Marogna: non fu arresto ma sequestro persona. Becciu: scuse dovute per attacco mediatico montato sul nulla. Faro di Roma: scambio email Marogna-Parolin

Ieri, 5 febbraio 2021 abbiamo appreso dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede N. 75 la nomina del Promotore di Giustizia e di Giudici della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano: “Il Santo Padre ha nominato Promotore di Giustizia della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano l’Illustrissima Dottoressa Catia Summaria, e Giudici della stessa Corte d’Appello il Rev.do Mons. Francesco Viscome e l’Illustrissimo Dott. Massimo Massella Ducci Teri”.

Inoltre, ieri è ribalzata sui media la clamorosa notizia, che Cecilia Marogna, indagata dalla magistratura vaticana, passa all’attacco, dopo aver nominato recentemente un nuovo collegio difensivo, affidandosi agli avvocati Fiorino Ruggio e Giuseppe Di Sera e alla consulenza del docente all’estero di diritto internazionale Riccardo Sindoca (nel procedimento per l’estradizione era difesa dagli avvocati Massimo Dinoia, Fabio Federico e Maria Cristina Zanni, che poco dopo hanno rinunciato al mandato). Clamorosa era soprattutto la rivelazione da parte del Faro di Roma, quotidiano online molto vicino al Domus Sanctae Marthae, di uno scambio email tra la manager cagliaritana e il Segretario di Stato di Sua Santità, di cui finora non si sapeva nulla. E qualcosa vorrà pur dire.

A quanto si apprende dall’Adnkronos, il nuovo collegio difensivo di Cecilia Marogna ha presentato una denuncia-querela alla Procura di Brescia (competente sulla magistratura di Milano), nei confronti degli ufficiali di polizia giudiziaria (che l’hanno arrestata il 13 ottobre 2020 su mandato di cattura Interpol in forza alla richiesta di estradizione dell’Ufficio del Promotore di giustizia vaticano) e dei magistrati della Corte di Appello di Milano che l’hanno arrestata, chiedendo altresì il sequestro del telefono cellulare che le fu sottratto al momento dell’arresto.

In particolare, nella denuncia-querela depositata il 27 gennaio 2021 (contestualmente alla richiesta di restituzione del telefono presentata alla Corte d’Appello di Milano), Cecilia Marogna ricostruisce la vicenda dell’arresto, spiegando di ritenersi “vittima del grave reato di sequestro di persona”, “non essendoci – spiega – nessun accordo e/o disposto normativo che possa dare adito” alla richiesta di estradizione così come postulata dai magistrati vaticani e “come altresì sancito dalla Suprema Corte di Cassazione a posteriori”. Marogna contesta pure “il mantenimento arbitrario del telefono cellulare, sottratto sempre in forza al provvedimento madre di richiesta illegittima degli arresti”, di cui peraltro la Corte d’Appello di Milano ha disposto il dissequestro in forza del non luogo a provvedere sull’estradizione, ma su cui pende un ricorso al Tribunale del Riesame in relazione al sequestro probatorio disposto dalla Procura l’11 gennaio scorso.

Nella denuncia-querela Marogna chiede in particolare alla Procura di Brescia di acquisire gli atti che la riguardano dalla Corte d’Appello di Milano e dal Ministero della Giustizia per indagare sui reati dai lei denunciati, che, sottolinea, sono “stati già ampiamente consumati, ma che per quanto al mio telefono sono tuttora ancora in corso di grave reiterazione”. Marogna sottolinea, dunque, come “nessun dato può essere legittimamente estratto e trattato dal telefono”, che ritiene “sottratto illegalmente alla sottoscritta, con l’espediente su accennato e già stigmatizzato della richiesta di arresto per una ‘estradizione’ inesistente ed ingiustificata poiché scevra di legittimità e presupposto normativo internazionale e che fa sì che non si possa nemmeno configurare per astratto una estradizione che nei fatti si è palesata in un vero e proprio sequestro di persona”. Marogna chiede alla Procura di Brescia che il cellulare in questione “sia subito sequestrato preventivamente” per “far sì che nessuno possa manometterlo ed altresì reiterare e/o consumare altri reati, sempre a suo esclusivo onere e danno” e si riserva “per tutti i reati di cui è stata vittima senza eccezione alcuna, la costituzione civile per tutti danni patiti e patiendi”.

