La Santa Sede dice no alla benedizione di unioni omosessuali: non ordinati al disegno del Creatore. La Chiesa benedice il peccatore, non il peccato

Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede
circa la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso

AL QUESITO PROPOSTO: La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?
SI RISPONDE: Negativamente.

Nota esplicativa

In alcuni ambiti ecclesiali si stanno diffondendo progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso. Non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede, «affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» [1].

In tali cammini, l’ascolto della parola di Dio, la preghiera, la partecipazione alle azioni liturgiche ecclesiali e l’esercizio della carità possono ricoprire un ruolo importante al fine di sostenere l’impegno di leggere la propria storia e di aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale, perché «Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa» [2], rifiutando ogni ingiusta discriminazione.
Tra le azioni liturgiche della Chiesa rivestono una singolare importanza i sacramentali, «segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie situazioni della vita» [3]. Il Catechismo della Chiesa Cattolica specifica, poi, che «i sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa» (n. 1670).
Al genere dei sacramentali appartengono le benedizioni, con le quali la Chiesa «chiama gli uomini a lodare Dio, li invita a chiedere la sua protezione, li esorta a meritare, con la santità della vita, la sua misericordia» [4]. Esse, inoltre, «istituite in certo qual modo a imitazione dei sacramenti, si riportano sempre e principalmente a effetti spirituali, che ottengono per impetrazione della Chiesa» [5].
Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni.
Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso [6]. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.
Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale [7], invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» [8].
La dichiarazione di illiceità delle benedizioni di unioni tra persone dello stesso sesso non è quindi, e non intende essere, un’ingiusta discriminazione, quanto invece richiamare la verità del rito liturgico e di quanto corrisponde profondamente all’essenza dei sacramentali, così come la Chiesa li intende.
La comunità cristiana e i Pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e delicatezza le persone con inclinazione omosessuale, e sapranno trovare le modalità più adeguate, coerenti con l’insegnamento ecclesiale, per annunciare il Vangelo nella sua pienezza. Queste, nello stesso tempo, riconoscano la sincera vicinanza della Chiesa – che prega per loro, li accompagna, condivide il loro cammino di fede cristiana [9] – e ne accolgano con sincera disponibilità gli insegnamenti.
La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale [10], le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni. In questo caso, infatti, la benedizione manifesterebbe l’intenzione non di affidare alla protezione e all’aiuto di Dio alcune singole persone, nel senso di cui sopra, ma di approvare e incoraggiare una scelta ed una prassi di vita che non possono essere riconosciute come oggettivamente ordinate ai disegni rivelati di Dio [11].
Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare» [12]. Ma non benedice né può benedire il peccato: benedice l’uomo peccatore, affinché riconosca di essere parte del suo disegno d’amore e si lasci cambiare da Lui. Egli infatti «ci prende come siamo, ma non ci lascia mai come siamo» [13].
Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.
Il Sommo Pontefice Francesco, nel corso di un’Udienza concessa al sottoscritto Segretario di questa Congregazione, è stato informato e ha dato il suo assenso alla pubblicazione del suddetto Responsum ad dubium, con annessa Nota esplicativa.
Dato a Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il 22 febbraio 2021, Festa della Cattedra di San Pietro, Apostolo.
Luis F. Card. Ladaria, S.I.
Prefetto
✠Giacomo Morandi
Arcivescovo tit. di Cerveteri
Segretario
[1] Francesco, Es. ap. post-sinodale Amoris laetitia, n. 250.
[2] Sinodo dei Vescovi, Documento finale della XV Assemblea Generale Ordinaria, n. 150.
[3] Concilio Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, n. 60.
[4] Rituale Romanum ex Decreto Sacrosancti Oecumenici Concilii Vaticani II instauratum auctoritate Ioannis Pauli PP. II promulgatum, De benedictionibus, Praenotanda Generalia, n. 9.
[5] Ibidem, n. 10.
[6] Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357.
[7] La benedizione nuziale, infatti, rimanda al racconto della Creazione, nel quale la benedizione di Dio sull’uomo e sulla donna è in relazione alla loro unione feconda (cfr. Gen 1, 28) e alla loro complementarietà (cfr. Gen 2, 18-24).
[8] Francesco, Es. ap. post-sinodale, Amoris laetitia, n. 251.
[9] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Homosexualitatis problema sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 15.
[10] Il De benedictionibus presenta infatti un vasto elenco di situazioni per le quali invocare la benedizione del Signore.
[11] Cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera Homosexualitatis problema sulla cura pastorale delle persone omosessuali, n. 7.
[12] Francesco, Udienza Generale del 2 dicembre 2020, Catechesi sulla preghiera: la benedizione.
[13] Ibidem.

