Il Pontificio Consiglio della Cultura e la questione giovanile nella Chiesa, nella cultura, nella società

Dal 6 al 9 febbraio si terrà l’Assemblea Plenaria annuale del Pontificio Consiglio della Cultura sul tema “Culture giovanili emergenti”, che vedrà riuniti più di 60 esponenti del mondo ecclesiale e della società civile provenienti da tutto il mondo e che si aprirà il 6 febbraio nell’Aula Magna della Lumsa e verrà inaugurata dalla presentazione dei lavori e da un piccolo concerto di una rock band esordiente i The Sun. Gli obiettivi e il programma delle quattro giornate dedicate ai giovani e alle trasformazioni sociali e culturali del XXI secolo, sono stati illustrati oggi,giovedì 31 gennaio, nella Sala Stampa Vaticana, in una conferenza stampa tenuta dal Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura,  da Mons. Carlos Alberto Azevedo, Delegato del Pontificio Consiglio della Cultura, da Alessio Antonielli, rappresentante giovani, e da Farasoa Mihaja Bemahazaka,(nella foto) studentessa. Nel Documento con la traccia di lavoro, l’Instrumentum laboris, consegnato a tutti i partecipanti, si chiarisce la prospettiva di analisi culturale delle trasformazioni negli adolescenti e nei giovani ; la «questione giovanile» è dunque al centro della riflessione della Chiesa. E la specifica lente con cui il Pontificio Consiglio mette a fuoco il fenomeno è proprio quello dell’analisi culturale.

Il quadro delineato rimanda a una condizione di frammentarietà, in cui manca un modello omogeneo di riferimento; una realtà insomma molto variegata, condizionata com’è da vari fattori quali l’influsso familiare, quello economico, l’ambiente sociale e quello formativo. Dopo lo sguardo fenomenologico di insieme ( i giovani e il futuro, i giovani e la società, i giovani e la politica, processi di socializzazione e modelli di cambiamento) il programma sceglie di sviluppare alcune caratteristiche più rilevanti e di grande portata culturale. Il primo giorno di lavoro sarà infatti completamente dedicato al tema della cultura digitale, l’Assemblea plenaria con l’aiuto del gesuita Antonio Spadaro vuole indagare le strutture di questo linguaggio e dei suoi rituali, la creazione di codici nuovi dove la visione cristiana sia significativa. Il secondo giorno sarà invece diviso in due parti: la mattina si darà spazio all’ascolto dei giovani. Tre esperienze da tre continenti diversi che ci aiuteranno ad approfondire i “motivi di fiducia” dei giovani: la creatività incredibile, un volontariato pieno di altruismo, nuove comunità, le Giornate Mondiali della Gioventù.

La sera del secondo giorno sarà invece dedicata al cosiddetto Alfabeto emotivo: con l’introduzione di un’esperta americana, Pia de Solenni, si entrerà nel mondo delle emozioni giovanili, con l’intensità del suo vivere, i valori che si vivono, un alfabeto tutto da imparare. Nell’ ultima giornata, con l’introduzione di Don Armando Matteo, si affronterà il grande argomento del “generare la fede”. La generazione alla fede è compito degli adulti, Bisogna creare condizioni che rendano possibile l’incontro con Gesù. E per fare questo c’è anche bisogno di un’analisi culturale e della società, non solo pastorale e teologica. A tal proposito le parole di Alessio Antonelli nella conferenza stampa di oggi: “ Bisogna capire soprattutto cosa vogliamo noi giovani dalla vita, più che dalla Chiesa”.

Dei cinque miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo più della metà sono minori di 25 anni ( 85 % dei giovani di tutto il mondo) e come detto dal Cardinal Ravasi nella conferenza stampa di oggi “ più che sulla fede nei giovani sul senso della presenza religiosa in essi, preferirei puntare sulla fede nei giovani riguardo le loro potenzialità”. Il momento che viviamo noi giovani adesso è un momento delicatissimo e difficilissimo: crisi del sistema educativo, abbandoni scolastici, le difficoltà del mercato del lavoro, disoccupazione esagerata; per non parlare del piano psicologico: dolorose tensioni famigliari, profondi turbamenti e disturbi esistenziali, paure di ogni genere verso il futuro, e sempre lo stesso pallino quasi maniacale di restare al passo con le mode e con la società rapida e veloce di oggi, pur di sentirsi accettati e compresi.

Ma noi giovani siamo molto di più. Siamo la passione di gettare il cuore oltre l’ostacolo, siamo l’esperienza di un abbraccio all’amico a cui teniamo di più, siamo la musica che ascoltiamo nelle orecchie e ci capisce, siamo la speranza che non ci abbandonerà mai di una vita felice, ricca di sorpresa, mai uguale. Una vita tra innovazione e tradizione. Forse è questo il segreto: ci piace guardare avanti, ci piace avere l’Iphone e il profilo face book, ma ci piace anche andare al bar a prendere un caffè con il cornetto, ci piace leggere su Twitter i messaggi del Papa, ma ci piace soprattutto parlare con il frate della nostra parrocchia di quartiere.

L’augurio che l’Assemblea plenaria possa davvero dare voce alle esigenze più profonde di questa parte cosi importante e particolare della nostra società.

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