Card. De Donatis al funerale di Attanasio e Iacovacci chiede di smascherare l’indifferenza

La marcia funebre di Chopin suonata dalla fanfara dei Carabinieri, ha accolto l’entrata nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma dei due feretri avvolti nel tricolore dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi lunedì scorso.

Accanto ai familiari erano presenti il presidente del Consiglio Mario Draghi e le massima autorità italiane, mentre a rappresentare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Le due bare sono state portate in spalla dai colleghi del XIII reggimento dei carabinieri Gorizia.

Il vescovo ausiliare di Roma, card. Angelo De Donatis, ha officiato la celebrazione eucaristica: “In questo giorno sentiamo come nostra l’angoscia di tre famiglie, di due Nazioni e dell’intera famiglia delle Nazioni. Angoscia perché manca la pace tanto desiderata; angoscia perché vi sono ancora troppi cuori di uomini che, invaghiti dal denaro e dal potere, tramano la morte del fratello.

Angoscia perché le promesse di giustizia sono disattese. Luca e Vittorio e Mustafà Milambo sono stati strappati da questo mondo dagli artigli di una violenza stupida e feroce, che non porterà nessun giovamento ma solo altro dolore. Dal male viene solo altro male”.

Il cardinale ha detto che il papa è in preghiera per le vittime, sottolineando in modo particolare la figura di Ester, che racconta la speranza: “Il decreto del re sanciva che il ‘popolo di Dio’ doveva essere annientato. Ma Ester, figlia di ebrei e da poco regina, decise che non poteva restare a guardare lo sterminio del suo popolo dalla finestra della reggia.

Doveva fare qualcosa, mettendo da parte i suoi interessi privati. Si rivolse al Signore per avere il coraggio di recarsi senza permesso presso la sala del trono (ove, chi entrava veniva ucciso sul posto) e svelare al re le trame di Aman.

E’ bella questa preghiera di Ester, è meravigliosa: ella non domanda a Dio di intervenire, ma chiede il coraggio necessario per agire, per affrontare senza paura il potente sovrano. In altre parole, Ester supplica Dio di potersi ‘sporcare le mani’. Un grande insegnamento, cari fratelli e sorelle, viene oggi per tutti noi da questa vicenda”.

Per il vescovo ausiliare il male sta tornando di moda nel mondo e non solo nel Congo; quindi occorre sconfiggere l’indifferenza: “Spesso la violenza, che si annida nel fondo dell’anima, si camuffa da insensibilità. Occorre smascherare il germe dell’indifferenza violenta che è nei cuori e dire: ‘è un problema mio’.

Questi nostri fratelli hanno deciso come Ester di compromettersi con l’esistenza degli altri anche a costo della propria vita. Oggi piangere è doveroso. Uniti al pianto di Zacchia, la moglie di Luca, delle tre figlie, della promessa sposa di Vittorio, della famiglia di Mustafà; ci uniamo al pianto dei genitori, dei parenti e degli amici di questi tre nostri fratelli”.

Il pianto di oggi abbraccia quello di molti che stanno soffrendo per questi morti: “E’ il pianto di tanti missionari, dei tanti italiani e dei tanti congolesi che hanno ricevuto il loro aiuto. E’ il pianto di chi si percepisce in pericolo, sente l’odio e la follia bussare alla porta della propria vita. E’ il pianto di chi si sente smarrito e senza forze. E’ il pianto di un popolo, quello del Congo, crudelmente devastato dalla violenza e che vede tutti i giorni morire i suoi figli”.

Ha concluso l’omelia, affermando che il Vangelo consegna una ‘regola d’oro’: “Amare vale sempre la pena, comunque vada a finire. Niente è inutile agli occhi del Signore. Nulla di ciò che facciamo per amore, anche la più piccola azione, nulla cade nel vuoto. Questo Dio non lo permette. Tutto quello che questi nostri fratelli hanno seminato è nella memoria eterna di Dio”.

Quindi ha chiesto di pregare per la pace nella Repubblica democratica del Congo: “Ed allora mentre oggi preghiamo insieme, vogliamo che sia un giorno in cui la preghiera per la pace in Congo e in tutte le nazioni lacerate dalle varie forme di guerra e di violenza, sia oggi innalzata da tutti noi al cielo. Sia oggi un giorno nel quale molti sentano la chiamata ad essere costruttori di pace, alzandosi in piedi, facendo in modo che si realizzi ovunque una fratellanza umana basata sulla giustizia e sull’amore rivelato dal Crocifisso Risorto”.

Ed un appello alle Istituzioni italiane è stato rivolto da p. Mussie Zerai, presidente dell’Agenzia Habeshia, affinchè “il sacrificio di Luca Attanasio, Vittorio Iacovacci e di Mustapha Milambo non sia vanificato, il dolore per la loro tragica morte si trasformi in impegno reale, concreto, in difesa delle popolazioni martoriate nella zona dei Grandi Laghi, in particolare nel Congo…

L’Italia con la battaglia di mettere una moratoria mondiale confermi l’alta missione del suo ambasciatore e del suo carabiniere morti in servizio. Con questo impegno riaffermi che il diritto dei più deboli non è un diritto debole!.. La commossa partecipazione si trasformi in impegno e azione concreta per onorarli, facendo nostra la loro missione per restituire diritti, dignità e libertà ai popoli oppressi, depredati, schiavizzati”.

(Foto: Reuters)

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