Fonte: Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 157 – 15 marzo 2021.

Il presente intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede è la risposta ad un quesito – in termini classici, ad un dubium – sollevato, come avviene normalmente, da pastori e fedeli che hanno bisogno di un chiarimento orientativo su una questione controversa. Di fronte all’incertezza suscitata da affermazioni o da prassi problematiche circa ambiti decisivi per la vita cristiana, si chiede di rispondere affermativamente o negativamente, e quindi di esporre gli argomenti che sostengono la posizione assunta. La finalità dell’intervento è quella di sostenere la Chiesa universale nel corrispondere meglio alle esigenze del Vangelo, di dirimere controversie e di favorire una sana comunione nel popolo santo di Dio.

La questione disputata sorge nel quadro della «sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede» (Nota esplicativa), come indicato dal Santo Padre Francesco, a conclusione di due Assemblee sinodali sulla famiglia: «affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (Es. ap. Amoris laetitia, n. 250). È questo un invito a valutare con opportuno discernimento i progetti e le proposte pastorali offerti al riguardo. Tra questi, vi sono anche benedizioni impartite ad unioni di persone dello stesso sesso. Si chiede perciò se la Chiesa disponga del potere di impartire la sua benedizione: è la formula contenuta nel quaesitum.

La risposta – il Responsum ad dubium – trova spiegazioni e motivazioni nell’annessa Nota esplicativa della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 22 febbraio 2021, alla cui pubblicazione ha dato il suo assenso lo stesso Papa Francesco.

La Nota è centrata sulla fondamentale e decisiva distinzione tra le persone e l’unione. Così che il giudizio negativo sulla benedizione di unioni delle persone dello stesso sesso non implica un giudizio sulle persone.

Le persone anzitutto. Vale per esse, ed è un punto di non ritorno, quanto dichiarato al n. 4 delle Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, redatte dalla stessa Congregazione, e richiamato dal Catechismo della Chiesa Cattolica: «Secondo l’insegnamento della Chiesa, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (2358)». Insegnamento ricordato e ribadito dalla Nota.

Quanto alle unioni di persone dello stesso sesso, la risposta al dubium «dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni». Illiceità che la Nota esplicativa riporta a un triplice ordine di motivi, in connessione tra loro.

Il primo è dato dalla verità e dal valore delle benedizioni. Esse appartengono al genere dei sacramentali, i quali sono «azioni liturgiche della Chiesa» che esigono consonanza di vita a ciò che essi significano e generano. Significati ed esiti di grazia che la Nota espone in forma concisa. Di conseguenza, una bene-dizione su una relazione umana richiede che essa sia ordinata a ricevere e ad esprimere il bene che le viene detto e donato.

Siamo così al secondo motivo: l’ordine che rende atti a ricevere il dono è dato dai «disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore». Disegni cui non rispondono «relazioni o partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio», vale a dire «fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna, aperta di per sé alla trasmissione della vita». È il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. Non esse sole però, quasi che il problema siano soltanto tali unioni, bensì qualsiasi unione che comporti un esercizio della sessualità fuori del matrimonio, la qual cosa è illecita dal punto di vista morale, secondo quanto insegna l’ininterrotto magistero ecclesiale. Questo sta a dire di un potere che la Chiesa non ha, perché non può disporre dei disegni di Dio, che altrimenti verrebbero disconosciuti e smentiti. La Chiesa non è arbitro di quei disegni e delle verità di vita che esprimono, ma loro fedele interprete e annunciatrice.

Il terzo motivo è dato dall’errore, in cui si sarebbe facilmente indotti, di assimilare la benedizione delle unioni di persone dello stesso sesso a quella delle unioni matrimoniali. Per la relazione che le benedizioni sulle persone intrattengono con i sacramenti, la benedizione di tali unioni potrebbe costituire in certo modo «una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale», impartita all’uomo e alla donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio. Il che sarebbe erroneo e fuorviante.

