetitia, paragrafo 251.

Le parrocchie chiudono, ma il calo dei sacerdoti non è la causa
di Andrea Zambrano
Iltimone.org, 25 marzo 2021


Troppo comodo dare la colpa alla penuria di sacerdoti. Più difficile andare alla radice del problema. Che è il seguente: perché calano i sacerdoti? La domanda è capitale, è la domanda del secolo perché dalla risposta dipenderà molto del futuro della Chiesa che probabilmente arriverà ad avvicinarsi tanto così al quesito, altrettanto capitale, che Gesù fece ai discepoli prima di ascendere al Cielo: «Ma, quando tornerà il Figlio dell’uomo troverà la fede?». La domanda viene da porsela leggendo le cronache locali che diventano per forza globali perché interessano più o meno tutto l’Occidente.

Oggi tocca alla Spagna, precisamente alla Diocesi di Barcellona, che passerà da 208 a 48 parrocchie in poco tempo. Destino che la vede ricalcare le orme dell’Olanda, dove, nella sola Diocesi di Utrecht, il cardinale Arcivescovo Eijk oggi conta appena 20 parrocchie (leggere il libro intervista di Andrea Galli col porporato Dio vive in Olanda [QUI].

E destino che vivono più o meno drammaticamente tutte le diocesi del Vecchio mondo, dall’Italia alla Francia dove un sito ha contato il numero dei sacerdoti transalpini che sono stati ordinati nel 2020: appena 91, 126 se si considera quelli che andranno nelle varie congregazioni o in Africa o quelli della galassia tradizionalista, che tengono più degli altri.

Il punto è che Gesù, dipartendo, non si è chiesto se troverà ancora sacerdoti, ma se troverà la fede. Perché è quello il motore che dà avviamento a tutto, non i sacerdoti sono il frutto, semmai, di un cammino di evangelizzazione che inizia con il curare come un fiore prezioso la famiglia.

D’altra parte, che cosa ci aspettiamo? Prendiamo nell’ordine Olanda, Francia e Spagna, i paesi finora più interessati dall’impoverimento e dalla chiusura delle parrocchie (non illudiamoci, perché presto sarà il turno dell’Italia). Si tratta dei paesi che più di ogni altro in Europa hanno portato avanti agende politiche sovvertitrici dell’ordine naturale e sociale. La Spagna che approva l’eutanasia non è diversa dall’Olanda delle false libertà e dalla Francia dei falsissimi diritti. Sono tutti paesi dove l’agenda laicista si è imposta prima di altri e dove ha potuto macinare con le sue ruote schiacciasassi il progresso della libertà con legislazioni sempre più permissive su aborto, divorzio, eutanasia, educazione gender. Sono stati, per certi versi, gli apripista. E questi sono i frutti.

Ma il problema non è la carenza di sacerdoti, perché fosse quello il problema la ricetta ci è già stata suggerita: pregate il padrone della messe perché mandi operai. Solo che nessuno prega più. E nessuno prega più per le cosiddette nuove vocazioni perché ad essere finita è la fede, non gli uomini che la dovrebbero difendere. Che cosa dovrebbe fare un vescovo, invece di allargare le braccia e chiudere i portoni della chiesa se non chiedersi: dove abbiamo sbagliato? Abbiamo inseguito il mondo con le sue seduzioni, cercando di adattarci noi al suo linguaggio per essere più inclusivi. Forse dovremmo interrogarci.

Nessuno dice che questa sia una ricetta facile, ma almeno non nascondiamoci dietro comode scuse, come se a provocare la penuria di sacerdoti fosse stata una pandemia sconosciuta. Se fosse così rimedieremmo con nuovi operai. Se la c’è la benzina, il motore cammina. Il problema è che siamo ormai in riserva e la stazione di servizio non si vede ancora all’orizzonte.