Bagnasco: vogliamo far risuonare le parole di Gesù Cristo

“Se stasera o domani nell’opinione pubblica echeggeranno solo alcune delle nostre parole, e non precisamente queste, forse perché ritenute ovvie, di maniera, persino scontate, si sappia però che è Gesù Cristo che noi vogliamo porgere, il Suo nome far risuonare”. Angelo Bagnasco, cardinale di Genova, presidente della CEI lo dice subito, lo dice davanti ai vescovi dell’ Assemblea permanente riuniti in consiglio, lo dice davanti a telecamere e giornalisti che attendono inutilmente una parola sulle elezioni italiane. Ovviamente non c’è una indicazione di voto nel discorso del Presidente dei vescovi. Non partitica almeno. Ma c’è molto di più. Si sarà ovvio, di maniera e scontato, ma c’è il Vangelo nelle parole dei vescovi italiani. Ricordo che da ragazzina qualcuno mi disse: il rischio della Chiesa oggi è che spenga la dinamite del Vangelo affondandola nell’acqua santa. Ecco contro questo deve lottare la Chiesa, e tutti i cristiani oggi, quello dell’abitudine e della noia. Chi cerca il metodo per essere nella società lo trova in Gesù.

“ Lui- dice il cardinale ai vescovi e ai media che lo dimenticheranno domani- Gesù, è la Luce vera che viene nel mondo, il Figlio del Dio vivente, il Rivelatore del Dio invisibile, il Prototipo dell’umanità, il Centro della storia e del mondo, la Meta del nostro cammino, il compagno di strada, l’Amico indefettibile, il Sostegno sorprendente, il Conforto risanatore, la Speranza affidabile, Egli è la nostra ineffabile gioia!” Non c’è notizia, diranno molti nostri colleghi. Perché non parla di crisi, di politici, di campagna elettorale. Eppure senza questa premessa le altre pagine sarebbero solo un elenco di idee generiche. Perché se “siamo dentro a un travaglio storico delicatissimo e intricato, noi sappiamo di poterci affidare alla gioia.” Si può gioire in una situazione di crisi? Certo che si, perché questa Gioia “non è solo un sentimento, una fragile emozione: è una Persona.” Persona, altra bellissima parola chiave di tutta la prolusione del cardinale di Genova. Ma senza Gesù non ci sono persone, ma solo individui ed individualismi. “La madre di tutte le crisi – dice Bagnasco- è l’individualismo.” Un figlio del nichilismo, del tutto è indifferente, “moralmente equivalente”, niente è oggettivo, un “tarlo più o meno mascherato che sta modificando dal di dentro gli assetti dell’orientamento comune e delle prassi sociali.”

In mezzo ci sono i valori inderogabili, la dignità dell’uomo di cui fa parte il diritto alla vita e il diritto al lavoro, al cibo, alla famiglia. E’ il “moderno delirio di onnipotenza che nella storia umana è già stato più volte sperimentato.” Un delirio che porta l’uomo verso la negazione di se stesso, verso la confusione “perché si pensa che la realtà sia superata, che nessuna verità esista, ma se ciò è vero – avverte Spaemann – allora tutto diventa questione di potere.” Il cardinale ringrazia il Papa per avere dichiarato Paolo VI venerabile e ne cita una frase a proposito del Concilio Vaticano II. Intrecciata con le parole di Sant’ Agostino: “Questo Concilio tutto si risolve nel suo conclusivo significato religioso, altro non essendo che un potente e amichevole invito all’umanità d’oggi a ritrovare […] quel Dio “dal Quale allontanarsi è cadere, al Quale rivolgersi è risorgere, nel Quale rimanere è stare saldi, al Quale ritornare è rinascere, nel Quale abitare è vivere”. Per i cristiani c’è Gesù, c’è la gioia c’è la certezza e la presenza. “Lui- dice Bagnasco ai vescovi e ai media che domani non riporteranno queste parole- è tutta la nostra gioia, nel senso che le ricapitola tutte, condensandole in Sé. No, non finiremmo mai di parlare di Gesù.”

 

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