Mala tempora currunt sed peiora parantur | Tempora bona veniant, Pax Christi veniat, Regnum Christi veniat | Parte 1

Fa discutere parecchio, da quando è uscito alcuni giorni fa, il nuovo libro scritto con coraggio e realismo da Marco Tosatti, vaticanista di lunga corsa e gestore del blog Stilum Curiae. Galleria neovaticana. Modernismo, vizi innominabili e corruzione ai tempi di Bergoglio (Edizioni Radio Spada 2021, 128 pagina). Il libro dell’amico e collega Tosatti è uscito con la Prefazione da Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo titolare di Ulpiana, già Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America dal 2011 al 2016; l’Introduzione di Maike Hickson, PhD, studiosa di letteratura e collaboratrice di LifeSiteNews e OnePeterFive; e la Nota delle Edizioni Radio Spada di Piergiorgio Seveso.

«E forse, proprio perché costretti a guardare nell’abisso di immoralità di una parte del Clero, i buoni potranno esser spronati a moltiplicare l’impegno di santità, di umiltà e di sacrificio, in modo da attirare sulla Sposa dell’Agnello quelle benedizioni e quelle grazie che altri oggi tengono lontane. Tempora bona veniant. Alle anime innamorate di Dio queste pagine ispirino sentimenti di riparazione e di espiazione, invocando al Sommo ed Eterno Sacerdote il dono del pentimento e della conversione per i traviati che continuano a crocifiggerLo rinnegando le solenni promesse che hanno fatto, nelle mani del Vescovo, il giorno della loro Ordinazione. Sia loro di aiuto la Vergine Santissima, Refugium peccatorum, Madre del Sacerdozio» (Arcivescovo Carlo Maria Viganò).

«Con coraggio e realismo, non recusamus laborem, non retrocediamo di fronte all’onere di darlo alle stampe, non ci tiriamo indietro di fronte a materie e argomenti che certamente sono scabrosi e ripugnanti ma possono fornire ai nostri lettori un’altra angolatura da cui osservare l’annosa crisi DOTTRINALE che sta attraversando la compagine ecclesiale» (Edizioni Radio Spada).

«Con lo stile sobrio, ma altamente caustico di sempre, Marco Tosatti descrive la situazione attuale della Chiesa cattolica, il calo delle vocazioni, le infiltrazioni di modernismo sotto il Cupolone e la perdita progressiva della fede. In poche parole, Tosatti parla di una evidente crisi sia dottrinale che pastorale. A tutto questo aggiunge, portando documenti ed argomentazioni, dubbi su alcune recenti nomine vaticane. Un lavoro che certamente si presterà a discussioni e commenti di ogni tipo, ma porta la firma autorevole di un giornalista di razza» (La Fede Quotidiana).

Indice

Nota delle Edizioni Radio Spada
Prefazione dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò
Introduzione di Maike Hickson
Prologo
Di che “ricatto” si parla?
Argentina
Amici imbarazzanti
Zanchetta
Miles Christi
Murphy O’ Connor
Cile
McCarrick
Maradiaga
Peña Parra
Martel e Afineevsky
Conclusione

Prefazione dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò

Recedite, recedite; exite inde, pollutum nolite tangere; exite de medio ejus; mundamini, qui fertis vasa Domini. Is 52, 11

