Papa Francesco: un’altra volta in piazza

Nonostante un po’ di pioggia i fedeli sono accorsi di nuovo in piazza san Pietro per pregare insieme al papa l’Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico, dopo il periodo di lockdown dovuto alla pandemia e alla seconda ondata di Covid19: “Un’altra volta in piazza”.

Prima della preghiera mariana, il papa ha ripercorso il Vangelo di oggi, che racconta l’episodio della guarigione della suocera dell’apostolo di Pietro: “Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa – e questo è significativo, è segno di vera ‘salute’!”

Ed ha sottolineato la disposizione di Gesù verso gli ammalati: “Quel giorno era un sabato. La gente del villaggio aspetta il tramonto e poi, finito l’obbligo del riposo, esce e porta da Gesù tutti i malati e gli indemoniati. E Lui li guarisce, ma vieta ai demoni di rivelare che Lui è il Cristo.

Fin dall’inizio, dunque, Gesù mostra la sua predilezione per le persone sofferenti nel corpo e nello spirito: è una predilezione di Gesù avvicinarsi alle persone che soffrono sia nel corpo sia nello spirito. E’ la predilezione del Padre, che Lui incarna e manifesta con opere e parole”.

La presa in cura è un’azione importante per la Chiesa: “E questo è proseguito senza interruzione nella vita della Chiesa, fino ad oggi. E questo è importante. Prendersi cura dei malati di ogni genere non è per la Chiesa un’ ‘attività opzionale’, no!

Non è qualcosa di accessorio, no. Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù. E questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente”.

Soprattutto in questo periodo pandemico l’azione salvifica di Gesù assume un’importanza essenziale: “Chinarsi per far rialzare l’altro. Non dimentichiamo che l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto in basso è quando tu tendi la mano per aiutarla a sollevarsi. L’unica. E questa è la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa”.

Infatti la compassione si manifesta nella cura, che ha radici nella preghiera: “Il Figlio di Dio manifesta la sua Signoria non ‘dall’alto in basso’, non a distanza, ma chinandosi, tendendo la mano; manifesta la sua Signoria nella vicinanza, nella tenerezza e nella compassione. Vicinanza, tenerezza, compassione sono lo stile di Dio. Dio si fa vicino e si fa vicino con tenerezza e con compassione.

Quante volte nel Vangelo leggiamo, davanti a un problema di salute o qualsiasi problema: ‘ne ebbe compassione’. La compassione di Gesù, la vicinanza di Dio in Gesù è lo stile di Dio. Il Vangelo di oggi ci ricorda anche che questa compassione affonda le radici nell’intima relazione con il Padre.

Perché? Prima dell’alba e dopo il tramonto, Gesù si appartava e rimaneva da solo a pregare. Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni”.

Dopo la recita dell’Angelus il papa ha invitato a pregare per la pace in Myanmar: “In questo momento così delicato desidero assicurare nuovamente la mia vicinanza spirituale, la mia preghiera e la mia solidarietà al popolo del Myanmar.

E prego affinché quanti hanno responsabilità nel Paese si mettano con sincera disponibilità al servizio del bene comune, promuovendo la giustizia sociale e la stabilità nazionale, per una armoniosa convivenza democratica. Preghiamo per il Myanmar”.

Un pensiero è stato rivolto anche ai bambini non accompagnati, specialmente quelli che si trovano nei ‘campi di accoglienza’ della rotta balcanica :

“Desidero rivolgere un appello in favore dei minori migranti non accompagnati. Sono tanti! Purtroppo, tra coloro che per vari motivi sono costretti a lasciare la propria patria, ci sono sempre decine di bambini e ragazzi soli, senza la famiglia ed esposti a molti pericoli.

In questi giorni, mi è stata segnalata la drammatica situazione di quelli che si trovano sulla cosiddetta ‘rotta balcanica’. Ma ce ne sono in tutte le ‘rotte’. Facciamo in modo che a queste creature fragili e indifese non manchino la doverosa cura e canali umanitari preferenziali”.

Ed ha ricordato anche che domani si svolge la giornata di preghiera contro la tratta: Domani, memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, religiosa sudanese che conobbe le umiliazioni e le sofferenze della schiavitù, si celebra la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone.

 Quest’anno l’obiettivo è lavorare per un’economia che non favorisca, nemmeno indirettamente, questi traffici ignobili, cioè un’economia che non faccia mai dell’uomo e della donna una merce, un oggetto, ma sempre il fine. Il servizio all’uomo, alla donna, ma non usarli come merce. Chiediamo a Santa Giuseppina Bakhita che ci aiuti in questo”.

Però prima aveva ricordato la Giornata per la Vita per sconfiggere l’inverno demografico: “Mi unisco ai Vescovi italiani nel ricordare che la libertà è il grande dono che Dio ci ha dato per ricercare e raggiungere il bene proprio e degli altri, a partire dal bene primario della vita. La nostra società va aiutata a guarire da tutti gli attentati alla vita, perché sia tutelata in ogni sua fase.

E mi permetto di aggiungere una mia preoccupazione: l’inverno demografico italiano. In Italia le nascite sono calate e il futuro è in pericolo. Prendiamo questa preoccupazione e cerchiamo di fare in modo che questo inverno demografico finisca e fiorisca una nuova primavera di bambini e bambine”.

(Foto: Santa Sede)

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