L’Adnkronos osserva nella sua cronaca, che la Cassazione, nell’annullare – a dicembre scorso – la misura cautelare per Cecilia Marogna per difetto di motivazione, non aveva accolto invece le censure relative al provvedimento di convalida dell’arresto, spiegando che erano state rispettate le condizioni previste dalla legge. In particolare, la Suprema Corte ha ricordato, da un lato come l’indicazione della cittadinanza non sia prevista come requisito essenziale dal Regolamento Interpol che regola gli “avvisi rossi” di ricerca internazionale, spiegando che dunque “nessun rilievo” possa essere mosso in tal senso, “in assenza della allegazione della esistenza della suddetta informazione”, alla decisione “dell’Ufficio centrale nazionale italiano di aver consentito la diffusione delle ricerche sul territorio nazionale”; dall’altro come l’arresto di polizia giudiziaria debba “rispondere alle sole condizioni di legittimità” dettate dal codice di procedura penale, “essendo riservati ad una fase di valutazione successiva le verifiche inerenti alla sussistenza delle condizioni per l’emissione di una sentenza favorevole all’estradizione”, viste “le esigenze di urgenza che caratterizzano l’arresto del ricercato”. Inoltre, “quanto alla decisione sulla convalida, il giudice deve a tal fine soltanto valutare la legittimità dell’operato della polizia giudiziaria con giudizio ‘ex ante'”.

Poi, queste due notizie sono state riprese dal Faro di Roma, in due articoli degni di nota. Si ritengono particolarmente interessanti le informazioni presenti nel secondo articolo, come spieghiamo nella Postilla, che segue alla fine.

Dopo lo schiaffo ai pm vaticani, il Papa nomina un nuovo pg per la Corte d’Appello. E Renato Farina chiede le scuse per Becciu
Faro di Roma, 5 febbraio 2021


“Dopo l’umiliazione ricevuta dalla Corte d’Appello di Milano a seguito dell’impropria richiesta di estradizione per Cecilia Marogna e il dissequestro dei beni di Fabrizio Tirabassi, ugualmente improprio, – scrive il Faro di Roma – Papa Francesco ha deciso di rinnovare il corpo giudiziario della Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano”. “Precedentemente – annota il Faro di Roma -, l’incarico era assegnato al Professor Raffaele Coppola, nominato da Papa Francesco nel 2013, grande giurista che è tra i promotori della proposta per la cancellazione del debito estero dei paesi poveri approvata da Papa Francesco. Coppola viene dai ranghi dell’Università come l’attuale Promotore di giustizia del Tribunale Gian Piero Milano. Ma Papa Francesco sembra preferire per le nuove nomine magistrati con carriera nella Giustizia italiana”.

“Si tratta di tre giuristi di valore e potranno indirizzare la giustizia vaticana su strade più sicure di quelle che sta percorrendo oggi”, osserva il Faro di Roma, passando quindi al caso Australian Gate, di cui abbiamo riferito questa mattina [Australian Gate. Comunicazione della Polizia Federale Australiana circa bonifici dal Vaticano in Australia: commesso alcun crimine. Si sfalda il castello delle calunnie contro Becciu]: “Un articolo di Renato Farina su Libero – intitolato ‘Il cardinale Becciu è innocente e merita le scuse’ – afferma che «il porporato sardo, 72 anni, in quel momento Prefetto della Congregazione delle cause dei santi e in precedenza numero tre della gerarchia cattolica come Sostituto alla Segreteria di Stato, era stato fatto fuori grazie a un servizio dell’Espresso accreditato come veritiero davanti al Papa da chi glielo aveva posato sulla scrivania. Sarebbe stato uno scandalo che avrebbe infangato la bianca sottana di Francesco se il Pontefice non fosse intervenuto subito a punire l’uomo che, abusando della porpora, aveva dirottato l’obolo di San Pietro dalle tasche dei poveri a quella della sua famiglia sarda». Ma le prove di questi dirottamenti non sono mai uscire fuori e non risulta nemmeno che il Cardinale Becciu sia inquisito. Inoltre, come fa notare Farina, un collega a sua volta scagionato da accuse gonfiate ad arte, la giustizia australiana ha scagionato da qualunque accusa riguardo ai fondi inviati dal Vaticano in Australia che secondo ipotesi non veritiere ma accreditate dal Cardinale Pell sarebbero serviti a pagare testimoni falsi contro quest’ultimo porporato a sua volta assolto in un processo per abusi su minorenni”.

