Le due modernità

Come al solito i temi trattati da Sandro Magister definiscono i contenuti sotto un punto di vista ampio, non solo teologico o spirituale, ma anche storico e antropologico e il tutto con estrema chiarezza. Nell’articolo Tutti i sinodi di Papa Francesco, ma non c’è n’è uno che funzioni (Settimo Cielo, 15 febbraio 2021) l’autore esprime questo incipit: “Francesco è il papa più autocrate dell’ultimo secolo, il più incline a fare e disfare tutto da sé, eppure non fa che reclamare senza posa un governo sinodale della Chiesa”.

L’articolo descrive poi il cosiddetto processo di democratizzazione della Chiesa Cattolica Romana in Germania, in cui laici, clero e vescovi concorrerebbero in termini democratici alla definizione della riforma, che verrebbe approvata come in una qualsiasi assemblea democratica,” invece di rifarsi alla comunione con la presenza dello Spirito Santo, che solo fa la differenza” (Francesco nel discorso prenatalizio del 21 dicembre 2020 alla curia romana).

Ma è il link al termine dell’articolo che approfondisce il discorso: “La riforma di Bergoglio l’ha già scritta Martin Lutero”, dal blog Settimo Cielo, 13 aprile 2018. Qui si riporta la argomentazione del Professor Roberto Pertici (Università di Bergamo) che pone l’interrogativo: “Fine del cattolicesimo romano?”. La successiva trattazione è di estremo interesse. Secondo Pertici il progetto del brain trust intorno a Francesco è determinare la fine di quella imponente realtà storica che è il cattolicesimo romano, ovvero “il modo in cui si è storicamente strutturata e autorappresentata la Chiesa negli ultimi secoli”.

La precisazione di Pertici:

“Per ‘cattolicesimo romano’ intendo quella grande costruzione storica, teologica e giuridica che prende l’avvio dall’ellenizzazione (per l’aspetto filosofico) e dalla romanizzazione (per l’aspetto politico-giuridico) del cristianesimo primitivo e che si basa sul primato dei successori di Pietro, quale emerge dalla crisi del mondo tardo-antico e dalla sistemazione teorica dell’età gregoriana (“Dictatus Papae”)”.
“Nei secoli successivi, la Chiesa si è data inoltre un proprio diritto interno, il diritto canonico, guardando al diritto romano come modello. E questo elemento giuridico ha contribuito a plasmare gradualmente una complessa organizzazione gerarchica con precise norme interne, che regolano la vita sia della ‘burocrazia di celibi’ (l’espressione è di Carl Schmitt) che la gestisce, sia dei laici che ne sono parte”.
“L’altro decisivo momento di formazione del ‘cattolicesimo romano’ è infine l’ecclesiologia elaborata dal Concilio di Trento, che ribadisce la centralità della mediazione ecclesiastica in vista della salvezza, in contrasto con le tesi luterane del ‘sacerdozio universale’, e quindi fissa il carattere gerarchico, unito e accentrato della Chiesa; il suo diritto di controllare e, se occorra, condannare le posizioni che contrastino con la formulazione ortodossa delle verità di fede; il suo ruolo nell’amministrazione dei sacramenti”.
“Tale ecclesiologia trova il suo suggello nel dogma dell’infallibilità pontificia proclamato dal Concilio Vaticano I, messo alla prova ottant’anni dopo nell’affermazione dogmatica dell’Assunzione in Cielo di Maria (1950), che assieme alla precedente proclamazione dogmatica della sua Immacolata Concezione (1854) ribadisce anche la centralità del culto mariano”.

Il problema – come ulteriormente e in modo complesso, argomenta il Professor Pertici – è tutto intorno al conflitto tra cattolicesimo romano e modernità. Le ulteriori specificazioni di Pertici in tema di evoluzione del cattolicesimo romano sono assai interessanti, e lascio al lettore la disamina, così chiara che non c’è da aggiungere alcunché.

Noi citiamo l’ultimo capoverso che riteniamo il nodo centrale del discorso di Pertici, che ci lascia con questo interrogativo:

”L’operazione portata avanti da Papa Francesco e dal suo entourage quali conseguenze potrà avere sulla complessiva tenuta culturale, politica, religiosa del mondo occidentale, il quale, pur essendo giunto a un livello esteso di secolarizzazione, ha avuto a lungo una delle sue strutture portanti proprio nel ‘cattolicesimo romano’?”.

Si potrebbe dire di converso: esiste una impalcatura culturale alternativa a quella del cattolicesimo romano oggi nella costruzione del nuovo ordine mondiale? E questa impalcatura può essere compresa dall’uomo occidentale a pieno? Viene percepita oggi come una struttura affidabile, e preservante la integrità fisica e morale?

Non è un caso che proprio nell’avamposto dell’Occidente, ovvero negli USA, ci sia stato uno scontro importante di valori e di visione, una sorta di epoca Costantiniana (in hoc signo vinces), tale da contrapporre da una parte una sorta di cattolicesimo romano e dall’altra il deep state pagano delle truppe di Massenzio.

E se i repubblicani americani hanno stoppato l’impeachment non è solo per preservare Trump, ma forse per la percezione di un’altra modernità, di una modernità che Pertici definirebbe ratzingeriana. Citiamo il suo passo a proposito di Benedetto XVI:

“Benedetto XVI, in quello che fu il vero testo programmatico del suo pontificato (il discorso alla Curia pontificia del 22 dicembre 2005), ribadì poi un punto fermo: che le grandi scelte del Vaticano II andavano lette e interpretate alla luce della tradizione precedente della Chiesa, quindi anche dell’ecclesiologia emersa dal Concilio di Trento e dal Vaticano I. Anche per la semplice ragione che non si può operare una smentita formale della fede creduta e vissuta da generazioni e generazioni, senza introdurre un ‘vulnus’ irreparabile nell’autorappresentazione e nella percezione diffusa di un’istituzione come la Chiesa Cattolica”.

Insomma proprio nel momento in cui la modernità sferra il suo colpo mortale al cattolicesimo romano, anche attraverso potremmo dire il cavallo di Troia della fazione Kasperiana-Luterana nella Chiesa, oggi rappresentata da Francesco, improvvisamente emerge la grandezza del lavoro di Ratzinger-Benedetto XVI (e potremmo aggiungervi di Giovanni Paolo II), che di quel cattolicesimo romano sono riusciti a farne non la preservazione della tradizione, ma una nuova modernità!

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Foto di copertina: Visione di Costantino e Battaglia di Ponte Milvio, particolare di un manoscritto bizantino in pergamena illustrata datato 879-883, contenente le omelie di Gregorio di Nazianzo, Bibliothèque nationale de France.Secondo lo scrittore e vescovo greco Eusebio, l’esercito dell’imperatore romano Costantino ebbe una visione nel cielo a mezzogiorno accompagnata dalle parole “ἐν τούτῳ νίκα” (in questo, conquista), qualche tempo prima della Battaglia di Ponte Milvio nell’ottobre 312 d.C., che provocò la conversione di Costantino al Cristianesimo. Nella battaglia del Pons Mulvius sul Tevere a Roma, i soldati di Costantino sconfissero il suo rivale Massenzio al culmine della lotta durata sei anni per il possesso esclusivo del titolo di “Augusto” in Occidente, mentre Massenzio e i suoi uomini finirono nel fiume con crollo del ponte durante lo scontro.

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