Ringrazio l’amico Tosatti per essersi assunto il gravoso onere di raccogliere, in un’inquietante galleria degli orrori, gli esponenti della composita corte di Francesco. Certamente non possiamo negare che i personaggi qui enumerati non siano stati ordinati e promossi ben prima che Jorge Mario Bergoglio si affacciasse al balcone della Loggia di San Pietro; ma è innegabile che per molti di costoro il cursus honorum ha conosciuto un significativo progresso in questi anni.
Specchio del livello morale della chiesa della misericordia, i prelati e chierici della Galleria bergogliana confermano lo scandalo dato ai fedeli, il disonore arrecato alla Santa Chiesa, l’offesa alla Maestà divina e, non ultima, la sistematica demolizione del prestigio della Gerarchia cattolica. I cui vertici, come avviene peraltro nel mondo civile, mai come oggi sono completamente avulsi dal popolo di Dio, mentre assecondano con cortigiano entusiasmo l’avvento del Nuovo Ordine e della Religione dell’Umanità.
Un’anima pietosa potrà forse esser tentata di usare una qualche indulgenza verso i chierici traviati, rilevando che le loro colpe sono in fondo frutto dell’umana debolezza e che siamo tutti peccatori. Questa forma di tolleranza per un malcostume ormai divenuto endemico al Clero sopravvive da decenni, vantando tra i propri fautori coloro che solitamente ordinano e promuovono i loro intrinseci, condividendone non di rado le colpe. Da costoro, certamente, non saranno mai giudicati né condannati, né la loro coscienza si sentirà oppressa dalla silenziosa disapprovazione di chi non ha una doppia vita. Ma quale dirittura morale, quale dignità ci si può attendere da personaggi che vivono manifestamente rinnegando la loro vocazione e profanando il loro stato sacerdotale? Quale condanna del peccato e del vizio ci si può aspettare, da parte di quanti vi sono sprofondati al punto da non riuscire nemmeno a dissimularne l’attaccamento?
Questo volume ha il merito di scoprire un mondo di corruzione e di perversione che costituisce la base del consenso di cui godono Papa Francesco e gran parte della gerarchia. Un consenso fondato anche sulla possibilità di manovrare a proprio piacimento i sottoposti, usando le loro colpe o le loro riprovevoli inclinazioni per ottenere un’obbedienza falsa, poiché motivata dal ricatto. Non è certamente questo il modo di governare della Chiesa di Cristo: basterebbe questo per comprendere – in ragione delle promesse di Nostro Signore – che la crisi del corpo ecclesiale ed in particolare della Gerarchia è destinata ad inesorabile sconfitta. “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effemminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno del Regno di Dio” (1Cor 6, 10).
Guardiamo a quest’opera di Marco Tosatti come ad un primo volume che attende di esser completato. Un volume in cui si possano elencare i santi Pastori che, in questa tempesta che infuria contro la Chiesa Cattolica, sapranno distinguersi non per peccati ma per virtù, al di sopra di ogni ricatto; che sappiano governare conformemente allo scopo per cui essi hanno ricevuto l’autorità, obbedendo a Dio piuttosto che agli uomini; che dimostrino coerenza di vita con l’integrità della professione della Fede. E forse, proprio costringendoci a guardare nell’abisso di immoralità di una parte del Clero, i buoni potranno esser spronati a moltiplicare l’impegno di santità, di umiltà e di sacrificio, in modo da attirare sulla Sposa dell’Agnello quelle benedizioni e quelle grazie che altri oggi tengono lontane. Tempora bona veniant.
Alle anime innamorate di Dio queste pagine ispirino sentimenti di riparazione e di espiazione, invocando al Sommo ed Eterno Sacerdote il dono del pentimento e della conversione per i traviati che continuano a crocifiggerLo rinnegando le solenni promesse che hanno fatto, nelle mani del Vescovo, il giorno della loro Ordinazione. Sia loro di aiuto la Vergine Santissima, Refugium peccatorum, Madre del Sacerdozio.

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo
7 Febbraio 2021
Dominica in Sexagesima