Conclude il Faro di Roma: “«Le verifiche riguardano le movimentazioni disposte da Monsignor Angelo Becciu» aveva scritto Fiorenza Sarzanini sul Corriere, una bravissima cronista a cui però in Vaticano hanno rifilato un bidone. «Smontate le calunnie trapelate dal Vaticano all’Espresso e al Corriere il Cardinale Becciu è innocente. Merita le scuse», scrive Farina”.

Cecilia Marogna passa al contrattacco e querela per sequestro di persona GdF e giudici italiani e vaticani
Faro di Roma, 5 febbraio 2021


In questo articolo, il Faro di Roma parte dalla notizia che Cecilia Marogna ha denunciato alla Procura di Brescia di essere “stata vittima del grave reato di sequestro di persona” quando è stata arrestata a Milano lo scorso 13 ottobre dalla Guardia di Finanza “in esecuzione di un mandato di cattura internazionale emesso dall’autorità giudiziaria vaticana nell’ambito dell’inchiesta sull’ex numero due della segreteria della Santa Sede Angelo Becciu. È quanto si legge nell’atto di denuncia/querela presentato dalla signora. Per Cecilia Marogna – scrive il Faro di Roma – l’arresto è stato illegittimo in quanto non esiste «nessun accordo e/o dispositivo normativo che possa dare adito» alla richiesta di estradizione dall’Italia verso lo Stato della Città del Vaticano «come altresì sancito dalla Suprema Corte di Cassazione a posteriori». Poi, il Faro di Roma rileva che “questa clamorosa iniziativa giudiziaria spiega il cambio dei legali”.

Ritornando all’arresto di Marogna, il 13 ottobre scorso a Milano, il Faro di Roma osserva che questo “era avvenuto su richiesta di uno Stato estero (una monarchia assoluta, oltretutto) senza alcun trattato di estradizione, e senza che venissero indicate le fonti di prova a suo carico. E proprio sulla oscurità delle accuse mosse alla Marogna insistevano le memorie difensive sottoposte alla Corte d’Appello”.

Spostando l’attenzione sul caso oggetto di indagine penale vaticano, il Faro di Roma rileva che “secondo i giudici vaticani che si apprestano a processarla (in contumacia) la signora Marogna si sarebbe impossessata di somme affidatele «per finalità istituzionali», ovvero la «liberazione della suora colombiana»: si tratta di Gloria Cecilia Narvaez, la religiosa ormai da tre anni in mano ai rapitori, e che la Marogna aveva inserito in un «pacchetto» di ostaggi da liberare insieme a padre Pierluigi Maccalli. «Questo era stato il suo incarico – avevano scritto i legali – e per questo aveva ricevuto gli importi, che rappresentavano il budget per lo svolgimento di tutte le sue attività di intelligence, per le spese da lei sostenute e per il suo compenso». Lavoro ben fatto, visto che Maccalli è stato poi liberato. E in una mail al segretario di Stato vaticano Parolin il 7 ottobre scorso la Marogna indica anche la genesi dell’incarico, dicendo di «avere raggiunto la risoluzione pacifica delle tre persone incarico affidatomi dal precedente generale Carta (è Luciano Carta, ex direttore dell’Aise, ndr) l’ultima decade di agosto e di avere immediatamente informato il generale Caravelli», ovvero il successore di Carta: «da parte sua non ho più ricevuto notizie».

Continua il Faro di Roma: “Nel messaggio del 7 ottobre a Parolin si legge: «Le confermo la mia disponibilità a incontrarla []. Può contattarmi per telefono per concordare data e orario incontro». In quella mail l’aspirante 007 annunciava di aver «raggiunto la definizione della risoluzione pacifica delle tre persone», una suora colombiana e due cittadini italiani, padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio. La donna sosteneva di aver ricevuto l’incarico dalla nostra intelligence ad agosto e che aveva «informato della fase ultima» gli attuali vertici, da cui però «non aveva più ricevuto notizie». Forse perché l’8 ottobre, il giorno successivo, i nostri servizi insieme con i colleghi maliani avrebbero liberato i due ostaggi italiani”.

