Numeri ufficiali Covid-19 dell’8 febbraio 2021. Inchiesta OMS finita a Wuhan. Domani conferenza stampa

Il team di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità inviato nella Cina continentale (foto di copertina), per cercare di scoprire l’origine della pandemia di Sars-CoV-2, terrà domani una conferenza stampa per illustrare i risultati raggiunti nella sua inchiesta. “Il team internazionale, che termina la sua permanenza di 4 settimane a Wuhan, terrà una conferenza stampa con i loro colleghi cinesi”, precisa il comunicato dell’OMS.

Ringraziando i nostri lettori e sostenitori, ricordiamo che è possibile inviare comunicazione presso l’indirizzo di posta elettronica del “Blog dell’Editore”: QUI.

I dati Covid-19 ufficiali del Ministero della salute di oggi lunedì 8 febbraio 2021

Ricoverati con sintomi: 19.527 (+261) (+1,35%)
In terapia intensiva: 2.143 (+36) (+1,71%) [con 139 nuovi ingressi del giorno] [*]
Deceduti: 91.580 (+307) (+0,34%)
Vaccinati [**] e percentuale sulla popolazione (aggiornato all’8 febbraio 2021 Ore 18:00): 1.172.239 (1,94%)

[*] Dato molto importante, perché permette di verificare al di là del saldo quante persone sono effettivamente entrate in terapia intensiva nelle ultime 24 ore oggetto della comunicazione.
[**] Persone che hanno completato la vaccinazione (prima e seconda dose). Vaccinazione in tempo reale: QUI.

Il sistema “Tutor” per verificare il “trend” dell’epidemia

Media giornaliera dei decessi: 259 (-)

Tabella con i decessi al giorno, il totale dei decessi e la media giornaliera dei decessi [A cura dello Staff del “Blog dell’Editore”]: QUI.

Il punto della situazione a cura di Lab24

Un aggiornamento sulla Cina, che dimostra come la tempestività nell’agire contro il virus sia fondamentale: aggredendo il contagio quando esprime numeri piccolissimi, invece di usare pratiche attendiste che generano numeri assoluti poi molto difficili da controllare. Ricordiamo che la strategia cinese, con pochi aggiustamenti e con livelli di intervento appena più blandi, è stata adottata con successo in Paesi democratici come Australia, Corea del Sud e Nuova Zelanda. I primi segnali di allarme in Cina risalgono alla fine dello scorso dicembre, con la presenza di alcuni casi localmente trasmessi nella Provincia dell’Hebei (vicino a Pechino). A questi, nel mese di gennaio, si erano poi aggiunti due focolai nelle Province dell’Heilongjiang e di Jilin, nell’estremo Nord-Est del Paese, confinanti tra loro ma non con l’Hebei. Nel momento massimo di diffusione del contagio, il 14 gennaio scorso, i casi trasmessi localmente sono stati 135: distribuiti su una popolazione complessiva, tra le tre Province, di circa 140 milioni di abitanti. Le misure principali hanno riguardato un immediato lockdown per decine di milioni di persone, in modo da proteggere il resto della Cina da possibili diffusioni epidemiche; una campagna di test a tappeto, con tutta la popolazione di Shijiazhuang (capitale dell’Hebei con 11 milioni di abitanti) controllata in 6 giorni; limitazioni agli spostamenti all’interno delle città; divieto di ingresso e uscita dai confini cittadini; blocco dei trasporti a lunga percorrenza; cancellazione dei voli aerei; stop alla vendita di biglietti ferroviari. E per quanto riguarda Pechino, area metropolitana non toccata dal contagio ma confinante con l’Hebei, un inasprimento delle misure di quarantena imposte a chiunque (cinese o straniero) volesse entrare in città. Ieri, a distanza di 24 giorni dal picco di 135 positivi, il numero di nuovi casi trasmessi localmente è per la prima volta sceso a zero (14 sono stati rilevati alle frontiere in soggetti in arrivo dall’estero). Il giorno precedente 1 solo caso locale, contro 11 importati dall’estero. Non è la prima volta che accade: ricordiamo i casi di Pechino a giugno, oppure di Quingdao a ottobre. Brevi periodi di lockdown serrato fin dalle prime avvisaglie, a differenza delle restrizioni più blande ma prolungate nel tempo dei Paesi occidentali, hanno permesso di tornare rapidamente e di mantenere a lungo condizioni molto vicine alla normalità quotidiana. Come accaduto, lo ripetiamo, in Giappone, Nuova Zelanda e Australia: Paese a gennaio con pochissimi casi di Covid-19 (nell’ordine delle unità) ma dove, dopo aver rilevato una singola positività in un dipendente di un hotel destinato alle quarantene, l’intera città di Perth (2 milioni di abitanti) è stata messa in lockdown per 5 giorni. In attesa del sequenziamento del virus, per escludere che si tratti della variante inglese (Fonte Il Sole 24 Ore).

Test su Ocean Viking ad Augusta: 46 migranti positivi al Covid-19

Sono 46 i migranti risultati positivi al Covid-19 al termine del controllo sanitario effettuato dal personale dell’Asp di Siracusa a bordo della Ocean Viking della Ong Sos Mediterranée, ormeggiata al porto di Augusta. Le operazioni di sbarco sono iniziate stamane con gli accertamenti sanitari sui 422 migranti soccorsi in mare e continueranno anche domattina perché ancora un’ottantina di migranti sono a bordo. La Prefettura ha coordinato le operazioni: 71 i minori che sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Pozzallo (Ragusa). Tre migranti sono stati trasferiti in ospedale: una donna incinta, un uomo con una ferita alla testa e un altro uomo con una possibile frattura ad una mano. Tutti gli altri sono stati trasferiti nella nave Rapsody ormeggiata sempre ad Augusta per la quarantena (Fonte SkyTG24).

Brasile: a Manaus torna il Sars-CoV-2 nonostante l’immunità di gregge

Un articolo pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet ipotizza le possibili cause di questo “inaspettato” ritorno del Sars-CoV-2. A preoccupare gli autori, in particolare, è l’ipotesi che i nuovi ceppi del coronavirus potrebbero eludere l’immunità generata in risposta a precedenti infezioni (Fonte SkyTG24).

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