Per i suddetti motivi «la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita». Dichiarazione questa che non pregiudica in alcun modo la considerazione umana e cristiana in cui la Chiesa tiene ogni persona. Tanto che la risposta al dubium «non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale».

Sull’impossibilità di benedire le coppie non sposate

[Dichiarazione in tema di gender e di “matrimonio” omosessuale a firma del Cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, pubblicata da LifeSiteNews nella traduzione in inglese dall’originale tedesco. La traduzione italiana che segue è a cura di Stilum Curiae]

Dietro i dibattiti sul matrimonio tra un uomo e una donna e il “matrimonio per tutti” dell’ideologia LGBT si trova l’opposizione diametrale tra due immagini incompatibili dell’uomo. In questo contesto, è necessario comprendere correttamente il matrimonio e viverlo in modo nuovo.

L’immagine cristiana dell’uomo si basa sull’ordine della creazione: filosoficamente, l’ordine della creazione ha una controparte nel concetto di “natura”. Il concetto di “natura” non significa il fattuale-materiale, ma lo spirituale-personale, che dà all’esistenza materiale la sua forma, la sua essenza. L’uomo è persona in una natura spirituale-corporea. La legge morale è stata scritta nel cuore di ogni essere umano (Rm 2,16sq) e rivelata esplicitamente al popolo di Dio nella forma dei 10 comandamenti (Es 20,1-17; Dt 5,6-22). Così c’è una visione comune della natura dell’uomo al di là dei confini delle religioni e delle visioni del mondo. L’uomo non è mai un mezzo per un fine, ma un fine in sé. Questo è anche il significato del diritto naturale e internazionale, che ha la sua origine nel pensiero della scuola di Salamanca e di Hugo Grotius (1583-1645). Questi principi sono stati riflessi nel 1948 nella Carta dei diritti dell’uomo o nella Legge fondamentale tedesca: La dignità dell’uomo è inviolabile e questa dignità precede ogni legislazione positiva. Lo Stato non può determinare quale sia la natura dell’uomo, se non vuole realizzare una dittatura dell’opinione e quindi minare il suo stesso fondamento democratico.

L’immagine dell’uomo del genderismo, la costruzione socialmente arbitraria del genere e del transumanesimo è puramente materialista “come se Dio non esistesse”. L’ideologia gender è quindi un’ideologia anti-umana che vuole distruggere l’ordine naturale e con esso l’integrità spirituale-corporea dell’uomo: l’essere umano non è riconosciuto come persona unica nelle condizioni della sua corporeità, della sua collocazione storica e sociale, ma molto più come materia biologica che serve il proprio piacere o la volontà arbitraria aliena in qualsiasi forma. La natura umana, la creazione come uomo e donna, è prima da decostruire, cioè da distruggere, per essere poi nuovamente costruita e definita a completa discrezione di chiunque. Che gioco diabolico è quello che si fa qui con l’uomo. Un gioco che è diametralmente opposto al principio “la dignità dell’uomo è inviolabile” dal punto di vista antropologico e cristiano. In realtà, l’identità dell’uomo sta prima nella sua persona come uomo o donna, nella sua lingua, nella sua cultura, nella sua coscienza, ecc. – ma non nell’attrazione erotica verso se stesso, un’altra persona, un feticcio come mezzo di autopiacere sessuale.

Solo il sacramento cristiano del matrimonio forma il quadro perfetto per lo sviluppo sessuale dell’uomo come uomo e donna. Cioè è orientato verso l’altra persona amata e quindi verso Dio, che anche attraverso il matrimonio e la famiglia compie la sua volontà di creazione e di salvezza. Il matrimonio tra un uomo e una donna non è in alcun modo solo una forma di reciproca soddisfazione sessuale, ma, piuttosto, una comunità di intimo amore personale e di responsabilità olistica per l’altro (incluso il rapporto salvifico sacramentalmente mediato con Dio) e per i figli e i parenti. La dottrina classica e allo stesso tempo molto moderna del matrimonio non ha nulla a che fare con un’appropriazione dei coniugi per l’allevamento (utilitaristico) dei figli e per la soddisfazione egoistica dei desideri sessuali. Il matrimonio è piuttosto la partecipazione dei coniugi all’amore creativo di Dio nel diventare una sola carne (in Cristo come sacramento) e nella realizzazione della volontà del Creatore attraverso la successione delle generazioni. I figli non sono qui giocattoli dei genitori. Piuttosto, sono creati da Dio e affidati ai genitori perché possano trovare la loro salvezza nella glorificazione di Dio Creatore, Redentore e Perfezionatore di ogni essere umano.