Il Faro di Roma prosegue, rivelando che “il 12 ottobre, poche ore prima del fermo, Parolin ha risposto così: «La ringrazio per la sua mail del 7 ottobre della quale ho preso nota con ogni attenzione. Circa la sua richiesta di incontro, tuttavia, non sono in grado per il momento di venirle incontro»”.

Infine, il Faro di Roma annota che “la difesa evidenzia come l’ultima informativa sul suo conto fosse pervenuta ai promotori di giustizia venerdì 9 ottobre, alla vigilia del weekend. Nei successivi quattro giorni, dopo aver letto la nota investigativa, gli inquirenti avrebbero ordinato le ricerche, la Gendarmeria le avrebbe effettuate, i promotori avrebbero preso atto della loro infruttuosità e avrebbero disposto il mandato. Ad aggravare la posizione della Marogna sarebbe stato anche il suo allontanamento dalla residenza di Cagliari. Ma la difesa, anche in questo caso, sottolinea come la propria assistita conviva da tempo a Milano con un compagno e che a quell’indirizzo abbia fatto inviare a giugno dei mobili acquistati all’Ikea e l’8 ottobre abbia indicato quel domicilio alla motorizzazione per l’invio della patente. Curiosamente le indagini sono partite da una segnalazione della polizia di Lubiana, in Slovenia (dove la Marogna aveva il conto) alla Santa Sede. I 500.000 euro inviati dalla Segreteria di Stato e utilizzati in parte dalla Marogna per acquistare beni di lusso erano partiti da un contro elvetico del Credit Suisse. Per la difesa allora in carica: «Ben difficile che il conto svizzero fosse un conto ufficiale registrato nel bilancio dello Stato. Difficile – se non faceva parte del bilancio dello Stato – poterlo considerare pecunia publica»”.

Postilla

[Staff del Blog dell’Editore, 5 febbraio 2021] – Smontate, e questa volta per davvero, le false accuse nei confronti del Cardinale Angelo Becciu vittima di una vile macchina del fango finemente premeditata e architettata dalle menti raffinatissime, capaci di ingannare anche un Pontefice risoluto come Papa Francesco. Difficilmente cadrà una seconda volta nella trappola di chi pensava di ottenere un doppio risultato – eliminare Becciu da un futuro Conclave e destabilizzare il Pontificato e il Papato – ma che è rimasto amaramente a bocca asciutta, anche in previsione della futura riabilitazione del Cardinale Becciu.

Le menti raffinatissime non hanno fatto i conti con la verità e con chi ha il coraggio di divulgarla. Le menti raffinatissime non hanno fatto i conti con chi non vuole in modo frettoloso accettare sentenze sommarie, ma con grande devozione e con la particolare devozione alla lente ama approfondire ogni vicenda opaca, per vederci chiaro. La fretta, si sa, è cattiva consigliera. Se il profilo migliore da adottare è sempre il basso profilo, affiancare a quest’ultimo la calma olimpica diviene un mix invincibile. Troppo frettolosamente Becciu è stato sommariamente processato e condannato da un killeraggio mediatico. Studiato e voluto, ma che non ha ottenuto i risultati desiderati. Troppo frettolosamente Cecilia Marogna è stata arrestata e indebitamente detenuta per 17 giorni in un carcere dello Stato italiano, su richiesta della magistratura vaticana, che non vanta giurisdizione alcuna su un cittadino straniero in terra straniera.

Troppo frettolosamente si induce a pensare che la vicenda Australian Gate, che riguarda abusi e non solo finanziari, con transazioni sospette, giunte in terra australis da entità internazionali per conto di APSA, sia chiusa e definitivamente archiviata.

