Se per ogni bugia detta dai lanciatori di coriandoli de L’Espresso avessimo in cambio un solo centesimo, oggi avremmo in tasca un capitale

Ieri, domenica 7 marzo 2021 abbiamo letto su Il Giornale l’articolo Quelle campagne dell'”Espresso” finite in un flop a firma di Fabrizio Boschi sulla serie interminabile delle bufale confezionate dal rotocalco proprietà del Gruppo GEDI [*]. Boschi in un paragrafo dell’articolo, che riportiamo di seguito, afferma, che “una delle vittime preferite dell’Espresso è sempre stato anche il Vaticano”. Poi fa riferimento al “caso Becciu”: “Il porporato, uomo integerrimo e prete dalla testa agli alluci, è stato degradato e cacciato dalla Santa Sede quale ladro incallito alla velocità della luce. In verità lo scandalo è una gigantesca montatura nella quale ha avuto una parte fondamentale L’Espresso che si è adoperato affinché Becciu fosse lapidato a vantaggio di altri figuri sfuggiti alla giustizia. L’Espresso, come sempre ha fatto anche per altri casi, non ha mai chiarito la sua posizione. Ma non c’è di cui stupirsi. Quando la stampa fa un passo falso se ne vergogna e tenta disperatamente di pulirsi le suole, sperando di farla franca”.

Se le parole hanno un peso, le false affermazioni diventano macigni sganciati sulla testa dei malcapitati con freddezza e cinismo. Nella redazione de L’Espresso parole e affermazioni diffamanti vengono servite- con nonchalance – sul vassoio d’argento, in violazione delle elementari norme della comunicazione e della buona educazione. La troppa leggerezza di una testata giornalistica non può restare impunita. Persone per bene sono state ricoperte dal fango gratuito e devono essere risarcite.

Feltri, Farina, Scaraffia, Minoli: sono nomi autorevoli, dai quali provengono critiche che inchiodano a responsabilità inequivocabili L’Espresso, i suoi falsari [QUI] e i suoi lanciatori di coriandoli [QUI e QUI].

Il lavoro giornalistico è un lavoro lungo e faticoso. Il giornalismo è lavoro di indagine, di ricerca, di verifica e di valutazione obiettiva sull’opportunità di una pubblicazione. L’Espresso con leggerezza ha diffamato a mezzo stampa, il Cardinale Angelo Becciu, ricoprendo di fango un sacerdote e un uomo per bene, senza colpo ferire. L’ormai noto “caso Becciu”, divenuto “caso L’Espresso” grazie a Vittorio Feltri e Libero quotidiano, avrà a breve un seguito nelle sedi opportune. Quello sì, che è un processo imminente.

La richiesta di 10 milioni di euro da parte del collegio difensivo del Cardinale Becciu è stato considerato “stupefacente” da Damilano [QUI]. A nostro avviso di stupefacente c’è solo l’attacco gratuito e continuativo che L’Espresso ha posto in essere nei confronti del Cardinale Becciu. L’attacco de L’Espresso è divenuto nel tempo un atto persecutorio scandaloso nei confronti del Cardinale Becciu, per il quale non vi è alcun processo in atto o giudizio imminente. L’Espresso ha ripetutamente addebitato al Cardinale Becciu un rinvio a giudizio, accollando allo stesso vari capi d’imputazione, che non hanno mai trovato riscontro nei fatti. Ci dispiace dover constatare che la macchina del fango continua in maniera persecutoria. È stupefacente come L’Espresso – senza presentare uno fonte attendibile, o prova inconfutabile – metta nero su bianco gravi affermazioni prive di fondamento (22 gennaio 2021 e 2 marzo 2021).

Invece di continuare a sbandierare ai quattro venti gli inesistenti processi attribuiti a Becciu, L’Espresso farebbe bene a pensare alla querela che condurrà a un processo per danni da 10 milioni di euro. Danni causati, senza colpo ferire, ad un cardinale, escluso volutamente da un prossimo Conclave, vittima del killeraggio mediatico su mandato delle menti raffinatissime, che hanno utilizzato L’Espresso per porre in essere un attacco persecutorio ad un Cardinale scomodo, al Pontefice regnante, al Pontificato in corso e alla Chiesa universale. Menti raffinatissime, che sono ancora a piede libero, ben occultate all’ombra del cupolone [QUI], hanno tirato il Cardinale Angelo Becciu ad arte con carte false dentro le scandali finanziarie della Segreteria di Stato. Che si tratta di un chiaro attacco abbiamo scritto già più volte, dimostrando che Becciu è stato attaccato direttamente e pubblicamente per due motivi: 1. Per distruggere Becciu stesso, per fare fuori un cardinale scomodo per qualcuno. 2. Per indurre il Papa in errore, allo scopo di destabilizzare il Pontificato e la Chiesa.
È nostra convinzione che Papa Francesco ha capito e riabiliterà il Cardinale Angelo Becciu, nella modalità più opportuna. Falsari “game over” il gioco è finito [QUI].