Lo sforzo di comprendere adeguatamente il matrimonio nella Volontà di Dio della creazione e della salvezza rimane cristiano solo se la testimonianza biblica e l’antropologia sviluppata nella vita della Chiesa e nella dottrina della sacramentalità del matrimonio non cadono sotto il paradigma dell’antropologia del genderismo, che non è naturale ma materialista, cioè atea. Non si deve, come nello gnosticismo, sottomettere tutta la Rivelazione ad una speculazione ideologica e solo con alcune reminiscenze mantenere l’apparenza del cristianesimo (con citazioni bibliche associative o il dettato insano, come “Dio mi ha creato diverso, egoista, razzista, nazionalista, ecc.”, come se le disfunzioni e i difetti del carattere fossero causati da Dio in modo manicheo).

Così, lo Stato non può ridefinire arbitrariamente la natura del matrimonio secondo gli interessi politici, poiché l’assegnazione reciproca dell’uomo e della donna appartiene essenzialmente alla natura dell’uomo. Il concetto di “matrimonio” può essere usato correttamente solo nel contesto della legge naturale e ancor più nel contesto ecclesiastico: l’unione unica di un uomo e una donna nella comunione di amore, corpo e vita davanti a Dio. Così, l’uso dello slogan politico “matrimonio per tutti” è solo una prova che nulla è stato capito. Si può anche arrivare a suggerire che una formulazione così confusa e volutamente cinica può essere addirittura una violazione o un attacco alla libertà religiosa. Il marito e la moglie sono persone uniche nella loro comunità d’amore e non partner sessuali intercambiabili in numero minore o maggiore.

Le persone con attrazioni per lo stesso sesso sono amate da Dio come tutti gli altri. Anche la benedizione di questi individui è – proprio come la benedizione di tutte le persone a prescindere dall’inclinazione sessuale – è sempre un atto di grazia divina e una chiamata a vivere secondo i Comandamenti di Dio. Ma la mattina della creazione, Dio ha benedetto il primo matrimonio come l’unione di un uomo e una donna. Un’unione di qualsiasi tipo, che è contraria alla volontà di Dio, non può allo stesso tempo essere dichiarata approvata da Dio. Infatti benedire, benedicere, significa dichiarare che qualcosa è buono e diventa buono agli occhi e nei confronti di Dio. Il rispetto per gli individui con determinate inclinazioni deve anche essere distinto dagli interessi di gruppi di pressione che vogliono deliberatamente imporre con la forza o con l’aiuto del lavaggio del cervello le loro opinioni alla maggioranza della società. Secondo la dittatura del relativismo, chiunque giustamente non sia d’accordo con questa visione deve essere messo a tacere, ostracizzato dai media o addirittura perseguito legalmente.

Tuttavia, nessun’altra forma di convivenza può essere benedetta dalla Chiesa – se rimane fedele al suo Divino Fondatore – tranne il matrimonio e la vita consacrata; gli individui, invece, possono essere tutti benedetti.
Questo non si riferisce solo all’unione di persone con inclinazioni sessuali con persone del loro stesso sesso. Anche l’unione di un uomo e più donne o di una donna e più uomini non può essere benedetta dalla Chiesa. Anche le normali amicizie non sono formalmente benedette. Il matrimonio tra un uomo e una donna fa parte della caratteristica essenziale della Chiesa, poiché è il nucleo fecondo della famiglia cristiana. È stato istituito come sacramento da Gesù Cristo ed è inseparabile dalla comunità dei credenti. È solo con Gesù che, di fronte a molti oscuramenti (causati dal peccato originale) del matrimonio, la Volontà originale di Dio per la monogamia, l’indissolubilità, l’apertura al figlio e la sacramentalità è tornata ad essere pienamente evidente.