Nell’aria che si respira ultimamente nei media vaticani e negli ambienti dei giornalisti affetti dal virus da grossolana alienazione della personalità, c’è un comun denominatore: la fretta di occultare la verità. A nostro avviso partiranno prima in Italia i procedimenti avviati, rispettivamente da Becciu e Marogna. Quindi, in uno Stato italiano che, nonostante tutto, ha un sistema giuridico nel quale vengono assicurati i diritti di un giusto processo, il rispetto dei diritti alla difesa e il rispetto dei diritti dell’uomo. Uno Stato di diritto che non esiste nei processi nello Stato della Città del Vaticano a loro carico, annunciati da tempo, addirittura come imminenti nei giudizi, ma in realtà nei fatti mai avviati. E il motivo è presto detto. Perché nello Stato della Città del Vaticano, prima di processare Becciu e Marogna, dovrebbero pensare a processare le sei persone indagate a vario titolo, tra cui un latitante, del caso 60SA, accusati di aver partecipato a vario titolo alla distrazione di 454 milioni di euro della Santa Sede [Caso Marogna. Per il Vaticano figura pessima mondiale e pure bella grossa. Vuoto legislativo incolmabile nello Stato pontificio – 18 gennaio 2021 e Caso Marogna: “Imminente” il giudizio in Vaticano. Una velina del Vatinculpop. Ma neanche l’ombra del processo 60SA che dovrebbe riguardare sei ex-funzionari della Santa Sede – 19 gennaio 2021].

Lo diciamo da tempo, il meglio deve ancora avvenire. Se per Cecilia Marogna sul territorio italiano era stata autorizzata la ricerca e lo stato di fermo per accertamenti, dalla Cassazione viene considerata illegittima la detenzione di 17 giorni. Inoltre, vi sono dubbi sulla legittimità di un atto giudiziario che, emesso nei confronti di una cittadina italiana come Marogna, in principio, dovrebbe transitare dall’ufficio di un giudice, ma che insolitamente porta l’autorizzazione solo del Pubblico ministero della Procura di Roma.

Ieri, in molti si sono affrettati nuovamente a scrivere in merito all’abbandono dei difensori di Marogna. Oggi, in pochi riportano il vero affondo che sta compiendo Cecilia Marogna, costituitasi con il nuovo collegio “difensivo offensivo” nel caso di specie. La nostra idea è sempre la stessa, siamo convinti che ne vedremo delle belle. Vedremo cose mai viste prima, come sta vedendo l’equipe di esperti OMS inviata a Wuhan.

Si ritengono le informazioni presenti nel secondo articolo del Faro di Roma interessanti e significative, poiché non sono mai usciti prima gli scambi email tra la manager cagliaritana Cecilia Marogna e il Segretario di Stato di Sua Santità, Cardinale Pietro Parolin del 7 ottobre 2020, una settimana prima che la stessa fosse arrestata indebitamente. Da questi scambi, desecretati e resi pubblici volutamente dal vertice, si capisce che l’Uomo che Veste di Bianco attraverso il Faro di Roma “scarica” Parolin. Poiché si mettono in evidenza le responsabilità oggettive del Segretario di Stato. Responsabilità che abbiamo sottolineato nell’intervista “alla francese” concessa da Parolin alla televisione cattolica francese KTO la settimana scorsa, in cui ha trattato esplicitamente dei recenti scandali finanziari, che hanno investito la Santa Sede e la Segreteria di Stato [Riforme della Santa Sede. Il “mea culpa” dei vertici mai pervenuto. Il Papa non parla per noi – 30 Gennaio 2021]. Le informazioni presenti, datate 7 ottobre 2020, con il Cardinale Becciu in carica come Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, evidenziano che Cecilia Marogna aveva scambi diretti con il numero due della Santa Sede. E che costui sapeva e conosceva la vicenda. Il tutto conferma che il Segretario di Stato, escluso dalla Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e delegittimato dal tesoretto della Segreteria di Stato proprio avantieri, il 4 febbraio dal Papa “Motu proprio”, non era per nulla estraneo ai fatti della vicenda Marogna. Tutto ciò attesta ancora di più l’estraneità di Becciu anche da questa vicenda opaca e sposta, inevitabilmente, i riflettori delle responsabilità sul Segretario di Stato. Sempre di più.

Foto di copertina: il Palazzo Apostolico, dove si trova la sede della Segreteria di Stato (Foto di Andrea Gagliarducci/ACI Group).

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