Nota delle Edizioni Radio Spada

Se le Edizioni Radio Spada fossero una persona e dovessero firmare un documento, siglerebbero il foglio con due parole che fanno sì che la nostra casa editrice sia tale, che sia degna della propria causa e degna di sé: coraggio e realismo.
Ci vuole coraggio ad affrontare, frontalmente e senza fronzoli rassicuranti o ipnotici sofismi, la crisi terribile e incapacitante che l’edificio storico e sociale della Chiesa sta attraversando. Non una fase critica, non un periodo di ripiegamento ed involuzione, di quelli di cui la storia è ricolma, ma una crisi unica ed eversiva che ne svuota dall’interno il contenuto salvifico e ne riduce drasticamente la capacità apostolica, crisi di dottrine eretiche ed empie, crisi di prassi ora deboli, ora scellerate, crisi di uomini. In ultima analisi si tratta di una crisi di Fede che trova la sua origine nella rinascita del modernismo, intronizzato sotto le colonne tortili del baldacchino di San Pietro da Roncalli e da Montini.
Di questi Castore e Polluce della sovversione, di questi artefici della più grave, avvilente e imbastardente catastrofe che il Cattolicesimo Romano (ovvero la Chiesa militante) ha dovuto subire nella sua storia, Jorge Mario Bergoglio è fedele discepolo, tardivo epigono, rinnovata eco. Nulla di più, nulla di meno.
Ci vuole altrettanto realismo, anzitutto per non perdere il senso della misura e del limite in tutto ciò che facciamo (che è poco e comunque mai abbastanza, date le attualità necessità ecclesiali) e in secondo luogo per vedere le amplissime debolezze e divisioni di quel Cattolicesimo Romano residuale, sarei tentato di scrivere, marginale, che tenta di mantenersi tale e di non snaturarsi in amplessi adulterini con la Rivoluzione.
Come in ogni esercito vinto (ma non domo) regnano tra le nostre file confusione, disperazione, foghe allucinatorie, involuzioni psicotiche e pose da commedia dell’arte, accanto beninteso alle silenziose virtù oranti e riparatrici di tante anime buone che spesso preferiscono il silenzio al tramestio della pubblica piazza. Dal punto di vista però delle pubbliche “buone battaglie”, può una semplice casa editrice, pur se integralmente cattolica, cambiare quest’ordine di cose, avventurarsi in percorsi reazionari e controrivoluzionari che non le competono, capeggiare insorgenze che rischierebbero ben prima che il deserto, il ridicolo?
Rispondiamo francamente e incontrovertibilmente: no, non può, non deve e, rebus sic stantibus, non lo farà. Può invece contribuire all’istruzione e alla pietà di molti, alla formazione di una sana e ricca cultura cattolica, estranea alla lettera e allo spirito del Concilio Vaticano II, ed infine a fare la cronaca e fors’anche la storia di questi anni drammatici e perniciosi.
Questo libro dell’operoso Marco Tosatti, impreziosito editorialmente da una prefazione di Monsignor Carlo Maria Viganò, rientra in questa inesausta raccolta di materiali che serviranno a scrivere la storia della Chiesa negli anni a venire e ancora più propriamente la storia degli anni bergogliani.
Con coraggio e realismo, non recusamus laborem, non retrocediamo di fronte all’onere di darlo alle stampe, non ci tiriamo indietro di fronte a materie e argomenti che certamente sono scabrosi e ripugnanti ma possono fornire ai nostri lettori un’altra angolatura da cui osservare l’annosa crisi DOTTRINALE che sta attraversando la compagine ecclesiale.
Proprio per questo, aggiungiamo a questa nota editoriale qualche breve postilla.
Per scelta – di vita e di linea editoriale – non siamo usi osservare il mondo dal buco delle serrature, né abbiamo vocazioni scandalistiche, né tantomeno avalliamo il tipico automatismo secondo il quale alla proclamazione di dottrine ereticali si accompagnino necessariamente disordini morali. Ci possono essere banditori di dottrine violentemente eterodosse che non manifestarono, né manifestano alcun disordine comportamentale e al contempo custodi della Fede romana, non privi di abbondanti mende.
Quello che a noi interessa è annotare il rapporto storico tra neomodernismo trionfante e taluni casi di devianze morali, che per loro stessa natura non possono rimanere estranee al governo della Chiesa, alle scelte gerarchiche e ai posizionamenti dottrinali e sociali delle attuali “gerarchie”. Lo facciamo senza entrare nel merito dei singoli casi e delle particolari evenienze, peraltro copiose ed impressionanti, citate nel libro. Non potremmo farlo, non vogliamo farlo, tanto è forte l’olezzo che promana da esse. Per la loro attendibilità ci affidiamo all’acribia e alla passione documentaria del nostro scrittore.
Un chiarimento ulteriore: quanto segue non è e non può essere letto come un centone di cronache giudiziarie o come una speculazione sui mormorii di un confessionale. Per carità e giustizia, nulla possiamo dire sul foro interno di ogni singola persona citata e nulla vogliamo stabilire contro la presunzione d’innocenza e il beneficio del dubbio cui vanno soggette anche le sentenze definitive dei tribunali umani. Ai dossier e alle inchieste riportate sono seguite polemiche, difese, contrattacchi, precisazioni: a ognuno il diritto – e persino il dovere – di approfondire. Non è questo il punto: non è alla singola tessera del mosaico che bisogna guardare ma all’intera opera, al suo senso complessivo, all’orizzonte che delinea.
In fondo, ripetiamo l’antico adagio: de minimis non curat praetor. Di fronte alle attuali gerarchie, dimentiche dei diritti di Dio e danzanti intorno alla statua della Cibele dell’antropocentrismo e del relativismo religioso, tutto ci appare piccolo, minore, meschino, corollario, per quanto turpe possa essere.
Un ringraziamento di cuore all’autore del volume, all’autrice dell’introduzione e al prefatore, che con quest’opera entrano di diritto nella grande famiglia di Radio Spada e a voi cari lettori, buona lettura!

Piergiorgio Seveso
Presidente dell’Associazione Edizioni Radio Spada


Prosegue con la Parte 2: QUI.

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