Mons. Delpini: Quaresima è tempo di impegno per il bene comune

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Anche nell’arcidiocesi ambrosiana è iniziato il periodo quaresimale con mons. Mario Delpini che ha presieduto la Messa con il Rito dell’imposizione delle ceneri, definendola come ‘qualcosa di singolare e di straordinario’: “Siccome prevedibilmente più complicata, noi dovremmo essere più semplici; siccome possiamo immaginare che non si possano fare molte cose, che eravamo abituati a fare, dovremmo fare bene, meglio, più intensamente e in profondità, quello che sempre la Quaresima ci chiede: il silenzio, la sobrietà, lo sguardo rivolto al Cristo crocifisso. Entriamo con volonterosa letizia in questo tempo e disponiamoci a ricevere le ceneri come segno di vita nuova”.

Per l’arcivescovo non si può vivere una vita ‘tribolata’ perché ‘non di solo pane vive l’uomo’: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Nel deserto dei quaranta giorni si confrontano e si sfidano le due scelte opposte a proposito del vivere: quella del tentatore che presenta come desiderabile un vivere che si concentri su di sé, sul pane, sul potere, sul prestigio; quella del Signore Gesù che vive della parola che esce dalla bocca di Dio. Noi iniziamo il tempo santo della Quaresima confermando la nostra decisione di vivere di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Il pane è Gesù: “La comunione con Gesù, con la sua Pasqua, è il principio della vita vera. La preghiera che Gesù insegna ai suoi discepoli insegna a invocare il pane quotidiano… Il pane della vita è la vita di Gesù, la sua parola, la sua morte, la sua risurrezione, la partecipazione allo Spirito che Gesù dona nella sua Pasqua”.

Quindi la Quaresima è occasione per tenere lo sguardo su Gesù: “Il tempo di Quaresima è il tempo propizio per accogliere la parola che invita a conversione e invocare il perdono dei peccati nel sincero pentimento, nella celebrazione dell’Eucaristia, sangue versato per la remissione dei peccati, nella celebrazione del sacramento della riconciliazione, con Dio e con i fratelli, nella Santa Chiesa di Dio.

Viene il tempo per una rinnovata fiducia e un lieto avviare processi di pace. La parola che esce dalla bocca di Dio, Gesù, è la nostra pace: manifesta la vocazione della umanità alla fraternità universale”.

Ha concluso l’omelia chiedendo ai cristiani di vivere da ‘figli di Dio’: “Vivere della vita dei figli di Dio! Vivere di una vita che rende lieti, fieri di essere vivi! Vivere la vita come vocazione al compimento, alla comunione eterna e felice con il Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo, nella comunione con tutti i santi. Così chiediamo la grazia di vivere!”

Inoltre l’arcivescovo ambrosiano ha scritto una lettera per il tempo di Quaresima e di Pasqua dal titolo ‘Celebriamo una Pasqua nuova. Il Mistero della Pasqua del Signore’: “Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché, ricolme della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con cuore nuovo. Pertanto più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la Parola che chiama a conversione”.

Monsignor Delpini nella lettera propone alcune parole chiave per sviluppare la sua proposta, di cui la prima è la correzione: “La tribolazione che stiamo vivendo in questa pandemia ha costretto alcuni a lunghe solitudini, altri a convivenze forzate.

Molti forse hanno sperimentato quell’emergenza spirituale che inaridisce gli animi e logora la buona volontà e rende meno disponibili ad accogliere la correzione e le proposte di nuovi inizi.

Questo è il momento opportuno per domandarsi perché l’inerzia vinca sulla libertà, perché il buon proposito si riveli inefficace, perché la parola che chiama a conversione invece che convincere a un percorso di santità possa essere recepita come un argomento per criticare qualcun altro”.

La correzione è così importante non solo a livello personale, ma anche comunitario: “Nella comunità cristiana la correzione ha la sua radice nell’amore, che vuole il bene dell’altro e degli altri. Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento”.

Eppure l’esempio di Gesù è radicalmente diverso: “Nel linguaggio paradossale del Vangelo, Gesù mette in guardia dalla pretesa di giudicare i fratelli. Nello stesso tempo Gesù raccomanda la via della correzione fraterna per edificare la comunità nella benevolenza… La correzione fraterna è una forma di carità delicata e preziosa.

Dobbiamo essere grati a coloro che per amore del bene della comunità e del nostro bene ci ammoniscono. Tutti ne abbiamo bisogno: il vescovo, i preti, coloro che hanno responsabilità nella comunità e nella società. Credo che dobbiamo molta gratitudine a papa Francesco che in tante occasioni, con fermezza e parole incisive, invita a essere più docili allo Spirito e più coerenti con le esigenze del Vangelo. Ne abbiamo bisogno: confidiamo che ci siano fratelli e sorelle capaci di unire la franchezza con la benevolenza”.

Seconda parola chiave è quella relativa ai percorsi penitenziali: “Il tempo di Quaresima è tempo di grazia, di riconciliazione, di conversione… E’ dovere dei pastori curare le condizioni per cui il dialogo penitenziale possa avvenire in ambiente adatto e in sicurezza.

Ma credo che oggi sia più che mai importante l’incontro con il confessore per dialogare, aprirsi alla Parola di Dio, porre domande, accogliere i consigli, invocare quel perdono che lo Spirito di Dio ci fa desiderare. Cerchiamo la confessione non per trovare sollievo a sensi di colpa che ci tormentano, ma per rispondere al Signore che ci chiama e ci aiuta a leggere la nostra vita con lo sguardo della sua misericordia”.

Terza parola è la celebrazione della Pasqua, con una particolare cura: “Talora si ha l’impressione che i cristiani siano smarriti e timidi nel custodire questa differenza decisiva rispetto a coloro ‘che non hanno speranza’.

I cristiani sembra che siano più riconoscibili per una specie di malumore nei confronti del tempo in cui vivono, per un richiamo a precetti morali, invece che, in primo luogo, per il fatto che confessano lieti la risurrezione di Gesù, credono la risurrezione della carne e la vita eterna, sperano nella risurrezione con lui, per sé e per tutti”.

Infine la proposta dell’Arcivescovo è quella della missione: “Piuttosto la missione in tutte le sue forme è frutto della docilità allo Spirito. Perciò rinnovo l’invito a vivere i cinquanta giorni del tempo pasquale come i giorni del Cenacolo.

Con questa immagine della prima comunità raccolta in preghiera intendo richiamare la dimensione contemplativa della vita, quel tempo dedicato all’ascolto della Parola di Dio, delle confidenze di Maria, madre di Gesù, perché la nostra vita sia rivestita della potenza che viene dall’alto”.

(Foto: Diocesi di Milano)

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