Gorizia 2025 nel segno della riconciliazione

Gorizia e Nova Gorica sono capitale europea della cultura per l’anno 2025 con il progetto ‘Go! Borderless’. Due città insieme per una città divisa nel secolo scorso: dopo la Prima guerra mondiale, quando divenne italiana e perdette improvvisamente quelle caratteristiche interetniche e interlinguistiche che l’avevano caratterizzata come una delle più tipiche espressioni del mondo mitteleuropeo; dopo il 1947, quando la cortina di ferro la tagliò letteralmente a metà. Un pezzo di città andò alla Jugoslavia e un pezzo rimase in Italia. Fu una follia della guerra fredda simboleggiata dal destino della stazione Transalpina, sulla linea ferroviaria che collegava il litorale con Vienna e il centro-Europa.

Una città tollerante, colta, pacata, dove il più umile dei suoi abitanti parlava disinvoltamente tre lingue. Questa è sempre stata Gorizia, nota anche per il benevolo clima mediterraneo, ben diverso da quello di Vienna o di Praga o di Budapest. L’irruzione delle ideologie politiche, prima il nazionalismo, poi il fascismo e dopo il comunismo, ha fatto tabula rasa.

Nel 1916 la conquista di Gorizia, poi perduta e poi riconquistata, costò decine di migliaia di morti per cui la città, nell’immagine pubblica, si polarizzò attorno a sentimenti più estremi: divenne la ‘santa Gorizia’ degli interventisti più accesi e la ‘città maledetta’ di tutti gli antimilitaristi.

Nel periodo interbellico, fino al trattato di pace del 1947 che stabilì la divisione dell’abitato (Nova Gorica, al di là del confine, nacque per dare un senso ammini-strativo al territorio cittadino passato alla Jugoslavia) Gorizia passò attraverso vicende che ne sconvolsero definitivamente il volto e l’anima: le misure mussoliniane di snazionalizzazione dell’elemento non italiano, poi la guerra e la virtuale annessione al Reich dopo l’8 settembre, le foibe, l’irruzione del comunismo titino.

Nel discorso di Capodanno, il Presidente della Repubblica italiana ha evidenziato il titolo di Capitale europea della cultura 2025 vinto insieme dalle due città: “Complimenti e auguri ai goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea della cultura per il 2025.

Si tratta di un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune. Mi auguro che questo messaggio sia raccolto nelle zone di confine di tante parti del mondo, anche d’ Europa, in cui vi sono scontri spesso aspri e talvolta guerre anziché la ricerca di incontro tra culture e tradizioni diverse…

Questo è un meraviglioso esempio della costruzione di un futuro comune nell’Unione europea. L’identità europea comune nasce valorizzando la cooperazione e l’armonia delle diverse lingue e culture che la arricchiscono”.

Nell’omelia di inizio anno l’arcivescovo, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, aveva sottolineato il valore di tale nomina: “Penso che tutti siamo stati colpiti dalle parole del Presidente Mattarella per il significato che ha voluto dare a questo impegnativo riconoscimento per le due città. Parole che ci impegnano anche comunità cristiana di Gorizia”.

Per l’arcivescovo parole impegnative per i cattolici delle due città: “Ci sarà tempo per riflettere su questo e per vedere quali passi compiere anche tra le due comunità cristiane goriziane, tenendo conto anche della duplice ricchezza linguistica e culturale della nostra comunità cristiana di Gorizia. Ci sono certo già dei segni concreti”.

Inoltre nella lettera pastorale, intitolata ‘La Nube luminosa’, mons. Redaelli ha sottolineato il compito di non perdere la speranza in questo tempo di Covid 19: “La situazione che stiamo vivendo e che presumibilmente vivremo nei prossimi mesi trova sicuramente qualche analogia nell’esperienza del ritorno dall’esilio.

Anche noi vorremmo che tutto tornasse alla normalità, a come eravamo prima e meglio di prima. Invece dobbiamo fare i conti con insicurezze, incertezze, passi avanti e passi indietro.

Persino chi ha la difficile responsabilità di guidare la società non sempre riesce a dare indicazioni univoche e a indirizzare le forze verso un effettivo cammino di ripresa e qualcosa dianalogo, dobbiamo riconoscere, avviene anche a livello ecclesiale.

Ma questo è il tempo che ci è dato e dobbiamo viverlo fino in fondo confidando nell’aiuto del Signore e nell’assistenza del suo Spirito e mettendo tutto il nostro impegno nel cercare strade possibili.

In continuità con chi ci ha preceduto nel cammino della fede e sentendo ancora più fortemente che in passato la nostra responsabilità verso le future generazioni”.

Inoltre, qualche giorno fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al vescovo di Gorizia, mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, un biglietto autografo a seguito della lettera che il presule scrisse al Capo dello Stato per ringraziarlo, a nome di tutta la Chiesa diocesana, dei ‘complimenti’ e degli ‘auguri’ rivolti ai goriziani nel messaggio di fine anno.

Nella missiva, il vescovo affermava la necessità di costruire un ‘futuro diverso: “Il dono vicendevole della memoria della propria storia, delle proprie sofferenze, delle proprie speranze ha permesso di costruire un oggi di quotidiana collaborazione nella comune Casa europea. Per i cattolici si è trattato di raccogliere quell’eredità di dialogo, confronto, incontro che aveva portato la Chiesa di Aquileia a portare la Parola di Speranza alle popolazioni dell’Europa centrale e balcanica”.

Nel rispondere a queste parole, il presidente Mattarella così si è espresso: “Eccellenza Reverendissima, la sua lettera di condivisione delle mie parole su Gorizia – Nova Gorica nel messaggio di fine anno è, per me, motivo di fiducia nella prospettiva di nuovo e proficuo futuro comune, esemplare per tutta Europa”.

(Foto: Ansa)

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