Quelle campagne dell'”Espresso” finite in un flop
Hanno screditato presidenti (Leone) e virologi (Capua). E gettato ombre sull’intero Paese
di Fabrizio Boschi
Ilgiornale.it, 7 marzo 2021


In 66 anni di vita L’Espresso ha tirato fuori una trentina di inchieste. Pur avendo perso, dal 1955 ad oggi, la sua reputazione (e molti dei suoi lettori) diventando negli anni una rivista sempre meno autorevole (dal 2016 è in abbinamento obbligatorio con Repubblica) i suoi dodici direttori, da Eugenio Scalfari a Marco Damilano, impegnato più in tv che in redazione, non hanno mai perso il vizio di screditare le loro vittime senza averne le prove.

I casi nei quali la rivista del gruppo GEDI ha gratuitamente rovinato le vite e le carriere delle persone senza accurate verifiche, si sprecano. Si inizia dagli anni Settanta. Direttore Livio Zanetti, giornalista Camilla Cederna. Nel 1971 la Cederna fu l’ispiratrice della lettera aperta pubblicata sull’Espresso contro il commissario Luigi Calabresi e i magistrati che, secondo la giornalista, lo avevano aiutato durante l’inchiesta sulla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. Nel 1972 Calabresi fu assassinato e l’allora questore di Milano accusò la Cederna di essere la mandante morale dell’omicidio.

Sempre dalle colonne dell’Espresso, a partire dal 1975, la Cederna iniziò una campagna contro Giovanni Leone, presidente della Repubblica in carica, ed i suoi familiari. Nel 1978 uscì il suo libro sulla base di quegli articoli dal titolo «Giovanni Leone: la carriera di un presidente» determinante nella decisione di Leone di dimettersi da Capo dello Stato. La Cederna perse in tutti e tre i gradi di giudizio e sia lei che il settimanale furono condannati per diffamazione ad un cospicuo risarcimento. Ma ci vollero decenni prima che Leone venisse completamente riscattato. Paolo Mieli, parlando di quella campagna scandalistica, la definì «una montagna di pettegolezzi e pochi dati di fatto».

Oltre che Berlusconi una delle vittime preferite dell’Espresso è sempre stato anche il Vaticano. Il caso dello scandalo del cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, accusato dell’acquisto di un immobile di lusso da 200 milioni di euro a Londra. Il porporato, uomo integerrimo e prete dalla testa agli alluci, è stato degradato e cacciato dalla Santa Sede quale ladro incallito alla velocità della luce. In verità lo scandalo è una gigantesca montatura nella quale ha avuto una parte fondamentale l’Espresso che si è adoperato affinché Becciu fosse lapidato a vantaggio di altri figuri sfuggiti alla giustizia. L’Espresso, come sempre ha fatto anche per altri casi, non ha mai chiarito la sua posizione. Ma non c’è di cui stupirsi. Quando la stampa fa un passo falso se ne vergogna e tenta disperatamente di pulirsi le suole, sperando di farla franca.

L’ultima bufala dell’Espresso in ordine di tempo riguarda l’ex governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta circa il giallo dell’intercettazione choc che avrebbe riguardato l’ex presidente e Matteo Tutino, chirurgo dei vip, suo amico e medico. Tutino, avrebbe detto che l’ex assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, «andava fatta fuori come suo padre». L’Espresso ha sempre ribadito l’esistenza dell’intercettazione sostenendo la correttezza del lavoro dei due cronisti, Piero Messina e Maurizio Zoppi. Ma entrambi sono stati indagati per diffusione di notizia falsa, mentre Messina risponderà anche del reato di calunnia perché avrebbe indicato come fonte della notizia un investigatore che invece ha negato di avergliela mai riferita.

E che dire della virologa Ilaria Capua? Il giornale nel 2014 la accusò addirittura di traffico illecito di virus per poi guadagnarci sopra con il vaccino. Risultato? Prosciolta perché il fatto non sussiste. La barriera tra serietà e cialtroneria nel giornalismo italiano è in frantumi.

[*] Il Gedi Gruppo Editoriale S.p.A. (famiglia Agnelli) è un’impresa italiana multimediale, uno dei principali operatori italiani nel settore dei media, attivo nelle seguenti aree di business: stampa, comunicazione digitale, radiofonica, televisiva e pubblicità. Il Gedi Gruppo Editoriale S.p.A. è l’editore del quotidiano la Repubblica (con i suoi nove supplementi), il settimanale L’Espresso e attraverso la controllata Gedi News Netword (GNN) pubblica La Stampa, Il Secolo XIX e il network di 13 testate locali (fino al 2017 appartenuti alla Finegil)), Linus e numerosi periodici. GEDI è proprietario anche di tre radio nazionali (Radio Deejay, Radio Capital e Radio m2o) e di tre emittenti televisive (m2o TV, Radio Capital TiVù e Deejay TV). Inoltre, opera con la società Gedi Digital anche nel segmento dei nuovi media, giornali online e siti di informazione, tra cui HuffPost. GEDI raccoglie pubblicità con la concessionaria A. Manzoni & C. Infine, è presente nel settore della formazione e dei servizi professionali con la società Somedia.
Presidente John Elkann, Amministratore delegato e Direttore generale Maurizio Scanavino, Direttore editoriale Maurizio Molinari, Direttore editoriale del polo radiofonico Pasquale di Molfetta.