Il volto di Cristo nella letteratura d’Italia

“Cristo nella letteratura d’Italia” è il nuovo volume di Neria De Giovanni, presidente dell’associazione internazionale dei critici letterari, pubblicato dalla Libreria editrice vaticana. Si tratta di una antologia letteraria di 396 pagine arricchite da 14 illustrazioni di opere d’ogni epoca provenienti dai Musei Vaticani, in cui l’autrice riporta scritti su Gesù di cento autori che sono vissuti dal Duecento fino al Novecento ed oltre, dall’inizio del volgare ai giorni nostri. La particolarità di questo libro è il fatto che la figura di Cristo non sia stata raffigurata da autori vicini alla fede e alla Chiesa, ma anche affrontata da autori lontani dal cristianesimo.

 

Il volto di Cristo è stato così raccontato e raffigurato da Dante Alighieri a Francesco Petrarca a Alessandro Manzoni, da Jacopone da Todi a Guittone di Arezzo, da Torquato Tasso a Antonio Fogazzaro, da Nicolo Tommaseo a Alfonso Maria De’ Liguori a Giacomo Leopardi, ma anche autori assolutamente laici come Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci, Luigi Pirandello, Benedetto Croce, Alda Merini, Elio Vittorini, Guido Gozzano, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Giovanni Pascoli, Gioacchino Belli, Giovanni Papini, perfino l’attuale Erri De Luca. Questi autori laici ad un certo punto della loro vita hanno incontrato Cristo ed al Nazareno hanno lui dedicato – chi più chi meno,- poesie, racconti, e parte della loro produzione letteraria. Il minimo comune denominatore è l’incontro con Gesù. che è parte importante, come ci ricorda De Giovanni, anche della nascita stessa della lingua volgare se pensiamo al ruolo svolto da San Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi. Gesù il Nazareno, figura da sempre al centro di dibattiti, di domande, di riflessioni: la nascita, la vita, la morte in croce. Gesù il Cristo, la questione sulla vera natura di Figlio di Dio e di Salvatore. Artisti, letterati, poeti: quasi tutti hanno trattato almeno una volta la vicenda del Bambino-Dio.

Scrive infatti Neria De Giovanni nell’introduzione: “Quanti gli scritti sul Natale e ancora di più quanti gli scritti sulla Passione e morte in Croce? Sull’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo?” Neria De Giovanni, presentando questi oltre cento autori, anche in lingua regionale (il milanese, il romano, il pisano, il napoletano) poeti e prosatori, uomini e donne , ha voluto dimostrare come la produzione letteraria su Gesù non può più essere isolata in un modello esterno al canone letterario. Con questo libro infatti la scrittrice cerca di liberare dai pregiudizi il genere letterario che tratta il Nazareno. Nel mondo della letteratura ancora prevale il modello “liberal-risorgimentale” dettato da Francesco de Sanctis secondo cui le opere in cui si parla di Gesù sono da confinare nel genere di “letteratura devozionale”. Sono queste le parole al riguardo della scrittrice: “In una lettura non partigiana ed ormai scevra da ideologismi extratestuali, la produzione letteraria su Gesù non può essere isolata in un modello esterno al canone letterario o peggio delimitato nel tempo, isolato per sminuire l’importanza e/o esorcizzarne la presenza”. Non si può e non si deve parlare più di separazione tra letteratura religiosa e quella a contenuto laico. Riscopriamo nel libro Pascoli “«E Gesù rivedeva, oltre il Giordano, campagne sotto il mietitor rimorte, il suo giorno non molto era lontano» o Nicolò Tommaseo che scriveva al Redentore :« Il sanguigno sudor che l’agonia dalla tua fonte espresse, e l’acqua e il sangue, a cui la lancia aprì la via dal petto morto, la terra ne beve le stille: e nel gran giro delle vive cose le rifondea, negli elementi primi sciolte, or aura or liquore; e le volgea d’una in un’altra età, di clima in clima» ; e ancora la “Notte santa” di Guido Gozzano o il famoso “Tu scendi dalle stelle” di Alfonso Maria de Liguori e sorprendenti novità come i sonetti di Benvenuto Cellini chiuso in prigione.

Un Dio storico le cui tracce umane restano indelebili anche nel tempo degli uomini, come i sentimenti che Gesù, come uomo e come Dio, ha portato in ognuno di noi attraverso quel crocifisso : la speranza, il dolore, il rimpianto, la tentazione della ribellione, la paura, la sofferenza, la rassegnazione, l’obbedienza, l’accettazione dell’ingiusta condanna,e soprattutto l’amore. Grande e eterno. Come la sua figura.

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