Perciò è importante che i pastori, in nome di Cristo Signore Crocifisso e Risorto e del Buon Pastore, incoraggino i coniugi a riscoprirsi sempre di nuovo, anche come persone uniche amate da Dio, e a riaccendere nello Spirito Santo il fuoco dell’amore personale e integrale sempre di nuovo. La famiglia è e deve rimanere l’unico luogo dove si vive la forma più alta di questo amore spirituale e fisico e dell’unione tra di loro e con Dio e dove l’Amore di Dio per la Sua creazione viene presentato dall’uomo e dalla donna in modo unicamente fecondo.

Gerhard Cardinale Müller, Roma

Postilla

1. «Un pronunciamento che arriva dopo che Bergoglio aveva affermato che “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”. Parole che erano state censurate dal Dicastero per la Comunicazione» (Francesco Antonio Grana – Ilfattoquotidiano.it, 15 marzo 2021).

La Segreteria di Stato si è mossa per “chiarire” i commenti del Papa sulle unioni civili tra omosessuali. Una sciocchezza che offre una cura peggiore della malattia – 2 novembre 2020 [in fondo all’articolo i link agli articoli precedenti]

2. La Congregazione per la Dottrina della Fede rimette i paletti, mentre l’Europarlamento dichiara “zona libera LGBTQI+” l’intera Unione Europea (con il voto dei Popolari)

Ai tempi del Cinavirus la nota lobby è ancora più attiva nel cercare di imporre la sua rivoluzione antropologica. Ma incomincia a farsi sentire una resistenza diffusa. Anche in Vaticano, come dimostra l’odierno Responsum negativo della Congregazione per la Dottrina della Fede, che non avrà di certo reso euforica una larga maggioranza dell’Europarlamento, che l’11 marzo 2021 ha approvato una risoluzione che dichiara l’Unione europea una “zona di libertà per le persone LGBTIQ” e incarica “il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Consiglio, alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo”. Il testo è nato in funzione soprattutto anti-polacca e anti-ungherese, contro la politica per la famiglia seguita dai due governi; cita però negativamente anche esempi singoli di altri Stati dell’ex-Europa dell’Est.

Risultati del voto: 492 sì, 141 no e 46 astensioni. A favore anche i popolari, ciò che non desta meraviglia ma solo pena, considerata la deriva imboccata dall’ex-partito fondato sui valori cristiani. Contro la Lega, Fratelli d’Italia e un eurodeputato di Forza Italia.

Il testo approvato, come di consueto molto prolisso, dai toni inquisitori e dunque di mentalità sovietica (20 i “visto”, 29 i “considerando”), chiede  in sintesi che nei Paesi dell’Unione europea le “unioni” omosessuali siano al più presto equiparate nei presunti diritti alla famiglia naturale, che sia promosso dappertutto lo stile di vita arcobaleno (in Italia già ci pensa – a vergogna della Rai – anche il Festival di Sanremo), che siano penalizzati finanziariamente gli Stati che non riconoscessero i presunti diritti delle coppie omosessuali, che siano puniti coloro che pubblicamente dovessero esprimere contrarietà alle imposizioni LGBTQI+ sia nelle scuole che nel dibattito sociale, che siano vietate le cosiddette terapie “di conversione”.

Giuseppe Rusconi
Rossoporpora.org, 15 marzo 2021


3. La Chiese benedice il peccatore, non può benedire il peccato. Sir Elton John non ci sta e dovrà pur farsene una ragione

Sir Elton John alza la voce contro la Santa Sede e si scaglia contro l’“ipocrisia” del Papa nel rifiutare la benedizione alle unioni omosessuali. La posizione conforme alla dottrina cattolica, definita “ipocrita” perché secondo il cantante gay, la Santa Sede avrebbe investito milioni nella realizzazione di “Rocketman”, il film biopic uscito nel 2019 dedicato proprio a lui. Attendiamo una dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede al riguardo. “Rocketman”, metà musical, metà biografia, ripercorre gli anni giovani di Sir Elton John, il suo rapporto con Bernie Taupin e John Reid e la sua difficile gestione del successo. E sì, si parla anche tanto di omosessualità, con scene esplicite. Come può – si chiede Sir Elton John – la Santa Sede rifiutarsi di benedire le unioni omosessuali perché sono peccato, eppure trarre felicemente profitto dall’investimento di milioni in Rocketman? Un film che celebra la sua “ritrovata felicità” nell’unione con David [Furnish, il “marito” di John dal 2014?

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